Il salmo della Redenzione
di Antimo CEPARANO
Affinché possiate capire che Cristo ci ha
redenti ancor prima della Sua venuta: Gioite poiche' Egli ci ama!
Antimo Ceparano
Testo:
Salmo 22
22 (21) Sofferenze e speranze del giusto
1 Al maestro del coro. Sull`aria: «Cerva dell`aurora». Salmo. Di Davide.
2 «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza»:
sono le parole del mio lamento.
3 Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo.
4 Eppure tu abiti la santa dimora, tu, lode di Israele.
5 In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati;
6 a te gridarono e furono salvati, sperando in te non rimasero delusi.
7 Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
8 Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo:
9 «Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo
amico».
10 Sei tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
11 Al mio nascere tu mi hai raccolto, dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
12 Da me non stare lontano, poiché l`angoscia è vicina e nessuno mi aiuta.
13 Mi circondano tori numerosi, mi assediano tori di Basan.
14 Spalancano contro di me la loro bocca come leone che sbrana e ruggisce.
15 Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si
fonde in mezzo alle mie viscere.
16 E` arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola, su
polvere di morte mi hai deposto.
17 Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie
mani e i miei piedi,
18 posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano:
19 si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte.
20 Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto.
21 Scampami dalla spada, dalle unghie del cane la mia vita.
22 Salvami dalla bocca del leone e dalle corna dei bufali.
23 Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all`assemblea.
24 Lodate il Signore, voi che lo temete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe, lo tema
tutta la stirpe di Israele;
25 perché egli non ha disprezzato né sdegnato l`afflizione del misero, non gli ha
nascosto il suo volto, ma, al suo grido d`aiuto, lo ha esaudito.
26 Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi
fedeli.
27 I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano: «Viva
il loro cuore per sempre».
28 Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno
davanti a lui tutte le famiglie dei popoli.
29 Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni.
30 A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. E io vivrò per lui,
31 lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
32 annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l`opera del
Signore!».
Riferimenti scritturali:
NT
1 Mt 27,46; Mc 15,34 Eli, Eli, lamma sabactani? Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?
2 Mt 27,50; Mc 15,37 Avendo gridato con gran voce... 5b
Rm 5,5 La speranza non
delude
7-8 Mt 27,39 Scuotevano il capo: Tu che distruggi il tempio...
Mt 27,42 Se e il re d`Israele...
Mc 15,29-31 Tu che ricostruisci il tempio di Dio in tre giorni...
salva te stesso, scendi dalla croce
Lc 23,35 Ha salvato gli altri, salvi se stesso se è il Cristo!
13 1Pt 5,8 Il diavolo, come leone ruggente...
15b Gv 19,28 Affinché si adempisse la Scrittura, disse: Ho sete
18 Mt 27,35 Dopo averlo crocifisso si divisero le sue vesti, tirando a sorte, affinché si
adempisse la parola del profeta: Si sono divisi
tra loro i miei abiti e hanno gettato la sorte sopra la mia veste (Mc 15,24; Lc 23,34; Gv
19,23-24)
22 Gv 17,6 Padre, ho manifestato il tuo nome agli uomini
Eb 2,12 Li chiama fratelli, dicendo: Annuncerò il tuo nome ai
miei fratelli
25 Ef 1,6; 1,12; 1,14 ... a lode della gloria della sua grazia
28 1Cor 15,25 Bisogna ch`egli regni
29 Fil 2,10 Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
30 Gal 2,20 Vivo, non più io...
31 Gv 1,13 Quelli che sono nati non da volontà di carne, ma da Dio
Commenti in breve dei Padri della Chiesa:
ORIGENE: E` la
voce del Cristo crocifisso e l`esempio di ciò che accade anche a noi.
EUSEBIO: E` il
salmo della passione e della risurrezione-profetizza inoltre la fondazione della Chiesa,
la chiamata di tutte le genti e la nascita del popolo nuovo.
