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LETTURE
& VISIONI

   

    Home      Menu         Indietro   Prossimaavanti.gif (173 byte)                                      15.12.2002          PARTE PRIMA

 

ALENAPOLI per NATALE vi invita a leggere ....
LIBRO PRIMO
di Gianluca BELLOTTI

  _____  

Prologo

Ma poi pensare a chi e preoccuparsi per cosa, a che cosa e perche’:
Tra l’ umore agitato delle onde del mare.
E` successo troppe volte che le stelle su nel cielo perdono significato.
Troppe volte come adesso.
Non so se ce la faro`.
Ho quell’ amara constatazione
Nella bocca dei pensieri che crolla.
Temendo che
Hanno ragione loro.
Ma un brivido impulsivo
Li trattiene nella bocca
Per non farli uscire.

- Convinciti che
Tutto cio che vedi
Esiste per te
Se tu sai di essere
Per un altro l’ uguale convinzione:
Che ci sei, ma
Non allo stesso modo.
Credi soltanto in te
E in chi la pensa alla stessa maniera.
Trova la tua tribu`
O costruiscitene una
Poi scappa e
Diventa un imperatore
Perche` se non lo fai
Proveranno ad ostacolarti
In tutti i modi.
Ti vorranno vedere
Affliggerti, compiangerti
Valorizzando se stessi,
Perche` tu sei
La trasparenza
Profonda
E ti fai capire.

E aspetti che
Che arrivi un giorno
Quel giorno
Aspettami
Non sogno piu`
Ora ho bisogno
Di quella euforica
Tranquillita"
E non pensare
Che viene e va,
Guarda le onde
Nel mare azzurro.
Io sono qui
Non puoi vedermi
La luce e` incerta
Sul volto infranto.
Forse non dovevi
Ma non lo sapevi
era meglio tacere continuando a vedere
E invece hai rischiato
Finalmente convinto
Che andasse via
Il piu lontano
A chi l’ hai detto:
Io faro’ presto
La vita e` una buona fortuna.

 

LIBRO PRIMO

     Capitolo I

Guardavo il porto la sera prima della mia partenza, sedendo sulla banchina di ferro di colore verde, tra una palma alla mia sinistra e una altra alla destra, vicino allo zampillo d’ acqua ripreso a sgorgare dalla fontanella, nuovamente con vigore, come succede sempre a partire dai primi giorni di settembre.

La maggioranza dei turisti, aveva lasciato il luogo di villeggiatura, dileguandosi di colpo come un’ ombra verso casa. Con una sigaretta accesa tra le dita osservavo ogni minimo particolare dandogli una segreta importanza, non sapevo dire quale fosse, ma era evidente. Allora e` questo che si prova, commentando tra me e me, in una sola parola: nostalgia, tanta nostalgia che invadera l’ anima per scoppiare in lacrime. Intanto riaffiorava il dolore penetrante, del dente spezzato. Appoggiando il palmo della mano destra sulla guancia sembrava che cio lo accudisse. Il referto dell’ esame radiologico era stato chiaro: formula dentaria incompleta/ frattura dell’ incisivo laterale superiore di destra a livello del colletto/ sospetta piccola carie interprossimale secondaria del VI e VII inferiori di destra/ modesta e diffusa paraodontopatia orizzontale, ma la cosa che destava preoccupazione era la frattura dell’ incisivo laterale superiore, unica principale causa del dolore. Quella mattina il dentista aveva spiegato il perche` non era possibile risolvere il problema in una sola seduta " se ti tolgo il nervo adesso- disse- rischi, anzi e` cosi che andra` a finire, in poco tempo ti cadra` il dente" e faresti meglio a non sorridere troppo vistosamente dopo, penso` di dirgli, ma invece " perche` dovro` bucarti qui dietro, vedi, ed e` qui l’unico posto dove il dente si appoggia ancora e se buco qui il dente cade, chiaro?" "chiarissimo" con quella rassegnante smorfia di chi sa di non potersi liberare facilmente. Nel caso mio mi rassegnavo a dover imparare quasi a convivere insieme al dolore, ma non sapevo per quanto tempo e quanto sarebbe stato forte.

Sapevo di guardare in quel modo trasparente il leggero dondolio delle barche, sembrava la scena di tanti film gia visti, schiacciando la sigaretta con il piede. La ‘luna nuova’ alle spalle era ancora affollata dai clienti di fine stagione e i proprietari per questo si rallegravano, ma non davono a vederlo. La marina spopolata cosi improvvisamente, dava quel senso di tristezza, e di abbandono, un primo quadro convincente di quanto sarebbe apparsa desololata e malinconica nella stagione invernale, soprattutto durante i giorni piovosi, non si sarebbe intravisto un cane per strada. Quando le mareggiate sarebbero state violente e al largo il mare agitato, qualche grande imbarcazione di passaggio avrebbe potuto ripararsi nel golfo, come accadeva di solito. Strofinando il dito pollice sul polpastrello dell’ indice della mano destra, rammentavo pure il triste episodio capitato, precisamente l‘ otto luglio, nel pomeriggio afoso, all’ ora la marina era popolata di vacanzieri che oziavano sui muretti del lungomare e sedevano ai tavolini da ‘Mose’. Tenevo il dito ben stretto in un grande asciugamani, il primo che avevo trovato in casa preso dal panico e l’avevo avvolto alla meglio attorno. In quei momenti non badavo alle sottigliezze. La vista del sangue che aveva inzuppato cosi in fretta l’ asciugamani, gocciolando ogni tanto, accresceva il senso di panico e la disperazione, ma non mi sentivo perso, ancora no. Scesi, saltellando due tre scalini alla volta, le gradinate che imbocavano all’ angolo del ristorante "u zifaro" e mi diressi presso la farmacia che si trovava a cingue sei metri da esso, senza dare importanza a nessun codice morale, era una situazione di emergenza e la si leggeva sul volto sbiancato e bisognoso di presto soccorso. Sicuro di questo, entrai dentro la piccola farmacia. Era affollata, ma ognuno si scosto` lasciandomi arrivare al bancone. Quando Dom, il farmaciasta mio amico, che si mostro` gia in altre occasioni passate di essergli simpatico, vide il taglio sul dito, mentre con prudenza lo liberavo dall’ asciugamani perche non volevo ci fosse nessun contatto con sangue, disse: " poteva andar peggio, una bella fasciatura in pochi giorni la ferita comincera` a rimarginare ma – puntualizzo’ con il solito ironico timbro e l’espressione poco seria da non incurre abbastanza timore- ma soltanto se non userai nessuna pressione su di esso". In quel momento, al suono di quelle parole, provai una sensazione d’ orgoglio e di sollievo, fiero in un certo modo, di averla scampata, per aver preso la situazione di petto e fare quello che andava fatto senza ripensamenti, con determinazione. Uscendo mi parve quasi di crollare, avevo messo a dura prova i nervi, ma non era finita. Mentre risalvio le gradinate le supponevo; e troppo facile, pensai. Infatti la visione ottimista di Don si rivelo’ presto un utopia, sicuramente, come al solito, grazie alla mia stupida fretta, maladetta fretta, pensavo adesso. Le cose difatti andarono diversamente. Quella stessa sera dovetti correre, nuovamente avvilito, a casa di Givan, cugino paterno,laureato in medicina col massimo dei voti, il quale desise di cucirmi sei punti a freddo; ma il dolore non era finito per me, compresi,era appena cominciato. Otto gioni dopo avrei dovuto presentarmi per converire gli esami di diploma e ci andai, si! Ci andai, sorretto da una testardagine sconosciuta, ma con l’ indice fasciato, purtroppo in evidenza. Anche quella volta dovetti ritornare a casa deluso, accettando impotente lo svolgersi degli eventi che mi parvero crollare addosso e logorarmi lentamente, come se fossi al centro di uno scenario che qualcuno o qualcosa non vuole si svolga. Un vanticello fresco ora brizzolava i capelli, la temperatura dopo il temporale passeggero nel tardo pomeriggio si era lievemente abbassata. Con stupore ammiravo, la costa illuminata, il cielo stellato, la mezza luna cullarsi sulla prima punta, la terra ferma sotto i piedi e ancora le barche sul mare, il campanile orgoglioso dietro alla mia sinistra e di nuovo la costa dalla parte opposta, come se fosse l’ immagine, che un pennello blocca per sempre, di un lago sul mare,un movimento unico; tutto con quell’ espressione importante’; affasinato dall’amore e dall’ odio compreso nell’ incanto. Vedevo davanti a me un mondo da scolpire, limare, somigliante a quell’ immagine che sarebbe diventata presto un relitto di tanti guai, abissata giu’ in fondo, nel porto del mio affetto e nel ricordo intatto e puro come la sera prima della mia partenza.

