Logo ALENAPOLI - News, Sport and Tourist Network - ALENAPOLI.Net --- Il PortaAle dei Giovani e della Famiglia

CRESCERE INSIEME

         

    Home      Menù     Indietro   Prossimaavanti.gif (173 byte)                                                      10.10.2006      

 

Le ORIGINI del concetto di EUTANASIA in Germania
di Antimo CEPARANO

                     Se sfogliassimo un vocabolario alla ricerca del significato della parola "eutanasia" troveremmo questa definizione: La morte non dolorosa, ossia il porre deliberatamente termine alla vita di un paziente al fine di evitare, in caso di malattie incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o una lunga agonia; può essere ottenuta o con la sospensione del trattamento medico che mantiene artificialmente in vita il paziente (eutanasia passiva), o attraverso la somministrazione di farmaci atti ad affrettare o procurare la morte (eutanasia attiva); si definisce volontaria se richiesta o autorizzata dal paziente

Quando oggi discutiamo di eutanasia parliamo di un "diritto" del paziente, ci riferiamo cioËalla "eutanasia volontaria". In altri termini privilegiamo la sfera della volontà umana. Nella Germania degli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale si parlava di eutanasia in modo molto differente. Durante "la Prima Guerra Mondiale" si era assistito ad una impressionante impennata dei decessi dei malati cronici negli istituti di cura tedeschi: 45.000 in Prussia e più di 7.000 in Sassonia. Con molta probabilità la scarsità di cibo causata dal conflitto aveva spinto molti medici ad affrettare la morte di una parte di queste cosiddette "bocche inutili".

Per certi versi si era creato in tal modo un terreno favorevole ad una sorta di "indifferenza" alla morte di individui definiti inguaribili. In questo clima trovò terreno fertile la teorizzazione di una "eutanasia di Stato". Nel 1920 apparve un libro dal titolo "L'autorizzazione all'eliminazione delle vite non più degne di essere vissute". Gli autori erano Alfred Hoche (1865-1943), uno psichiatra e Karl Binding (1841-1920) un giurista.

Hoche e Binding di fatto svilupparono un concetto di "eutanasia sociale". Il malato incurabile, secondo i due, era da considerarsi non soltanto portatore di sofferenze personali ma anche di sofferenze sociali ed economiche.

Da un lato il malato provocava sofferenze nei suoi parenti e - dall'altro - sottraeva importanti risorse economiche che sarebbero state più utilmente utilizzate per le persone sane. Lo Stato dunque - arbitro della distribuzione delle ricchezze - doveva farsi carico del problema che questi malati rappresentavano. Ucciderli avrebbe così ottenuto un duplice vantaggio: porre fine alla sofferenza personale e consentire una distribuzione più razionale ed utile delle risorse economiche.

La psichiatria tedesca, l'eugenetica e l'eutanasia
Le teorie sviluppate negli anni Venti aprirono per certi versi una sorta di "breccia" nella comunità scientifica tedesca. Il concetto di "eutanasia di Stato" divenne una questione lecita di dibattito.

Tuttavia la motivazione economica non appariva ancora sufficiente per passare dalla teorizzazione alla pratica della soppressione delle "vite indegne di essere vissute". Il nazismo avrebbe completato le teorie "economiche" aggiungendovi il suo progetto razziale.

Sin dai primi anni Venti, Adolf Hitler aveva teorizzato la necessità di proteggere la razza ariana germanica da tutti quei fattori di "corruzione" che avrebbero potuto indebolirla. Il nazismo predicava un progetto di "eugenetica" vale a dire coltivava l'idea di ottenere un miglioramento della "razza" germanica coltivando e favorendo i caratteri ereditari favorevoli ("eugenici") e impedendo lo sviluppo dei caratteri ereditari sfavorevoli ("disgenici"). All'interno di questo progetto di eugenetica non trovavano ovviamente posto i malati incurabili e i disabili fisici e psichici.

Queste persone erano sostanzialmente una minaccia non soltanto per l'economia tedesca ma, cosa ancor più grave, un terribile pericolo di degenerazione per la razza tedesca nel suo complesso. L'idea nazista di eugenetica è riassunta perfettamente nelle parole di Heinrich Wilhelm Kranz (1897-1945) direttore dell'Istituto di Eugenetica dell'Università di Giessen:
"Esiste un numero assai elevato di persone che, pur non essendo passibili di pena, sono da considerarsi veri e propri parassiti, scorie dell'umanità. Si tratta di una moltitudine di disadattati che può raggiungere il milione, la cui predisposizione ereditaria può essere debellata solo attraverso la loro eliminazione dal processo riproduttivo"

Buona parte del mondo psichiatrico tedesco si schierò in modo sorprendentemente veloce con le teorie naziste. Carl Schneider, professore di psichiatria, aveva innovato il trattamento dei malati di mente introducendo la teoria del lavoro.