CIRILLO
ALESSANDRINO: Il Cristo, come uomo, parla al Padre; intercede per il genere umano e si fa
nostro avvocato.
ATANASIO: Salmo
della morte e della risurrezione del Cristo. Parla della risurrezione a partire dal v. 22.
GREGORIO
NAZIANZENO, Or 30, 5, PG 36, 110: Non è stato mai abbandonato: chi dunque lo costringeva
a incarnarsi e a salire sulla croce? Ma il Cristo prende su di sé la nostra condizione:
eravamo abbandonati e disprezzati ed egli ci ha riscattati, prendendo su di sé il nostro
peccato.
AGOSTINO: Voce
del Cristo in croce e del nostro uomo vecchio crocifisso con lui. Espos. II: Il Verbo era
sempre con Dio e, nello stesso tempo, pendeva dalla croce e diceva: Perché mi hai
abbandonato? Portava su di sé la nostra infermità.
GIROLAMO: E` la
voce di Cristo in croce e dell`umanità che, in Adamo, è stata abbandonata.
1b ORIGENE: I miei peccati aprono un
abisso tra la mia angoscia e la mia salvezza.
EUSEBIO: Il
Signore porta i peccati del popolo e anche quello di Giuda. Cita Gv 1,36: Ecco l`agnello
di Dio e 2Cor 5,21: Per noi (Dio) lo ha fatto peccato, affinché noi diventassimo in lui
giustizia di Dio. Lui, l`oceano della benedizione, prende su di sé la maledizione che
spettava a noi e paga il nostro debito.
2 AGOSTINO: Quando
l`uomo si sente felice, il cristiano che è in lui lo abbandona; ma Dio mette il suo oro
nella fornace e là, in luogo riparato, il fuoco opera. Talvolta Dio distoglie l`orecchio
dal fedele che piange. Dio sa quello che fa.
3b ORIGENE: Vuole
insegnarci che il Signore è la lode stessa.
4 ATANASIO: I nostri
Padri attendevano la mia luce; la loro speranza non è stata delusa.
6 EUSEBIO avvicina
questo versetto a Is 41,14: Non temere, Giacobbe, povero vermiciattolo. Dicendo: Sono
verme e non uomo, manifesta il carattere umiliante della sua passione.
BALDOVINO DI
FORD, Tr. de sacr. alt., S. C. 94, p. 505: Si possono considerare come una immagine
dell`umiltà del Cristo queste parole di Isaia: Non temere, Giacobbe, povero vermiciattolo
(41, 14). Nel salmo, il Cristo è chiamato verme perché è stato respinto.
6b CIRILLO ALESSANDRINO: Disprezzo del
popolo: come non riconoscere il Cristo crocifisso in questa profezia?
7b GIROLAMO: Storcono la bocca.
9 EUSEBIO: In questo
versetto si annuncia che la nascita del Cristo non è secondo l`ordine naturale.
ATANASIO: Nato da
donna.
ORIGENE confronta
la nascita del Cristo a quella di Giacobbe, di Geremia e di Giovanni Battista.
GIROLAMO, I. H.:
propugnator meus ex utero: ti prendi cura di me fin dal mio esistere nel seno materno.
12 EUSEBIO: Questi tori hanno un certo
rapporto con quelli del salmo 67, 30: i tori guidano il gregge o il popolo.
GIROLAMO: La
tribolazione è vicina. Cita Mt 26,46: Ecco, colui che mi tradisce è vicino.
14 CIRILLO ALESSANDRINO: E` divenuto il mio cuore come cera...: è la compassione del
maestro per le afflizioni dei suoi discepoli.
15 ATANASIO: Descrizione della sete
del crocifisso.
15c ATANASIO: Ha gustato la morte.
ORIGENE: Il
salmista non dice la morte ma la polvere della morte, perché il Cristo ha gustato la
morte per breve tempo.