     Capitolo II

Era come l’ onda che sta per cadere, la luce si accendeva nel buio che la guardava. Pluff…! Svaniva come un pensiero che come d’incanto non esisteva piu’ e … Solo un profumo nostalgico restava … un mondo taceva, taceva e aspettava … qualcosa che nell’aria non c’era.
E tutti finirono, finirono per accettare restando a bocca aperta quando la videro cadere.
Nessuno ci credeva, qualcuno se ne fregava.
Ma l’ onda rincorreva al massimo che poteva.
C’e’ qualcosa piu’ avanti, pensava dopo la porta che superava e vedeva le porte che l’ immensita’ celava.
Muoviti … devi andare … devi … vedi.
Ci devi provare pensaci, ma non aspettare troppo. Fallo vacci…
Era come l’ onda che sta per cadere si, un improvviso bisogno di continuare, un sentirsi gelare, l’ anima si!
E tutto il corpo senza poter capire, ma andare dove se non si puo’ tornare … gridare … La luna si frantumava e uno specchio d’ acqua le sorrideva, veloce come il fischio per un treno che perdeva.
No! Non dubitava, alla fine lo sapeva che un sogno poi finiva quando si cominciava.
. . .
:- Era una storia che stava continuando, pensi?
Oh! Come se una voce mi dicesse … da dove non sapevo
Cosa hai fatto?
Di preciso non ne sono sicuro, le ho dato fuoco
Immagino che avra’ pensato, adesso mi rimorchia! Invece non avevo una particolare intenzione, volevo solo scoparmela
Bene ci sei riuscito?
No!
Ti dispiace ?
Mah …! un po.
Questa musica cos’e’? fa risalire brividi
Questo e’ il jazz, amico, non lo hai mai ascoltato? e’ un attimo di liberta’.
Guardando indietro per pensare che alla fine non avevo piu’ dubbi.
Mi fa ricordare una cosa
Si chiama ‘’Ella Fitzgerald’’, ‘’The man i love" e’ il pezzo che adoro di piu’ in questa raccolta.
Ricordare i miei guai
Cosa?
Il jazz!
Oh si! E’ forte.
Anch’io ho una band
che musica fate, la stessa?
no, suoniamo i canti della nostra terra d’origine qual’e’ io vengo dalle antille amico, sai dove si trovano?
si! Nell’ America latina 30 anni, ne avevo 18 30 anni fa? si! e’ un sacco di tempo.
Stai scrivendo qualcosa? Ho visto …
– e’ la sceneggiatura di un film che mi hanno prodotto quelli della televisione, ne ho scrtto altri, da romanzi a racconti per bambini:
Un amico mi regalo’ un gatto. I primi tempi mi dispiaceva vederlo chiuso in casa a guardare, dietro il vetro sulla strada, il mondo. Non sono stato abituato a sapere un gatto rinchiuso in casa, ma non volevo neppure che si perdesse e andasse incontro a chissa’ quale destino,perche’ lo vedevo a volte triste con gli occhi che ti guardano assenti. Ma era quello il suo mondo, quel piccolo spazio domestico che esplorava ogni giorno e lo ha capito col tempo, capisci cosa intendo? – be! … umh ! … si! Penso di si!. – Sono storie cosi e a volte capita che me li accettano.
Leggi un altro pezzo
: Ricordo una volta, decidemmo che non sarebbe stato male scriverci, come la chiamavamo … si corrispondenza poetica, per quale fine? Lo sapevamo noi, non lo dicevamo, lo sapevamo e basta … Sono vari spezzoni di vita, momenti che passano e te ne accorgi dopo pero’, sempre dopo ahime’!
non sempre
si lo so, ma raramente succede … a me e’ capitata una situazione anomala, ma te la raccontero’ un altra volta
come vuoi.
Andiamo a suonare ti va?
Dove?
mah! Al bar giu all’ angolo per esempio
no! Non mi va
ok!
Vedo che stai iniziando a scrivere un nuovo racconto. A terra a un lato della poltrona di pelle rossa. Di cosa parlerai?
non lo so ancora
ci vediamo Margarita
Ciao amico che il signore ti segua. Salutandosi a pugno chiuso con un lento movimento dell’ avambraccio destro.
. . .
Era fantastico guardare la strada a quell’ ora. Da bambino ogni volta che lo facevo mi sembrava un miracolo, tanti anni fa, quando ancora non lo sapevo che le cose cambiano e anche noi.
Era fantastico ammirare, in silenzio in quell’ infinito, il passaggio di un bianco airone attraversare il canale.
Pensavo che in quel locale ci sarei ritornato volentieri, bella musica c’e’ da imparare.
‘’ Armando Cairo’s quartet jazz". Quando soffiava, il suo viso nero si gonfiava, ma il suono che emetteva dal sax tenore era unico. Stava impiedi al centro del palco in fondo, nel lungo e stretto "Caffe" del centro. Il pubblico attento non si distraeva un attimo, eh! Si! era proprio assorto e la cameriera, portando vassoi di birra, passava a ritmo di musica tra i tavolini.
C’ e’ da imparare da un tipo cosi! Quando gli ho parlato prima che cominciassero, vedendolo su diverse copertine di cd disposte sul tavolino, gli ho detto: allora sei uno famoso! E lui ha gesticolato un sorriso come per dire: non sono cose che mi interessano … un tipo cosi.
. . .
:- Lei e’ un tipo che a volte puo’ farmi perdere la testa, tu sai! Lei e’ pazza, bellissima, guardala non la trovi splendida? – si … . Bibiana allora si volto’ verso di me lanciandomi uno sguardo di mistero celato in un’ apparenza affascinante, ma non disse nulla. Pensava, lei pensava e basta, lasciandomi sempre il dubbio. – Tra di noi non c’e’ alcuna relazione, non penserai mica … hei! Potrei esserle padre, i giorni sono sette non li puoi cambiare, ma molti giorni ci separano, tra me e lei.
Tre sgabelli piu’ in la’ da noi, due ragazze si accarezzavano scambiandosi baci. Il bancone era lucido e Ajdy versava un bicchiere per Runnj Margarita, quando dissi – dai canta qualcosa!. Loro due si scambiavano battute. Margarita, ripetendo, non pensi sia una buona idea. Bibiana, sempre con un sorriso luminoso, prima mi guardo’ curiosamente, poi disse:- perche’?! . All’ istante capivo di aver detto una cazzata colossale. Restai per un attimo sul sorriso intrigante di Bibiana. Perche’ vuoi che canto?. Runny Margherita faceva un po il distratto fissando con lo sguardo il pavimento. – No ok! Non farci caso, a volte sono un po troppo concentrato su un’idea. Bibiana non capiva e in realta’ neppure io ci capivo molto, e fini’ li.
Rimasi ancora un po, senza fare altre domande. Pagai il vino al bancone e salutai Aidi e Lucia, indaffarate a lavorare. Poi salutai Margarita con una streatta di mano questa volta e con gli occhi Bibiana. I suoi occhi neri come una notte Sudamericana mi seguirono fino all’ uscita, che donna ragazzi. Pensavo, quando una donna ti guarda cosi cerca qualcosa, ma non per forza qualcosa che ha da fare col sesso, non nel suo caso. Percorsi la lunga strada della desolazione pensando. : Questa per me e’ stata un ‘estate strana, voglio dire che se da una parte e’cominciata con i guai ed e’ finita peggio, dalll’altra e’ stata rivelatrice… Stavo per svoltare a sinistra, il Mac Donalds all’angolo era ancora aperto, eh si! E’ stata proprio una stagione di guai e di rivelazioni. Iniziata da uno stupido sbaglio, di aver preso il vaso che andavo a buttare, dalla parte sbagliata, causandomi un taglio profondo sull’ indice destro, finita a un dente spezzato per la stupida incoscienza. A cosa, quale stramaledetta cosa? Che finalmente la lampadina si accende e illuminava il vuoto che non hai riempito, ma che di colpo non ha piu importanza. E allora, all’ora significa che sei anche tu dentro, capisci sei una parte di tutto, ma ancora non vuoi accetare il fatto che ti sei lasciato alle spalle un passato a cui fai sempre riferimento, che diventa piu lento, come una fiamma quando la candela si spegne e una volta al buio, resta l’odore che ti infastidisce soltanto.
. . .
Avrei voluto dirle, stai facendo bene, continua cosi, insegui i tuoi sogni, ma non l’ho fatto e forse e’ stato meglio. Camminavo un giorno sulla strada nei pressi dell’appartanento in cui viveva Margarita. Arrivai fino in fondo alla lunga strada e poi decidetti di ritornare indietro. L’istinto mi porto con l’ occhio a fissare le finestre su in alto. Tra le tendine bianche sistemate intravidi la sagoma di Margharita parlare al telefono. Gli feci un gesto di saluto e lui mi indico’ di salire.
Indossava una tuta bianca che brillava in quel contesto di pelle scura. Il saluto fu il tradizionale, con i pugni chiusi. – Come va fratello – bene hei! Ti vedo in forma dissi – sto per agguantare un gran mucchio di soldi – si? E come? – Mi hanno promosso la sceneggiatura di uno spettacolo, sto aspettando che mi mandino l’assegno – sono contento per te, ma allora sei diventato uno famoso? – non ancora, il prossimo anno.
Lui si sedette come al solito sul divano rosso fiamma, io sulla sedia alle spalle delle tendine bianche delle finestre. – Trovo Bibiana una ragazza eccezionale, gli dissi. – Non parliamone non voglio piu’ vederla – perche’ che e’ successo? Ti piaceva cosi tanto – si! E’ una formidabile donna, ma ha un mucchio di problemi, capisci uomo, non mi occorre qualcuno che porta i problemi in casa, altrimenti non si lavora piu’ – che tipo di problemi? Ero spinto dalla curiosita’ di saperne di piu’. – Mah! Problemi famigliari, con la sua vita, che ne so io, sono i suoi problemi : tre settimane fa ha lasciato marito e bambina – cosi? perche’?, domandavo semisconvolto – non lo so, l’ha fatto. L’ho ospitata qui con me, per cinque sei giorni. Ieri sera poi e’ succeso che ero al bar con lei, quando e’ arrivato il suo uomo. Mi accusava di portarmela al letto per scoparmela. Si avvicinava sempre di piu’ a me capisci, sempre piu’vicino con quel tono - e tu che hai fatto? - Io gli dicevo, non e’succeso niente di quello che pensi, ma lui insisteva. Alla fine gli ho dato una raffica di pugni, giu’a terra, stecchito – sul serio? non te la sei scopata – hei! amico, abbiamo dormito nello stesso letto per diversi giorni, certo l’istinto c’era, che pensi, sono ancora un uomo, ma lei non voleva e io non l’ho forzata, non mi piace forzare. – Ma canta bene? gli chiesi - ha una voce che fa salire brividi dall’emozione. Continuamo a discorrere del piu’ e del meno. Dopo una lunga pausa, notai che Margarita doveva stare da solo in quel momento. Me ne accorsi dalla sua distrazione o forse dal fatto che la mia ultima domanda lo distraesse, non so il perche’. Dissi – bene Margarita io vado, alla prossima. Ci salutamo con il solito gesto che ormai era diventato per me quasi un bisogno con lui - sta bene amico il Signore ti segua sempre - e uscii. Fai viaggiare la mente a cento all’ ora e non finisci mai di trovarti, ripensando a una mossa cosi decisiva di Bibiana, di lasciare marito, bambina e di uscirne fuori. Scendevo le scale a passi piu’lenti del solito, riflettendo: Se qualcuno ha delle percezioni e vuole esprimerle in azione o espressione, ha tutto il diritto del mondo di farlo e … e quando poi lídea si trasforma in arte te ne accorgi e basta, ma se invece finisce per condizionarti troppo l’ esistenza, questa e’ una altra storia. Decidevo di non dare alcun giudizio a riguardo. Certe situazioni non le puoi capire se non ci sei dentro. Il cielo era diventato scuro e gli alberi spingendo tra di loro, annuciavano un temporale in arrivo. Quanti sensi di colpa mi attreversavano in un soffio gelido, ma essi sono affrontati da un logico ragionamento che li calma, pensavo, e l’ impulsiva conclusione era fortificata dalla, chiamiamola senzazione di uno sviluppo costante e coerente giorno dopo giorno.
. . .
:- Perche’ noi siamo rondini perse e vaghiamo senza un perche’ su una terra di demoni, ma abbiamo bisogno di vedere sempre una luce perche’illummini la coscenza a credere in qualcosa che abbia un valore piu’grande della propria illusione - Rondini perse? – Si! - illusione? Umh … ma di che parli Hose? - . Hose’ indosava abiti spiegati su un viso non raso da giorni. :- Sono quindici anni che faccio questo lavoro, conosco un sacco di gente, c’ é sempre qualcuno che mi chiama, si riesce a vivere, - pensavo che suonassi il piano nella band di Margarita – no! – a che ora iniziate? - fra un po, stiamo aspettando che arrivi il bassista, e il sabato sera e’difficile trovare posto per parcheggiare - bene io entro ci vediamo dopo. Salutavo con un gesto sorridente, Hose’ stava con Margarita, fuori dall’ingresso del ‘’the blues of Meloe’’. Margarita era abbastanza tranquillo come sempre del resto, con il suo giubotto rosso a doppie tasche, ma stava aspettando qualcuno o qualcuna in particolare, dal movimento degli occhi evidente. – Si aspetto amici rispose, sarano qui a minuti - anche Bibiana? Domandai - si verra’ anche lei piu’tardi. Ora capivo quel modo ansioso degli occhi, ma forse mi sbagliavo, poteva anche essere il suo modo per concentrarsi prima del concerto. Che chi dona amore e chi trova amore e chi lo sogna soltanto, o chi ci pensa tanto da cancellarne il senso.
Nella sala rettangolare le persone sedevano sulle panche disposte sui due lati, Hose’ fumava la sua sigaretta e affogava la testa sul bicchiere di whisky, rilassato al bancone, seduto su uno sgabello alto pensando a chissa’ che cosa. La porta si apri’. Entrava Margarita con gli altri, diritti verso il palcoscenico, lui al microfono invito’ Hose’ ad avvicinarsi e al pubblico di applaudire ai componenti del gruppo, a lenti passi di Hose’. Dopo di che Margarita prese il flauto e spinse fuori una raffica di suoni, prima da solo, poi seguito dal basso in compagnia dei bonghi e accenni del piano. Una musica strana di sua composizione trasmetteva una melodia intrecciata a un lungo suono comunicatore che continuava e cresceva di intensita’, lasciando sempre piu’ poche pause da un suono all’ altro. Un’ incredibile sensazione di flash-backs. Un vento maestoso che sfiorava appena gli animi del pubblico stupito, immobilizzato, soffocando dall’ammirazione. Poi la musica si blocco’ di colpo, fu un respiro sensa tempo, luci viola strisciando nello spazio musicale, l’ onda cavalcava nella mente. Hose’ accarezzo’ il piano dal suo volo di rondine e sembro’ volersi assentare, ma c’era, si ascoltava, intanto lui chissa’ cosa trovava ogni volta che intensificava i movimenti, lasciando piovere dalle dita veloci fraseggi intonati tra loro, colorati di whisky nel sangue del jazz. Il concerto ebbe inizio.

