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Le ORIGINI del concetto
di EUTANASIA in Germania
Se sfogliassimo un vocabolario alla ricerca del significato della parola
"eutanasia" troveremmo questa definizione: La morte non dolorosa, ossia il porre
deliberatamente termine alla vita di un paziente al fine di evitare, in caso di malattie
incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o una lunga agonia; può essere ottenuta o con
la sospensione del trattamento medico che mantiene artificialmente in vita il paziente
(eutanasia passiva), o attraverso la somministrazione di farmaci atti ad affrettare o
procurare la morte (eutanasia attiva); si definisce volontaria se richiesta o autorizzata
dal paziente La
psichiatria tedesca, l'eugenetica e l'eutanasia Queste persone
erano sostanzialmente una minaccia non soltanto per l'economia tedesca ma, cosa ancor più
grave, un terribile pericolo di degenerazione per la razza tedesca nel suo complesso.
L'idea nazista di eugenetica è riassunta perfettamente nelle parole di Heinrich Wilhelm
Kranz (1897-1945) direttore dell'Istituto di Eugenetica dell'Università di Giessen:
Verso l'eutanasia: sterilizzazione forzata e propaganda Il primo passo verso l'attuazione del piano di eutanasia si ebbe nel 1933 con l'emanazione della "Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie". La legge venne discussa il 14 luglio. Poichéil 20 luglio si sarebbe dovuto firmare il Concordato tra Chiesa Cattolica e Stato Nazista si ritenne politicamente più opportuno promulgarla ufficialmente il 25 luglio successivo. L'8 ottobre 1935 venne emanata una seconda legge per "La salvaguardia della salute ereditaria del popolo tedesco". Con essa si autorizzava l'aborto nel caso in cui uno dei genitori fosse affetto da malattie ereditarie. La legge del 1933 di fatto autorizzava la sterilizzazione forzata delle persone ritenute portatrici di malattie ereditarie. Il risultato pratico fu la sterilizzazione di più di 400.000 tedeschi durante i 12 anni di regime. Parallelamente venne varata una intensa campagna di propaganda destinata a convincere il popolo tedesco della giustezza della sterilizzazione e dell'eutanasia: film, grandi mostre, periodici vennero diffusi capillarmente. Dal punto di vista organizzativo venne creata la Direzione Sanitaria del Reich subordinata al Ministero degli Interni e guidata da Leonardo Conti. Successivamente venne creata la "Commissione del Reich per la salute del popolo" che si dedicò all'organizzazione della propaganda nelle scuole, negli uffici pubblici e nel Partito Nazista. Ogni provincia venne dotata di un "Ufficio del Partito per la politica razziale" guidato da un esperto di eugenetica. La Direzione Sanitaria del Reich creò in tutta la Germania circa 500 "Centri di consulenza per la protezione del patrimonio genetico e della razza". I medici che li dirigevano furono incaricati di raccogliere tutti i dati necessari per stimare quale parte della popolazione dovesse essere sterilizzata e controllare le nascite di bambini deformi o psichicamente disabili. Contemporaneamente a partire dal 1933 i fondi destinati agli Istituti psichiatrici vennero drasticamente ridotti.
Uccidere i bambini. La commissione per le malattie genetiche ed ereditarie Prima ancora che fosse varato ufficialmente il piano di eutanasia la Direzione Sanitaria del Reich guidata da Leonardo Conti si mise in moto per eliminare i bambini giudicati fisicamente o psichicamente disabili. Venne creata la Commissione per le malattie genetiche ed ereditarie. La Commissione disponeva di una rete di 500 medici sparsi in tutta la Germania e l'Austria e organizzati in quei "consultori della morte" che erano i "Centri di consulenza per la protezione del patrimonio genetico e della razza". Il 18 agosto 1939 Conti emanava un provvedimento segreto noto con la sigla IV-B 3088/39-1079 Mi. Grazie a questa disposizione i medici dei "Centri di consulenza" dovevano essere obbligatoriamente informati dagli ospedali e dalle levatrici della nascita di bambini deformi o affetti da gravi malattie fisiche o psichiche. Una volta informati i medici convocavano i genitori e illustravano loro i grandi progressi della medicina tedesca. Ai genitori veniva detto che erano stati creati centri specializzati per la cura delle malattie dei loro figli. Veniva sottolineata la possibilità di decessi visto il carattere sperimentale delle cure ma si invitavano i genitori ad autorizzare immediatamente il ricovero anche in presenza di speranze di guarigione ridotte. Ottenuto il consenso i bambini venivano ricoverati in cinque centri: Brandenburg, Steinhof, Eglfing, Kalmenhof e Eichberg. Qui giunti i bambini venivano uccisi con una iniezione di scopolamina o lasciati progressivamente morire di fame. Al processo il dottor Pfannmüller direttore del centro di Eglfing descrisse in questo modo il processo di eliminazione: "Nel mio Istituto veniva utilizzato il Luminal. Un bambino fortemente idrocefalo, con una ridotta capacità di vita può essere addormentato con una dose di Luminal inferiore alla dose massima (...) Nell'arco di alcuni giorni il bambino dorme molto tranquillamente e non muore per