La RECENSIONE di
ALENAPOLI per FEBBRAIO vi invita a leggere ....
Ecocidio
"Ascesa e caduta della cultura
della carne"... il vero prezzo della CARNE
di Jeremy RIFKIN
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a cura di Mandala
per gentile
autorizzazione degli Spazi Web in
Sintonia www.consapevolezza.it "
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| "Ecocidio" è uno di quei libri che molte persone, anche le più
attente ai problemi del mondo, non vorrebbero mai leggere, per non costringersi a prendere
coscienza del vero prezzo che si paga per un'abitudine alla quale è difficile rinunciare:
l'alimentazione carnivora. Come suggerisce il sottotitolo,"Ascesa e caduta della
cultura della carne", l'autore, presidente della Foundation on Economic Trands di
Washington, prende in esame le origini di questa malsana abitudine, il suo affermarsi
nella maggior parte delle popolazioni e la sua prossima, inevitabile caduta. Jeremy
Rifkin si sofferma in particolare su un aspetto inquietante della cultura della
carne: la cosidetta "scala artificiale delle proteine", quella convinzione,
indotta nella gente dai poteri economici interessati, per cui le proteine animali
sarebbero insostituibili, perché più complete per la salute umana, rispetto alle
proteine di origine vegetale. |
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Scienziati, governi e multinazionali,
sarebbero complici di questa pseudo-necessità indotta e, cosa assai grave, della
distruzione delle risorse ambientali e della povertà di milioni di abitanti del nostro
pianeta.L'alimentazione carnivora ha provocato ogni sorta di scempio. Danni irreparabili
all'ambiente, distruzione di ecosistemi millenari, estinzione di animali, sfruttamento dei
lavoratori, eccessi moralmente e socialmente scandalosi che significano privazione per
altri uomini ed altri esseri viventi. La storia della "civiltà umana" è
contraddistinta da una continua sequela di guerre, scatenate inizialmente dal più
elementare bisogno alimentare, per passare poi alla più abominevole sete di potere e alla
semplice e grossolana avidità. Se le popolazioni indoeuropee con le loro inarrestabili
migrazioni hanno invaso l'Europa e parte dell'Asia, diffondendo ovunque il consumo della
carne - inizialmente limitato al solo consumo rituale - e la considerazione
del bestiame come vero e proprio capitale, la diffusione della pratica carnivora ha
contribuito pesantemente a scatenare ogni sorta di conflitto, dalla piccola razzia di
animali tra tribù, alla guerra di espansione per procurarsi nuovi pascoli per il
bestiame.
Tra queste ultime rientrano la scoperta dell'America e l'abominevole genocidio degli
indiani autoctoni, condotto con la guerra e soprattutto con lo sterminio pianificato ed
efficientissimo del bufalo, principale fonte di sostentamento dei pellerossa. Qual è il
legame tra i due capitali fatti storici, che hanno mutato le sorti del mondo, e il consumo
di carne? Un'alimentazione fortemente carnivora tra le popolazioni europee, richiedeva
grandi quantità di spezie per conservare la carne macellata e per mascherare gli effetti
della putrefazione, per questo le vie orientali delle spezie erano tanto battute e per
questo nel corso del Quattrocento, a seguito dell'innalzamento dei prezzi delle spezie e
dei conflitti con i turchi, le monarchie occidentali sovvenzionarono i viaggi degli
avventurieri alla ricerca di nuove vie verso l'Oriente.
Tra questi, il viaggio più clamoroso e più ricco di conseguenze, è stato certamente la
traversata dell'Atlantico condotta da Cristoforo Colombo, sbarcato sulle coste del nuovo
continente convinto di aver raggiunto le mitiche indie. Qui, la presenza della corona
spagnola ha dato vita ad un nuovo eccidio vergognoso che dovrebbe pesare ancora sulla
coscienza di tutti noi e sulle istituzioni che rappresentano la continuità con gli stessi
poteri, ossia la corona spagnola e la Chiesa,intesa come istituzione umana, che per voce
del "pio" Alessandro VI permise un simile scempio con vari documenti ufficiali,
tra cui la bolla Inter Coetera , per la quale, secondo il diritto ecclesiastico allora
vigente, tutto il pianeta apparteneva al Cristo e conseguentemente al suo vicario, il
papa, il quale così poteva concederla in usufrutto ai sovrani di religione cattolica; una
terra non posseduta da un sovrano cattolico veniva considerata "senza
proprietario", anche se essa era rivendicata da un proprietario non-cattolico.