    Capitolo III

Ho giocato col fuoco.
Ecco cosa ho fatto in un freddo estivo dell’ anima:
L’ ultimo barcone delle 18 00 carico di bagnanti stava ritornando. I quali dopo lo sbarco si ritrovavano seduti ai tavolini da ‘’Mose’’, o per un aperitivo o un gelato oppure per intensificare una conoscenza fatta, chiacchiarando per ore. La sera stava per lasciare il porto ai gioelli della notte che entrava. L’ asta raccoglieva intorno un gran numero di curiosi e il mare era non lontano, in sottofondo. L’ odore dei profumi che si mischiavano lasciava un aroma intenso.
Scorrevo avanti e indietro la marina come se fossi stato trascinato sul sentiero pericoloso senza potermene accorgere o evitarlo, pur essendo stato avvertito gia in precedenza che il rischio che correvo era alto e avrei potuto scontrarmi prima o poi e finire di farmi male sul serio.
Il primo avviso mi era venuto chiaramente riferito a voce, mesi prima, e l’ ultimo poche ore prima di andare all’ Inferno. La musica dall’ "Angolo’’ pub, richiamava un flusso di giovani fino all’ arrivo della calda notte. Meta prescelta di visitatori venuti dal mare, il porto, stranamente in quel periodo conclusivo di una stagione piuottosto calda, era riempito, sebbene in minoranza, da lussuose imbarcazioni di villeggiatura, soffocando il candore nella trasparenza di un acqua pulita.
Dovunque ci si incontrava, passegiando, e ci si rincontrava e poi ancora ci si rincontrava, alla fine si scambiavano quattro chiacchiere, tutto li’, stava tutto li’ il trucco, ma passeggiare sul lungo mare di sera era diventata una routin scomoda, non lo so il perche’, ma neppure ci pensavo, non c’era niente su cui potessi aggrapparmi e dire soltanto una parola, solo una parola e spiegarmi, no! Era piu’ complicato di quanto supponessi. Cosi mi dirigevo all’auto dopo aver detto no! L’ invito a restare era sincero. Trascorsero le una del mattino di quella notte, ascoltavo Thomas buttatosi nell’ aqua nudo dire: - TROVIAMO LA POSA! … TROVIAMO LA POSA! …, Canticchiando, ghignazzando, angelo ferito, E’ QUI! E’ QUI!
Mi chiese di restare, di buttarmi in acqua: PERCHE’ C’E’ LA POSA! Disse. - No! Grazie risposi. – Daccordo, ma non sparire, a giorni si parte e vorremmo salutarti – ok! Mi faro’ vivo. Sulla spiaggia Emanuel e Telma avevano acceso un fuoco aspettando l’arrivo dell’alba, e appoggiato al muretto e poi sedutocisi, Gaetans suonava le sue canzoni in via di perfezionamento. - … PERCHE’ LA POSA E’ DI QUA! … TROVIamola insieme … Thomas ubriaco, non troppo pero’, dal mare vagheggiava.
Io lo ascoltavo dalla via ammirandolo nella sua forza di continuare sempre.
Aveva litigato da poco con Vera, ora provavano a guarire dalle ferite, ogniuno a modo suo, sicuri dell’affetto che li legava. Li legava, li legava … e per sempre a qualcosa … finche’ quella cosa sarebbe diventata cosi pesante da … allora significava il momento, di cambiare.
Qualcosa stava cambiando, qualcosa nell’ aria continuava, si evolveva, ma senza di me. Mi avviavo all’ auto parcheggiata nei pressi del faro, ricordandomi della serata conclusiva alle "Terrazze". Decisi di andarci. Se i buttafuori facessero storie anche questa volta, chiedendomi di pagare la consumazione obbligatoria, troverei sempre una scappatoia secondaria da qualche parte della spiaggia sicuramente, pensavo:
/ non mi posso fermare/. Correndo / non adesso. Sarei ancora in tempo per fermarmi, ma un istinto feroce mi dice di scappare / scappare. / In tempo per cosa … / scappa / scappa / fregatene, scappa e fregatene, trasgredisci e fottiti/
Ma avvertivo un silenzioso timore nell’ anima. La presenza di due ombre, scie scure alle mie calcagna … no! Erano tre, erano tre le ombre bastarde.
/ Non e’ un gioco / non stai sognando / possono essere gli ultimi momenti della tua vita, pensavo, quante vite.
Poi ho percepito che quel silenzioso timore aumentasse ogni secondo di piu’ e rallentasse la fuga … Stop./ Scappando da cosa, da una vita / terra / sento gli angeli dell’ inferno piu’ vicini. / terra / sempre piu’ vicini / quasi dentro
l’ anima … Stop!
Fu veloce distruggere l’ immensita’, ma l’ ondata navigava e nessuno la fermava, il bello e’ che non esisteva, per questo era perfetta … Finita per colpirmi … Non si esce dall’ Inferno se prima non l’ hai sentito avvisarti. Quell’ avviso era costato mezzo dente. Ma l’ onda rincorreva al massimo che poteva, e una porta dietro di se per sempre la chiudeva, nel buio, nel buio che la guardava, e tutti, si! Proprio tutti capirono cosa significava … ma nessuno trovo’ il coraggio a salire fino in alto. Per questo era perfetta.
. . .
: - Ti sei divertito allora! – Abbastanza, ma dimmi l’ hai rivista? – Sempre peggio, sempre peggio, ho saputo che passa le sere da un bar a un altro, mischiando vari superarcolici – si e’ data all’ alcol? – Si! E poi frequenta dei tipi strani – Non l’ hai piu’ rivista? – Bibiana e’ una ragazza adorabile, ma e’ un tipo fragile ed e’ bastato poco a spezzare quella fragilita’ in mille pezzi … no non l’ho piu’ incontrata pero’ l’ ho vista una sera. Stava Seduta da sola al bancone in un pub piu’ avanti, affogando la testa su un whisky, ma ho proseguito per la mia strada, dispiace, pero’ non so cosa le passa per la lesta e non posso aiutarla – beh … ma se dovessi rincontrarla digli che potremmo provare qualcosa insieme piano e voce – Certo … certo sicuro – dispiace – molto -.
La sera colorava la citta’ e spegneva l’ idea di restare – ciao Runnj. Guardai negli occhi, la sua anima galleggiava su un profondo mistero e sul viso rasato spuntava un sorriso – Che Dio ti benedica – mentre continuava per la sua strada e io per la mia.
: - Dicono che sia la citta’ dei fiori – Anche degli artisti – Si! – E dei froci e delle lesbiche – e delle puttane… Cose da ridere -. Lucia chiacchierava con la sua amica Rachelle e un’ altra ragazza di colore, probabilmente del Suriname, sedute sugli sgabelli alti. Dall’ entrata ho creduto che fosse Bibiana, stessa corporatura a prima vista. Avrei Desiderato saperne di piu’, ma non era lei. – no! E perche’ mai, rispose Rachelle, e’ solo piu’ aperta alle tentazioni. - La citta’ degli angeli, strillo’ dalla cucina la bionda Margharet. Rachelle stava in piedi e anche questa volta una luce di gioia le sprizzava dagli occhi, accarezzava su un fianco Lucia che si avvicino’ all’ orecchio sussurrandole parole silenziose. Dopo si guardarono intensamente trasmettendosi la propria voglia di vivere, di vivere cosi, sfiorandosi lentamente con le labbra.
:E la notte arrivo’, carezze ardenti di passioni con se porto’.
Stavo seduto su uno degli sgabelli del lungo bancone, ripensando a tante tante cose, a come le cose esplodono e quanto scoppiano si fa tutto chiaro … e pluff! … come un pensiero che non ha mai avuto il momento di esplodere fissando dallo specchio del bar la scena me ne accorsi. …
Rimasi li seduto senza avere una parte, ogni tanto sorridevo come un segno di fiducia a qualche loro battuta di spirito, ma me ne accorsi, e ritornavo a fissare il caffe’ che mi era stato offerto, in silenzio, come se il tempo si fosse fermato, ma nello stesso momento continuasse imperterrito, grande, senza finire di capire l’ onda che attraversa la mente.
Ringrazziai Lucia per il caffe’.
Uscendo, attraversavo la solita strada della desolazione. Il vento rotalava un barattolo da marciapiedi. Le vetrine sfoggiavano manichini vestiti con abiti lussuosi, vetrine illuminate e immensamente vuote, anche su questo angolo di terra. Arrivai alla fine della strada quando un’ ombra, era qualcuno, ma era come un’ombra nella notte, veloce passo’ vicino e disse - Vieni con me - Dove? risposi. – Ti mostro io dov’ e’ – ma di cosa parli? – si e’ messa nei guai e qualcuno deve aiutarla – chi? – Bibiana, come chi, non volevi saperne di piu’ – ma tu come fai a saperlo, domandai – io so sempre tutto di tutti, mi rispose, e ancora non riuscivo a ricordarmi quel viso nell’ oscurita’. Percorremmo abbastanza isolati a piedi, ma per me era come se girassimo sempre intorno allo stesso punto. Scendemmo le scale della metropolitana, le risalimmo, voltammo a destra, poi a sinistra, passammo un ponte, un altro e un altro ancora – spiegami quello che sta succedento – non qui vieni – mi fermai stanco e un po irritato – vieni -. Riprendemmo il cammino. – Lei ha bisogno di essere salvata – e perche’ io, camminando, e poi tu chi sei? – Mi chiamo Roy, fermatosi, ci siamo conosciuti a casa di Margharita, mi eri sembrato piuttosto ansioso nei suoi riguardi.
Si! mi ricordavo di Roj, un sacco di ideali per la testa, ma era una situazione comunque troppo ambigua per i miei gusti quella che si stava creando. E tu sei un estraneo per lei, uno che non conosce, per questo puoi darle ancora fiducia – fiducia? – si! FIDUCIA – e in che cosa.
Quando entrammo dentro il pub, Roy appese il giubotto e il buffo cappellino di lana e ci sedemmo sugli sgabelli al bancone. – Fifucia in se stessa. Ma ancora non e’ arrivata, aspetteremo, sara’ qui a minuti - Bibiana? – Si! – ma cosa ti fa credere che voglia aiutarla e poi non saprei come – io lo so … lo so … tu puoi.
. . .
Alle 6:00 del mattino raccoglievo i pezzi della mia dignita’ dallo specchietto retrovisore dell’ auto. Uno spicchio di luce solare saetto’ fuori dal crepuscolo. I lampioni si spensero di colpo, …………………………… ero sulla strada di casa.

