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IL DIRITTO DI MORIRE PER
SETE La decisione da parte del governo planetario delle multinazionali di cambiare la tipologia giuridica della risorsa acqua da DIRITTO in BISOGNO è una delle più squallide operazioni amorali mai operate contro lintera specie umana. Non occorre essere un giurista di fama internazionale per capire che il DIRITTO è un qualcosa DOVUTO mentre il BISOGNO è un qualcosa che si OFFRE e che, dunque ha un PREZZO. LAfrica non avrà dunque più il DIRITTO ad accedere alle risorse idriche (non dimentichiamo che muoiono, per questa ragione, centinaia di migliaia di nostri fratelli) ma dovrà contentarsi di gridare un BISOGNO ad accedere alle risorse idriche. Loro bianco (così viene definita lacqua) è ormai il prossimo obiettivo di un capitalismo amorale e senza regole umane. Vedremo le nostre città diventare il calvario degli assetati poveri ( coloro che devono lesinare persino sulla necessità di calmare la propria sete). I ricchi, al contrario continueranno a sciupare acqua per le loro piscine e per i capricci più disparati. Mi viene voglia di gridare: Dio dove sei? Non lo faccio perché DIO non è un rivoluzionario pronto ad annientare le carogne in giacca e cravatta di fuori ma che puzzano di escrementi nella loro anima putrefatta. Forse DIO ama proprio loro perché sono i più poveri tra i poveri: non posseggono nemmeno lanima poiché lhanno venduta al demonio in cambio di carta moneta. Madre Teresa di Calcutta ha come motto "ho sete" licona delle A.C.L.I. (associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) ha come motto "Dammi da bere" . Il motto del demonio e dei suoi accoliti è "voglio vedervi tutti soffrire:anche di sete". Credo che basti, in genere non amo parlare o scrivere troppo poiché la nausea mi avvolge, come al solito voglio ricordare ai lestofanti (la Parlamat insegna): siete povera gente che molto presto passerà dalla faccia della terra poiché la morte è per tutti. Di voi non resterà nemmeno il ricordo se non la puzza infernale che vi trascinate addosso. Vi invito a collaborare ed ad inviarci le Vs. riflessioni.
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Le Vs. Riflessioni inviate in Redazione
Caro Antimo,
Ma scherzi?
Pensare di vendere l'acqua è idiozia, una vera follia!
Anzi, no, è un suicidio.
Sì, infatti, se le popolazioni fanno la rivoluzione perchè private della libertà e per
fame, figuriamoci per la carenza del bene primario come l'acqua. Altro che rivoluzione
bolscevica! Altro che piazzale Loreto!
Vedo già i proprietari dei pozzi (acquiferi) e delle cisterne impalati dal popolo
assetato!
Ma se anche Nostro Signore ha detto <<Dar da bere agli assetati (ovviamente
gratis)>>!
E' risaputo che l'ingordigia umana non ha limiti, ma ricordiamoci che ad ingozzarsi troppo
ci si strozza! Già vedo milioni di assetati occupare le sponde di laghi e fiumi: non
dimentichiamoci che al mondo, anche più disponibili dell'acqua, sono certamente le armi!
Piuttosto che morire e veder morire orribilmente per sete i propri cari tutti preferiremmo
una (oltre tutto non certa) bella pallottola!
Fammi avere per favore altri dettagli:
Che Dio da noi ci protegga!
Giuseppe
Carissimo,
da un pò di tempo ci sono notizie che sembrano preparare il popolo dei
"povericristi" all'idea che l'acqua ha un costo. Vedi i vari appelli "l'oro
bianco" ...più preziosa del petrolio...etc. In ultimo è stato sancito che l'acqua
da diritto passa a bisogno, con tutte le conseguenze economiche e giuridiche che un simile
cambiamento linguistico comporta: è troppo!!!
Già hanno distrutto gli acquedotti per farci comprare l'acqua (a casa mia DEVO comprare
acqua minerale per bere, pena forti dolori di pancia!). Nella douce France quanto costa
una minerale? credo circa tre euro (l'equivalente di quasi seimila delle vecchie lire)...
ed in Spagna? E' notorio che Barcellona ha l'acqua imbevibile. L'Africa muore di sete.