GIOVANNI
DAMASCENO, Hom. 27 in Sabb. S., PG 96, 628: Colui che aveva plasmato l`uomo dalla polvere
è fatto scendere nella polvere della morte. La sua vita è tolta da questo mondo.
16-1 EUSEBIO cita Lc 24,39: Guardate le mie mani e i miei
piedi: sono proprio io!
16c RUPERTO, Vict. Verbi Dei, PL 169, 1486: Abramo aveva
ricevuto la circoncisione come segno della discendenza che gli era stata promessa. Ma ora
qui si moltiplicano i segni della giustificazione e della fede: al posto di una ferita,
poiché ha consegnato la sua anima alla morte, vedrà una discendenza numerosa...
giustificherà molti il mio Servitore, egli che ha portato i loro peccati (cfr. Is 53).
Il Dio giusto non ha forse
giustificati e salvati noi, i discendenti del Cristo, vedendo non più una ferita ma le
cinque ferite del
Giusto? Perché nel battesimo abbiamo ricevuto il segno della croce, simbolo della
giustificazione e della fede, di cui la circoncisione era figura.
BERNARDO, Sermo
61, 4, PL 183, 1072: Le aperture non mancano perch`egli possa diffondere la sua
misericordia: hanno forato le sue mani e i suoi piedi, gli hanno aperto il costato con un
colpo di lancia. Posso avvicinare le mie labbra e bere il miele dalla pietra, vedere e
gustare quanto io non conoscevo: chi conosce, infatti, il pensiero del Signore? Ma si è
fatto per me la chiave che apre, il chiodo che penetra, perché veda la volontà del
Signore. Cosa vedo attraverso la ferita? Il chiodo grida e la ferita esclama che Dio è
veramente nel Cristo e che Dio riconcilia a sé il mondo, in lui. La lancia ha trapassato
la sua anima, è giunta vicina al
cuore, perché il Cristo sappia compatire le mie infermità. Il segreto del cuore si svela
per le piaghe della carne: il mistero dell`amore è completamente svelato.
MARTINO DI LEON,
Sermo 23 in Coena Domini, PL 208, 880: Davide attesta che i piedi e le mani del Figlio di
Dio furono trafitti. Il Cantico dei Cantici dice: Le mie mani stillarono mirra (5, 5); lo
dice soprattutto in riferimento ai fori dei chiodi.
CASSIODORO: Il
salmo dice hanno perforato. Come la terra arata produce frutto, così il Cristo trafitto
ci dà il frutto della vita.
17 AGOSTINO: Si sono potute contare tutte le sue
ossa: è la descrizione esatta di un corpo teso per la crocifissione.
CASSIODORO: Perché il
Signore ha scelto questo tipo di morte, lui che può deporre la sua vita quando vuole? La
croce s`innalza in modo tale che la sua parte superiore si dirige verso il cielo, senza
che la sua parte inferiore lasci la terra. Una volta piantata, essa tocca il soggiorno dei
morti mentre con le sue braccia tese raggiunge tutte le parti del mondo. Stesa a terra,
designa i quattro punti cardinali.
17b ATANASIO: Mi hanno disprezzato.
18 GIULIANO Dl VEZELAY, Sermo 8, S. C. 192, p. 195 ss.:
Giuseppe, amato dal padre più di tutti i suoi fratelli, restava in casa
per la felicità del padre, mentre i fratelli pascolavano le greggi. Giuseppe rappresenta
il Cristo, che il Padre ama in modo unico; ma colui ch`egli ama più di tutti, lo manda a
soffrire per tutti. Il Padre lo riveste della tunica talare, cioè del nostro abito, del
nostro corpo, nel quale fu trovato come uomo. Giuseppe è inviato ai suoi fratelli, Gesù
ai giudei. Questi lo spogliano della tunica. Giuseppe è, per il Padre, « il figlio
aggiunto » (cfr. Gen 30,24), perché fino alla fine del mondo noi tutti possiamo
concorrere a costituire con lui la piena statura del corpo di Cristo.