Convinto che le istituzioni manicomiali dovessero mantenersi da sole aveva, con un certo successo, impiegato i malati in attività produttive destinate ad autofinanziare gli Istituti psichiatrici. Benché dunque avesse superato le obiezioni economiche degli anni Venti, Schneider nel 1939 scriveva: "La completa trasformazione della psichiatria porta con sé una concezione biologica della vita psichica".

La psichiatria tedesca si era arresa di fronte al progetto eugenetico nazista. La malattia mentale veniva ricondotta ad un puro problema di eredità genetica. Veniva abbandonata l'idea di lottare contro la malattia e si firmava di fatto l'autorizzazione scientifica alla soppressione fisica dei malati in nome della purezza della razza.

copertina di un trettato sulla sterilizzazione

Dopo l'ascesa del nazismo al potere la psichiatria tedesca iniziò una vasta produzione di trattati sulla sterilizzazione dei disabili psichici.

Verso l'eutanasia: sterilizzazione forzata e propaganda
Il primo passo verso l'attuazione del piano di eutanasia si ebbe nel 1933 con l'emanazione della "Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie". La legge venne discussa il 14 luglio. Poichéil 20 luglio si sarebbe dovuto firmare il Concordato tra Chiesa Cattolica e Stato Nazista si ritenne politicamente più opportuno promulgarla ufficialmente il 25 luglio successivo. L'8 ottobre 1935 venne emanata una seconda legge per "La salvaguardia della salute ereditaria del popolo tedesco". Con essa si autorizzava l'aborto nel caso in cui uno dei genitori fosse affetto da malattie ereditarie.

La legge del 1933 di fatto autorizzava la sterilizzazione forzata delle persone ritenute portatrici di malattie ereditarie. Il risultato pratico fu la sterilizzazione di più di 400.000 tedeschi durante i 12 anni di regime.

Parallelamente venne varata una intensa campagna di propaganda destinata a convincere il popolo tedesco della giustezza della sterilizzazione e dell'eutanasia: film, grandi mostre, periodici vennero diffusi capillarmente.

Dal punto di vista organizzativo venne creata la Direzione Sanitaria del Reich subordinata al Ministero degli Interni e guidata da Leonardo Conti. Successivamente venne creata la "Commissione del Reich per la salute del popolo" che si dedicò all'organizzazione della propaganda nelle scuole, negli uffici pubblici e nel Partito Nazista. Ogni provincia venne dotata di un "Ufficio del Partito per la politica razziale" guidato da un esperto di eugenetica.

La Direzione Sanitaria del Reich creò in tutta la Germania circa 500 "Centri di consulenza per la protezione del patrimonio genetico e della razza". I medici che li dirigevano furono incaricati di raccogliere tutti i dati necessari per stimare quale parte della popolazione dovesse essere sterilizzata e controllare le nascite di bambini deformi o psichicamente disabili.

Contemporaneamente a partire dal 1933 i fondi destinati agli Istituti psichiatrici vennero drasticamente ridotti.

pagina della Gazzetta Ufficiale tedescaLa legge del 14 luglio 1933 che introduceva la sterilizzazione forzata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 25 luglio.

Uccidere i bambini.
La commissione per le malattie genetiche ed ereditarie
Prima ancora che fosse varato ufficialmente il piano di eutanasia la Direzione Sanitaria del Reich guidata da Leonardo Conti si mise in moto per eliminare i bambini giudicati fisicamente o psichicamente disabili. Venne creata la Commissione per le malattie genetiche ed ereditarie.
La Commissione disponeva di una rete di 500 medici sparsi in tutta la Germania e l'Austria e organizzati in quei "consultori della morte" che erano i "Centri di consulenza per la protezione del patrimonio genetico e della razza".
Il 18 agosto 1939 Conti emanava un provvedimento segreto noto con la sigla IV-B 3088/39-1079 Mi. Grazie a questa disposizione i medici dei "Centri di consulenza" dovevano essere obbligatoriamente informati dagli ospedali e dalle levatrici della nascita di bambini deformi o affetti da gravi malattie fisiche o psichiche.
Una volta informati i medici convocavano i genitori e illustravano loro i grandi progressi della medicina tedesca. Ai genitori veniva detto che erano stati creati centri specializzati per la cura delle malattie dei loro figli. Veniva sottolineata la possibilità di decessi visto il carattere sperimentale delle cure ma si invitavano i genitori ad autorizzare immediatamente il ricovero anche in presenza di speranze di guarigione ridotte.

