Vendetta e Giustizia
Un gesto d'AMORE mancato
di Vincenzo VITALE
Troppo spesso ed in particolare in questi ultimi
tempi si confonde la vendetta con la giustizia. La differenza è però percettibile da
chiunque non sia ottenebrato, accecato da profondi rancori, dallodio.
La vendetta genera odio, è alimentata da crescenti rancori ed è facile attuarla,
basta disporre di armi e di uomini ben addestrati; può scatenare la guerra.
La giustizia induce alla riflessione, apre le porte al dialogo, è alimentata dalla
speranza, dallamore, ma è difficile attuarla, occorre infatti disporre di ben altre
armi, meno costose e che non producono profitti ai sostenitori delle industrie belliche,
occorre disporre di Uomini ben addestrati alluso del cuore, della generosità, del
perdono; può scatenare la pace.
Vi siete chiesti come
avrebbe reagito il mondo civile e democratico se Sharon avesse consentito ad Arafat di
recarsi a Betlemme la notte di Natale?
Certamente sarebbe rimasto meno indifferente!
Mettendo da parte le considerazioni su come Sharon si sia potuto arrogare
tale "diritto" che mi rifiuto di condividere, penso che sarebbe stata
loccasione per dimostrare la volontà di una pace che tutti attendiamo, una prova
concreta, una prova ben diversa da quella che Sharon pretende da Arafat.
Sharon avrebbe dato una dimostrazione di vera forza; è un uomo debole quello che
si nasconde invece dietro un carro armato a "presidiare" Arafat, costretto
praticamente agli arresti domiciliari, per umiliarlo, per impedirgli di esprimere la sua
volontà di pace, di dimostrare la vera forza.
Gli appelli del Santo Padre e dei Paesi civili sono caduti nel nulla; credendo di
dimostrare al mondo intero la fermezza, la determinazione e la potenza di Israele, Sharon
nel mentre fa appello alla solidarietà del mondo per i suoi morti, vittime degli
attentati terroristici, ignora però gli appelli di Pace, quasi compiacendosene, secondo
la logica folle e perversa di chi è stato "costretto" ad odiare, di chi non sa
distinguere fra vendetta e giustizia.
I media si sono
malvagiamente accaniti nellevidenziare il modo di parlare di Arafat, presentandolo
come un uomo indeciso, addirittura frastornato ed impaurito.
Non hanno però sottolineato quanto Sharon sia sembrato sempre più sprezzante,
pregno di rancori, di odio, per niente umano.
Arafat per i suoi manifesti sintomi di presunta "debolezza" e di
sofferenza che in vero trasparivano dal suo volto affranto dal dolore, mi è sembrato
molto più umano; ha dimostrato una grande forza, di essere un vero Capo di Stato, di
essere sinceramente preoccupato per il futuro del suo popolo che tanto ama.
Non credo che Sharon ami il suo popolo con la stessa intensità, dal momento che
sta facendo quanto gli è stato reso possibile, per trascinarlo in una guerra dove non ci
saranno nè vinti nè vincitori, ma solo altri morti.
Sharon credendo di umiliare Arafat ne ha rafforzato la sua figura di vero Capo di
Stato, un Capo di Stato che con grande coraggio ha riconosciuto lo Stato di Israele,
mentre Israele, caratterizzata da diffidenza, arroganza, desiderio di vendetta e quindi di
odio, non ha mai riconosciuto lo Stato della Palestina, cosa che invece gli altri Paesi
civili hanno già fatto, alcuni solo per inerzia o pura formalità; prova ne sia il fatto
che non hanno mai tentato nel concreto di indurre Israele a fare altrettanto.
Le intenzioni di Sharon
sono chiare: vuole alimentare simulando giustizia, sentimenti di odio scatenando una
guerra fratricida in Palestina per poi intervenire dichiarandosi ancor più minacciato e
saziare poi sciacalli e iene affamate, garantendo per esempio altri insediamenti ai
coloni, suoi accaniti fanatici sostenitori.
Per individuare e punire i
terroristi non bisogna essere animati dal desiderio di una cieca vendetta, ma da un
desiderio di serena giustizia, dalla volontà di ricercare le cause che hanno generato il
terrorismo e saperle rimuovere pacificamente.