EFREM, Hvmni,
Lamy 1, 688: La tunica non strappata è una sublime immagine della fede che gli apostoli
seminarono nel mondo, conservandola nella sua integrità.
GIOVANNI
DAMASCENO, Hom. 24 in Sabb. S., PG 96, 624: Colui che aveva coperto con tuniche di pelle i
progenitori del genere umano è posto nudo sulla croce, perché noi veniamo spogliati
della nostra mortalità ed egli possa rivestirci dello splendore dell`incorruzione.
20 ORIGENE accosta
questo versetto alla spada di Simeone.
20b ATANASIO: La mia Unica: è l`anima del
Cristo, che fu l`unica a non conoscere il peccato. E la mia Unica è ancora la Chiesa,
senza macchia né ruga.
22 ORIGENE: Da questo momento il Cristo
prega come se fosse già risuscitato e anche esaudito a favore dei fratelli, per i quali
ha pregato.
CIRILLO ALESSANDRINO: Nome in
questo caso sta al posto di gloria. Anche Gv 17,6: Ho manifestato il tuo nome agli uomini
non vuol dire soltanto che Gesù afferma e rivela l`esistenza del Padre, ma che egli ci ha
rivelato la sua bontà e la sua gloria. Ha detto infatti: Dio ha tanto amato il mondo da
dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la
vita eterna (Gv 3,16). Anche in un altro modo ci ha rivelato la gloria del Padre: tutti
quelli che, illuminati dallo Spirito, hanno visto il Figlio nella sua dignità e
onnipotenza, degne di Dio, hanno visto e conosciuto il Padre. Dice infatti: Chi vede me
vede il Padre (Gv
14,9). Quando proclama: Inneggerò a te in mezzo alla assemblea (ecclesia): quale è
questa Chiesa se non quella che il Figlio si è acquistata, santa e immacolata?
ATANASIO: Questo equivale ad At
13,16: Uomini d`Israele e voi che temete Dio...
25 ATANASIO: Ti ho glorificato e ti glorificherò ancora (Gv
12,28).
ORIGENE: La mia anima si gloria nel
Signore (cfr. 1Cor 1,31).
AGOSTINO: Non cerco la mia gloria:
da te la mia lode.
BEDA: Non cerco nessuna lode, se
non la tua.
25b ATANASIO: Nella Scrittura, voto e preghiera si equivalgono.
26 EUSEBIO: Questi poveri sono quelli della beatitudine
(cfr. Mt 5,3). Vivranno i loro cuori, perché il cibo che dà è il suo corpo per la vita
eterna (cfr. Gv 6,55). Il pane di Dio... dà la vita al mondo (Gv 6,33).
ORIGENE: Annuncio dell`eucaristia.
ATANASIO: Annuncio della chiamata
delle genti. I poveri sono le genti.
AGOSTINO e GIROLAMO: Annuncio del
sacramento del suo corpo e del suo sangue che sazierà i poveri. Agostino: Il Signore è
il tesoro dei poveri: la loro casa è vuota perché il loro cuore sia pieno.
27 ORIGENE: Dopo la conoscenza, l`oblio; dopo l`oblio, il
ricordo. Non è un solo popolo che si ricorderà del suo Creatore, ma tutti i popoli che
lo avevano dimenticato.
EUSEBIO: Si ricorderanno del
Signore.
AGOSTINO: Ogni sofferanza del
Cristo è il prezzo di qualche cosa: la lancia ha aperto il sacco d`oro che portava il
Cristo per il nostro riscatto; squarciato il sacco, il prezzo si è sparso su tutta la
terra (cfr. Gen 44,11s; Gv 19,34).
28b EUSEBIO: E` sovrano sulle genti, mentre in passato, per ogni uomo
contavano gli dèi del paese.