Ottenuto il consenso i bambini venivano ricoverati in cinque centri: Brandenburg, Steinhof, Eglfing, Kalmenhof e Eichberg. Qui giunti i bambini venivano uccisi con una iniezione di scopolamina o lasciati progressivamente morire di fame. Al processo il dottor Pfannmüller direttore del centro di Eglfing descrisse in questo modo il processo di eliminazione:
"Nel mio Istituto veniva utilizzato il Luminal. Un bambino fortemente idrocefalo, con una ridotta capacità di vita può essere addormentato con una dose di Luminal inferiore alla dose massima (...) Nell'arco di alcuni giorni il bambino dorme molto tranquillamente e non muore per avvelenamento: su questo insisto, anche se ho già avuto modo di dirlo. Il bambino muore per il sopravvenire di un ristagno polmonare e quindi per complicazioni cardiache e polmonari: di questo muore"

Una volta deceduti i bambini venivano sezionati, ai medici interessava soprattutto studiarne il cervello. Ad Eichberg ad esempio ad effettuare le dissezioni cerebrali era il dottor Walter Eugen Schmidt e, successivamente, i cervelli venivano inviati all'Istituto di Heidelberg dal professor Carl Schneider.

Tuttavia non venivano uccisi soltanto neonati o bambini di pochi anni. Gli istituti si occupavano dei bambini ebrei che, sani o malati, venivano immediatamente uccisi e dei bambini tedeschi disadattati. Nel processo di Francoforte del 1947 la signora Rettig testimoniò sull'eliminazione del figlio tredicenne che era scappato di casa ed era stato trovato dalla polizia. Il ragazzo era stato ricoverato a Idstein e la madre informata che si trovava nell'Istituto per ricevere tutte le cure appropriate. Dopo poche settimane in una lettera ufficiale venne informata che suo figlio era morto. Tra i vestiti che le vennero restituiti la signora Rettig ritrovò un bigliettino del figlio che diceva:
"Cara mamma! Se ne sono andati e mi hanno lasciato rinchiuso. Cara mamma io non resisto otto giorni qui con questa gente: io me ne vado, io qui non ci resto. Vieni a prendermi. Anche la mia valigia è rotta, è caduta. Cara mamma, fa qualcosa affinché la mia richiesta sia esaudita"

Non è possibile stabilire con assoluta precisione quanti bambini vennero uccisi negli Istituti ma sembra probabile che il numero ammonti a diverse migliaia.

Il dottor Wentzler visita una bambina

Il dottor Ernst Wentzler della Commissione per le malattie genetiche ed ereditarie al lavoro.

Hitler e l'eutanasia
A dare inizio al processo di eutanasia fu un ordine scritto di Adolf Hitler datato 1° settembre 1939 su carta intestata della Cancelleria. Il testo recitava:
"Il Reichsleiter Bouhler e il dottor Brandt sono incaricati, sotto la propria responsabilità, di estendere le competenze di alcuni medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l'umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia"

Il primo problema è capire se quest'ordine avesse forza di legge. Tecnicamente si trattava di un "Provvedimento del Führer" vale a dire quelle deliberazioni con forza di legge che Hitler prendeva dopo aver ascoltato i suoi ministri.

In altri termini Hitler informava i ministri delle sue intenzioni e ne ascoltava il parere senza esserne vincolato. Nella copia del provvedimento che si è conservata vi è la nota a mano che riporta la "presa visione" del Ministro della Giustizia Gürtner.

L'ordine appare incredibilmente generico, Hitler parla di "malati incurabili", una definizione estremamente larga che di fatto lasciava carta bianca ai medici.
Al processo di Norimberga il segretario di Stato Lammers ricordò il punto di vista di Hitler sull'eutanasia:
"Ho sentito parlare per la prima volta di eutanasia nel 1939 in autunno: era la fine di settembre o l'inizio di ottobre quando il Segretario di Stato dottor Conti, Direttore del Dipartimento di Sanità del Ministero degli Interni fu convocato ad una conferenza del Führer e vi fui portato anche io. Il Führer trattò per la prima volta in mia presenza il problema dell'eutanasia, affermando che riteneva giusto eliminare le vite prive di valore dei malati psichiatrici gravi attraverso interventi che ne inducessero la morte.
Se ben ricordo portò ad esempio le più gravi malattie mentali, quelle che consentivano di far stare i malati solo sulla segatura o sulla sabbia perché, altrimenti, si sarebbero sporcati continuamente, oppure i casi in cui i malati ingerivano i propri escrementi e cose simili. Ne concludeva che era senz'altro giusto porre fine all'inutile esistenza di tali creature e che questa soluzione avrebbe consentito di realizzare un risparmio di spesa per gli ospedali, i medici e il personale".

Con questo ordine la macchina per l'eliminazione fisica dei disabili fisici e mentali trovava la sua copertura giuridica.

ordine su carta intestata di Hitler

L'ordine di Hitler che diede avvio al programma di eutanasia
 
L'Aktion T4: il progetto di eutanasia nazista
 
La macchina della morte si mette in moto: Tiergartenstrasse 4
 
Subito dopo l'emanazione dell'ordine di Hitler Phillip Bouhler e Karl Brandt iniziarono ad organizzare la struttura che avrebbe dovuto condurre l'operazione di eliminazione.
In primo luogo venne stabilita la sede dell'organizzazione. A Berlino, al centro dell'elegante quartiere residenziale di Charlottenburg, venne espropriato un villino di proprietà di un ebreo. Lo stabile si trovava al civico numero 4 della Tiergartenstrasse. Proprio da questo indirizzo fu ricavato il nome in codice per l'operazione di eutanasia: "Aktion T4".