 Capitolo IV

Ci sono giorni in cui si perde tutto.
Ma ci sono giorni che ti sembrano infiniti.
Ci sono dei giorni che non puoi svegliare e se lo fai … se rompessi l’ incantesimo che li ha fatti addormentare daresti solo … un’altra risposta.
Ma non te ne accorgi e lentamente viene la sera.
. . .
Roy discuteva a bassa voce con Jak.
: - Deve dei soldi a qualcuno, molti soldi a qualcuno e per trovarli si prostituisce – davvero? – si! Ma non batte mica sui marciapiedi – no? – NO! Viene qui a procurarsi i clienti – e come? … vedo solo coppie insieme – ehi! Ma dove vivi, questa e’ solo … apparenza, solo apparenza. Siamo nel 21esimo secolo! Io invece vedo solo persone infelici e con strane idee in testa – dici? – ma si! E’ cosi che ci vuoi fare, la testa va 100 all’ ora e non la puoi fermare, ma Bibiana deve capire che se va oltre si potra’ smarrire e poi ciao … un altro fantasma calpesta il suolo di questa citta’. – Tu la conosci bene? – e’ mia sorella – non ci avevo pensato – si ma abbiamo vissuto insieme pochi anni, poi il tribunale ha stabilito di affidarci a due diversi Istituti.
Nelle poche serate libere che ci venivano concesse, ci incontravamo sempre ed era sempre piu’ difficile salutarci, alla fine, con un espressione di gioia. Capisci quello che voglio dire Jak – ma certo, rispose Jak. – Voglio dire che mi sono accorto che dentro ognuno di noi c’e’ un’ anima sommersa da una voce e allo stesso momento una voce sommersa da un’ anima e lo sai cosa chiede? … - ….. - …. - …. - AIUTO!
Ecco quello che dice – ma a chi deve dei soldi e quanti? – sono tanti Jak, sono tanti.
E’ una lunga storia. Una volta, per una volta in vita sua diceva, voleva rischiare scommettendo su un cavallo che nessuno avrebbe dato vincente. Era il sogno della sua vita, ma non lo fece, non ce la fece, poi comincio’ a frequentare un circolo vizioso e a prenderne gusto, entrando in un meccanismo che la allontanava da quelle che erano le sue abitudini naturali, anche il nostro rapporto era cambiato, diventato piu’ freddo e i nostri incontri, una volta stabiliti a due famiglie, diverse si, ma fuori, erano sempre piu’ radi e .. e sebbene avessimo la liberta’ tra le mani … sai cosa intendo Jak? Lo sai? - ………………. – che proprio la liberta’ l’ ha fregata, o almeno il pensiero di una liberta’ che aveva.
Eh! no amico, credi che io mi senta libero piu’ di prima? Solo che io provo a restare in piedi, quello che non ha fatto lei.
I soldi li deve ad Aladino, un Eciziano che si fa chiamare Aldo, il quale e’ immischiato in una gang malavitosa della citta’ e quelli fanno sul serio – e questo Aldo dove abita? – non lo so, ma so dove lavora. Passai un giorno senza motivo per quella direzione e lo vidi fare il cameriere al ristorante Rimini. Il proprietario si chiama Sale, ma, il ristorante-pizzzeria e’ gestito da un turco di nome Jassar. Fa il cameriere pensa un po. Facile ! nasconde le apparenze dietro un volto sempre rasato, capelli cortissimi, camicia stirata. Ma se lo guardi in quegli occhi, occhi neri piu’ della notte, ci vedi un demone. – Potrei passare io da quelle parti e parlargli – no! Non ha senso oramai i soldi li deve dare, piuttosto devi parlarle Jak, falle capire che se ne deve uscire, che e’ ancora in tempo – daccordo, daccordo Roj, ma cosa ti fa credere che io possa farcela, non la conosco molto, ci siamo visti un paio di volte da Runnj, potrebbe anche non volere l‘aiuto da nessuno –.
Pensi che non conosca mia sorella Jak! Lo so com’e’ lei. E’ chiara come l’ambra e credo che tu possa riuscire a farla ragionare, perche’ lei mi ha parlato di te. – Allora l’ hai rivista di recente? – no! Mi ha telefonato una settimana fa. La prima volta dopo gli ultimti due anni. Mi e’ preso un colpo, quasi. Mi ti ha accennato brevemente, ma ho sentito in lei un lampo di gioia che mi ha perforato lo stomaco, e ho pensato che fossi tu il motivo che le ha suscitato l’ interesse di aprirsi con me … quasi un lampo di felicita’ durante la descrizione che ti faceva, e’ per questo che ti ho portato qui Jak! Capisci Jak!
Il mondo fa schifo, qualche volta pensi si sono perduti i valori esistenziali, no non ce ne sono, non piu’ in questa citta’, non piu’ dentro quest’ anima. Pero’ ci sono ancora angeli sparsi su questa terra …
Demonio di un vikingo, quello e’ Marlon – chi e’ chi ?
Quello che e’ appena entrato e’ Marlon detto il Vikingo
ah! si? –
Si! per via delle sue prestazioni, sessuali intendo, almeno questa e’ la voce della strada, bene! Sta cosi non muoverti, non voglio che mi veda.
Perche’ non vuoi che ti veda Roj?
Jak ascolta, tu stai qui e non muoverti, ritorno fra un po capito? … ok! Jak.
Jak allora si accese una sigaretta mezzo frastornato mentre lo vedeva dileguarsi dalla scala che conduceva alla toilette. Jak non ci capiva molto, ma si sentiva gia coinvolto dentro qualcosa che puzzava fin troppo, ma un po lo incuriosiva. Perche’ Jak era cosi, uno che ascoltava! E aspettava il momento di aver capito tutto per trovare una risposta costruttiva. ma evidentemente ancora non li aveva tra la lingua.
I minuti scorrevano e Jak non vedeva ritornare Roj. Marlon il Vikingo era uscito da oltre una buona quindicina di minuti. E Jak comincio’ ad osservarsi intorno.
Per un attimo venne invaso da un bagliore che lo acceco’. Da fuori gli abbaglianti di un auto puntarono dal vetro proprio su di lui. Ogni cosa ritorno’ ai colori normali l’attimo dopo, ma in quel frattempo, non se n’ era accorto, era entrata Bibiana e si era seduta al tavolino dietro di lui. La clientela era numerosa, ma quando tra i volti accaldati, dal vetro al bancone raggiunse il riflesso di Bibiana, si giro’ di scatto, si! era il suo. Un dolce sorriso venuto dal mare, intrecciato in un mistero sepolto sotto la sabbia di fumo, apparentemente facile da scostare con un soffio.
In quel momento Jak dimentico’ ogni parola detta dal presunto fratello Roj, gia’! perche’ aveva dubitato anche di quello dal primo istante, e vedeva davanti a se un sorriso che gli sorrideva come per un gioco innocente e tenero , un sorriso colmo di tenerezza che sbroccava da una profonda e ingenua tristezza.
Quei sorrisi che non lasciano il tempo di ragionare.
Lentamente il tempo scivolava.
La guardava muovendo dalle labbra un saluto silenzioso, poi si alzo’ per avvicinarsi a lei.
Le prese la mano e la tiro’ via con se.
E lei si lascio’ tirare, usirono, andarono fino al mare dove fecero l’ amore.
Per ore ed ore a guardarsi soltando, senza parlare.
Era strano, non parlare e capirsi, sentendosi l’ uno dentro l’ altra e baciarsi, tornare a guardarsi e ricominciare, ancora instancabilmente per tutta la notte.
Si dissero parole che … tante verita’ che … che forse non si sarebbero mantenute, ma esse cadevano sulla sabbia e scivolavano via, mischiandosi col mare, e si allontanavano per sempre alla deriva … sssss! Altri bisbigli rotolavano giu’, poi si fermarono, guardandosi negli occhi, cercando quella promessa assurda, lui negli occhi di lei, lei negli occhi di lui.
Si guardavano, continuavano, ma d’assurdo … l’onda rincorreva al massimo che poteva e la vita finalmente la vita le sorrideva.
Quando si volto’ e guardo’ l’anima che salutava e dove andava … nessuno lo sapeva perche’ non ci credeva, ma finiva lontano, all’orizzonte, lontano da tutti, su un’isola sperduta, in un punto nei mari.
Nessuno conosceva il nome di quel mare, ma doveva essere bello … trovare quel mare, trovare se stessi.
Bibiana aveva deciso e Jack se n’era accorto, non pote’ fermarla.
Come se non trovasse le parole che aveva oramai svuotato, per dirle: "Falla finita cerca di ragionare".
Come se non trovasse piu’ una spiegazione valida per dirle: "falla finita cerca di ragionare".
Come se volesse dirle: "ti amero’ per sempre cerca di ragionare".
- … Dimenticare … provero’ a dimenticare Tutto l’orrore … svuotando tutta me stessa. Sentirsi rispondere : " Si! Ho sbagliato" invece di " comincero’ a …" Ma, invece disto ricominciando a vivere e non per rimanere intrappolata dentro casa e a fare la brava moglie. Caos, ho bisogno di caos perche’ la mente vuole Caos … svegliare quell’angolo dimenticato dal Dio Caos, mettendosi in movimento.
Jack non disse una parola piu’.
Jak guardava il mare che lo salutava e via, andava via come se non fosse mai esistito altro.
Jak pensava alla fiducia che Roj aveva espresso nella speranza che lui, Jack, da solo potesse farcela, e si senti’ un vigliacco dopo, quando il nuovo giorno cavalcava le ore nella monotonia. Perche’ ahime! A volte va cosi e che ci vuoi fare … resti impaziente a guardare l’ Onda cadere, che ogni altra cosa perde importanza, ma poi dopo ne arriva un’ altra e se non sei in tempo non sai cosa ti perdi, perche’ se non hai gli occhi svegli potresti farti travolgere e cadendo impareresti a rialzarti e ad abituartici, a trovare un senso … benedetto senso, un senso dopo tutto.
L’amara constatazione si … be! Come la vuoi chiamare … conclusione.
Di non essere piu’ in tempo per … Di non saper gestire il tempo per … Di non esserlo, il tempo che hai sognato.