Oltre alla decimazione degli indigeni, all'importazione di malattie letali e
all'imposizione con la spada della cultura cristiana, i nuovi arrivati portarono con sé i
bovini spagnoli e impiantarono numerosi allevamenti, che proliferarono grazie alla
vegetazione lussureggiante e alle condizioni ambientali ideali.
Il secondo punto, collegato al primo, vede lo sterminio degli indiani d'America condotto
dagli eredi dei colonizzatori e dai nuovi arrivati europei, che si spostarono ad ovest
anche per trasformare quelle immense terre abitate solo da bufali e indiani, in una
sterminato pascolo per i loro bovini, da rivendere nel mercato statunitense e per
esportare in Europa sotto forma di carne secca, pellame o, con l'avvento delle prime navi
frigorifere, già attive dagli anni '60 dell'Ottocento, come carne per i consumatori
europei, specie inglesi, per i quali non bastavano più le vaste brughiere irlandesi. Ecco
quindi che il bufalo viene sterminato in una manciata d'anni e con lui la splendida
cultura e gente indiana.
Durante una seduta del parlamento texano, il generale Philips Sheridan affermò questa
frase sconvolgente: Questi uomini (i cacciatori di bisonti)...per risolvere la tormentata
questione degli indiani hanno fatto più di quanto sia riuscito a fare l'intero esercito
negli ultimi trent'anni. Stanno distruggendo i viveri degli indiani; ed è un fatto noto
che un esercito che perda la propria base di forniture è in condizioni di grave
svantaggio. Dunque, non riconoscete loro nulla, se lo desiderate; ma, se ambite a una pace
duratura, lasciate che uccidano, scuoino e vendano finché il bisonte sarà sterminato.
Solo allora le vostre praterie potranno essere popolate di vacche e di esultanti cowboy,
che seguiranno i cacciatori come seconda avanguardia di una civiltà più avanzata.
L'arroganza di questa dichiarazione rende bene l'idea di quale fosse il ruolo
dell'alimentazione carnivora degli europei e dei nuovi americani, nel genocidio degli
Indiani, nell'estinzione del bufalo e nell'"ecocidio" del nuovo continente.
L'ecocidio è stato completato dalla consuetudine, indotta dai gusti europei, di
ingrassare i bovini con i cereali, in modo che la carne fosse venata di grasso. Così
cominciò anche l'accaparramento delle terre per la produzione di cereali per
alimentazione bovina: gli stessi cereali che potrebbero sfamare miliardi di abitanti del
nostro pianeta. Jeremy Rifkin si concentra poi sulla nascita delle prime
fabbriche-mattatoi negli Stati Uniti, le prime catene di montaggio della storia, nelle
quali i lavoratori erano costretti a squartare le carcasse dei bovini a ritmi assurdi, tra
l'odore fetido della morte, il sangue e gli urli strazianti degli animali. I lavoratori
dei mattatoi erano costretti ad una vita alienante e moralmente avvilente, oltre che
fisicamente insostenibile. Turni di lavoro interminabili, in un ambiente infernale, privo
di luce e di aria, maneggiando coltellacci affilatissimi al ritmo inumano della catena
(Ford si ispirò alle catene di montaggio dei mattatoi per la sua industria
automobilistica), senza tutele sanitarie e con salari che permettevano a malapena la
sopravvivenza. I lavoratori si ferivano spesso con i coltelli utilizzati per tagliare la
carne e si infettavano delle malattie trasmesse dai bovini. La carne non era soggetta a
controlli sanitari soddisfacenti e spesso venivano mescolati e tritati, insieme alla carne
dei bovini, gli sputi dei lavoratori malati di tubercolosi e i topi che banchettavano
sulle carcasse, nonché pezzi di bovini malati. Stiamo parlando dei primi decenni del
'900.
I lavoratori dei mattatoi tentarono di associarsi in sindacati, ma questi venivano
ostacolati dagli allevatori e dalle aziende legate all'industria della carne, che intanto
costruivano imperi finanziari che sopravvivono e prosperano tuttora. Non solo: gli
scioperi erano assolutamente inefficaci, perché le aziende ricorrevano a
"crumiri" immigrati dell'America Latina e dell'Asia, disposti a tutto per un
tozzo di pane.