Mentre Phillip Bouhler si disinteressò presto dell'operazione, Karl Brandt (probabilmente in quanto medico) si impegnò a fondo nella "Aktion T4". Per mettere in piedi la struttura Brandt si appoggiò al suo vice Viktor Brack che, assunto lo pseudonimo di "Yennerwein", iniziò il reclutamento del personale. Brack e il suo collaboratore Werner Blackenburg scelsero personalmente tutti gli uomini e le donne che avrebbero dovuto far parte della Aktion T4.
L'intero processo di reclutamento venne sviluppato in un'atmosfera di estrema segretezza. Franz Stangl, che successivamente sarà comandante dei campi di Sobibor e Treblinka, ricorda così il suo reclutamento:
"Mi presentai alla Tiergartenstrasse 4, all'SS Oberführer Brack, mi pare che mi spiegò quali sarebbero stati i miei compiti di polizia. Io dissi che avrei preferito rimanere in Austria, dove sarei stato più vicino alla mia famiglia (...) Mi diede il nome di un villaggio non molto lontano da Linz e un numero di telefono; ricordo che era: Alkoven 913 (...) Dovevo recarmi in una locanda alla periferia di Linz - la Gasthaus Drei Kronen, sulla Landstrasse e telefonare a quel numero e avrei avuto istruzioni. Feci come mi era stato detto, andai alla Drei Kronen e chiamai Alkoven 913. Rispose una voce maschile, dissi il mio nome e lui disse: "Vengo a prenderla". Circa un'ora dopo una specie di furgone si fermò davanti alla locanda. L'autista era in borghese, portava un abito grigio. Quando gli domandai dove andavamo, non me lo disse, si limitò a dire "in direzione di Everding". Dopo un'ora arrivammo al Castello di Hartheim".

Viktor Brack decise di creare una Direzione della "Aktion T4": il "Comitato dei Periti". Questo Comitato era, di fatto, il vertice della operazione ed era costituito da tre persone: il professor Werner Heyde, il professor Paul Nitsche e il professor Maximilian de Crinis. I tre - tutti psichiatri e nazisti affidabili - crearono la struttura amministrativa ed idearono tutti i passaggi esecutivi per lo sterminio dei disabili fisici e psichici.

Per mantenere strettamente segreto l'intero progetto vennero create tre strutture fittizie: la Fondazione Generale degli Istituti di Cura che si curava della gestione del personale della "Aktion T4"; la Associazione dei Lavoratori degli Istituti di Assistenza e cura del Reich che doveva preparare e spedire i questionari destinati a censire i malati ricoverati negli istituti psichiatrici; la Società di Pubblica Utilità per il trasporto degli ammalati, che doveva trasferire i pazienti destinati alla eliminazione dagli Istituti alle cliniche della morte.

esterno della villa in Tiergartenstrasse

La sede dell'operazione eutanasia in Tiergartenstrasse 4
 
Tecnica dell'eliminazione: la prassi della "Aktion T4"
 
Verso l'autunno del 1939 dalla sede di Berlino della T4 cominciarono a partire i questionari indirizzati agli istituti psichiatrici del Reich. I questionari erano molto generici per non allarmare nessun direttore. Ufficialmente si trattava di un censimento per conoscere le capacità lavorative dei malati. Ovviamente i direttori - che temevano di perdere buona manodopera - compilarono i questionari dichiarando inabili al lavoro anche coloro che invece venivano impiegati proficuamente.

In più - considerando la compilazione dei questionari un lavoro inutile e noioso - i direttori delegarono il personale amministrativo degli istituti. Il risultato fu che i questionari venivano riempiti in tutta fretta e in modo totalmente superficiale. Senza saperlo in questo modo migliaia di malati venivano condannati a morte.

La procedura escogitata era stata pensata per mantenere il più stretto segreto. Quando i questionari tornavano indietro venivano fotocopiati in tre copie ed esaminati da tre periti. Il parere dei tre periti veniva inviato ad un quarto perito supervisore che decideva sulla vita o la morte del paziente.

Naturalmente il malato non veniva mai realmente visitato.
Una volta decise le persone da eliminare la sede centrale di Berlino preparava delle liste di trasferimento che inviava ai singoli istituti avvertendo che si preparassero i malati per la partenza. Il giorno stabilito si presentavano uomini della "Società di Pubblica Utilità per il trasporto degli ammalati". I pazienti venivano caricati su grossi pullman dai finestrini oscurati e trasportati in uno dei sei centri di eliminazione: Grafeneck, Bernburg, Sonnenstein, Hartheim, Brandenburg, Hadamar. In questi istituti erano stati predisposti delle camere a gas camuffate da sale docce e forni crematori per l'eliminazione dei cadaveri.