Allora? aboliamo il diritto e via con il bisogno. Non è vero che non ci sono le risorse
idriche, ci sono! Solo vengono sfruttate male e peggio. Non dimentichiamo che il mare
rappresenta un potenziale enorme: l'acqua marina trattata potrebbe servire a moltissimi
scopi: pulizia, cucina, irrigazione...
Vogliono fare denaro con tutto ciò che è vita: non rispettano più niente.
La violenza non serve: non è mai servita a niente se non a ritardare il progresso. La
distruzione implica ricostruire e quindi perdere tempo prezioso. Abbiamo davanti a noi la
battaglia delle idee, portando avanti la bandiera della nostra credibilità. Dio ci
aiuterà.
Ti voglio e vi voglio bene.
antimo
Carissimi,
ho letto (a puntate, visto l'importanza ed il peso) il documento in oggetto.
"Una riflessione sorge spontanea (come si suol dire)": ma perchè dobbiamo
ignorare gli errori degli altri?
Mi spiego (o meglio, come diceva un amico: mi spezzo ma non mi spiego): perchè gli USA
nel loro bel paese si guardano bene dal privatizzare l'acqua? Per tutti gli ovvi motivi
che immaginiamo/conosciamo. Perchè non consideriamo le sollevazioni popolari dovute al
voler vendere la più importante e necessaria risorsa sulla terra? E perchè i tentativi
di privatizzare (almeno nei paesi più poveri) sono tutti falliti? Perchè cercare di
avvelenare ed uccidere i meno abbienti, obbligandoli ad utilizzare l'acqua contaminata
gratuita? E perchè non ripariamo le condutture che (specie in Italia) "fanno
acqua" anche più di quanto immaginiamo?
Forse per lo stesso motivo che ci porta a "vendere" l'aria pura (sì, perchè i
"ricchi" vivono in zone verdi, lavorano in uffici condizionati e con immissione
di aria filtrata, possono "rigenerarsi" passando le vacanze in paradisi naturali
incontaminati, si spostano in vetture di lusso che, di regola, hanno filtri per l'aria
dell'abitacolo, etc.: cioè, possono "comprarsi" l'aria pura) che ormai è
un bene di pochi e non certo dei poveri.
Questa follia è simile, a mio parere, alla privatizzazione dei trasporti, che porta a
lédere, nei fatti, il diritto di muoversi liberamente, in quanto tale libertà
risulterebbe, nei fatti, appannaggio di pochi. Per non dimenticare che l'esperienza di
altri (inglesi) è stata assai negativa, visto che la privatizzazione delle ferrovie ha
portato non solo ad aumentare il costo dei biglietti ma anche a rendere assai più
pericoloso il viaggiare (eh sì, la sicurezza costa troppo, non parliamo poi
dell'addestramento del personale...). Non per niente è di questi giorni la notizia che le
ferrovie inglesi tornano ad essere pubbliche, visto l'esperienza negativa di 8 anni...
Vabbè, Vi saluto (depresso come non mai)
Giuseppe
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RASSEGNA STAMPA
CATTIVE ACQUE
2003: Anno Internazionale
dellAcqua per le Nazioni Unite. Sete per un miliardo e mezzo di persone. Mentre
lemergenza acqua diventa endemica in un terzo del pianeta, la strategia di risposta
internazionale sembra quella della privatizzazione. Che taglia via definitivamente i
poveri.
di
EMANUELE FANTINI
2003: per le Nazioni Unite è lAnno
Internazionale dellAcqua dolce. Per il miliardo e mezzo di persone che non hanno
accesso a una fonte sicura dacqua potabile sarà lanno della svolta? Già nel
2000 i capi di Stato si erano impegnati, con la Dichiarazione del Millennio, a dimezzare
entro il 2015 il numero degli assetati del pianeta. Anche se questo obiettivo
venisse rispettato sottolinea Peter Gleick del Pacific Institute di Oakland
(California), uno dei maggiori esperti internazionali di problematiche idriche nei
prossimi due decenni rischierebbero comunque di morire fino a 76 milioni di persone, a
causa di malattie legate allacqua che si potrebbero facilmente prevenire.
