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GESTI d'Amore...          
  Home     Menù       Indietro   Prossimaavanti.gif (173 byte)     08.01.2002                   PALESTINA / ISRAELE


Vendetta e Giustizia
Un gesto d'AMORE mancato
di Vincenzo VITALE

       Troppo spesso ed in particolare in questi ultimi tempi si confonde la vendetta con la giustizia. La differenza è però percettibile da chiunque non sia ottenebrato, accecato da profondi rancori, dall’odio.
La vendetta genera odio, è alimentata da crescenti rancori ed è facile attuarla, basta disporre di armi e di uomini ben addestrati; può scatenare la guerra.
La giustizia induce alla riflessione, apre le porte al dialogo, è alimentata dalla speranza, dall’amore, ma è difficile attuarla, occorre infatti disporre di ben altre armi, meno costose e che non producono profitti ai sostenitori delle industrie belliche, occorre disporre di Uomini ben addestrati all’uso del cuore, della generosità, del perdono; può scatenare la pace.

Vi siete chiesti come avrebbe reagito il mondo civile e democratico se Sharon avesse consentito ad Arafat di recarsi a Betlemme la notte di Natale?
Certamente sarebbe rimasto meno indifferente!
Mettendo da parte le considerazioni su come Sharon si sia potuto arrogare tale "diritto" che mi rifiuto di condividere, penso che sarebbe stata l’occasione per dimostrare la volontà di una pace che tutti attendiamo, una prova concreta, una prova ben diversa da quella che Sharon pretende da Arafat.
Sharon avrebbe dato una dimostrazione di vera forza; è un uomo debole quello che si nasconde invece dietro un carro armato a "presidiare" Arafat, costretto praticamente agli arresti domiciliari, per umiliarlo, per impedirgli di esprimere la sua volontà di pace, di dimostrare la vera forza.
Gli appelli del Santo Padre e dei Paesi civili sono caduti nel nulla; credendo di dimostrare al mondo intero la fermezza, la determinazione e la potenza di Israele, Sharon nel mentre fa appello alla solidarietà del mondo per i suoi morti, vittime degli attentati terroristici, ignora però gli appelli di Pace, quasi compiacendosene, secondo la logica folle e perversa di chi è stato "costretto" ad odiare, di chi non sa distinguere fra vendetta e giustizia.

I media si sono malvagiamente accaniti nell’evidenziare il modo di parlare di Arafat, presentandolo come un uomo indeciso, addirittura frastornato ed impaurito.
Non hanno però sottolineato quanto Sharon sia sembrato sempre più sprezzante, pregno di rancori, di odio, per niente umano.
Arafat per i suoi manifesti sintomi di presunta "debolezza" e di sofferenza che in vero trasparivano dal suo volto affranto dal dolore, mi è sembrato molto più umano; ha dimostrato una grande forza, di essere un vero Capo di Stato, di essere sinceramente preoccupato per il futuro del suo popolo che tanto ama.
Non credo che Sharon ami il suo popolo con la stessa intensità, dal momento che sta facendo quanto gli è stato reso possibile, per trascinarlo in una guerra dove non ci saranno nè vinti nè vincitori, ma solo altri morti.
Sharon credendo di umiliare Arafat ne ha rafforzato la sua figura di vero Capo di Stato, un Capo di Stato che con grande coraggio ha riconosciuto lo Stato di Israele, mentre Israele, caratterizzata da diffidenza, arroganza, desiderio di vendetta e quindi di odio, non ha mai riconosciuto lo Stato della Palestina, cosa che invece gli altri Paesi civili hanno già fatto, alcuni solo per inerzia o pura formalità; prova ne sia il fatto che non hanno mai tentato nel concreto di indurre Israele a fare altrettanto.

Le intenzioni di Sharon sono chiare: vuole alimentare simulando giustizia, sentimenti di odio scatenando una guerra fratricida in Palestina per poi intervenire dichiarandosi ancor più minacciato e saziare poi sciacalli e iene affamate, garantendo per esempio altri insediamenti ai coloni, suoi accaniti fanatici sostenitori.

