Massimo
NAVA, inviato del Corriere della Sera; Alberto NEGRI, giornalista de Il Sole 24 ore; John
PILGER, giornalista di The Guardian e BBC; Ennio REMONDINO, inviato Rai; Ornella
SANGIOVANNI, associazione "Un ponte per"; Antonio SCIORTINO, direttore di
Famiglia Cristiana; Marcello VENEZIANI, opinionista, filosofo; Gino STRADA, fondatore di
Emergency; Giovanni BOLLEA, psicologo.
Giulia Fossa', giornalista media-creative, autrice e conduttrice di programmi
televisivi, prosegue la sua esplorazione del mondo dopo l'11 settembre: dopo aver indagato
gli aspetti delle limitazioni dei diritti, affronta il campo dell'influenza delle
decisioni politico-militari-economiche sull'opinione pubblica. Che guerra sara'? Che cosa
se ne sapra'?
Introduzione di Giulia Fossa'
"Ma vinceremo, papa'? ".
"Certo, bambino, sara' tutto finito prima che tu ti svegli".
"Perche'?". "Perche' se no gli elettori del signor Bush perderanno la
pazienza e potrebbero decidere di non votare per lui". "Ma verranno uccise delle
persone, papa'?". "Nessuno che conosci, tesoro, solo stranieri".
"Posso guardarlo in tv?". "Solo se il sig. Bush ti da il permesso".
(John Le Carre')Anche noi,
come il bambino di Le Carre', facciamo parte del mondo che attende il permesso. Di Bush.
Un tempo, quando le possibilita' di sopravvivenza del pianeta erano affidate alla politica
di equilibrio del terrore, i nostri destini personali e nazionali erano regolati dalle
valigette nere degli inquilini molto speciali di due residenze, Casa Bianca e Cremlino,
luoghi simbolici e reali del potere. Oggi, dopo i grandi improvvisi mutamenti degli anni
novanta, c'e' un solo Dio della pace e della guerra: si chiama George W. Bush.
Giorgio il Minore, partorito dal potere, blasone di nobilta' petrolifera, presidente per
una manciata di voti, ancora oggi discussi, alle elezioni del 2000. La vera investitura
l'ha ricevuta diversi mesi dopo, l'undici settembre 2001, con l'attentato alle Torri
Gemelle, incoronato da Bin Laden fantasma maligno del terrorismo. Ottiene dalle Nazioni
Unite, sotto l'onda della rabbia e del lutto, la stella di sceriffo del pianeta, con il
diritto ad intervenire ovunque si manifestino pericoli per l'America. Antiche norme
statuali vengono ridefinite, ritoccati i principi costitutivi dell'America dei padri,
riscritte consolidate regole giuridiche internazionali.
George fonda la religione della sicurezza, di cui e' insieme custode e profeta.
La dottrina della guerra preventiva e' il suo vangelo: i popoli del mondo dovranno
scegliere tra il Bene e il Male, un messaggio chiaro, diretto, senza
possibilita' di equivoci.
Nel tempo delle comunicazioni di massa reale e virtuale si fondono: magistrale progetto
mai realizzato da alcun genio del cinema.
John Le Carre', in un bell'articolo segnato da una forte passione civile
pubblicato su Repubblica, denuncia (sono parole sue) "la combinazione fra media Usa
compiacenti e interessi delle grandi imprese per confinare un dibattito, che dovrebbe
risuonare in ogni piazza, in colonne che nessuno leggera' mai". E' una mia
impressione o sta accadendo anche qui?
Giorgio Bocca: Qui sta accadendo che la stampa, anche quella che si dice
la stampa indipendente, e' completamente legata al sistema economico. Il sistema economico
degli Stati Uniti, che e' il sistema economico prevalente nel mondo, sta inventando questa
guerra necessaria, sta inventando questo pericolo terribile dell'Iraq, che in realta' fa
ridere, non esiste. Quindi si e' riusciti - e credo che sia l'esempio massimo della
disinformazia - a dimostrare che un paese, che non ha la bomba atomica, fa paura a un
paese che ha mille bombe e missili atomici.