29 EUSEBIO e SIMMACO: Tutti quelli che scendono nella terra,
pieghino le ginocchia davanti a lui: gli renderà culto la discendenza di colui che vive.
Questa discendenza è la discendenza del Cristo.
30 ATANASIO: I fedeli del Cristo.
AGOSTINO: La generazione della nuova
alleanza.
GIROLAMO: Ogni ginocchio si pieghi nel nome di
Gesù (Fil 2,10).
31 ORIGENE: La generazione della Sapienza.
EUSEBIO: Colui che nascerà dallo spirito
d`adozione.
ATANASIO: Quanti non sono generati dalla
carne... ma da Dio.
AGOSTINO: Gli evangelisti annunceranno la
sua giustizia al popolo generato dalla fede.
RUPERTO: Questo salmo deve essere
riferito al Cristo che avanza per la vittoria, vittoria che coronerà la corsa della sua
obbedienza.
ORIGENE, In Matth., G. C. S. 38, p. 278 ss.: E`
un grande mistero, un mistero grande e nascosto quello che il Cristo ci pone dinanzi
quando grida a Dio: Perché mi hai abbandonato? Dobbiamo dunque scrutare in che senso il
Cristo è stato abbandonato. Sappiamo che era in forma di Dio, lo vediamo scendere dal
cielo e annientarsi col prendere la forma dello schiavo: in tutto questo vediamo la
volontà di colui che lo ha mandato. Comprendiamo che, quanto alla forma del Dio
invisibile e all`immagine del Padre, il Cristo fu abbandonato dal Padre quando assunse la
forma di schiavo, per rivestirsi della natura umana e prendere su di sé le pene degli
uomini fino alla morte. L`estremo abbandono fu quando lo crocifissero e posero sopra al
suo capo, per derisione, la scritta che diceva: Gesù, re dei Giudei (Mt 27,37).
Sperimentò ancora l`estremo abbandono quando lo crocifissero tra due ladroni e i passanti
lo insultavano scuotendo la testa, mentre i principi dei sacerdoti e gli scribi dicevano:
Non può salvare se stesso (Mt 27,42). Perfino i ladroni lo insultavano sulla croce. Si
comprende come abbia detto: Perché mi hai abbandonato?, confrontando la gloria che aveva
presso il Padre e l`ignominia che disprezzò per sopportare il supplizio della croce (Eb
12,2).
CRISOSTOMO, Com. Vang. Mt 88, p. 352 ss.: Il Signore
in croce fece una cosa ben più straordinaria di quella di scendere dalla croce: le
tenebre che ricoprirono la terra non erano un`eclissi ma una manifestazione della collera
divina. In passato non aveva egli fatto dei miracoli senza riuscire a vincere il loro
disprezzo? Grida: Eli, Eli, lamma sabactani, perché lo vedano onorare il Padre fino
all`ultimo respiro. Fino all`ultima ora, rende dunque testimonianza sua legge antica.
AMBROGIO, Esp. del Vang. sec. Luca 10, 127 p. 483:
Non arrossirò delle parole che il Cristo ha gridato a gran voce; infatti
l`evangelista dice: Gesù gridò a gran voce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato? E l`uomo che ha gridato al momento della morte e della separazione da Dio.
Poiché la divinità non ha alcuna comunione con la morte, la morte non poteva avvenire se
la vita non si fosse ritratta: la Vita, che è Dio.
LEONE MAGNO, Sermo 54 (LXVII), S. C. 74, p. 100 ss.: Dio
mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? L`onnipotenza del Padre s`era forse ritirata da
Gesù, mentre era appeso alla croce? No, la natura divina e la natura umana sono congiunte
in una tale unità, che questa non può essere annientata dalla sofferenza né sciolta
dalla morte. Conservando ogni natura ciò che le è proprio, Dio non ha abbandonato il suo
corpo sofferente e la carne non ha reso Dio passibile di morte; la divinità era presente
in colui
che soffriva, non nella sofferenza. Gesù gridò a gran voce: Perché mi hai abbandonato?
al fine di farci sapere che, in quel momento, non doveva essere difeso ma piuttosto
abbandonato nelle mani dei malfattori, per divenire così il Salvatore del mondo e il
redentore di tutti gli uomini: non per debolezza, ma per misericordia, non per mancanza
d`aiuto ma per la sua decisione di morire. Come credere che abbia supplicato per la sua
vita, lui che ha deposto la sua vita con potenza e che l`ha ripresa perché aveva il
potere di farlo?