 Capitolo V

Era come una maledizione … si! Proprio una maledizione, come se da laggiu’ nessuno doveva risalire, questo voleva dire, non vi erano altre spiegazioni; si ce ne sono tante, ma mai nessuna era come quella pero’ quella che … svelava. Quella che … apriva le acque. Che … ti apre la strada e ti avverte : stai in guardia.
La mente e’ stanca, stanca di aspettare cosi un bel giorno disse:- Questo e’ un buon giorno per morire, ma quel morire s’ intende era un ricominciare a vivere di nuovo.
Per questo un bel giorno lo disse:- Ricomincero’ a vivere … senza infastidire piu’ qualcuno, senza turbare ogni minima volonta’ di essi, diro’ di no! Alle voci che sento, ma quante volte lo hai fatto! Non importa riprovaci! Riprovaci ancora, riprovaci sempre che prima o poi ti fermerai.
Il silenzio e’ un’ onda di velluto. Facci caso, come in silenzio non occorre, dire una parola che cerchi, o nessuna lampada da accendere. Che cosa vuoi accendere?, allunghi le mani, le tue speranze, ma non ci arrivi, ma non la vedi. E’ buio, e’ chiaro, fuori e’ ancora buio ma … - E dillo che sai dare solo amore, solo al buio - … qualcosa si sta muovendo.
E’ la vita che cambia.
E’ proprio il terrore di una vita da vivere che ti cambia e non puoi farci niente, ma puoi … trovare mille spiegazioni valide, ma a cosa servono, mille spiegazioni valide, quanto te ne basta una. Puoi fingere che vada tutto bene, ma che senso ha, andra’ come andra’.
Ghj aspettava ansioso al molo n. 12, pronto per salpare.
Il Vikingo era in ritardo, come sempre ad ogni nuova spedizione. Meditatamente, alzando la visiera del berretto, osservava il cielo nella possibilita’ che il crepuscolo potesse lasciare qualche ombra sospetta di loro. E questo non doveva accadere, non quel giorno, non proprio quel maledetto giorno che sarebbe stato l’ ultimo, prima di andarsene in pensione e godersela con tutti quei soldi.
Ghj ne aveva viste di cotte e di crude su quell’imbarcazione, spirito di un demonio, lui, tra le onde burrascose di un oceano, trasportando le sue anime appese ad un illusione che nessuno conosceva.
… di un oceano che non le riportava mai indietro quelle espressioni di speranza.
Una volta conobbe una donna, una giovane donna. Ghj ed Elisabbeth si catturarono al primo sguardo e per tutto il tragitto gli fece da compagnia nella cabina di comando. Di solito le altre persone su quella barca, affrontavano il viaggio con confidente riserbo, ma Elisabbeth fu l’ eccezione alle regole. E questo lo colpi’, percio’ non la dimentico’ mai.
ci vuole coraggio.
ma dove lo trova.
no lo capiro’ mai.
Un movimento di luci, in lontananza, si faceva sempre piu’ vicino. Era il Vikingo sul camioncino nero metallizzato. Aiuto’ a scendere e poi a salire a bordo dell’ "Eden" mrs Roxanna, Lady Seppa e Bibiana.
:– Dovevano essere quattro! Esclamo’ Ghj.
- E’ dovuto a questo il ritardo, rispose il Vikingo.
La madre della piccola Latifa ha rinunciato all’affare e s’e’ ripresa la figlia e i soldi.
Gli hai restituito i soldi ?
No! Di certo, di solito non giro con contanti di quel calibro dietro … crr … pero’ dice che lei e’ in buoni rapporti, intendo molto confidenziali con uno di quelli che stanno in alto, infatti mi ha mostrato una lettera sritta e firmata da Mr Lyon. A quel punto io ho fatto il mio dovere. Ho telefonato all’ impiegato di turno, il quale mi ha confermato quanto detto dalla signora Farah. E’ una responsabilita’! mi ha messo su’ una specie di tensione vedrai che ti passera’
dici?
Ma si, sciogliendo le cime e rientrando in cabina per salpare.
Ma non ti ha spiegato il perche’ della sua decisione?
E’ venuta a conoscenza della fine che ha fatto Babe.
Si lo saputo e questo l’ha turbata. Proprio cosi. Mi ha detto: Quella storia mi ha turbata profondamente
proprio cosi?
Si! … puttana.
Quando qualcosa va storto mi mette un insicurezza
Adesso calmati, va a sedere se vuoi, disse Ghj
Si certo,rispose il Vikingo.
La notte mostrava i suoi denti aguzzi tra le onde malvage del mare impervio.
Bibiana aveva accettato quel compromesso in cambio di non dover piu’ prostituirsi, osservando l’acqua che passava veloce sotto di lei.
Tutti sotto coperta, grido’ Ghj, si avvicina una tempesta,
Marlon aiutale, ho una vaga impressione.
Il Vikingo alloraagguanto’ l’ imprmeabile rosso.
Tolse il berretto sportivo blu’.
Riccioli biondi fluttuavano sul collo nordico mentre un’ onda gigantesca precipito’ impetuosa sulla fiancata dell’ "Eden" e cadde minacciosa.
Il Vikingo penzolava all’ esterno in difficolta’, cacciando dallo stomaco tutta la forza per riuscire a mantenersi con una mano soltando.
Mrs Roxanna svani’ trascinata via con violenza.
Lady Seppa e Bibiana guardavano l’una dentro l’altra, soffocando lacrime sotto la paura che quegli istanti fossero gli ultimi da vivere, tenendosi strette a poppa … di fare anch’essi quell’insensata fine.
Svanire cosi per nulla, per sempre e non sapere di essere mai state vive.
Il vecchio Ghj non poteva lasciare il timone, non in quel momento, avrebbe fatto tutto il possibile per salvare il Vikingo, ma il suo posto era quello e da li’ doveva salvarlo, se avesse potuto trovare un fottuto sistema per tirarlo su.
Ma non … ma non c’era, non in quel momento che stava combattendo anche lui la stessa battaglia sull’ "Eden", contro la tempesta.
Dune in movimento dentro un deserto di gelidi abissi.
Nessuno pote’ fare niente.
Andava come andava e la tempesta con le sue onde li portava.
Il Vikingo prima di lasciarsi andare, arrivando all’estremo delle sue forze ebbe quell’attimo di lucida coscenza.
Aprendo gli occhi, rendendosi conto di quello che stava succedendo, di quello che sarebbe successo, di quello che non avrebbe mai ricordato, di quello che non sarebbe mai esistito se … se … se non fosse mai nato.
Ma anche di quello che stava provando.
Paura.
Lui, per la prima volta nella sua vita, sentiva una veloce gelida sensazione di terrore addosso, dentro, nell’anima, che lo indeboliva e non gli faceva vedere, avanti, nient’altro che dolore.
Fu per questo motivo che ebbe quella decisione di lasciarsi andare, abbandonarsi al mare, a quell’insonne strepitio ondeggiante nel quale avrebbe continuato ad essere Grande.
La cabina comando dell’ "Eden" venne inghiottita e spazzata via da una raffica di vento e di acqua, ma Ghj rimase incollato al timone.
Lady Seppa venne sbattuta da una parte all’altra violentemente, ma non cadde subito dall’ "Eden".
Cadde dopo quando …
Ghj stava al comando come un vecchio generale al suo ultimo scontro.
Bibiana cerco’ uno slancio per infilarsi nella parte inferiore del battello riservata al deposito delle mercanzie.
Raggiunse la stiva e comincio’ a pregare e a pregare fino a quando …
Ghj urlava e bestemmiava come un pazzo, lui contro la tempesta, appiccicato al timone fino a quando …
Non tolse mai gli occhi dal mare fino a quando …
L’onda che rincorreva al massimo che poteva stava per cadere fino a quando … e poi … l’alba. Alla deriva. Terra … alla deriva … spiaggia di nessuno, ad eccezione di Ghj e del Vikingo.
Quando riprese conoscenza, Ghj sciolse la fune con la quale si era legato, affinche’ non svanisse nei vortici del mare. Raggiunse la stiva. Vi trovo’ il corpo senz’anima, no che non ce l’aveva un anima quel corpo dilaniato dalla tempesta, di Lady Seppa.
Bibiana inginocchiatale accanto la guardava, le chiuse dolcemente gli occhi.
– Respirava fino a un attimo fa, disse, appena dopo averti sentito gridare TERRA! a aperto bene gli occhi, ha buttato un sospiro di sollievo e se n’e’ andata.
Scesero sulla spiaggia e camminarono verso il bosco dove la seppellirono.
Era una spiaggia bellissima.
Il sonno di una principessa.
Un dolce ristagno dove le acque sospirano lievi, un pensiero felice dopo tutto … dopo tutto …
Un respiro di una vita che continua malgrado.
. . .
Scrivo dall’Inferno – qui e’ dura amico/