Ai direttori non si indicava la località finale di arrivo del malato ma un istituto nel quale venivano trattenuti i malati per alcuni giorni. Questa tappa intermedia era stata decisa per evitare che i parenti si recassero nelle cliniche di eliminazione. Una volta arrivati nelle cliniche di eliminazione i malati venivano uccisi dopo pochi giorni.

Ai parenti veniva inviata una lettera standard che annunciava la morte per una causa qualsiasi. Si avvertiva che per ragioni sanitarie il cadavere era stato cremato e si avvertiva che l'urna con le ceneri era a disposizione. Si precisava che i beni personali dovevano essere ritirati entro 14 giorni ma l'invio delle lettere era calcolato in modo tale che quando la notizia giungeva alla famiglia i termini utili erano già trascorsi.

Dai cadaveri venivano tolti i denti d'oro che venivano inviati ad appositi uffici. Una parte dei cervelli venivano sezionati o inviati al "Kaiser Wilhelm Institut" dove una équipe medica guidata dal professor Julius Hallervorden sviluppava i suoi studi sulla neuropatologia.

Per depistare ulteriormente i parenti i centri di eliminazione venivano scelti in modo da essere il più distante possibile dal luogo di residenza del malato. Naturalmente oltre ai disabili ad essere eliminati in massa furono anche i cosiddetti "psicopatici" (cioè asociali) e gli ebrei fossero sani o meno.

ufficio schedari

Uomini dell'operazione eutanasia al lavoro con gli schedari dei questionari nella sede di Tiergartenstrasse 4

pulmann parcheggiati

I pullman con i finestrini oscurati della "Società di Pubblica Utilità per il trasporto degli ammalati" in attesa di caricare i pazienti da uccidere.

 

ritratto di un malatoritratto di una malata

Nelle foto sopra: alcune delle vittime del progetto eutanasia

 La resistenza al progetto di eutanasia
 
Il Programma T4 nel suo svolgimento tra il 1940 ed il 1941 pose fine alla vita di 70.273 persone classificate come "indegne di vivere". Questa attività di morte - per quanto fossero state prese tutte le precauzioni necessarie non poteva rimanere a lungo segreta.
In primo luogo lo spostamento attraverso tutto il Reich di così tante persone non passò inosservata alle autorità giudiziarie. Il procuratore generale di Lipsia scrisse al Ministro della Giustizia Gürtner facendo notare l'insolito proliferare di necrologi che riferivano di morti improvvise avvenute nelle cliniche della morte. Identica iniziativa venne presa dal procuratore di Stoccarda.
Gürtner, assai preoccupato, scriveva:
"Sono convinto che sia ormai necessario sospendere immediatamente l'uccisione dei malati di mente. Se la cosa si è risaputa così velocemente, se ormai la gente ne parla, significa che il tentativo di segretezza è fallito (...) è impossibile sostenere che il ministero di Giustizia del Reich ignora la faccenda".

La faccenda infatti era divenuta di dominio pubblico: i cittadini di Hadamar oramai sapevano perfettamente che il fumo nauseabondo che si alzava dal camino della clinica era il frutto della cremazione dei malati.

La Chiesa, sia protestante che cattolica, iniziò a far sentire la propria voce contro la pratica dell'eutanasia. Tra le tante voci che si levarono vi fu quella dell'arcivescovo di Münster, Clemens August von Galen. L'arcivescovo pronunziò un sermone durissimo il 3 agosto 1941: la condanna dell'eutanasia non solo fu durissima in teoria ma l'arcivescovo denunziò lo Stato come autore delle uccisioni.

Parallelamente cresceva l'inquietudine della gente: sempre più frequenti erano i familiari che rifiutavano di consegnare i loro congiunti.

Hitler di fronte alla marea di proteste decise di sospendere l'Aktion T4 impartendo l'ordine orale a Brandt e a Bouhler.

L'azione di eutanasia era ufficialmente finita ma l'eliminazione dei "malati di mente" non era terminata: iniziava quella che i medici tedeschi chiamarono "eutanasia selvaggia" e un'altra "Aktion" ancora più segreta: la "Aktion 14F13"

necrologio

Uno delle migliaia di necrologi comparsi sui giornali tedeschi tra il 1940 ed il 1941.

ik fumo del crematorio di Hadamar

 La fotografia, scattata da un cittadino di Hadamar, mostra il fumo delle cremazioni che si alza dal castello trasformato in clinica della morte.

 

foto: ritratto di von Galen L'arcivescovo di Münster von Galen

L'inizio dell'Aktion 14F13

Heinrich Himmler e le SS pur avendo infiltrato i propri uomini all'interno della Aktion T4 non avevano mai assunto un ruolo di guida. Himmler si stava concentrando sulla gestione dei campi di concentramento e sulla eliminazione degli ebrei ad Oriente. Quando l'operazione eutanasia iniziò ad entrare in crisi per la troppa opposizione cresciuta in Germania, Himmler ne approfittò per usare la struttura per i suoi fini.