Il Signore fu consegnato alla passione per la volontà del Padre ma anche per la
sua: non solo il Padre lo abbandonò ma lui stesso, in una certa misura, si abbandonò,
non con uno strappo violento ma volontariamente, ritirandosi dalla vita. Per una
misteriosa disposizione, il Crocifisso trattenne la sua potenza. Colui che, con la sua
passione, stava per distruggere la morte e l`autore della morte, come avrebbe salvato i
peccatori se avesse resistito ai carnefici? Toccò in sorte ai giudei il credere Gesù
abbandonato da Dio, vedendo ch`egli lasciava esercitare contro di sé il loro furore. Non
conoscevano il mistero della sua ammirabile pazienza.
CASSIODORO: In tutto il salmo, è il Cristo
Signore che parla. Egli grida per l`abbandono del Padre; è abbandonato per prendere su di
sé la passione, che è nel disegno divino; per ridare all`uomo la sua umiltà
onnipotente. Dio mio, Dio mio... La ripetizione esprime la tenerezza del Figlio
unigenito. Non c`è alcuna domanda nel perché, come se la morte prossima turbasse il
Cristo al punto che egli si sentisse completamente smarrito. Tutte queste parole esprimono
semplicemente la sua condizione
umana. Non dobbiamo credere che la divinità sia stata assente nella passione:
l`Impassibile ha sofferto a motivo del corpo passibile che aveva assunto. Ha gustato la
morte, abbandonando ad essa il suo corpo, lui che è la Vita stessa e la risurrezione dei
morti. Egli stesso soffriva e non soffriva, moriva e non moriva... E` per questo ch`egli
usa la forma interrogativa quando dice di essere abbandonato. Perché veramente non
avrebbe potuto essere consegnato in mani di peccatori senza un permesso dell`onnipotente
maestà divina, e lui stesso lo dice nel Vangelo: Non avresti su di me alcun potere, se
non ti fosse dato dall`alto (Gv 19,11).
RABANO MAURO, In Mt, PL 107, 1142: Verso l`ora nona,
Gesù gridò a gran voce: Eli Eli, lamma sabactani - Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato? (Mt 27,46). Come avrebbe potuto essere abbandonato dal Padre, il Figlio di
Dio? Il Figlio è Uno col Padre. Ma era la natura umana ad essere abbandonata, priva di
Dio a causa del peccato. Il Figlio, che si è fatto nostro avvocato e difensore, piange la
miseria di questa natura che ha assunta.
Il Cristo ci insegna a piangere. Piangano dunque
quelli che hanno peccato! Fino a tal punto ha pianto colui che non ha mai commesso
peccato.
PASCASIO RADBERTO, In Mt, PL 120, 956: Verso I ora
nona Gesù gridò a gran vace: Eli, Eli, lamma sabactani - Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato? (Mt 27,46).
E` lo stesso Signore che camminava nel paradiso alla
brezza vespertina e gridava: Adamo, dove sei? (Gen 3,9). Ma che egli mandi un grande grido
sulla croce, non è cosa naturale per un morente. Cerchiamo dunque di scoprire in che
senso questa voce del Cristo fu « una grande voce » (cfr. Mt 27,46): per l`intensità
del suono o per un suo significato misterioso? Gridò, per lasciar questo esempio; ma io
credo che questa voce sia la grande voce misteriosa che guarisce l`uomo interiore. Perché
la voce del Cristo è sempre la grande voce, è così possente che, nell`ultimo giorno, i
morti l`udranno (cfr. Gv 5,28). Questa voce ci riscatta con una duplice redenzione; e ogni
volta che la Scrittura ricorda il grido di Gesù, il grido di Dio, il grido della
Sapienza, bisogna sempre leggervi un mistero profondo e ineffabile.