avvelenamento: su questo insisto, anche se ho già avuto modo di dirlo. Il bambino muore per il sopravvenire di un ristagno polmonare e quindi per complicazioni cardiache e polmonari: di questo muore" Una volta deceduti i bambini venivano sezionati, ai medici interessava soprattutto studiarne il cervello. Ad Eichberg ad esempio ad effettuare le dissezioni cerebrali era il dottor Walter Eugen Schmidt e, successivamente, i cervelli venivano inviati all'Istituto di Heidelberg dal professor Carl Schneider. Tuttavia non venivano uccisi soltanto neonati o bambini di pochi anni. Gli istituti si occupavano dei bambini ebrei che, sani o malati, venivano immediatamente uccisi e dei bambini tedeschi disadattati. Nel processo di Francoforte del 1947 la signora Rettig testimoniò sull'eliminazione del figlio tredicenne che era scappato di casa ed era stato trovato dalla polizia. Il ragazzo era stato ricoverato a Idstein e la madre informata che si trovava nell'Istituto per ricevere tutte le cure appropriate. Dopo poche settimane in una lettera ufficiale venne informata che suo figlio era morto. Tra i vestiti che le vennero restituiti la signora Rettig ritrovò un bigliettino del figlio che diceva: "Cara mamma! Se ne sono andati e mi hanno lasciato rinchiuso. Cara mamma io non resisto otto giorni qui con questa gente: io me ne vado, io qui non ci resto. Vieni a prendermi. Anche la mia valigia è rotta, è caduta. Cara mamma, fa qualcosa affinché la mia richiesta sia esaudita" Non è possibile stabilire con assoluta precisione quanti bambini vennero uccisi negli Istituti ma sembra probabile che il numero ammonti a diverse migliaia.
Hitler
e l'eutanasia "Il Reichsleiter Bouhler e il dottor Brandt sono incaricati, sotto la propria responsabilità, di estendere le competenze di alcuni medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l'umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia" Il primo problema è capire se quest'ordine avesse forza di legge. Tecnicamente si trattava di un "Provvedimento del Führer" vale a dire quelle deliberazioni con forza di legge che Hitler prendeva dopo aver ascoltato i suoi ministri. In altri termini Hitler informava i ministri delle sue intenzioni e ne ascoltava il parere senza esserne vincolato. Nella copia del provvedimento che si è conservata vi è la nota a mano che riporta la "presa visione" del Ministro della Giustizia Gürtner. L'ordine appare incredibilmente generico, Hitler parla di "malati incurabili", una definizione estremamente larga che di fatto lasciava carta bianca ai medici. Al processo di Norimberga il segretario di Stato Lammers ricordò il punto di vista di Hitler sull'eutanasia: "Ho sentito parlare per la prima volta di eutanasia nel 1939 in autunno: era la fine di settembre o l'inizio di ottobre quando il Segretario di Stato dottor Conti, Direttore del Dipartimento di Sanità del Ministero degli Interni fu convocato ad una conferenza del Führer e vi fui portato anche io. Il Führer trattò per la prima volta in mia presenza il problema dell'eutanasia, affermando che riteneva giusto eliminare le vite prive di valore dei malati psichiatrici gravi attraverso interventi che ne inducessero la morte. Se ben ricordo portò ad esempio le più gravi malattie mentali, quelle che consentivano di far stare i malati solo sulla segatura o sulla sabbia perché, altrimenti, si sarebbero sporcati continuamente, oppure i casi in cui i malati ingerivano i propri escrementi e cose simili. Ne concludeva che era senz'altro giusto porre fine all'inutile esistenza di tali creature e che questa soluzione avrebbe consentito di realizzare un risparmio di spesa per gli ospedali, i medici e il personale". Con questo ordine la macchina per l'eliminazione fisica dei disabili fisici e mentali trovava la sua copertura giuridica. L'ordine di Hitler che diede avvio al programma di eutanasia L'Aktion T4: il progetto di eutanasia nazista La macchina della morte si mette in moto: Tiergartenstrasse 4 Subito dopo l'emanazione dell'ordine di Hitler Phillip Bouhler e Karl Brandt iniziarono ad organizzare la struttura che avrebbe dovuto condurre l'operazione di eliminazione. In primo luogo venne stabilita la sede dell'organizzazione. A Berlino, al centro dell'elegante quartiere residenziale di Charlottenburg, venne espropriato un villino di proprietà di un ebreo. Lo stabile si trovava al civico numero 4 della Tiergartenstrasse. Proprio da questo indirizzo fu ricavato il nome in codice per l'operazione di eutanasia: "Aktion T4". Mentre Phillip Bouhler si disinteressò presto dell'operazione, Karl Brandt (probabilmente in quanto medico) si impegnò a fondo nella "Aktion T4". Per mettere in piedi la struttura Brandt si appoggiò al suo vice Viktor Brack che, assunto lo pseudonimo di "Yennerwein", iniziò il reclutamento del personale. Brack e il suo collaboratore Werner Blackenburg scelsero personalmente tutti gli uomini e le donne che avrebbero dovuto far parte della Aktion T4. L'intero processo di reclutamento venne sviluppato in un'atmosfera di estrema segretezza. Franz Stangl, che successivamente sarà comandante dei campi di Sobibor e Treblinka, ricorda così il suo reclutamento: "Mi