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    Home      Menù     Indietro   Prossimaavanti.gif (173 byte)              28.10.2002          Lavoro CRISTIANO

 

Le vie del Petrolio: Cecenia ed Iraq
di Antimo CEPARANO

Confini geografici della Cecenia La terrorista ( è d'obbligo chiamare in questo modo chi esercita terrore a qualsiasi titolo e scopo)  cecena, sembrerebbe l'unica donna tra il gruppo che ha preso in ostaggio cittadini russi e, in parte, di altre nazionalità, nel teatro di Mosca ,. Ho ascoltato il proclama che i terroristi hanno fatto alla TV araba EL AJAZZIRA ( perdonatemi se erro nella trascrizione fonetica!) e quello della donna mi è sembrato più il grido disperato di una madre che non conosce più altra strada per difendere  la propria famiglia che l'atteggiamento di chi non ha niente di meglio da fare che ammazzare se stesso e gli altri.

Evidentemente le ragioni sono da analizzare in modo diverso e più ampio: la butto giù! E' il solito zozzo e necessario petrolio che infanga l'anima e il corpo di milioni di esseri umani. La Cecenia rappresenta la porta verso il petrolio degli ex comunisti russi ( la lezione di Stalin continua a produrre ottimi discepoli, caro Bush!). Comunisti si nasce, stalinisti si diventa! Capitalista è l'approdo di ogni mente materialista (togli l'aggettivo storico e leggi: monopolio = potere di uno solo!). Povera vecchia e cara Sinistra di chi vuole Pace, Giustizia e Amore!

L'Iraq da solo detiene 1/3 del petrolio mondiale! Fate voi...necessità fa di virtù la regola...ed ecco che Saddam Hussen diventa il grande satana: è inaffidabile e come tale pericoloso. Non importa se quand'era amico dell'Occidente (appena negli anni a cavallo tra   il 1970 e il 1980) trucidava i Curdi...allora il pazzo era gestibile!

Finalmente hanno preso i cecchini che hanno trucidato dieci inermi cittadini americani: il più grande è stato un eroe della prima guerra del golfo (1991). E' così: la guerra è una mostruosità e come tale, da madre, partorisce dei mostri.
Povera gente!
 

      Pace e gioia.
   Antimo Ceparano
email: cepanti@alenapoli.net

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Il terrore nasce da Stalin ed arriva a Putin
di Antimo CEPARANO

Fase di scontro con i gruppi indipendentisti Ceceni. L'epilogo della liberazione (dal peso della vita per molti!) degli ostaggi russi nel teatro di Mosca era ampiamente previsto: forse non abbiamo avuto il coraggio di accettare l'ipotesi (poi diventata realtà) di una "liberazione" che costasse la vita al 25 per cento degli ostaggi e che forse nemmeno i "terroristi" avevano in mente di uccidere.

Perché dico che l'evento era previsto: nel teatro di un mondo a dimensione medianica, dove tutto viene vissuto come in un ipotetico spettacolo, la fine della telenovela vuole che tutto si svolga come da copione. I terroristi devono morire, costi quel che costi! Alla gente spetta solo la parte delle comparse da cambiare, secondo il caso, tra  folla osannante o di vittime indifese.
Naturalmente il fine è il grande sacrificio al dio nero: Petrolium deum!
Popolo mio! Dice il Signore "SVEGLIATI! ".
Ha cominciato Stalin trucidando milioni di indifesi, nella logica del comunismo deteriore, continua Putin. Basta solo che si accetti la legge del Mercato (delle vacche?) per diventare democratici. Putin lo ha
fatto...Stalin non ne ha avuto il tempo...Dobbiamo: Por...ci altre domande? Signori Putin and Bush!
    

      Pace e gioia.
   Antimo Ceparano
email: cepanti@alenapoli.net

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La madre di Antonio Russo rivela
«Assassinato perché indagava sui gas»

FRANCAVILLA. «Un giorno Antonio mi telefonò dicendo di avere un video in cui si poteva vedere l'uso di gas nervini da parte dell'esercito russo sulla popolazione cecena. Era sconvolto». A due anni dalla morte di Antonio Russo, il reporter ucciso nell'ottobre del 2000 lungo il fronte di una delle più sporche guerre combattute sulla faccia del pianeta, parla Beatrice Russo, madre del giornalista.