PRIMO GIORNO :
- La liberta’ mi e’ stata tolta, dico che prima ce l’ avevo amico.
Roy.

SECONDO GIORNO :
- Comincio a riconoscere la puzza di scarafaggi morti in questa cella. Lo hanno fatto apposta … quelli che sono usciti ieri, usciti verso la liberta’ una liberta’ che non hanno mai visto.
Roy.

TERZO GIORNO :
- Ho crampi e terribili crisi su ogni fottuto angolo del corpo. Capisci. Non so perche’ ti scrivo, ma ho bisogno di confidarmi con qualcuno
Roy.

QUARTO GIORNO :
- Mi trovavo li’, faccia a faccia con la vita e la morte eh! mi e’ andata bene. cinque volte, cinque volte ho visto la lama del coltello entrare e uscire dallo stomaco. Poi pensi, sto combattendo una guerra senza giustizia e che fai. Continui e colpisci, la seconda la terza la quarta, la quinta volta quando lui cade a terra inginocchiato ai tuoi piedi. No! non sei cosciente ancora, sei ancora dominato dalla rabbia.
Roy.

QUINTO GIORNO :
- nessuno mi rivolge la parola, subisco gli insulti che mi sono lanciati da sguardi, occhiate, sono tanti avvertimenti per capirsi, forse per conoscersi. Roy.

SESTO GIORNO :
- Qui e’ dura fratello, ho paura che qui dentro qualche amico di Aladino voglia vendicarlo, forse perche’ gli sara’ stato ordinato da fuori, forse ne sono sicuro e me la faccio addosso
Roy.

SETTIMO GIORNO:
- Non so piu’ perche’ ti scrivo, non so piu’ se usciro’ mai vivo
Roy.

OTTAVO GIORNO :
- Roy.

NONO GIORNO :
-Sembra andare meglio oggi che ieri. Pare che qui dentro abbiano tutti paura di qualcosa, non so che cosa, ma ce l’ho anchio ………dove cazzo sei finitoi Jack!, fammi sapere di mia sorella, che fine ha fatto.
Roy.

DECIMO GIORNO :
Qui le voci dicono di uno strano traffico notturno di persone.
ma nessuno sa di cosa si tratti. Dicono pure che la scorsa notte ci sia stato un nubifragio al largo e che l’imbarcazione di nome ‘’Eden’’, non sia mai rientrata in porto e che tra di loro ci fosse una ragazza di colore del Suriname. Sono voci di un rinchiuso a vita, il quale pare che abbia il dono di comunicare con gli angeli dell’Inferno che stanno fuori. Lui si chiama Kalima.
Roy.

VENDOTTESIMO GIORNO :
- Mi hanno pugnalato. E’ stato solo un avvertimento, mi ha detto Kalima … …. ….