Nella tarda estate del 1941 Himmler ordinò che i prigionieri affetti da malattie di mente dei campi di concentramento fossero sottoposti a controlli medici. Lo scopo era eliminare tutti coloro non in grado di lavorare. Secondo Himmler il personale medico incaricato di svolgere le "visite" doveva essere esterno per garantire maggiore affidabilità.
Himmler si rivolse a Philipp Bouhler chiedendogli di mettere a disposizione un gruppo di psichiatri esperti. Bouhler incaricò Viktor Brack di organizzare l'operazione.
La commissione medica che Brack mise insieme proveniva direttamente dalle fila della Aktion T4 ed ebbe come capo il professor Werner Heyde.

La commissione doveva recarsi nei campi di concentramento per visitare malati di mente, psicopatici e detenuti ebrei inizialmente del campo di Buchenwald e - successivamente - di tutti i campi di concentramento controllati dalle SS. L'intera operazione ebbe il nome di "Aktion 14F13" dalla sigla del formulario utilizzato nei campi per registrare i decessi. I "selezionati" dovevano essere inviati nelle cliniche di eliminazione e gasati.

In una lettera circolare del 12 novembre 1941 Himmler scriveva ai comandanti dei campi di concentramento:
"Come già comunicato per lettera ai comandanti dei campi di concentramento di Dachau, Sachsenausen, Buchenwald, Mauthausen e Auschwitz, nei prossimi giorni giungerà nei suddetti campi una commissione medica con il compito di selezionare i detenuti. Per i campi di concentramento di Flossenburg, Gross Rosen, Neuengamme e Niederhagen l'arrivo della commissione è previsto per la prima metà del gennaio 1942. Poiché i medici disponibili sono molto impegnati, il lavoro di verifica nei campi di concentramento dovrà essere il più breve possibile. Concluse le verifiche dovrà essere inviata all'ispettore dei campi una relazione con la comunicazione del numero di detenuti selezionati per il trattamento speciale 14F13"

foto: ritratto di Friedrich Mennecke

Friedrich Mennecke

scheda identificativa

 Una delle schede con foto identificativa di un prigioniero selezionato dal dottor Karl Mennecke

 

foto di un gruppo di disabili con la tenuta da internati

Ebrei disabili psichici detenuti nel lager di Buchenwald: le vittime designate per l'operazione 14F13
 

Le operazioni segrete dell'Aktion 14F13

Non è possibile stabilire quante persone vennero uccise nel quadro della Aktion 14F13. Occorre tenere presente che nell'ambito della operazione venivano eliminate persone non affette da nessuna malattia. In più le visite della commissione si svolgevano in modo assolutamente approssimativo e superficiale. Julius Muthig, medico delle SS a Dachau ricorda così una delle visite della "commissione":
"Nell'autunno 1941, in occasione di una visita di servizio nel mio reparto del dottor Lolling mi fu da lui comunicato che una commissione composta di quattro medici sotto la direzione del professor Heyde sarebbe presto giunta a Dachau. Il compito della commissione sarebbe stato iscrivere nell'apposito elenco per i trasferimenti a scopo di eutanasia i detenuti inabili al lavoro e disporne il trasferimento al campo di Mauthausen per l'eutanasia nelle camere a gas. Poco tempo dopo la comunicazione del dottor Lolling giunse l'attesa commissione. Era costituita da quattro psichiatri oltre al direttore, il professor Heyde (...) vidi i quattro medici seduti a quattro scrivanie collocate tra le due baracche e parecchie centinaia di prigionieri in fila dinanzi a loro. Ciascuno si presentava ad un medico che, previa verifica dell'inabilità al lavoro e degli incartamenti politici, lo iscriveva nell'apposito elenco. So che la commissione rimase solo pochi giorni a Dachau e che in quel breve tempo era impossibile una visita medica di così tanti detenuti".
Ancora più interessante la testimonianza di un altro medico delle SS, Waldemar Hoven:
"Il comandante del lager Koch chiamò a raccolta i più autorevoli dirigenti delle SS del lager dicendo che aveva ricevuto un ordine segreto da Himmler, in base al quale tutti i detenuti malati di mente o disabili dovevano essere eliminati. Aggiunse inoltre che, per ordini superiori ricevuti da Berlino, in questo programma di eliminazione dovevano rientrare tutti i detenuti di razza ebraica del campo di Buchenwald. Conformemente all'ordine circa 300-400 detenuti ebrei di diverse nazionalità furono trasferiti al centro di eutanasia di Bernburg. Un paio di giorni dopo ricevetti dal comandante del campo una lista di ebrei uccisi a Bernburg, con l'incarico di redigere falsi certificati di morte. Eseguii l'ordine. Questa azione speciale venne eseguita sotto la sigla di copertura 14F13"

centinaia di urne cinerarie

Nel 1945 l'operazione eutanasia era ancora attiva per i neonati e per i prigionieri dei campi di concetramento. La foto, scattata dai russi nel febbraio 1945, mostra il magazzino della clinica di eliminazione di Meseritz-Obrawalde: le urne per contenere le ceneri delle vittime sono pronte per l'uso.