Oggi si riparte da una pesante eredità,
quella lasciata dai deludenti risultati del vertice di Johannesburg (vedi VpS ottobre 2002): Dichiarazione Finale e
Piano dAzione brillano per lassenza di impegni concreti con precise scadenze
temporali, e per il fatto di declassare lacqua da diritto umano fondamentale a
semplice bisogno. A Johannesburg sono state confermate le premesse per lo
sfruttamento economico dellacqua afferma Riccardo Petrella, animatore della
Campagna per il contratto mondiale dellacqua. Le risorse da investire per
raggiungere gli obiettivi della Dichiarazione del Millennio sono significative ma non
impossibili. Secondo Gleick, si tratta di aumentare la spesa mondiale nel settore idrico
di circa un terzo, cioè di almeno 25 miliardi di dollari lanno. Una cifra
ragionevole, soprattutto se si considera che lincremento del budget militare
americano per il 2003 è stato di 48 miliardi (arrivando alla spesa totale record di quasi
380 miliardi di dollari). Ma, soprattutto, una cifra nettamente inferiore a quanto si
spende oggi per porre rimedio alla penuria dacqua: secondo lOrganizzazione
mondiale della sanità, i morti per carenza dacqua si attestano tra i 15 e i 30 mila al giorno.
Sollevazioni popolari
In molti casi le promesse del libero mercato
si sono rivelate soltanto miraggi. Le tariffe non sono affatto diminuite per effetto della
libera concorrenza. Anzi, i servizi idrici, per la loro stessa natura, continuano a essere
forniti in regime di monopolio e i gestori privati, che ottengono concessioni
pluridecennali, operano di fatto al riparo da ogni concorrenza. Mentre le bollette sono
aumentate vertiginosamente.
E
stato così, ad esempio, nella città di Tucuman, in Argentina, dove dopo larrivo di
Vivendi il prezzo dellacqua è raddoppiato, spingendo la popolazione a praticare lo
sciopero della bolletta. Ma il caso più eclatante resta quello di Cochabamba, la terza
città della Bolivia, dove, su pressione della Banca mondiale, la gestione dellacqua
era stata affidata con una concessione trentennale a un consorzio di multinazionali
statunitensi ed europee, la cui quota di maggioranza relativa è del gruppo americano
Becthel. Dopo pochi mesi di gestione da parte dei privati, i prezzi dell'acqua sono saliti
alle stelle, provocando proteste e scontri in piazza, con centinaia di feriti e anche un
morto. Il governo si è visto costretto a revocare la concessione ai privati, che l'anno
scorso gli hanno fatto causa presso un collegio arbitrale interno alla Banca mondiale.
Nelle prossime settimane il tribunale, le cui udienze e documenti non sono pubblici,
dovrebbe emettere la sentenza. Per molti osservatori, si tratta di un esempio significativo e al tempo stesso allarmante
di come potrebbe funzionare la futura Area Americana di Libero Scambio fortemente voluta
dallamministrazione Bush, e dei rischi che si corrono nel considerare lacqua
una merce sottomessa alle sue regole. Non è un caso che quella della privatizzazione
dellacqua di Cochabamba sia stata classificata tra le notizie del 2001 più
ignorate, ovvero sottilmente censurate, da Project Censored, un gruppo di ricercatori
americani dellUniversità di Sonoma (California) che ogni anno stila una classifica
delle notizie più trascurate dalla stampa generalista.
Ri-municipalizzazione
Sempre un collegio arbitrale
della Banca mondiale, tuttavia, non è stato particolarmente tenero con Vivendi, che ha
perso una causa contro il governo argentino proprio in relazione alla gestione
dellacqua di Tucuman. Anche il mercato dellacqua inizia dunque a mostrare le
prime crepe. In seguito a investimenti rivelatisi poco redditizi, alle grane giudiziarie,
ma soprattutto sotto i colpi della crisi economica globale che ha investito giganti come
Enron e Worldcom, Vivendi ha annunciato una ristrutturazione delle sue attività, che
prevede labbandono del settore acqua. Limpresa ha annunciato che non
rivenderà lacqua ad altri gruppi multinazionali, ma che conta di cedere entro il
2004 la maggior parte delle sue attività a una moltitudine di operatori locali, incluse
le amministrazioni pubbliche. In Francia, in alcune città come Grenoble, il processo di
ri-municipalizzazione è già incominciato.