Gli ispettori Onu stanno verificando
l'armamento iracheno e presenteranno all'Onu il loro rapporto. Il suo giudizio su questa
iniziativa: servira' a scongiurare la guerra?
Padre Benjamin: No. Perche' la guerra l'hanno gia' decisa. A luglio
scorso, a due mesi dall'anniversario dell'11 settembre, da un giorno all'altro, in tutti i
media, nei discorsi ufficiali dell'Amministrazione americana e di Blair, non si parla piu'
di Bin Laden. Non si parla piu' di Al Qaeda: si parla di Saddam. "Saddam sta facendo
la bomba atomica". Cosi', da un giorno all'altro, perche' dovevano prendere un altro
obiettivo, no? Per nascondere il fiasco della lotta al terrorismo.
Dal momento che l'amministrazione americana cambia linea e parla di asse del male, i media
dovevano giustificare un intervento.
Un intervento che avrebbero gia' fatto unilateralmente se non ci fosse stata la comunita'
internazionale, in particolare la Francia e la Russia, che hanno imposto di passare
attraverso l'Onu. Pensavano, probabilmente, che l'Iraq non avrebbe mai accettato il
ritorno degli ispettori. Sorpresa: accettano senza condizioni. Effettivamente sono partiti
gli ispettori, con accesso a tutti i siti, anche a tutti i palazzi di Saddam. Vanno li'.
Chiedono un rapporto e gli viene consegnato: sono 12000 pagine. Ma, prima ancora che
avessero letto una sola pagina, la dichiarazione e' stata: "Ah, ma non e' affidabile,
mancano delle cose!".
Come vive l'opinione pubblica irachena
questo terribile momento di attesa?
Padre Benjamin: E' un popolo fantastico, ha una dignita' che gli permette
di sopravvivere a dodici anni di embargo. Possiamo immaginare l'Italia dopo l'ultima
guerra mondiale, distrutta, messa subito sotto embargo, impedendo la ricostruzione, con
tutti i soldi del ricavato del paese sul conto dell'Onu. Immaginiamola bombardata nel '98,
e che ci sia l'uranio impoverito e una devastante situazione nel sud del paese. Per gli
iracheni e' una triste realta', purtroppo. Come puo' vivere della gente quando gli stiamo
dicendo: "Beh adesso vi bombardiamo di nuovo".
Non e' l'Iraq che sta minacciando gli Stati Uniti, non ha fatto nessuna dichiarazione di
guerra; sono gli americani, l'amministrazione americana, che non passano tre giorni senza
che arrivino nuove minacce, un nuovo pacchetto di offese, di insulti, all'indirizzo
dell'asse del male. Allora e' evidente l'esasperazione di questi paesi arabi, gia' al
limite per la situazione dei palestinesi. Del resto e' lo stesso metodo che sta applicando
Sharon, quello di Washington. Se in Iraq c'e' un popolo disarmato all'agonia, una nazione
distrutta, sulla quale vai a buttare ancora un miliardo di bombe, dunque una popolazione
inerme, in Palestina ci sono dei ragazzini che tirano delle pietre e dei militari armati
fino ai denti che gli sparano e li ammazzano a centinaia. E' la stessa politica.
L'attentato dell'undici settembre e' stato compiuto - noi lo dobbiamo credere, anche se
non abbiamo avuto le prove - da un gruppo di estremisti islamici. Non e' uno Stato che ha
attaccato gli Stati Uniti. Dunque non e' una guerra tra stati. In risposta hanno
bombardato tutto un popolo con sei o settemila, non si sa ancora e non si sapra' mai,
vittime civili innocenti, gente che non c'entra niente, povera gente. E non hanno, lo
ripeto, nemmeno preso il primo accusato. E adesso vanno a colpire di nuovo un popolo
completamente annientato. La specialita' americana e' quella di buttare delle bombe sui
popoli piu' poveri, piu' diseredati.
Che pensa della guerra al terrorismo?