foto di gruppo in giardino

La "Commissione medica" in una sosta durante le "visite" ai campi nel quadro della operazione 14F13. Da sinistra a destra: Erich Bauer (l'autista), il dottor Lonauer, il dottor Ratka, il dottor Mennecke, il professor Nitsche e il dottor Wischer
 
L'eutanasia come "scuola dello sterminio"
 
Il programma di eutanasia condotto verso i bambini disabili venne attuato utilizzando iniezioni letali di scopolamina, morfina e barbiturici. Le enormi quantità di questi medicinali venivano fornite con tutta la discrezione necessaria dalla Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich (RSHA) vale a dire dalle SS. In particolare era la Sezione della polizia criminale (Kripo) comandata da Arthur Nebe ad acquisire e spedire il veleno alle cliniche. L'eutanasia degli adulti pose un problema per certi versi nuovo: come uccidere grandi masse di uomini in modo sbrigativo e privo di controindicazioni? La soluzione cadde sull'utilizzo del gas.

Non è chiaro chi abbia avuto l'idea. Secondo alcuni storici fu Karl Brandt che prese spunto da una semiasfissia occorsagli a causa dei fumi difettosi di una stufa. Secondo altri, più probabilmente, fu il professor Werner Heyde che la suggerì a Hitler. In ogni caso nel gennaio 1940 il metodo venne sperimentato per la prima volta nella clinica di Brandenburg. All'esperimento erano presenti i vertici del programma: Bouhler e Brandt, Leonardo Conti, Herbert Linden del Ministero degli Interni e Christian Wirth funzionario di polizia e futuro comandante delle unità di sorveglianza dell'operazione.

Il direttore della clinica, il dottor Irmfried Eberl gasò per i suoi ospiti 8 malati mentali con pieno successo. Da allora in poi l'uso delle camere a gas camuffate da docce si diffuse. I cadaveri venivano poi affidati agli addetti alle caldaie che li bruciavano nei forni crematori. A coloro che ne possedevano venivano strappati i denti d'oro. Queste stesse modalità vennero poi utilizzate nei campi di sterminio, per questo motivo a buon diritto si può affermare che l'Aktion T4 fu la "palestra" alla quale si allenarono i carnefici che avrebbero condotto il massacro nei campi.

Quando nell'agosto del 1941 l'operazione di eutanasia verso gli adulti venne sospesa il personale e i mezzi tecnici vennero impiegati immediatamente per l'inizio della "soluzione finale".

Viktor Brack, il braccio destro di Bouhler, ricorderà così gli eventi al processo:
"Nel 1941 ricevetti l'ordine di sospendere il programma eutanasia. Per non lasciar disperdere il personale che in tal modo veniva messo in libertà e per essere eventualmente in grado di riprendere il programma eutanasia dopo la guerra, Bouhler mi invitò - credo dopo averne parlato con Himmler - a mandare questo personale a Lublino e a metterlo a disposizione del generale delle SS Globocnik. Solo molto tempo dopo, verso la fine del 1942, mi resi conto che veniva impiegato nello sterminio in massa degli ebrei, oramai di pubblico dominio nelle sfere più alte del partito".

Così, senza alcuna soluzione di continuità si passò dall'eutanasia allo sterminio di milioni di persone nei campi. Il personale della operazione T4 venne inviato in Polonia dove creò i più terribili campi di sterminio: Treblinka, Sobibor e Belzec.

Frattanto l'eutanasia continuò sino alla fine della guerra nei campi con l'operazione 14F13, nelle cliniche dove continuò l'eliminazione dei bambini disabili e attraverso la cosiddetta "eutanasia selvaggia", vale a dire l'eliminazione dei malati senza alcuna autorizzazione.
 

Cimitero di Hadamar

Il cimitero della clinica di sterminio di Hadamar

 

Esterno della clinica di Harteim

 

La clinica- castello di Hartheim

 

 

Documento del Ministero dell'Interno del Wurtenberg

Documento del Ministero dell'Interno del Württemberg riguardante la clinica di eliminazione di Grafeneck. In basso l'avvertenza: "Non lasciar cadere nelle mani del nemico! Distruggere in caso di pericolo nemico!"