Una partita aperta
La partita per la
definizione delle politiche idriche a livello mondiale è quindi ancora aperta e nei
prossimi mesi si giocherà su diversi tavoli. Innanzitutto a Kyoto, dove dal 16 al 23
marzo si terrà il Forum Mondiale dellAcqua. Giunto alla terza edizione, questo
forum è stato fin dalla nascita il grimaldello con cui la Banca mondiale e le principali
multinazionali del settore hanno introdotto lidea del partenariato pubblico-privato
per la gestione delle risorse idriche. Pur non trattandosi di una conferenza ufficiale
delle Nazioni Unite, il Forum ha uninfluenza non indifferente sugli orientamenti
mondiali in materia, tantè che la Dichiarazione finale di Johannesburg riprende
fedelmente formule e concetti elaborati nelle precedenti edizioni del forum: lacqua
come bisogno e non più come diritto.
Merce o diritto?
Di sicuro gli sguardi e le strategie di
questi appuntamenti saranno tutti rivolti allOrganizzazione mondiale del Commercio,
dove si sta negoziando una nuova versione dellAccordo generale sul commercio dei
servizi (Gats). LUnione europea, sotto la spinta delle multinazionali europee
dellacqua, ha proposto che i servizi idrici siano inseriti tra le nuove materie di
competenza dellaccordo. In pratica ciò si tradurrà nel via libera
allesportazione di acqua a fini commerciali, e in un semaforo rosso alla
regolamentazione del settore da parte di quei governi che intendono tutelare interessi
ambientali e sociali: facilmente sarebbero accusati di protezionismo e ostacoli alla
libera concorrenza. Lesito di questa negoziazione avrà quindi uninfluenza
decisiva sul modo in cui berremo lacqua in futuro: da clienti che soddisfano i loro
bisogni arrangiandosi in un mercato globale o da cittadini in grado di rivendicare e far
rispettare un loro diritto fondamentale?
Dal 16 al 23 marzo 2003 si svolgerà a Kyoto
il terzo Forum mondiale dellAcqua. Organizzato dal Consiglio mondiale
dellAcqua, organizzazione nata su iniziativa della Banca mondiale e di alcuni
governi nazionali (Francia, Giappone, Svezia, Canada). Nelle passate edizioni, la linea
privilegiata è stata quella dellapproccio allacqua in termini di bene
economico e della promozione del partenariato pubblico-privato nella gestione dei servizi
idrici. Difficilmente a Kyoto si invertirà la rotta, tornando a parlare di acqua in
termini di diritto umano: questo vocabolo sembra essere definitivamente scomparso
dallagenda e dai documenti del forum, disponibili sul sito www.worldwaterforum.org
Negli stessi giorni a Firenze si terrà il
Forum mondiale Alternativo dellAcqua, su iniziativa dei gruppi della società civile
che sostengono la campagna per il Contratto mondiale dellAcqua. Partendo
dallesperienza della ventina di seminari del forum di Porto Alegre sul tema delle
risorse idriche, lobiettivo è arrivare a una dichiarazione finale in cui
lacqua sia riconosciuta come diritto umano fondamentale e bene comune
dellumanità, in alternativa alla visione economicista di Kyoto. Info: www.contrattoacqua.it
LANOMALIA ITALIA
I problemi di approvvigionamento idrico
registrati la scorsa estate in Sicilia non sono che lesempio più eclatante di un
sistema, quello italiano, che si può proprio dire fa acqua da tutte le parti.