Tutto questo mentre si lanciavano delle efficacissime campagne pubblicitarie e
"informative", con la connivenza dei governi e delle istituzioni scientifiche e
di controllo, per convincere la gente a mangiare carne bovina ingrassata a cereali.
Da allora le condizioni igieniche della carne americana, non sono affatto migliorate. Gli
enti federali preposti ai controlli veterinari sulle condizioni delle carcasse animali,
sono stati ridotti ai minimi termini, grazie all'enorme potere del "cartello della
carne": nei mattatoi si continuano a impacchettare per l'alimentazione umana, animali
malati o giunti morti al mattatoio. La parola d'ordine nei mattatoi, infatti, è :
"non fermare la catena di montaggio", ossia non fermare i guadagni. Sulla pelle
della gente. E i lavoratori dei mattatoi, ancora in prevalenza immigrati, continuano ad
essere la categoria maggiormente soggetta a incidenti sul lavoro e a malattie
"professionali".
Passiamo infine ad uno degli aspetti più assurdi e inaccettabili connessi
all'alimentazione carnivora: l'impatto sull'ambiente e sulle popolazioni dei paesi in via
di sviluppo. Lasciamo la parola allo stesso Jeremy Rifkin:
"Dal 1960, più del 25% delle foreste dell'America centrale è stato abbattuto, per
fare posto a pascoli per mandrie di bovini[...] Mentre i consumatori americani
risparmiavano, in media, quasi un quarto di dollaro per ogni hamburger prodotto con carne
importata dal Centroamerica, in quella regione il costo per l'ambiente era elevatissimo e
il danno irreversibile[...]
" La creazione di un vasto complesso bovino centro-americano ha arricchito una
ristretta elite e impoverito la maggioranza dei piccoli agricoltori, diffondendo disagio
sociale e dissenso politico; più della metà delle famiglie rurali del Centroamerica - 35
milioni di persone - non possiede terra, o non ne possiede a sufficienza per il proprio
sostentamento, mentre l'aristocrazia terriera e le società multinazionali continuano ad
appropriarsi di ogni ettaro disponibile, trasformandolo in pascolo[...]
" Il processo di deforestazione, concentrazione della proprietà terriera e
dislocazione delle popolazioni rurali locali che ha interessato tutta l'America Latina,
aveva lo scopo di trasformare un intero continente in un pascolo al servizio della dieta
carnea dei ricchi latinoamericani, europei, americani e giapponesi[...]
" Fra il 1966 e il 1983, quasi 100.000 chilometri quadrati di foresta amazzonica sono
stati abbattuti in nome dello sviluppo economico. Il 38% della distruzione di foresta
pluviale in quel periodo è attribuibile alla creazione di allevamenti bovini su larga
scala. Oggi, nelle aree un tempo coperte dalla foresta amazzonica, pascolano milioni di
capi di bestiame. Ma quella terra non è affatto adatta al pascolo: nell'ecosistema
tropicale lo stato superficiale del suolo è estremamente sottile e fragile, e contiene
scarso nutrimento. Dopo solo pochi anni di pascolo - in genere da tre a cinque - il suolo
diventa sterile e gli allevatori devono abbattere un'altra sezione di foresta per
spostarvi le mandrie" (affinché torni di nuovo fertile possono passare dai 200 ai
1000 anni!).
Da notare che gran parte dei farmaci e dei medicamenti che utilizziamo tutti noi, vengono
prelevati dalle numerosissime e preziosissime piante della foresta amazzonica.
"Ciascuno di noi - afferma Rifkin - è in qualche misura, responsabile della perdita
della foresta pluviale primordiale. Per esempio si stima che ogni hamburger ricavato da
carni provenienti dal Centro e Sud America, comporti la distruzione di circa 75
chilogrammi di forme viventi".
Tutto ciò ha anche un'altra conseguenza: la desertificazione, uno dei più gravi problemi
attuali del nostro pianeta, che assume proporzioni enormi proprio in America e in Africa.
Oggi più del 50% della superficie dell'Africa orientale è riservata al pascolo, quando
l'uso dell'acqua e delle terre fertili per produrre cereali destinati agli uomini sarebbe
la cosa più intelligente da fare. Eppure gli organismi internazionali, compresa la FAO,
continuano a indirizzare l'Africa in questo senso e ad elargire fondi per incentivare
l'allevamento. In questo modo l'Africa diventa una terra sempre più arida.
