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Fin dallinizio abbiamo dato prova della nostra più ferma indignazione; anche noi abbiamo dato il nostro contributo incondizionato contro il terrorismo; e per essere certi di non commettere errori, abbiamo commesso però un errore: identificare i mussulmani con il terrorismo. Incollato davanti alla TV non mi sono perso un notiziario, una trasmissione a tema; gli indici di ascolto sono saliti alle stelle, per la pubblicità martellante ed impietosa che mi sono dovuto sorbire, oltre allindice, venendo meno ai miei sani principi morali, ho alzato spesso anche il mignolo. Tutte le moschee sono state profanate da invadenti telecamere, le emittenti facevano a gara per accaparrarsi un servizio, uno scoop. Uomini raccolti nei momenti di preghiera sono stati ripresi senza un minimo di rispetto umano, sono riuscito a percepire il loro imbarazzo, quasi pari al mio. Sono stati intervistati Iman, numerosi uomini di fede mussulmana, studiosi dei centri islamici, studenti, venditori ambulanti. Più che intervistati ho avuto la sensazione che subissero impietosi interrogatori, nel tentativo di ricercare se non i colpevoli, almeno il motivo del massacro delle Torri. Ho ascoltato anche le interviste della gente comune, quella come noi. Lindignazione ben comprensibile per il vile attentato traspariva dalle loro parole, si leggeva nei volti scuri. Alcune persone che fino a
qualche giorno prima ammettevano di aver offerto cristiana ospitalità a molti mussulmani,
di averli rifocillati e vestiti, di accettarli come parte integrante della nostra città,
di tollerare le loro bancarelle cui si rifornivano forse anche per dimostrare la loro
solidarietà senza offendere la dignità di questi uomini quì approdati da terre lontane
alla ricerca di migliori condizioni di vita, gridavano rivolti ai giornalisti: Avevano ragione i poverini; oppressi dalla spietata concorrenza di questi ambulanti i loro affari non andavano a gonfie vele. Non avevo mai visto tanta indignazione, neanche in presenza degli innumerevoli presunti questuanti di ogni specie che si presentavano nelle loro botteghe, neanche quando assistevano al furto di qualche auto, a qualche scippo o borseggio si sono mostrati tanto indignati, così come invece avrebbero dovuto esserlo esclamando: <possibile che non si vede mai nessuno quando serve?> oppure avendo visto lo spiegamento di forze messo in campo a Napoli contro le nostre tutte bianche, gli AntiGlobal, esclamando:<ma allora ci sono,..... e sono pure tanti,...... ma dove li tenevano?>. Fortunatamente la consueta operazione "Natale tranquillo" ha messo in campo un notevole contingente di uomini , le bancarelle vengono fatte togliere, gli extra comunitari allontanati in malo modo. Le bancarelle anchesse abusive, ma dai connotati occidentali, continuano ad ingombrare i marciapiedi. Non si registrano scippi, con la gioa dei commercianti che ogni Natale invocano interventi decisi e determinati. I cittadini potranno così offrire il contenuto dei loro portafogli allavidità dei commercianti. Adesso comprendo perchè solo il Natale debba essere tranquillo. Gli altri mesi sono magri, nei portafogli ci resta poco da spendere dopo aver pagato tributi, balzelli, utenze etc.; possiamo quindi restare alla mercè dei delinquenti di ogni tipo. Tornando a noi, dopo queste amare riflessioni, voglio raccontarVi la mia esecrazione per il vile attentato; la mia mente ed anche il mio cuore sono stati annebbiati dal rancore; animato da un desiderio di vendetta la prima reazione che mi è stata possibile (non disponendo del potenziale bellico dei nostri alleati americani), è stata quella di non acquistare qualche giorno dopo i fazzolettini di carta al semaforo e di lanciare sguardi impietosi e sprezzanti verso il mio fornitore abituale, un ragazzino marocchino il cui sguardo dolce, il suo sorriso, il suo modo di dirmi grazie, di esprimere la sua gratitudine, mi aveva fatto sempre tanta tenerezza, almeno fino all11 settembre. Il mio sguardo sprezzante non si è incontrato però con il suo, come era nelle mie vendicative intenzioni. Il ragazzino, che non si vedeva più in giro da qualche giorno temendo forse rappresaglie, aveva gli occhi bassi, come se si sentisse colpevole, responsabile di quanto era accaduto, non sorrideva, con dignità (devo ammetterlo) non insisteva neanche per convincere me ed altri come me, assetati di vendetta, ad acquistare i suoi fazzolettini. Appena il semaforo diventò verde, la mia auto (di una nota marca americana), anchessa indignata e sprezzante, nel tentativo di asfissiare quel piccolo terrorista, lasciò dietro di se una nube di gas di scarico non meno nociva dellantrace. Già, lantrace: un dubbio atroce mi assalì il mattino dopo <e se i fazzollettini fossero già stati impregnati di quella terribile polvere bianca?