Solo così si può scongiurare il pericolo di una guerra.
Occorre però avere il coraggio di saper distinguere fra terroristi e veri
partigiani e noi meglio di tutti possiamo farlo, la nostra Storia insegna, e ci ha
insegnato a vivere, non dimentichiamolo.
Non credo che il popolo di
Israele condivida la "politica" di Sharon; certo è un popolo che ha sofferto da
sempre, vive oggi nel terrore continuo di vili attentati, vittime innocenti si contano
ogni giorno, la disperazione induce ad immediate azioni di rappresaglia indiscriminate,
atti di terrorismo contro il terrorismo.
I morti di ogni giorno sono forse pochi per scuotere il mondo
dallindifferenza. Quanti morti sono necessari allo scopo? Esiste un quantità
definita, un termine di comparazione?
Certo, le vittime innocenti delle Twin Towers hanno scosso il mondo intero: tanti
morti in un solo attentato, in un solo giorno, in un Paese che è sempre sembrato estraneo
alle tragedie del terrorismo.
I media, sempre loro, quasi per solo dovere di cronaca riportano certo le notizie
delle tragedie che ogni giorno sconvolgono il Medio Oriente, ma senza apprezzabili note di
commento, limitandosi a fornire informazioni sul numero dei morti (esiguo per loro) ed
anticipando, quasi scommettendo, le possibili azioni di rappresaglia, chiedendosi
addirittura (ed è una vergogna) chi sostituirà Arafat, facendo previsioni e congetture
sulla sua sorte.
Tutto sembra ridursi al
resoconto di una partita di calcio di serie B; certo, il campionato di serie A che si sta
trasformando in una "caccia alla volpe" tanto cara agli inglesi, è molto più
importante: per i campioni in campo, il terreno di gioco, i milioni di spettatori,
lambito trofeo.
Il mondo che si è dimostrato arbitro inflessibile è troppo indulgente e distratto
per occuparsi delle partite del "campionato cadetto", non sembra accorgersi
dello sventolare delle bandierine agitate da noi guardalinee a bordo campo, spesso
bersaglio di giocatori scorretti.
Ho infatti appreso mentre trascorrevo in tutta tranquillità le mie vacanze
natalizie, che nei giorni scorsi i componenti della delegazione italiana "Action for
Peace" che partecipavano in Palestina alle manifestazioni di interposizione pacifica
e di controllo ai check-point di Ramallah e Nablus, sono stati proditoriamente aggrediti
dallesercito israeliano non solo con gas lacrimogeni ma con raffiche di
mitragliatrice dai carri armati.
Questa è una prova
evidente dellintolleranza di Israele a qualsiasi presenza internazionale, non solo
istituzionale ma persino di volontari della Società Civile; Israele, arrogante come
sempre, dimostra di non voler nessun controllo sul suo operato.
Mi sorprende che nessun
Governo abbia ancora chiesto in maniera incisiva, con la stessa fermezza e determinazione
di cui ha dato prova in altre circostanze, il rispetto delle risoluzioni dellONU per
lintervento di una forza di pace di interposizione.
Eppure il livello di esasperazione ha assunto proporzioni allarmanti, spaventose,
preoccupanti. Basta pensare alle manifestazioni di alcuni gruppi di Palestinesi scesi in
piazza, esultando alla notizia degli attentati alle Twin Towers.
Fortunatamente si trattava di una minoranza rispetto a quanti hanno sinceramente
espresso la loro solidarietà allAmerica ed alle vittime di un atto terroristico che
fermamente abbiamo condannato, con lucidità, senza cedere agli impulsivi istinti della
vendetta ad ogni costo.
I due Popoli che potrebbero
vivere pacificamente e dignitosamente nei loro rispettivi territori, dovrebbero riflettere
sulla differenza fra vendetta e giustizia, sulla differenza fra lodio e
lamore, fra la guerra e la pace incondizionata, sulla differenza fra lo strisciare e
il camminare eretti con fierezza e dignità.
Vincenzo VITALE
Redazione
di ALENAPOLI.Net
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