"Ogni anno nel mondo fra 40 e 60 milioni di persone muoiono di fame o di patologie
legate alla malnutrizione. Il pedaggio più severo viene pagato dai bambini. La
malnutrizione affligge quasi il 40% dei bambini nati nei paesi in via di sviluppo[...]
" Mentre milioni di adolescenti americani combattono contro il peso in eccesso,
spendendo tempo, denaro ed energie emotive allo scopo di dimagrire, i bambini di altri
paesi non possono crescere, minati nel corpo da un lento deperimento e da malattie
parassitiche e opportunistiche, impediti nello sviluppo cerebrale dall'insufficienza di
nutrimento"[...]
"E' stata proprio la decisione di sfruttare la terra allo scopo di creare una catena
alimentare artificiale - la più iniqua della storia - a gettare nella più nera miseria
centinaia di milioni di persone sparse ai quattro angoli del globo"[...]
Oggi il 70% dei cereali prodotti negli USA viene utilizzato per l'alimentazione animale.
Sfortunatamente i bovini non sono "convertitori efficaci di energia": un bovino
produce meno di 50 kg di proteine consumando più di 790 kg di proteine vegetali. Se
questi fossero destinati direttamente all'alimentazione umana procurerebbero una ciotola
di cibo per ogni essere umano per un anno intero. Invece vengono usati per assicurare
carne ai più ricchi del pianeta che, come l'americano medio, consumano quotidianamente
"il doppio delle proteine raccomandate dalla FAO: molto più di quanto il corpo possa
assorbire" e per questo si ammalano. Chi muore di fame e chi muore per le patologie
del benessere.
Non solo: l'allevamento degli
animali e la loro macellazione provocano danni ambientali incalcolabili, a causa dell'uso
di pesticidi, concimi chimici e processo di lavorazione.
"Oggi milioni di americani, europei e giapponesi consumano hamburger, arrosti e
bistecche in quantità incalcolabili, ignari dell'effetto che le loro abitudini alimentari
hanno sulla biosfera e sulla sopravvivenza della vita nel pianeta. Ogni chilogrammo di
carne bovina è prodotto a spese di una foresta bruciata, di un territorio eroso, di una
campo isterilito, di un fiume disseccato, del rilascio nell'atmosfera di milioni di
tonnellate di anidride carbonica, monossido d'azoto e metano".
Chiunque mangi carne ha il suo ruolo in tutto questo. |
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Rifkin auspica, ed io con lui, che l'essere
umano prenda coscienza dell'effetto delle sue azioni sul pianeta, soprattutto che sviluppi
quella coscienza ecologica che è alla base di ogni comportamento sano ed equo. Un giorno
qualcuno parlerà di noi come dei pazzi sanguinari, dei barbari senza pietà.
Ricordiamoci che la vita sulla terra non si esaurisce con noi e che lo sviluppo
della cultura e della coscienza non si limita alle nostre acquisizioni e convinzioni.
Mandala

Sono due miliardi gli uomini che
soffrono la fame.
Il numero potrebbe decrescere ma, come al solito,
l'interesse dei pochi (potenti) prevale sul destino dei molti (fragili)
Il
racket dellHamburger
Il grano c'è. E potrebbe
bastare alle popolazioni denutrite.
Ma il 36 per cento della produzione mondiale serve solo all'allevamento del bestiame
di Jeremy Rifkin
traduzione a cura di Rosalba Fruscalzo
l'articolo è stato pubblicato da
L'ESPRESSO
I ministri dell'agricoltura di varie parti del
mondo si riuniranno a Roma in occasione del World Food Summit, il vertice mondiale
sull'alimentazione. Sponsorizzato dalla Fao (Food and Agricultural Organization), il
vertice affronterà una questione critica: sfamare la crescente popolazione mondiale nel
corso del ventunesimo secolo. [la riunione si è svolta a Roma tra il 10 e il 13 giugno
2002 ndr]
Si prevedono centinaia di discorsi, incontri e seminari su come creare un approccio di
sviluppo sostenibile e su come sfamare circa un miliardo di esseri umani che sono al
momento denutriti. Ma più interessante dell'ordine del giorno sarà certamente il menù.
Sia in occasione delle cene ufficiali che degli incontri delle Organizzazioni non
governative c'è infatti da aspettarsi un consumo di grandi quantità di carne bovina e
non. E qui resta la contraddizione e la sfida che i delegati - e tutti noi - ci troveremo
a dover fronteggiare quando si tratterà di affrontare la questione dell'alimentazione dei
nostri simili.