FRANCAVILLA. «Un giorno - fu circa un mese prima della sua morte - Antonio mi telefonò dicendo di avere avuto da fonti cecene un video in cui si poteva vedere l'uso di armi non convenzionali da parte dell'esercito russo sulla popolazione cecena. Tra queste armi c'erano anche i famosi gas nervini che, lanciati con le bombe, causavano svenimenti e morte. In quelle ore mi telefonò un paio di volte, piangendo sconvolto per quello che stava vedendo».
A due anni dalla misteriosa morte di Antonio Russo, il reporter di Radio Radicale ucciso nell'ottobre del 2000 lungo il fronte di una delle più sporche guerre combattute sulla faccia del pianeta, Beatrice Russo, 77 anni, madre del giornalista, segue il filo del suo lutto, che si dipana da Tblisi a Mosca, e conduce nel teatro della strage.
Signora Russo, lei ritiene che il gas usato in Russia sia quello i cui effetti Antonio vide in quel filmato?
«Quello o uno di quelli, probabilmente. Esiste un video, ripreso in occasione di una conferenza ambientalista in Georgia, in cui Antonio parla di queste armi. E' stato proiettato anche nei giorni scorsi, a Francavilla, durante le manifestazioni per il premio giornalistico che gli è stato intitolato. Quindi mi fa ridere quando ci si interroga sulla natura del gas usato nel teatro. E' il prodotto degli esperimenti che vengono fatti in Cecenia sulla popolazione».
Lei ritiene che ci sia una relazione tra l'inchiesta di Antonio e il suo omicidio?
«C'è un rapporto causa-effetto. Antonio, come ha affermato anche la magistratura georgiana, è stato ucciso utilizzando una tecnica usata dagli uomini del Kgb, i servizi segreti russi, schiacciando il torace con un peso, una lastra di metallo per esempio. Il movente è stato politico.
Che fine ha fatto il filmato di cui le aveva parlato?
«Qualche tempo dopo mi mi disse di averlo dato a qualcuno per la traduzione. Ma probabilmente gli era stato restituito, perchè lui è morto il 16 ottobre e il 18 avrebbe dovuto tornare a Roma con il materiale. Il filmato non è stato ritrovato, così come non sono state trovati la sua macchina fotografica, il suo computer, la sua videocamera».
Antonio le aveva detto di sentirsi minacciato?
«Lui sapeva benissimo cosa l'aspettava, ne aveva parlato anche con alcuni amici. Ma voleva andare avanti perché non si sopportava che si dicessero falsità su quello che stava accadendo in Cecenia».
Aveva mai avuto contatti con i servizi segreti russi?
«Nel precedente viaggio in Cecenia, tra la fine del '99 e l'inizio del 2000, lo presero e lo trattennero in prigione per alcuni giorni. Fu lasciato in una stanza buia, senza mangiare, poi lo rilasciarono. E gli intimarono di non tornare più da quelle parti».
Ma lui non li ascoltò. In che rapporto era, invece, con i ceceni?
«Lo consideravano un amico. Gli fecero un dono: un bellissimo pugnale d'argento lavorato, un regalo che si fa solo agli amici fidati, quelli che non ti colpirebbero mai alle spalle. Quando andai a Tblisi a riprendere la salma, mi si avvicinò un gruppo di profughi e quello che sembrava il loro capo mi disse: «Noi saremo sempre molto grati ad Antonio perché ha parlato di quello che accade nel nostro territorio. Non lo dimenticheremo mai, per il nostro popolo è un eroe».
E che opinione aveva Antonio sui ceceni?
«Vedeva le loro sofferenze: in Georgia i profughi erano disperati e senza lavoro. Lui voleva la pace e la giustizia. O almeno, una parvenza di giustizia. E' una guerra che va avanti da 170 anni, da quando Caterina II conquistò la Cecenia: da allora quel popolo continua a ribellarsi. Ma lì c'è la strada del petrolio, che conduce dal Mar Caspio al Mar Nero, una grande e strategica via commerciale».
Che idea si è fatta di quello che è accaduto nel teatro "Na Dubrovke"?
«Io credo che non si debba uccidere. Ma si tratta di capire se gli uomini e le donne del commando volessero davvero uccidere. Forse non volevano farlo, forse volevano che si parlasse della loro causa. Non so se siano metodi corretti, ma è un popolo che cerca la sua libertà, un popolo oltretutto diverso da quello russo, caucasici, con caratteri e cultura differenti. Non era gente che si fa prendere alla sprovvista. E allora, perché non si sono fatti esplodere?».

fonte IL CENTRO d'ABRUZZO  del 30 Ottobre 2002 - Quotidiano Regionale -

Mappa degli oleodotti che passano per il Caucaso del Nord

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Le opinioni dei lettori:

  • Giuseppe (Roma)

      Caro Antimo,
ho letto e riletto i tuoi articoli Le vie del Petrolio: Cecenia ed Iraq ed il terrore nasce da Stalin ed arriva a Putin.
Non abbisognano di alcun commento. La tua analisi è quantomai lucida e puntuale. C'è molto da  riflettere, e ce n'è proprio bisogno...

Siamo avvolti ed accecati da una nebbia "medianica", non ci viene permesso di vedere più in là del nostro naso. Siamo ottenebrati dall'oppio propinatoci dalla TV e dai giornali di stato. E' terribile quello che ci succede attorno, e non ce ne rendiamo conto.
Scrivi ancora Antimo: dobbiamo capire meglio, tutti.

Ciao
Giuseppe


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