Per individuare e punire i terroristi non bisogna essere animati dal desiderio di una cieca vendetta, ma da un desiderio di serena giustizia, dalla volontà di ricercare le cause che hanno generato il terrorismo e saperle rimuovere pacificamente.
Solo così si può scongiurare il pericolo di una guerra.
Occorre però avere il coraggio di saper distinguere fra terroristi e veri partigiani e noi meglio di tutti possiamo farlo, la nostra Storia insegna, e ci ha insegnato a vivere, non dimentichiamolo.

Non credo che il popolo di Israele condivida la "politica" di Sharon; certo è un popolo che ha sofferto da sempre, vive oggi nel terrore continuo di vili attentati, vittime innocenti si contano ogni giorno, la disperazione induce ad immediate azioni di rappresaglia indiscriminate, atti di terrorismo contro il terrorismo.
I morti di ogni giorno sono forse pochi per scuotere il mondo dall’indifferenza. Quanti morti sono necessari allo scopo? Esiste un quantità definita, un termine di comparazione?
Certo, le vittime innocenti delle Twin Towers hanno scosso il mondo intero: tanti morti in un solo attentato, in un solo giorno, in un Paese che è sempre sembrato estraneo alle tragedie del terrorismo.
I media, sempre loro, quasi per solo dovere di cronaca riportano certo le notizie delle tragedie che ogni giorno sconvolgono il Medio Oriente, ma senza apprezzabili note di commento, limitandosi a fornire informazioni sul numero dei morti (esiguo per loro) ed anticipando, quasi scommettendo, le possibili azioni di rappresaglia, chiedendosi addirittura (ed è una vergogna) chi sostituirà Arafat, facendo previsioni e congetture sulla sua sorte.

Tutto sembra ridursi al resoconto di una partita di calcio di serie B; certo, il campionato di serie A che si sta trasformando in una "caccia alla volpe" tanto cara agli inglesi, è molto più importante: per i campioni in campo, il terreno di gioco, i milioni di spettatori, l’ambito trofeo.
Il mondo che si è dimostrato arbitro inflessibile è troppo indulgente e distratto per occuparsi delle partite del "campionato cadetto", non sembra accorgersi dello sventolare delle bandierine agitate da noi guardalinee a bordo campo, spesso bersaglio di giocatori scorretti.
Ho infatti appreso mentre trascorrevo in tutta tranquillità le mie vacanze natalizie, che nei giorni scorsi i componenti della delegazione italiana "Action for Peace" che partecipavano in Palestina alle manifestazioni di interposizione pacifica e di controllo ai check-point di Ramallah e Nablus, sono stati proditoriamente aggrediti dall’esercito israeliano non solo con gas lacrimogeni ma con raffiche di mitragliatrice dai carri armati.

Questa è una prova evidente dell’intolleranza di Israele a qualsiasi presenza internazionale, non solo istituzionale ma persino di volontari della Società Civile; Israele, arrogante come sempre, dimostra di non voler nessun controllo sul suo operato.

Mi sorprende che nessun Governo abbia ancora chiesto in maniera incisiva, con la stessa fermezza e determinazione di cui ha dato prova in altre circostanze, il rispetto delle risoluzioni dell’ONU per l’intervento di una forza di pace di interposizione.
Eppure il livello di esasperazione ha assunto proporzioni allarmanti, spaventose, preoccupanti. Basta pensare alle manifestazioni di alcuni gruppi di Palestinesi scesi in piazza, esultando alla notizia degli attentati alle Twin Towers.
Fortunatamente si trattava di una minoranza rispetto a quanti hanno sinceramente espresso la loro solidarietà all’America ed alle vittime di un atto terroristico che fermamente abbiamo condannato, con lucidità, senza cedere agli impulsivi istinti della vendetta ad ogni costo.

I due Popoli che potrebbero vivere pacificamente e dignitosamente nei loro rispettivi territori, dovrebbero riflettere sulla differenza fra vendetta e giustizia, sulla differenza fra l’odio e l’amore, fra la guerra e la pace incondizionata, sulla differenza fra lo strisciare e il camminare eretti con fierezza e dignità.

                          Vincenzo VITALE
                    Redazione di ALENAPOLI.Net

 

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