Secondo i dati più recenti del Ministero dellAmbiente (Relazione annuale sui
servizi idrici 2001), le reti di distribuzione italiane perdono in media il 39%
dellacqua che trasportano, e in alcune regioni (Abruzzo, Puglia e Calabria) le
perdite superano il 50%. In molti casi si tratta del risultato di una gestione dei servizi
idrici affidata in modo frammentario a una miriade di piccoli gestori. La legge Galli del
1994, cioè la normativa che si proponeva di razionalizzare questo sistema, istituendo gli
Ambiti territoriali ottimali (Ato) per gestire lacqua a livello di bacino, è
rimasta per molti aspetti lettera morta. Oggi è stata definitivamente superata dalla
finanziaria 2002, il cui articolo 35 obbliga gli enti locali a trasformare le aziende e i
consorzi pubblici che gestiscono lacqua in società per azioni entro il 30 giugno
2003. Proprio mentre il colosso francese Vivendi annuncia che riconsegnerà la
gestione dei servizi idrici agli operatori pubblici, il governo italiano ha deciso di
privatizzare lacqua per legge osserva Riccardo Petrella. Non tutti gli enti
locali sono rimasti però a guardare: cinque regioni (Toscana, Emilia Romagna, Umbria,
Basilicata, Campania) hanno presentato ricorso davanti alla Corte Costituzionale per
incostituzionalità dellart.35. Cè stata infatti da parte del governo
uninvasione palese dellautonomia regionale spiega Marco Manunta,
magistrato presso il Tribunale di Milano e autore di ricerche sullacqua e la tutela
dei cittadini. In base alla riforma del 2001 del titolo quinto della Costituzione
(quella sul federalismo realizzata dal centrosinistra), lacqua è diventata materia
di competenza esclusiva delle Regioni. Molti amministratori locali, sia di
centrodestra che di centrosinistra, restano comunque convinti che la privatizzazione dei
servizi sia un obbligo imposto dalle direttive comunitarie. In realtà
continua Manunta lUnione europea non ha mai dato nessuna direttiva che impone
la privatizzazione, così come gli accordi dellOrganizzazione mondiale del Commercio
(Omc) prevedono una clausola di salvaguardia per i servizi pubblici, sia locali sia
nazionali. E chiaro, però, che se si privatizza lacqua poi diventa difficile
sfuggire alle regole del mercato. La scelta se affidarsi o meno alla gestione dei
privati resta quindi nelle mani delle amministrazioni pubbliche, art.35 della finanziaria
permettendo. Dei 91 Ato che sono stati individuati dalle Regioni italiane soltanto 24
hanno definito il loro piano di gestione, decidendo in 19 casi di creare società per
azioni.
GHANA, TANZANIA,
SUDAFRICA:
Dopo aver registrato diversi
fallimenti in America Latina, lappetito delle multinazionali dellacqua sembra
essersi trasferito allAfrica. Anche qui la strada è stata magistralmente spianata
dalle politiche delle istituzioni finanziarie internazionali. Già nel 2000, nel caso di
dodici paesi africani altamente indebitati, il Fondo monetario internazionale aveva
vincolato la concessione di prestiti alla privatizzazione dei servizi idrici. In uno di
questi, la Tanzania, la cessione ai privati della gestione dellacqua di Dar el Salam
ha incontrato qualche intoppo: la prima gara dappalto è andata buca perché gli
investitori hanno giudicato laffare troppo oneroso, per via delle pessime condizioni
del sistema idrico. Il governo ha quindi dovuto chiedere un prestito di 145 milioni di
dollari ai finanziatori internazionali (Banca mondiale, Banca africana per lo sviluppo,
Agenzia francese per lo sviluppo e Banca europea degli investimenti) per ammodernare le
strutture prima di lanciare una nuova gara dappalto. Il vincitore dovrà investire
soltanto 6,5 milioni di dollari. Ma non erano i capitali privati che avrebbero dovuto
risolvere il problema? Qui siamo piuttosto alla socializzazione dei costi e alla
privatizzazione dei profitti.