Il fatto è che centinaia di milioni di persone nel mondo lottano ogni giorno contro la
fame perché gran parte del terreno arabile viene oggi utilizzato per la coltivazione di
cereali ad uso zootecnico piuttosto che per cereali destinati all'alimentazione umana. I
ricchi del pianeta consumano carne bovina e suina, pollame e altri di tipi di bestiame,
tutti nutriti con foraggio, mentre i poveri muoiono di fame.Negli ultimi cinquant'anni la
nostra società globale ha costruito a livello mondiale una scala di proteine artificiali
sul cui gradino più alto ha collocato la carne bovina e quella di altri animali nutriti a
foraggio. Oggi i popoli ricchi, specie in Europa, Nord America e Giappone, se ne stanno
appollaiati in cima a questa catena alimentare divorando il patrimonio dell'intero
pianeta. Il passaggio avvenuto nel mondo agricolo dalla coltivazione di cereali per
l'alimentazione umana a quella di foraggio per l'allevamento degli animali rappresenta una
nuova forma di umana malvagità, le cui conseguenze potrebbero essere di gran lunga
maggiori e ben più durature di qualunque sbaglio commesso in passato dall'uomo contro i
suoi simili.
Oggi, oltre il 70 per cento del grano prodotto negli Stati Uniti è destinato
all'allevamento del bestiame, in gran parte bovino. Sfortunatamente, di tutti gli animali
domestici, i bovini sono fra i convertitori di alimenti meno efficienti. Sperperano
energia e sono da molti considerati le "Cadillac" delle fattorie animali. Per
far ingrassare di circa mezzo chilo un manzo da allevamento, occorrono oltre 4 chili di
foraggio, di cui oltre 2 chili e mezzo sono cereali e sottoprodotti di mangimi, e il
restante chilo e mezzo è paglia tritata. Questo significa che solo l'11 per cento di
foraggio assunto dal manzo diventa effettivamente parte del suo corpo; il resto viene
bruciato come energia nel processo di conversione, oppure assimilato per mantenere le
normali funzioni corporee, oppure assorbito da parti del corpo che non sono commestibili,
ad esempio la pelle o le ossa.Quando un manzo di allevamento sarà pronto per il macello,
avrà consumato 1.223 chili di grano e peserà approssimativamente 475 chilogrammi.
Attualmente, negli Stati Uniti, 157 milioni di tonnellate di cereali, legumi e proteine
vegetali, potenzialmente utilizzabili dall'uomo, sono destinate alla zootecnia: è una
produzione di 28 milioni di tonnellate di proteine animali che l'americano medio consuma
in un anno. I bovini e il resto del bestiame stanno divorando gran parte della produzione
di grano del pianeta. È necessario sottolineare che si tratta di un nuovo fenomeno
agricolo, del tutto diverso da quanto sperimentato prima d'ora. Ironicamente, la
transizione dal foraggio al mangime è avvenuta senza troppe polemiche, nonostante si
tratti di un fatto che ha avuto, nella politica di utilizzo del territorio e di
distribuzione alimentare, un impatto maggiore di qualunque altro singolo fattore In tutto
il mondo la domanda di cereali per la zootecnia continua a crescere perché le
multinazionali cercano di capitalizzare sulla richiesta di carne proveniente dai paesi
ricchi. Fra il 1950 e il 1985, gli anni boom dell'agricoltura, negli Stati Uniti e in
Europa, due terzi dell'aumento di produzione di grano sono stati destinati alla fornitura
di cereali d'allevamento per lo più bovino. Nei paesi in via di sviluppo, la questione
della riforma agricola ha periodicamente chiamato a raccolta intere popolazioni di
agricoltori, nonché generato sommosse politiche populiste. Tuttavia, mentre le questioni
della proprietà e del controllo della terra sono sempre state temi di grande rilevanza,
il problema di come la terra venisse utilizzata ha sempre suscitato meno interesse
nell'ambito del dialogo politico. Eppure, è stata la decisione più iniqua della storia
quella di usare la terra per creare una catena alimentare artificiale che ha portato alla
miseria centinaia di milioni di esseri umani nel mondo. È importante tenere a mente che
un acro di terra coltivato a cereali produce proteine in misura cinque volte maggiore
rispetto ad un acro di terra destinato all'allevamento di carni; i legumi e le verdure
possono produrne rispettivamente 10 e 15 volte tanto.