John Pilger: La guerra al terrore, come la chiama Bush, e' un inganno.
Si puo' dimostrare che si tratta di un inganno. Non esiste alcun collegamento tra Iraq e
Al Qaeda, e Bush e Blair pianificano il loro attacco all'Iraq nel nome della loro speciosa
guerra al terrore. Inoltre e' illogico. Come si puo' combattere una guerra quando si e' in
prima persona dei terroristi? Questa non e' retorica. La storia degli Stati Uniti parla
chiaro: sono la piu' grande fonte di terrorismo che io abbia visto in opera nell'arco
della mia vita. Da Hiroshima e Nagasaki fino ad oggi. La storia della Gran Bretagna e'
altrettanto macabra: dalla sua politica imperialista finalizzata ad affamare i popoli per
sottometterli fino all'uccisione di decine di migliaia di iracheni con l'embargo. E quali
sono, numericamente, le principali vittime del terrorismo di stato? I musulmani e gli
arabi. Queste sono le verita' orwelliane che dobbiamo conoscere per cercare di dare un
senso a questa epoca surreale.
L'Iraq e' sotto assedio da anni. Le no-fly
zone e l'embargo hanno messo in ginocchio un popolo. Perche' non se ne parla, o se ne
parla cosi' poco?
Riccardo Barenghi:
Ma perche' del sud del mondo non si parla per niente. Ha ragione Celentano. Tranne,
ovviamente qualche lodevole eccezione tra cui devo includere, mi scuso per
l'autocitazione, il Manifesto. Perche' non interessa, perche' sono cose noiose, tristi.
Perche' e' meglio parlare dell'ultima uscita di Fassino, o della conferenza stampa di fine
anno di Berlusconi. Ogni tanto c'e' l'afflato umanitario, per cui allora "Si',
dobbiamo fare..." e scoprire improvvisamente che forse Dio e' malato, strano mondo.
Veltroni va in Africa e scrive un libro in tre giorni scoprendo l'Africa, cosa che abbiamo
scoperto da molto tempo in molti di noi, oppure Berlusconi che parla del debito, e dice:
"Basta con questa storia", e poi non lo fanno, perche' altrimenti dal punto di
vista contabile gli si apre un ennesimo buco. Una cosa ridicola. Ecco che allora nei
giornali occidentali, in quasi tutti, si parla poco, o quasi per niente di questa storia
dell'Iraq, come dell'Africa, come di altri. Perche'? Perche' proprio non frega niente, non
e' un problema. Diventa un problema quando c'e' un dittatore sanguinario - che e' un
dittatore sanguinario- e che pero' improvvisamente bisogna abbattere, bisogna abbatterlo e
basta. Sta li' da venti anni, forse piu'. Nel '91 bisognava abbatterlo e non lo hanno
abbattuto, lo hanno lasciato altri dieci anni e adesso improvvisamente bisogna di nuovo
riabbatterlo. E allora si parla dell'Iraq. Noi al Manifesto sono dieci anni che battiamo
sull'embargo, sul milione di morti, dei bambini, agli altri non gliene frega niente di
questa storia, perche' un bambino iracheno che muore e' come il cane che morde l'uomo,
cioe' non fa notizia. Mentre invece, ovviamente, un bambino occidentale che muore e'
l'uomo che morde il cane, e quindi fa notizia.
Purtroppo sono le orrende regole di un'informazione alla quale siamo un po' assuefatti che
fa schifo, pero' ci stiamo dentro, quindi e' difficilissimo, anche per noi, rompere tutti
i giorni almeno un pezzettino di questa sfera di cristallo nella quale siamo, questa
specie di "Truman show" in cui viviamo. Ecco, un piccolo buchino ogni tanto
riusciamo a farlo, pero', certo, sei sempre dentro questa cosa, non e' facile.
Il libro si puo' acquistare direttamente
on-line su http://www.commercioetico.it/compraol/librivari.htm
Senza minimo d'ordine. Contributo spese di spedizione fisso.
Per chi acquista solo libri il contributo spese di spedizione č 2,70 euro. |