 Capitolo VI

- Come il vento, incontrandosi fatidicamente, perche’ credi che correre sia senza darti mai tregua l’unica buona occasione da non perdere, ma che ne sai se poi perderti non sia stato quello che hai voluto, no! Non te la dai una risposta, non te la darai mai, non ha senso.
Qualcosa ha un senso? No! Non lo ha, perche’ ne ha mille. Mille sensazioni invece! un Movimento! fatto di tanti buoni respiri, un movimento di onde altissime – allora corri, trovi il tuo movimento tra mille imprevisti, ma sei sempre in dubbio, il dubbio di non essere in tempo, perche’, maledizione, ci deve essere pure un tempo in qualche modo pensi. O resti in dubbio che non sia proprio un sogno. Infatti non lo e’. E’ la realta’ che non ti da scelte, e ti guarda bene in faccia prima di schiaffeggiarti o di onorarti e ti paga quello che ti deve con un sorriso e un avvertimento: Stai in guardia.
Ora qui le cose stanno cosi:
O attacchi, o accetti, o subisci, poi se sei un uomo di buone speranze ricominci da capo – da capo? – ricominci da capo – sempre? – ricominci e basta senza dare importanza alle cazzate commesse. Riparti perche’ altrimenti saresti finito – finito? – si! intrappolato iin un cerchio mentale!!! – e se accettassi? – Allora devi fare quello che ti diranno e dovrai farlo bene. Sarete in cinque – si! mi sono trovato in mezzo senza neppure averlo progettato. – Sono due anni, due lunghi anni che ci lavorano su, hanno ideato un formidabile piano, complimenti. – Donovan , detto braccio di ferro, e’ stato lui a farmi la proposta. Mi ha detto: hai le misure giuste. Le stesse che aveva Melcan, il quale e’ stato fulminato dall’Aids in cella di isolamento, dove e’ stato sbattuto per quattro lunghi mesi.
: Ci mancano solo quelle per dare il via alle operazioni successive che sarebbero quelle di aspettare l’ultimo giorno di luna piena, dopo di che azionare il piano di fuga. Gli ho risposto: ci voglio pensare e da allora sono diventato il pupillo di tutti dentro questo penitenziario di stato, non lo so il perche’, ma mi piace.
Stai giocando un gioco appeso a un filo sottile, se aspetterai troppo a deciderti quelli ti ammazzeranno, anche per paura che tu possa diffonderti con chi non dovrebbe sapere certe cose. Sai di cosa parlo? – non lo so – Spie – spie? – sono tra di noi. Lo fanno o per soldi, o per qualche stecca di sigarette in cambio. Con chi altri hai parlato di questo progetto? – solo con te, a nessun altro – ti credo – pero’ hai fatto bene a dirmelo. Kalima, ma non vorresti scappare anche tu, riaquistare la tua liberta’?– e perche’ dovrei, non ho nessuno che mi aspetta fuori e poi la mia liberta’ io l’ho trovata da un pezzo.
L’altro giorno ho salvato il culo al zoppo – quello che dice di essere innocente? – si! gli volevano fare la pelle, loro erano in quattro – come hai fatto? – niente, mi trovavo nei pressi del recinto e – non questo, come hai fatto ad avere tanto rispetto da tutti che pare ti temano – non lo so, l’ ho sempre avuto e basta.
Il zoppo pare essere un tipo intelliggente, sa scrivere bene e mi puo’ essere sempre utile – Io accetto Kalima - ti conviene ragazzo – si! accetto anche se saro’ io il primo, il primo a morire, se qualcosa dovesse andare storto – Roy, buona fortuna ragazzo – grazie.
Ho sprecato il tempo migliore facendo cose di cui adesso mi pento – non dire fesserie Stuart, e’ quanto lo vuoi tu il tempo migliore – Jelte cosa farai quando sarai libero – mi trovero’ un lavoro, una brava donna e forse pensero’ pure a dei bambini. L’isolamento mi e’ servito, davvero Stuart, ma vedi: Mi hanno dato 25 anni, quando usciro’ ne avro’ 50 e ne sono trascorsi solo 3 – ricordo il giorno che sei arrivato – 3 anni penso che bastino ecco si, penso proprio cosi, da disciplinizzato – Donovan! – dove – e’ li, vedi – passami lo specchietto, si e’ lui, e’ il segnale.
- Braccio di ferro, avra’ capito il sengnale Jelte? – Si! tu comincia a segare piano l’ ultimo pezzo di sbarra - - Ehi! Donovan, spero di non rivederti piu’ in questa cella. – L’ho spero anchio Jeroen, adios amigo. Paul hai finito? – Ancora un po, ancora un po, tu controlla se vedi movimento giu’ al quarto settore. – Non si vede ancora nessuno, si! lo vedo e’ Roy – e Dennis? ?? Dov’e’ Dennis? – Lui dovra’ andare piu’ tardi - si e’ meglio che ne becchino uno se non dovesse funzionare - ma sta tranquillo, maledizione, abbiamo ripetuto migliaia di volte lo schema: Roy striscera’ piano eludendo ogni volta la sorvegianza, stacchera’ la gattaiola e passera’ nel lato "D" dove fara’ la stessa esattissima cosa fino a raggiungere nel lato "A", il condotto principale dell’aria condizionata.
Dennis avra’ tutto il tempo intanto, di sistemare l’esplosivo, di uscire e poi dopo lo scoppio fingersi morto, cospargendosi del sangue che ha conservato in questi due anni. Noi due da qui lanceremo dei petardi, la cui detonazione mettera’ scompiglio tra le guardie e Jelte in questo momento avra’ gia fatto e ci stara’ aspettando con tutto l’occorrente sulle spalle per varcare il recinto, poi una volta superata l’altra sponda del fiume, disperderci, ognuno per la sua strada e mai piu’ incontrarci, e’ il patto. Percio’ sta tranquillo che si vola ok?
Si ok! ok! Si vola, perche’ Donovan, caso mai dovessero scoprici, noi salteremo in aria lo stesso!
si Paul, il conto alla rovescia in questo momento sara’ gia stato azionato da quella iena di Jelte, voleremo lo stesso comunque.
Io preferirei nell’altra maniera anch’io credimi, anch’io. Ho qualcuno che mi aspetta la fuori da qualche parte, e’ per lui che sono finito qui.
Deve essere un grande amore allora.
Oh si! di sicuro e come si chiama? Posso saperlo?
- Vuoi sapere troppo, ma te lo dico, e non e’ quello che immagini, ha undici anni, si chiama Fred ed e’ mio figlio.
:- Be! Mister Donovan Mckeown dov’e’ la liberta’.
E’ questa la liberta’, piccolo Mckeown.
Questa?
Struttura dopo struttura, si!
Adoro questa liberta’.
Anch’io.
W 45st, George Abbott way
E’ qui che ci troviamo?
E’ il paradiso dei sogni.
Dimmi se e’ esatto, immagino che in cielo non ci sia una nuvola
Esatto, e’ limpido.
Ma dove sei stato in tutti questi anni pa’.
Mi dispiace non esserti stato vicino, ma adesso sono di nuovo qui.
C’era la liberta’?
No! Fred, ma qualcuno diceva di averla vista.
E com’era.
Era bella Fred, come il sole.
E com’e’ il sole pa’, peccato che non posso vederlo.
Un giorno lo vedrai anche tu vedrai.
Quando?
Non ancora, non ancora e poi sii ottimista Fred, l’operazione e’ andata a gonfie vele, i dottori hanno detto che recupererai la vista lentamente, lo vedrai questo cielo.
No! Non sara’ questo pa’, questo e’ il cielo di oggi, non di domani.
Ma come posso spiegarti Fred, il cielo … Fred il cielo e’ … come faccio a dirtelo … il, certo hai ragione, anche il cielo cambia lassu’, dai andiamo.
Allora me la racconti una storia pa’.
Silenzio.
Dai …
Silenzio.
Raccontami il cielo, com’e’ il cielo in Europa.
Ma sai, non sono mai stato bravo in storia.
Su! Raccontami una storia, com’era quella liberta’ che mi hai scritto.
Veramente non e’ che sia …
Un po.
E va bene.
Allora come era?
Era come l’onda, l’onda che sta per cadere si cosi. La luce si accendeva, nel buio che la guardava pluff! E’ caduta e’ caduta, grido’ allora chi l’aveva vista e ando’ dicendo strane cose in giro, strane cose che incuriosivano la gente, diceva. Diceva: Una volta ha bussato alla mia porta. Una notte una notte l’ho lasciata entrare. Mi sentivo in alto mare insieme al blu’. L’onda rincorreva al massimo che poteva e qualcosa di se mi lascio’, l’onda che non ritorno’, ma appena spari’, una scia luminosa scivolava e, e tutto il mare divideva. Tutte le guerre finirono, tutti gli inganni svanirono, tutte le galere scoppiarono, era l’onda che sussurrava piano piano. E nessuno ci credeva, veramente fino in fondo, ma sempre alla fine qualcuno se ne accorgeva, che tutta l’immensita’ d’improvviso se non esisteva, era stata l’onda che prima passava, poi dietro lasciava e tutte le porte chiudeva. Devi andare devi, vedi, diceva quell’uomo. Ci devi provare, pensaci, ma non aspettare troppo, fallo vacci, quell’uomo che non esisteva.
Ma l’onda cadeva e un’altra seguiva, e la vita fioriva, un’ altra primavera, si! quell’improvviso bisogno di continuare, di sentirti gelare l’anima, l’anima si! Senza dover parlare.
E’ la vita che continua, che non sara’ mai quella di prima, ma ogni volta comincia da capo, come una favola senza fine - E’ una storia bellissima pa’.