Le grandi multinazionali che producono semi e prodotti chimici per l'agricoltura, allevano
bestiame e controllano i mattatoi e i canali di marketing e distribuzione della carne,
hanno tutto l'interesse di pubblicizzare i vantaggi del bestiame allevato a cereali. La
pubblicità e le campagne di vendita destinate ai paesi in via di sviluppo equiparano ed
associano all'allevamento di bovini nutriti a foraggio il prestigio di quel dato paese.
Salire la scala delle proteine è diventato un simbolo di successo che assicura l'entrata
in un club elitario di produttori che sono in cima alla catena alimentare mondiale. Il
periodico americano "Farm Journal" riflette con queste parole i pregiudizi della
comunità agro-industriale: «Incrementare e diversificare le forniture di carne sembra
essere il primo passo di ogni paese in via di sviluppo. Iniziano tutti con l'allevamento
di polli e con l'installazione di attrezzature per la produzione delle uova: è il modo
più veloce ed economico che permette di produrre proteine non vegetali. Poi, quando le
loro economie lo permettono, salgono "la scala delle proteine" e spostano la
loro produzione verso carne suina, latte, latticini, manzo nutrito al pascolo. Per poi
arrivare, in alcuni casi, al manzo allevato con grano raffinato».
Incoraggiare altri paesi a salire la scala delle proteine promuove gli interessi degli
agricoltori americani e delle società agro-industriali. Molti americani saranno sorpresi
di sapere che due terzi di tutto il grano esportato dagli Stati Uniti verso altri paesi è
destinato all'allevamento del bestiame più che a soddisfare il fabbisogno di cibo dei
popoli.
Molti paesi in via di sviluppo hanno iniziato a salire la scala delle proteine all'apice
del boom agricolo, quando la tecnologia della "rivoluzione verde" produceva
grano in eccesso. Nel 1971 la Fao suggerì di passare al grano grezzo che poteva essere
consumato più facilmente dal bestiame. Il governo americano incoraggiò ulteriormente i
suoi programmi di aiuti all'estero, collegando gli aiuti alimentari allo sviluppo sul
mercato dei cereali foraggieri. Società come la Ralston Purina e la Cargill hanno
ricevuto finanziamenti governativi a basso tasso di interesse per la gestione di aziende
avicole e l'uso di cereali foraggeri nei paesi in via di sviluppo, iniziando queste
nazioni al viaggio che le avrebbe condotte verso la scala delle proteine. Molte nazioni
hanno seguito il consiglio della Fao e si sono sforzate di rimanere in cima a questa scala
anche dopo che gli eccessi della "rivoluzione verde" erano svaniti.
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Negli ultimi 50 anni la
produzione mondiale di carne si è quintuplicata.
Il passaggio dal cibo al mangime continua velocemente in molti paesi in modo
irreversibile, nonostante il crescente numero di persone che muoiono di fame. Le
conseguenze di queste trasformazioni - e il significato che hanno per l'uomo - sono state
drammaticamente dimostrate da quanto accaduto in Etiopia nel 1984, quando migliaia di
persone sono morte di fame. L'opinione pubblica non era al corrente del fatto che in quel
momento l'Etiopia stesse utilizzando parte dei suoi terreni agricoli per la produzione di
panelli di lino, di semi di cotone e semi di ravizzone da esportare nel Regno Unito e in
altri paesi europei come cereali foraggieri destinati alla zootecnia. Al momento sono
milioni gli acri di terra che nel Terzo mondo vengono utilizzati esclusivamente per la
produzione di mangime destinato all'allevamento del bestiame europeo. |
Purtroppo, l'80 per cento dei bambini che nel mondo
soffrono la fame vive in paesi che di fatto generano un surplus alimentare che viene però
per lo più prodotto sotto forma di mangime animale e che di conseguenza viene utilizzato
solo da consumatori benestanti. Al momento, uno sconcertante 36 per cento della produzione
mondiale di grano è consacrato all'allevamento del bestiame. Nelle aree in via di
sviluppo, dal 1950 ad oggi, la quota-parte di grano destinata alla zootecnia è triplicata
ed ora supera il 21 per cento del totale di grano prodotto. In Cina, dal 1960 ad oggi, la
percentuale di grano da allevamento è triplicata (dall'8 al 26 per cento). Nello stesso
periodo, in Messico, la percentuale è cresciuta dal 5 al 45 per cento, in Egitto dal 3 al
31, ed in Thailandia dall'uno al 30 per cento.