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? (volgiti
verso di me non è autentico). Prego il lettore di non turbarsi se certi manoscritti
hanno: Eloi, Eloi, lama asavtani. Oi è il dittongo greco che sta al posto della i. Si
dice che lama asavtani in ebraico esprima collera; che il siriaco lemasabachtani esprima
affetto; ma in greco, come in latino, queste parole devono interpretarsi come un ultimo
onore, pieno di abbandono, che il Cristo rende al Padre. D`altra parte, se le opinioni
divergono sul testo ebraico, non cerchiamo di cambiare il testo latino, per correggerlo,
in base a parole così oscure e a noi sconosciute, dal momento che non siamo neppure
capaci di comprendere il senso esatto di questi termini. Seguiamo dunque i traduttori
latini che, concordemente, dicono: Perché mi hai abbandonato?
Non ci meravigliamo per l`umiltà di questo grido, del
lamento di chi è stato abbandonato, poiché riconosciamo qui la forma del servo e vediamo
lo scandalo della croce. Cerchiamo piuttosto di comprendere bene: la morte del Cristo è
in realtà abolizione della morte, l`annientamento delle potenze nemiche, certezza della
vittoria e trionfo di chi combatte.
Questa morte è conseguenza dell`infermità della carne, ma nel
Cristo fu un atto di volontà, non una necessità. Per questo sono incline a pensare che
« la grande voce » sia da attribuirsi al mistero più che ai sentimenti di colui che
soffriva.Non è il caso di fuorviare il senso di un mistero così grande e di attribuire
alla nostra inferma natura ciò che è volontà, sacramento potenza, certezza e vittoria.
E` un segno di vittoria tanto che ha fatto tremare la
terra; l`essere appeso alla croce e l`oscurare il sole e il giorno; lo spogliare la
sua anima del corpo e il richiamare le anime nei corpi, rendendo la vita ai morti.
Dopo tutto questo, si oserebbe criticare che abbia detto: Dio mio
Dio mio, perché mi hai abbandonato? I segni di benedizione sovrabbondano e si può forse
pensare che egli avesse paura della morte? Il Cristo geme dunque perché Dio lo abbandona?
Se così fosse, fratelli miei, credo che questa non sarebbe la voce del Cristo, « la
grande voce » del Figlio del Dio Vivente. Proprio perché è la grande voce io credo che,
con queste parole, egli ci manifesti un segno sacro, un mistero nascosto in Dio.
Gesù ha detto: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? e non ha
mentito. Non vediamo in queste parole qualcosa di banale: questa voce di lamento che sale
dalla nostra condizione umana, dice qualcosa di vero. Tuttavia il Cristo non è diviso: il
Verbo-Dio non è assente mentre l`uomo è in preda alla sofferenza. E se questa voce è «
la grande voce », è proprio perché viene da Dio. Colui che era uguale a Dio, quando ha
preso la forma di schiavo, ha abdicato a questa grandezza: si è svuotato, assumendo la
natura di schiavo (Fil 2,7). Questo è avvenuto per una unica volontà: quella del Padre
che lo manda e quella del Figlio che, spontaneamente, prende su di sé l`umanità. Si può
dunque dire, in rapporto alla natura umana nella quale il Cristo è l`immagine del Dio
invisibile, che questo stesso Cristo è abbandonato dal Padre quando la carne è
consegnata alla morte. Nonostante tutto questo, non cessiamo però di affermare che Dio
non può morire. Non è quanto a sé che il Cristo è abbandonato - egli è sempre Uno col
Padre - è a nome di noi tutti che il Cristo, Dio e uomo, sopporta tormenti fino alla
morte e alla morte di croce, che era la più vergognosa. Non è stato abbandonato fino a
non essere più Dio, con Dio e in Dio; ma è stato abbandonato in modo da abbassarsi fino
alla croce, alla flagellazione e agli sputi.Ora si può comprendere cosa vuol dire:
Perché mi hai abbandonato? Il Cristo confronta la gloria che aveva presso il Padre e
l`ignominia che sopporta per noi e che egli domina. Non so, fratelli miei, se qualcuno
può discernere, in questo
mistero del pianto del Cristo, tutti i segni misteriosi che vi si trovano. Dalle sue
parole dipendono la salvezza degli eletti e il giudizio dei reprobi. Nella sua persona, il
Cristo presenta al Padre tutti i secoli: e dalla croce grida perché tutti comprendano
che, a questo mistero del suo abbandono, è sospesa la redenzione del mondo.