presentai alla Tiergartenstrasse 4, all'SS Oberführer Brack, mi pare che mi spiegò quali sarebbero stati i miei compiti di polizia. Io dissi che avrei preferito rimanere in Austria, dove sarei stato più vicino alla mia famiglia (...) Mi diede il nome di un villaggio non molto lontano da Linz e un numero di telefono; ricordo che era: Alkoven 913 (...) Dovevo recarmi in una locanda alla periferia di Linz - la Gasthaus Drei Kronen, sulla Landstrasse e telefonare a quel numero e avrei avuto istruzioni. Feci come mi era stato detto, andai alla Drei Kronen e chiamai Alkoven 913. Rispose una voce maschile, dissi il mio nome e lui disse: "Vengo a prenderla". Circa un'ora dopo una specie di furgone si fermò davanti alla locanda. L'autista era in borghese, portava un abito grigio. Quando gli domandai dove andavamo, non me lo disse, si limitò a dire "in direzione di Everding". Dopo un'ora arrivammo al Castello di Hartheim". Viktor Brack decise di creare una Direzione della "Aktion T4": il "Comitato dei Periti". Questo Comitato era, di fatto, il vertice della operazione ed era costituito da tre persone: il professor Werner Heyde, il professor Paul Nitsche e il professor Maximilian de Crinis. I tre - tutti psichiatri e nazisti affidabili - crearono la struttura amministrativa ed idearono tutti i passaggi esecutivi per lo sterminio dei disabili fisici e psichici. Per mantenere strettamente segreto l'intero progetto vennero create tre strutture fittizie: la Fondazione Generale degli Istituti di Cura che si curava della gestione del personale della "Aktion T4"; la Associazione dei Lavoratori degli Istituti di Assistenza e cura del Reich che doveva preparare e spedire i questionari destinati a censire i malati ricoverati negli istituti psichiatrici; la Società di Pubblica Utilità per il trasporto degli ammalati, che doveva trasferire i pazienti destinati alla eliminazione dagli Istituti alle cliniche della morte.
Tecnica dell'eliminazione: la prassi della "Aktion T4" Verso l'autunno del 1939 dalla sede di Berlino della T4 cominciarono a partire i questionari indirizzati agli istituti psichiatrici del Reich. I questionari erano molto generici per non allarmare nessun direttore. Ufficialmente si trattava di un censimento per conoscere le capacità lavorative dei malati. Ovviamente i direttori - che temevano di perdere buona manodopera - compilarono i questionari dichiarando inabili al lavoro anche coloro che invece venivano impiegati proficuamente. In più - considerando la compilazione dei questionari un lavoro inutile e noioso - i direttori delegarono il personale amministrativo degli istituti. Il risultato fu che i questionari venivano riempiti in tutta fretta e in modo totalmente superficiale. Senza saperlo in questo modo migliaia di malati venivano condannati a morte. La procedura escogitata era stata pensata per mantenere il più stretto segreto. Quando i questionari tornavano indietro venivano fotocopiati in tre copie ed esaminati da tre periti. Il parere dei tre periti veniva inviato ad un quarto perito supervisore che decideva sulla vita o la morte del paziente. Naturalmente il malato non veniva mai realmente visitato. Una volta decise le persone da eliminare la sede centrale di Berlino preparava delle liste di trasferimento che inviava ai singoli istituti avvertendo che si preparassero i malati per la partenza. Il giorno stabilito si presentavano uomini della "Società di Pubblica Utilità per il trasporto degli ammalati". I pazienti venivano caricati su grossi pullman dai finestrini oscurati e trasportati in uno dei sei centri di eliminazione: Grafeneck, Bernburg, Sonnenstein, Hartheim, Brandenburg, Hadamar. In questi istituti erano stati predisposti delle camere a gas camuffate da sale docce e forni crematori per l'eliminazione dei cadaveri. Ai direttori non si indicava la località finale di arrivo del malato ma un istituto nel quale venivano trattenuti i malati per alcuni giorni. Questa tappa intermedia era stata decisa per evitare che i parenti si recassero nelle cliniche di eliminazione. Una volta arrivati nelle cliniche di eliminazione i malati venivano uccisi dopo pochi giorni. Ai parenti veniva inviata una lettera standard che annunciava la morte per una causa qualsiasi. Si avvertiva che per ragioni sanitarie il cadavere era stato cremato e si avvertiva che l'urna con le ceneri era a disposizione. Si precisava che i beni personali dovevano essere ritirati entro 14 giorni ma l'invio delle lettere era calcolato in modo tale che quando la notizia giungeva alla famiglia i termini utili erano già trascorsi. Dai cadaveri venivano tolti i denti d'oro che venivano inviati ad appositi uffici. Una parte dei cervelli venivano sezionati o inviati al "Kaiser Wilhelm Institut" dove una équipe medica guidata dal professor Julius Hallervorden sviluppava i suoi studi sulla neuropatologia. Per depistare ulteriormente i parenti i centri di eliminazione venivano scelti in modo da essere il più distante possibile dal luogo di residenza del malato. Naturalmente oltre ai disabili ad essere eliminati in massa furono anche i cosiddetti "psicopatici" (cioè asociali) e gli ebrei fossero sani o meno.