 Capitolo VII

– E’ SOLO UNA FANTASIA – una come tante, una che non e’ nessuno.
Non e’ musica –
Cosa –
perche’ se fosse musica sarebbe musicale –
Forse e’ solo un concetto, solo una idea espressa in suoni, scalpendole letteralmente le note, in una sequenza melodica che non puoi non dire - non ho capito –
finalmente ordinata e finalmente corretta, infatti alla fine non lo penseresti –
Sarebbe una bella composizione, questa.
Una straordinaria Opera.
Descriverla e’ praticamente impossibile.
C’e’ solo una maniera per farlo e non e’ pratica, ma e’ bellissima:
Se te ne accorgessi al mattino quando apre gli occhi, se ti chiamasse annodando ogni movimento in tempo, nell’ aria che scivola invisibilmente stanca e tu attento a provarci.
C’e’ solo un modo-aumentato per provarci ed e’ bellissimo.
NON E’ POESIA! –
se fosse una poesia sarebbe infinita, una storia infinita dentro un’altra legata come tanti pezzi di cristallo di una collana e lo penseresti, una collana bellissima, sarebbe cosi.
Se fosse una poesia sarebbe una collana bellissima intorno al collo, da mettere, un collo bianco, naturale, bellissimo lo stesso.
E sarebbe cosi che ti accorgeresti di un colore, di quel colore in particolare, in quelle svariatezze infinite e luccicanti, un colore in particolare e se non fosse per quello non riusciresti a trovare quella cosa che profuma una vita, non sarebbe vero, diresti non e’ vero, e’ un sogno e basta, pero’ un sogno bellissimo.
Invece quel colore c’e’, e’ la’ e ti sta’ aspettanto.
Non importa se aspettera’ per un minuto, un’ora, un anno, una vita, dieci vite, un secondo soltanto, un nubifragio, una posta nella busta delle poste che non arriva mai.
Puo’ essere controllata, allacciata a tanti altri colli, messa in vendita su una vetrina, la collana.
Ma non e’ una collana, se lo fosse sarebbe una poesia e non lo e’, perche’ il collo di lei non e’ infinito.
Se lo fosse non sarebbe reale e invece lei, proprio con questa storia dell’infinito non vuole saperne, ne e’ ossessionata e dice:
ho altre cose a cui pensare adesso.
Nel senso che e’ occupata a fare delle cose al momento che lo dice: ho altre cose a cui pensare adesso.
Per questo non puo’ pensarci, per il semplice motivo che quando pensa ci pensa veramente a quello che fa e quando non ha niente da fare canta.
Mrs. Ibadett ha acquistato una buonissima reputazione in tutto il condominio perche’ canta e quando canta non si fa a meno di ascoltarla.
Anche i bambini del piano di sopra che giocano tutto il giorno, smettono di saltellare quando sentono che comincia, si fermano e restano stupiti da quelle risonanze, chiedendosi come fa .
A dire il vero, tutto il vicinato si ferma per un momento che dura il tempo di pensare a qualcosa che non si capisce mai che cosa.
Se fosse una lacrima, farebbe pensare a un pianto, ma non triste, un bel pianto, di quelli belli, ma non e’ una lacrima percio’ non e’ un pianto.
Se fosse un pensiero di paese, farebbe pensare a un paese di confine e un titolo nobiliare ad un marchese.
Se fosse il pensiero di azione illecita, verrebbe da pensare a una marachella e se fosse un prodotto, la gente del vicinato penserebbe a un manufatto.
E se fosse il pensiero di una comunicazione, il solitario Kadinzon del pianterreno, penserebbe a un messaggio, per lui.
E se fosse il pensiero di un volto nascosto in un mantello sarebbe una maschera, non per intendere finzione pero’, ma l’evidenza dei fatti.
E se fosse la parte piu’ alta di una fortezza, sarebbe il Maschio Angioino e se un uccello un corvo, si! uno di quei tanti corvi appollaiati tutto il santo giorno sugli alberi del vicinato.
E se fosse un pensiero di donna, farebbe entrare in mente quell’ordine di una casa con le piantine bene sistemate mentre la lavatrice gira e rimbombano tutte le stanze del palazzo.
E se fosse un pensiero di uomini, la prima cosa sarebbe la figa della signorina Ibadet, poi tutto il resto e poi tutto il resto.
E se fosse un pensiero religioso farebbe pensare all’Ordine Universale.
Ma se invece fosse un pensiero e basta, un ponte d’arrivo, un ponte di un pensiero luminoso che ti tiene sospeso e ferma il tempo.
Non avresti che da ascoltare, perche’ quando la signorina del I piano, Mrs Ibadett per l’appunto, si concede a se stessa nei lunghi esercizi di respirazione vocale, e’ come se il tempo si fermasse per un istante.
Tutto il vicinato, tutti coloro che si mettono a sentire si fermano per un momento, rivivono durante i loro servizi e non ci pensano, si fermano e non ci pensano, cosi anche i bambini del piano di sopra, si fermano e loro ci credono .. si .. che la vita sia proprio la favola piu’ bella del mondo da vivere col fiato sospeso.
La vita.
I bambini che si fermano e
L’ascoltano.
La vita, l’immaginano cosi, i bambini.
Non lo sanno come, ma bella, per ore, per anni, gli anni che ci vogliono, dalle labbra di Ibadet, perfetta, e’ cosi che l’ hanno in mente, favolosa.
Loro tre Jenny, Daniel e Merlino se la vedono cosi davanti agli occhi bene aperti, a sentire il canto di Ibadet, la vita che arriva, bella, per ore per anni , un gioco dove se perdi non sei sconfitto no! Perche’ per loro e’ cosi semplice, e’ proprio una passeggiata a piedi nudi sotto il sole, sul prato di collina a guardare il mare giu’ dalla scarpata.
Dicono che da li si sia buttato un bimbo una volta.
600 metri d’altezza e poi il mare.
Un tuffo di 600 metri e poi il mare, senza toccare terra, fino a quando non tocchi il mare.
Dicono che sia una storia vera, dicono che qualcuno lo abbia fatto davvero quel tuffo, qualcuno che non aveva storia, qualcuno come loro che sognava di volare, ma volare per davvero.
Questo dicono Jimmy Daniel e Merlino, come dicono in giro, che sia stato un volo spettacolare, un’odissea di adrenalina impazzita che ha commosso pure Dio.
Dopo Dio ha pianto, dicono che abbia pianto grandine grande piu' di una noce per tre giorni di fila.
Una favola dicono Jimmy Daniel e Merlino, dicono quello che sentono in giro.
Si parlano sotto voce perche’ non vogliono disturbarla e pensano che quella musica li faccia pensare, dicono che faccia pensare troppo, dicono: non c’e’ soltando musica, c’e’ di piu’, un insieme di cose che messe insieme fanno pensare alla musica, ma non e’ soltanto musica, la musica e’ per i musicisti e lei, Ibadett non e’ nessuno.
Dicono pure questo in giro
chi lei ?
– no! Figuriamoci .
Ma quando canta pero’, quando canta ecco si … ferma ogni cosa, e scompaiono tutti i rumori
Ma dove sono andati a finire ci deve essere pure un posto dove i rumori si nascondono
E questo loro tre se lo domandano l’un l’altro ogni volta in un bicchier d’acqua .
Anche la lavatrice che fa rimbombare tutto il mondo del vicinato, si ferma quando Ibadet comincia.
A dirla tutta anche la altre lavatrici fanno cosi, comunque la Vecchia Marta la spegne appena Ibadet comincia.
I bambini smettono di saltellare nella piccola stanza al secondo piano e si fermano ogni volta e pensano sempre gli stessi pensieri e si domandano come sara’, loro tre, si fermano e pensano sempre a quella storia, forse una favola.
Pensano proprio che le favole piu’ belle del mondo siano quelle piu’ tristi. Non avevano mai ascoltato una favola triste e viverla col fiato sospeso: Il papa’ si era allontanato una attimino, ma cantava, era allegro e canticchiava vecchie canzoni.
E’ strana la vita pensano.
Torno subito, non scappare via, diceva il papa’ cantando, al suo bambino.
Ogni papa’ ama il proprio figlio, ma lui suo figlio lo amava piu’ di se stesso e dicono … Jimmi Daniel e Merlino, dicono quello che hanno sentito in giro, che una volta …
Un uomo pedino’ la moglie e il bambino, non un altro bambino , quel bambino. Era un ladro, doveva essere cosi che ando’, per denaro. Un uomo segui’ mamma e figlio fino a casa. Nell’ascensore trovarono il corpo senza vita della donna e il bambino, per lo shock forse, perse la vista. Ma fu cosi che ando’, che poi il marito, il quale amava la sua famiglia piu’ di quanto amava se stesso, fece da se le ricerche e scopri’ il giovane assassino della moglie.
Era il figlio di un illustre magistrato della citta’.
Cosi fu, che la sera del 31esimo giorno, lui, quell’uomo, si vendico’. Aquisto’ un’ascia, come quella dei film western e ando’ sulla Briston Avenue n.225, un appalto residenziale dei ricchi funzionari del governo.
Busso’ alla porta, quell’uomo distrutto.
Si precipito’ nella sala da pranzo.
Stavano tutti cenando.
C’era il buon brodo della vecchia governante.
Estrasse velocemente l’ascia dal sacco.
Quell’uomo senza piu’ niente da perdere.
E gli taglio’ la testa, la testa cadde sul piatto.
Quell’uomo amava suo figlio, ma quando lo vide volare nel vuoto di 600 metri, giu dalla scarpata, non ebbe il coraggio di saltare.
No! Perche’ lui le ali non le aveva, le ali – dicono loro tre –
Invece il bambino si! lui le aveva le ali.
Dicono questo a bassa voce, Jimmi Daniel e Merlino, ma questo non lo hanno sentito dire in giro, lo pensano loro :
/Che volare non sia per i grandi e che sia anche bellissimo, come mrs Ibadet del primo piano/
/Quel bambino con le ali/
/Come la voce di Ibadet sotto la doccia/
/Come quando la vita dura 600 metri/
/Come il silenzio quando la vecchia signora Marta spegne la lavatrice/
/Come ascoltare il canto di Ibadet/
/Come quel bambino che aveva un nome/
/Quel nome/ un silenzio/
/Come i capelli nel vento/
/Onde nel mare/ che aveva un nome/
/Quel silenzio/
/Quando tutto si ferma per magia/
Il solitario Kadinzon del pian terreno, assorto nella sua lettura
/ 600 metri forse di piu’?/
Kadinzon esausto da troppi messaggi che arrivano nella mente. Vorrebbe un po di pace.
Capire.
Quella voce.
Come fa a crederci ancora.
Capire quella vita bruciata alle sue spalle.
Kadinzon, ma qual’e’ il suo vero nome?
Di Kadinzon.
/ 600 metri di eternita’ e poi il niente/
/tutti lo sanno/
/il nome di quel bambino/
/le urla di dolore di quell’uomo/
/la clinica per disturbi psichici dove e’ stato rinternato dopo la sua vendetta/
/il parco dei folli che si incontrano ogni pomeriggio/
/la meraviglia in occhi infantili/
/il silenzio prima della pioggia/
/il nome di quella lavatrice/
/ il nome di quel bambino/
/il nome di quell’oltre, oltre quel mare, di quell’uomo a pezzi, quel mare, quella pace prima della pioggia/ finale/
Triste Ibadett
/ il nome di quel bambino/
Il silenzioso passato di Kadinzon.
/ il nome di quel mare/
/Fred/.
/Come solo Fred/.
Jimmi, Daniel e Merlino lo dicono ogni volta il nome di quel bimbo.
Poi Ibadet smette di cantare, ricomincia.
Ritorna a mettersi in movimento il carro che trascina il giorno, la lavatrice della vecchia Marta che dicono sia stata sposata dieci volte (Marta) e abbia bambini sparsi per tutto il continente.
Ritornano come per incantesimo, i rumori del vicinato e il tintinnare dei campanelli, nella stanza da letto, dei giovani amanti Boby e Miky, una coppia gay che vive al terzo piano dell’edificio accanto a quello dei bambini.
Ma i rumori, quelli finiscono al centro del giardino e anche a quelli non ci si fa caso, cioe’, ci sono e non si puo’ far niente per nasconderli, si prende l’abitudine a sopportarli, i rumori.
Ritorna.
Di nuovo il cammino senza senso, senza risposte, senza nessuna verita’ certa.
/ Ma era una favola vero’?/
Ritorna il tam tam quotidiano.
Si distendono alla fine i dubbi, riprendono le solite piccole angoscie.
Ibadet indossa un cappotto rosso, un cappello nero, un pantalone di pelle, nero, scarpe con mezzi tacchi ed esce.
Ancora un giro, forse l’ultimo del giorno.
Ritorna la disperazione di Kadinzon che vorrebbe capire come fa ancora a crederci e per questo vorrebbe capire il messaggio che gli e’ arrivato in mente.
Ancora uno, forse sara’ l’ultimo giro, poi anche la vecchia Marta fermera’ quella fottuta lavatrice.
I bambini ritornano a saltellare nella stanza e ritorna la frenetica routin, il disordine, il dubbio, il disagio.
/ Ma era una favola oppure no!?/
Capisce dottore?
L’ho visto volare dentro di me
Quanto e’ durato.
Che incubo, non so 600 metri forse piu’.
Ha detto che volava dentro di lei.
Si! e’ entrato sotto forma d’aria.
Uhm!
O forse e’ uscito.
Quando?
Stamatttina.
Cosa faceva stamattina.
Cantavo.
Ah! Brava, ha raccontato a qualcun altro questa storia?
Quale? Quella che cantavo?
No! L’altra.
A nessuno.
Strano!
Cosa?
Il suo cappotto rosso.
Che c’entra il cappotto?
Come ha detto che si chiamava il bimbo del sogno?
Perche’?
E’ una strana etichetta.
Quale?
Legga qui, sul colletto interno.
Cosa c’e’ scitto?
Fred. Fred Mk Own.

 

    continua...

 

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