BEDA, In Lc, PL 92, 620: Il centurione, testimone di ciò che accadeva,
glorificò Dio dicendo: Costui era certamente un uomo giusto! (Mc 15,38). E non solo il
centurione ma anche i soldati che erano con lui, veduto il terremoto e le cose avvenute,
temettero grandemente, dicendo: Veramente costui era Figlio di Dio! (Mt 27,54). Il
centurione è simbolo della fede della Chiesa: la morte del Signore squarcia il velo dei
misteri celesti e quindi la Chiesa confessa che Gesù è il giusto e il Figlio di Dio.
RUPERTO DI DEUTZ, Vict. Verbi Dei, PL 169, 1481 ss.: Il leone ruggisce,
chi non temerà? (Am 3,8). E` come un leone, profetizza Giacobbe (cfr. Gen 49,9) e come
una leonessa. Come un leone sicuro della sua preda, perché aveva strappato i morti alla
morte e teneva prigioniera la morte. Come una leonessa feroce custodisce i piccoli che sta
per generare, egli già preparava, nel paradiso, la dimora per i figli che stava per
generare nel suo sangue: il ladrone...
RUPERTO DI DEUTZ, In Ionam, PL 168, 420: Che cosa ha gridato nella sua
angoscia? Quanti erano presenti, lo udirono, egli gridò: Eli, Eli, lamma sabactani,
cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46). Quanto a ciò ch`egli ha
gridato nelle profondità del soggiorno dei morti, nessun mortale ha potuto sentirlo; ma
prima ancora che venisse in questo mondo, lo Spirito Santo aveva predetto ciò che avrebbe
gridato; non solo: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ma: Tu non abbandonerai
I`anima mia all`inferno né lascerai che il tuo santo veda la corruzione (Sal 15,10).
BERNARDO, De Verbis Isaiae sermo 5, 3 s., PL 183, 354: Oseremmo dire che il
Figlio sia stato abbandonato dal Padre? Nessuno oserebbe affermarlo, se egli non avesse
detto per primo: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? C`è stato, in quel
momento, una specie di abbandono: sulla croce, nessun segno di potenza, nessuna
manifestazione della maestà divina. Conosciamo il Cristo che nasce dal Padre, che riposa
nel Padre, che regna col Padre, che è pellegrino lontano dal Padre, che parla a nome del
Padre, che è sospeso in croce al di sotto del Padre, secondo le parole della Scrittura:
il Padre è più grande di me (Gv 10,29), e che muore, per così dire, nell`assenza del
Padre.
Commento organizzato tenendo conto dell'Edizione multimediale della Bibbia di Gerusalemme
trad. C.E.I - a cura delle Edizioni Paoline - si pubblica su alenapoli.net ai soli fini
Pastorali e divulgativi -
a cura di Antimo Ceparano.
Vi invito a collaborare ed ad
inviarci le Vs. riflessioni.
Pace e Gioia
antimo
|