>. Essendo persuaso di essere una persona dal comportamento civile, mi ripromisi di buttarli non appena avessi trovato un cestino per i rifiuti. Era un mattino freddo , un freddo insolito mi raggelava anche il cuore, la pioggia battente poi non dava tregua. Mentre mi avvicinavo al solito semaforo vidi che cera ancora lui, colui che aveva commesso il più vile degli attentati, e se non era stato proprio lui, certamente era stato un suo simile, chissà, forse un suo lontano parente, ma che importa pensai: <chiunque sia stato, è lintero mondo islamico colpevole di tanta barbarie>. Come di consueto il semaforo diventò rosso, proprio come me, rosso dalla rabbia nel vedere con quanta impudenza quel ragazzo avesse addirittura portato con se un altro ragazzino, quasi a voler dimostrare la preponderanza del mondo islamico rispetto a noi occidentali infedeli. Nellattesa che il semaforo diventasse verde, proprio come me, verde di bile, tenevo premuto lacceleratore nel vano tentativo di asfissiarli, di vendicare anche le vittime dellantrace. Ero soddisfatto, ero riuscito nellintento, in fondo era colpa loro se avevo passato notti insonni a meditare su come, io, rappresentante di una civiltà superiore come qualcuno ha fieramente affermato , avrei dovuto punire i colpevoli. I due ragazzi infatti, e quello più piccolo in particolare, erano fradici di pioggia, intirizziti dal freddo, gli occhi bassi, quasi tremavano (forse a causa del mio sguardo che mi sforzavo di rendere cattivo). Come di consueto il semaforo tardava a diventare verde (più tardi mi resi conto che tale attesa non fu vana, grazie a Dio) e vidi che il ragazzo più grande si tolse il lacero cappotto donatogli forse da qualcuno che voleva sbarazzarsene fingendo di compiere unopera buona, e lo fece indossare al ragazzino che gli sorrise con gratiitudine. Il sorriso di sempre irradiava ora i loro volti e sentendosi osservati finalmente sollevarono lo sguardo, ebbero il coraggio di guardarmi negli occhi, di sorridermi, di augurarmi buon giorno e di offrirmi un pacchetto di fazzolettini di carta che rifiutai con una residua moderata fermezza ma ringraziandoli come avevo sempre fatto, interpretando il loro atavico bisogno di gratificazione. Nel frattempo aveva smesso di piovere, il sole illuminò i loro volti ancora rigati dalla pioggia, il semaforo diventò verde e la mia auto partì dolcemente senza emettere gas di scarico. Dallo specchietto retrovisore volli lanciare uno sguardo (già meno cattivo) verso quei ragazzi e mi resi conto che i loro volti, ora illuminati dal sole, erano ancora rigati, ma non dalla pioggia come credevo, ma da lacrime che continuavano a scendere copiose. Mentre mi recavo al lavoro, i miei occhi erano più umidi del solito, un ultimo pensiero cattivo mi balenò nella mente: < e se fosse lantrace, ho sentito che i primi sintomi sono simili a quelli del raffreddore>, poi mi accorsi invece che stavo piangendo, pentito per quanto avevo fatto il giorno precedente e commosso per quel gesto di amore di cui ero stato testimone. Meno male che non avevo buttato via quei fazzolettini acquistati in precedenza, ed ingiustamente accusati di essere anchessi colpevoli delle atrocità commesse invece da vere belve feroci. Mi resi conto di aver emulato la favola del lupo e dellagnello, di essermi comportato non da lupo, ma da agnello, come tutti noi nella vita inconsapevolmente siamo, vittime dei veri lupi, quelli mascherati da uomini. Con laugurio di un Buon Natale che rivolto anche a loro, prego Gesù di convincerli a togliersi la maschera, per far si che i nostri figli, impreparati per il loro candore e per la loro tenera ingenuità a confrontarsi con subdoli individui, sappiano almeno riconoscerli durante il difficile cammino della loro vita
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