L'ironia dell'attuale sistema di produzione è che milioni di ricchi consumatori dei paesi
industrializzati muoiono a causa di malattie legate all'abbondanza di cibo - attacchi di
cuore, infarti, cancro, diabete - malattie provocate da un'eccessiva e sregolata
assunzione di grassi animali; mentre i poveri del Terzo mondo muoiono di malattie poiché
viene loro negato l'accesso alla terra per la coltivazione di grano e cereali destinati
all'uomo. Le statistiche parlano chiaro: sarebbero 300 mila gli americani che ogni anno
muoiono prematuramente a causa di problemi di sovrappeso. Un numero destinato ad
aumentare. Secondo gli esperti, nel giro di qualche anno, se continuano le attuali
tendenze, sempre più americani moriranno prematuramente più per cause di obesità che
per il fumo delle sigarette.
Attualmente il 61 per cento degli americani adulti è in sovrappeso. Ma contrariamente a
quanto si crede, gli americani non sono i soli ad essere grassi. In Europa, oltre la metà
della popolazione adulta fra i 35 e i 65 anni ha un peso superiore al normale. Nel Regno
Unito il 51 per cento della popolazione è in sovrappeso e in Germania si registra un
eccedenza di peso nel 50 per cento degli individui. Anche nei paesi in via di sviluppo,
fra le classi più abbienti della società, il numero degli obesi va velocemente
crescendo. Il Who (World Health Organization) sostiene che la ragione principale di tutto
ciò è "l'assunzione di cibi ad alto contenuto di grassi la predilezione dell'
"hamburger life style". Secondo il Who, il 18 per cento della popolazione
dell'intero globo è obesa, più o meno quante sono le persone denutrite. Mentre i
consumatori dei paesi ricchi letteralmente fagocitano se stessi fino alla morte, seguendo
regimi alimentari carichi di grassi animali, nel resto del mondo circa 20 milioni di
persone l'anno muoiono di fame e di malattie collegate.
Secondo le stime, la fame cronica contribuisce al 60 per cento delle morti infantili. Il
consumo di grandi quantità di carne, specie quella di bovini nutriti a foraggio, è visto
da molti come un diritto fondamentale e un modo di vita. La società dell'hamburger di cui
fanno parte anche persone alla disperata ricerca di un pasto al giorno non viene mai
sottoposta al giudizio della pubblica opinione. I consumatori di carne dei paesi più
ricchi sono così lontani dal lato oscuro del circuito grano-carne che non sanno, né gli
interessa sapere, in che modo le loro abitudini alimentari influiscano sulle vite di altri
esseri umani e sulle scelte politiche di intere nazioni.
Il punto è questo. Con molta probabilità al World Food Summit si parlerà molto di come
incrementare la produzione alimentare. E senza dubbio le società biotecnologiche saranno
lì a fare propaganda ai loro "super semi" geneticamente modificati. I paesi del
G-7 e le Organizzazioni non governative parleranno della necessità di estendere gli aiuti
alimentari. Gli stati del Sud del mondo parleranno di accordi più equi per il commercio
globale e di come assicurare prezzi più alti per le proprie merci e i propri prodotti.
Probabilmente si discuterà addirittura della necessità di una riforma agricola nei paesi
poveri.
Ma il tema assente dal panorama dei dibattiti sono le abitudini alimentari dei consumatori
dei paesi ricchi che preferiscono mangiare prodotti animali pieni di grassi e altri cibi
al top della catena alimentare globale, mentre i loro fratelli del Terzo mondo muoiono di
fame perché gran parte del terreno agricolo viene utilizzato per la coltivazione di
cereali destinati agli animali. Da troppo tempo ormai aspettiamo una discussione globale
su come meglio promuovere una dieta vegetariana diversificata, ad alto contenuto di
proteine e adatta all'intera umanità.
Così quando i delegati ufficiali e quelli delle organizzazioni non governative
termineranno gli incontri giornalieri previsti dal World Food Summit della Fao e si
siederanno a tavola, la vera politica dell'alimentazione sarà seduta lì e sarà proprio
di fronte ai loro occhi, nei loro piatti.
Jeremy
Rifkin
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