Nelle foto sopra: alcune delle vittime del progetto eutanasia
Uno delle migliaia di
necrologi comparsi sui giornali tedeschi tra il 1940 ed il 1941.
Le operazioni segrete dell'Aktion 14F13 Non è possibile stabilire quante persone vennero uccise nel quadro della Aktion 14F13. Occorre tenere presente che nell'ambito della operazione venivano eliminate persone non affette da nessuna malattia. In più le visite della commissione si svolgevano in modo assolutamente approssimativo e superficiale. Julius Muthig, medico delle SS a Dachau ricorda così una delle visite della "commissione": "Nell'autunno 1941, in occasione di una visita di servizio nel mio reparto del dottor Lolling mi fu da lui comunicato che una commissione composta di quattro medici sotto la direzione del professor Heyde sarebbe presto giunta a Dachau. Il compito della commissione sarebbe stato iscrivere nell'apposito elenco per i trasferimenti a scopo di eutanasia i detenuti inabili al lavoro e disporne il trasferimento al campo di Mauthausen per l'eutanasia nelle camere a gas. Poco tempo dopo la comunicazione del dottor Lolling giunse l'attesa commissione. Era costituita da quattro psichiatri oltre al direttore, il professor Heyde (...) vidi i quattro medici seduti a quattro scrivanie collocate tra le due baracche e parecchie centinaia di prigionieri in fila dinanzi a loro. Ciascuno si presentava ad un medico che, previa verifica dell'inabilità al lavoro e degli incartamenti politici, lo iscriveva nell'apposito elenco. So che la commissione rimase solo pochi giorni a Dachau e che in quel breve tempo era impossibile una visita medica di così tanti detenuti". Ancora più interessante la testimonianza di un altro medico delle SS, Waldemar Hoven: "Il comandante del lager Koch chiamò a raccolta i più autorevoli dirigenti delle SS del lager dicendo che aveva ricevuto un ordine segreto da Himmler, in base al quale tutti i detenuti malati di mente o disabili dovevano essere eliminati. Aggiunse inoltre che, per ordini superiori ricevuti da Berlino, in questo programma di eliminazione dovevano rientrare tutti i detenuti di razza ebraica del campo di Buchenwald. Conformemente all'ordine circa 300-400 detenuti ebrei di diverse nazionalità furono trasferiti al centro di eutanasia di Bernburg. Un paio di giorni dopo ricevetti dal comandante del campo una lista di ebrei uccisi a Bernburg, con l'incarico di redigere falsi certificati di morte. Eseguii l'ordine. Questa azione speciale venne eseguita sotto la sigla di copertura 14F13"
Nel 1945 l'operazione eutanasia era ancora attiva per i neonati e per i prigionieri dei campi di concetramento. La foto, scattata dai russi nel febbraio 1945, mostra il magazzino della clinica di eliminazione di Meseritz-Obrawalde: le urne per contenere le ceneri delle vittime sono pronte per l'uso.
Documento del Ministero dell'Interno del Württemberg riguardante la clinica di eliminazione di Grafeneck. In basso l'avvertenza: "Non lasciar cadere nelle mani del nemico! Distruggere in caso di pericolo nemico!" Le vittime: eliminare per
uniformare
Il Centro per lo Studio del Cervello del "Kaiser Wilhelm
Institut" era stato negli anni precedenti la guerra una delle istituzioni mediche
internazionali più rinomate.
antimo ceparano
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