ll Sudafrica del dopo apartheid si è dotato
di una delle costituzioni più progressiste al mondo, ma per molti il diritto
allacqua sembra essere rimasto sulla carta. Uno studio sudafricano denuncia come, in
base al principio del full cost recovery
(recupero completo del costo attraverso la tariffazione), dal 94 circa 10 milioni di
cittadini sono stati esclusi dalla rete idrica: semplicemente non potevano permettersi di
pagare la bolletta. Le conseguenze disastrose di questi tagli sono state evidenti
nellepidemia di colera che nel 2000 ha colpito il paese. Nelle zone più colpite la
popolazione utilizzava acqua non sicura perché non poteva permettersi quella del
rubinetto. Allarmati da questa e altre esperienze, e da una bolletta dellacqua che
già lanno scorso è praticamente raddoppiata, i cittadini del Ghana si sono riuniti
nella Coalizione nazionale contro la privatizzazione dellacqua, per mantenere il
servizio in mani pubbliche e garantire così laccesso alle fasce più povere della
popolazione urbana.
Va anche ricordato, però, che la gestione in
molti casi inefficiente dei servizi idrici da parte delle autorità pubbliche ha portato a
una privatizzazione di fatto dellacqua. Gran parte della popolazione, soprattutto
quella ammassata alle periferie delle grandi città, non è allacciata alla rete idrica,
ed è quindi costretta a comprare lacqua da rivenditori e autobotti private, a un
prezzo ben maggiore di quella del rubinetto. Mentre nelle zone rurali donne e bambini
continuano a dover percorrere lunghe distanze (in media 4 km al giorno) per procurare
lacqua alla famiglia da una fonte pulita.
Sta di fatto che difficilmente la gestione
affidata ai privati risolverà il problema della sete africana: il contesto rurale non
attira gli investitori, per la difficoltà di realizzare profitti. Molto meglio per loro
concentrarsi nelle zone urbane, la cui popolazione è destinata a esplodere nei prossimi
anni, fornendo il servizio a chi se lo può permettere e dimenticandosi dei poveri.
LONU E IL DIRITTO
ALLACQUA
Durante
il lavori del vertice di Johannesburg, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi
Annan, è stata una delle poche figure istituzionali insieme allex presidente
sudafricano Nelson Mandela a parlare dellacqua in termini di diritto umano.
Di fatto, però, lacqua non cè tra i diritti umani fondamentali contenuti
nella Dichiarazione universale del 1948. Questa mancanza ha distratto lattenzione
dellufficio dellAlto Commissario Onu per i diritti umani dalle tematiche
relative alle risorse idriche. Negli ultimi anni alcuni sforzi sono stati fatti nel
tentativo di mettere una pezza.
Ha aperto
la strada la Sotto commissione Onu per i diritti umani (organo tecnico, formato da esperti
indipendenti), elaborando uno studio sulla promozione del diritto allacqua, e
chiedendo lo scorso anno di nominare un relatore speciale in materia, che presenterà il
suo primo rapporto alla prossima sessione della Commissione per i diritti umani
(marzo-aprile 2003).
Nel
frattempo, un autorevole pronunciamento in favore del diritto allacqua si è avuto
dal Comitato per i diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite. Il Comitato
ha affermato che il diritto allacqua è implicitamente sostenuto dal diritto a un
livello di vita adeguato e dal diritto alla salute (articoli 11 e 12). Sergio Vieira de
Mello, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani ha inoltre ricordato come
il diritto allacqua sia parte integrante dello stesso diritto alla vita,
e ha sottolineato che liniziativa del Comitato rappresenta un contributo
significativo al terzo Forum mondiale dellacqua, e un utile strumento per coloro che
sono impegnati ad assicurare accesso allacqua per tutti. Piccoli passi, che
possono aprire una strada.
Tutti i
documenti sono disponibili sul sito: www.unhchr.ch
DA LEGGERE:
J. Sironneau, Lacqua, nuovo obiettivo strategico mondiale,
Asterios, 1999.
R. Petrella, Il Manifesto dellacqua, Ed. Gruppo Abele,
2001.
R. Petrella, Il pozzo di Antonio, Ed. Gruppo Abele, 2002.
AA.VV., Del
diritto alla buona acqua, Fondazione Roberto Franceschi, 2002.
AA.VV., Acqua, bene comune dellumanità, Edizioni Punto Rosso, 2002.
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