Le vittime: eliminare per uniformare
 
Il programma di eutanasia soltanto formalmente si rivolgeva ai disabili psichici e fisici.
In realtà la sua applicazione si estese anche a quelle persone che, per stili di vita e comportamenti fuori della norma venivano considerati una "minaccia" biologica.
Ogni comportamento non conforme alla logica nazista poteva essere sanzionato come pericoloso per il popolo tedesco. Di qui la necessità di eliminarlo dalle radici.
Due casi emblematici di questa tendenza sono Gerda D. e Helene Melanie Lebel.
Helene era nata il 15 settembre 1911 da padre ebreo e madre cattolica e venne cresciuta come cattolica. Suo padre morì in guerra nel 1916. Nel 1926 la madre di Helene si risposò. A 19 anni sviluppo' un esaurimento nervoso subito dopo la fine degli studi superiori. Nel 1935 abbandonò gli studi di legge che aveva intrapreso e il suo lavoro di segretaria in uno studio legale. La sua condizione si aggravò dopo aver perso il suo cagnolino Lydi. Le venne diagnosticata una schizofrenia e ricoverata all'Ospedale Psichiatrico di Steinhof vicino Vienna. Quando i tedeschi occuparono l'Austria ad Helene venne proibito di lasciare l'ospedale anche se si era manifestato un netto miglioramento. I genitori confidavano che sarebbe stata presto dimessa ma poco tempo dopo - nel 1940 - la famiglia venne informata che Helene era stata trasferita nell'ospedale di Niedernhart in Baviera. In realtà era stata inviata in una clinica di eliminazione, a Brandenburg dove venne uccisa.
Gerda D. fu per certi versi più fortunata. Commessa di negozio le venne diagnosticata una leggera malattia classificata comunque come schizofrenia. Venne immediatamente sterilizzata. Negli anni successivi Gerda D. cercò invano di ottenere il permesso di matrimonio che le venne sempre negato.

L'eliminazione di un numero così elevato di persone affette soltanto da lievi disturbi della personalità si accompagnò all'eliminazione di alcolisti, di ragazzi "difficili" ma mentalmente sani, spesso anche di ospiti di orfanotrofi in perfetta salute psichica e mentale.
Questo atteggiamento si spiega con un preciso progetto degli psichiatri tedeschi: trovare la soluzione biologica della malattia mentale, vale a dire ricercare cause fisiche. Per questo ad essere protagonisti degli studi basati sull'eutanasia furono i medici dell'Istituto di Studi sul cervello del Kaiser Wilhelm Institut di Berlino.

 

foto: ritratto di Helene Melanie

Lebel

Helene Melanine Lebel

 

foto: ritratto di Gerda D.Gerda D.

 Studiare il cervello: i mostri del Kaiser Wilhelm Institut

Il Centro per lo Studio del Cervello del "Kaiser Wilhelm Institut" era stato negli anni precedenti la guerra una delle istituzioni mediche internazionali più rinomate.

Nel 1937 a capo del Dipartimento di Istopatologia Cerebrale venne nominato il professor Julius Hallervorden.
Il Dipartimento sino al 1945 operò a Brandenburg tutte le sue attività anatomiche. Nel 1939 Brandenburg venne trasformato in "Asilo di Stato" e qui vennero svolte le principali attività di eutanasia dei bambini e degli adolescenti.
Tutto ciò grazie all'appoggio del Direttore del Kaiser Wilhelm, il professor Hugo Spatz, amico, oltreché collega di Hallervorden. Intorno ad Hallervorden si formò presto un gruppo di studiosi e di studenti interessati all'idiozia, alla sindrome di Down, e ad altre malattie congenite.
L'occasione per poter sperimentare con un vasto numero di reperti non poteva essere perduta.
Hallervorden e i suoi colleghi si mossero per ottenere cervelli sui quali lavorare da Brandenburg.
Facevano parte del gruppo il tossicologo Waldemar Weinmann (che dopo la guerra visse indisturbato ed onorato; il patologista Georg Friedrich che per concessione di Brack dissezionò cervelli a Lipsia per conto dell'Istituto.

foto: Julius Hallervorden
Julius Hallervorden
Lo stesso Hallervorden dissezionava cervelli ed anzi sceglieva personalmente le sue vittime tra i ragazzi del cosiddetto "Asilo" di Brandenburg: ricercava i portatori delle malattie che studiava e il 28 ottobre ne scelse 33 dai 7 ai 18 anni, alcuni di questi perfettamente sani.
Particolarmente attivo era il giovane assistente di Carl Schneider: Julius Deussen che organizzava il lavoro per il suo capo.

Schneider era "infaticabile", in un suo scritto precisa a proposito dei suoi studi che
"Non si possono ottenere risultati certi se non prima di aver sistematicamente esaminato almeno 300 idioti".


La collezione di cervelli di Hallervorden arrivò a contare 697 esemplari.
I cervelli di queste povere vittime sono stati usati fino al 1990 dal "Max Planck" Institut per le ricerche sul Cervello, il nuovo nome del Kaiser Wilhelm Institut.

Praticamente nessuno dei medici ha pagato per questi orrori.
Hallervorden è morto come stimato professore e come lui i suoi colleghi.

foto: Georg Friedrich

Georg Friedrich

 

foto: Hugo Spatz

 Hugo Spatz

 

foto: Julius Deussen

 Julius Deussen

 

foto: Julius Hallervorden

 Julius Hallervorden


Vi invito a collaborare ed ad inviarci le Vs. riflessioni.

                 antimo ceparano
      

 

Barra Italiana di ALENAPOLI

PORTALE d'Informazione, Cultura, Sport e Spettacolo per la FAMIGLIA
Realizzato da
JAMA WEB SITE ed aggiornato al 03/10/06