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La RECENSIONE di ALENAPOLI per APRILE vi invita a leggere ....
NAZIONE GUERRIERA
Il militarismo nella cultura degli Stati Uniti
di Gordon POOLE
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edito da Colonnese - €.10,00
Collana Civiltà (n.2), 2002, pp.174. ISBN 88-87501-48-3
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In ogni singola pagina il testo di Poole arriva dritto al bersaglio come un proiettile appena esploso. E ritorna dolorosamente d’attualità, ora che il termine di consegna degli ispettori ONU del loro rapporto sulla situazione in Iraq è fissato per il 4 marzo e Bush continua a intimare il completo disarmo a Hussein, pena l’inizio dell’offensiva. L’analisi lucida, puntuale e rigorosa dell’autore, ancor più efficace grazie a una lingua sorvegliata, nitida, immediata e sempre coerente, rintraccia le tappe fondamentali dell’iter da cui è sorto l’imperialismo militaristico statunitense. Lo strumento del saggio storico, che strizza l’occhio anche ad aspetti socio-politici, economici e antropologici, si presta perfettamente a individuare i passaggi cruciali di tale processo, cogliendo il momento preciso in cui la filosofia marziale americana subisce un cambiamento radicale. È con la Guerra Civile che gli USA, importando il modello bellico delle grandi potenze europee, passano da una prospettiva di guerra di posizione a una di annientamento. La Guerra Civile - primo conflitto totale e fotografato - segna per la storia del Paese, secondo Poole, il seme di un nuovo orientamento politico e militare, nonché il punto di cesura rispetto al passato, dando origine a un nazionalismo sempre più esasperato che nel lungo periodo sconfinerà in un odio verso lo straniero, sentito al pari di un nemico da distruggere. La copertina di NAZIONE GUERRIERA
Sulla scia di scrittori e studiosi quali Melville, Twain, Chomsky, Clark, l’autore sottolinea come da questo evento storico in poi l’ottica militaristica statunitense subisca un graduale “deterioramento ideologico” che la porta a non risparmiare nemmeno i civili, secondo una prassi che nel tempo è entrata a far parte della strategia militare. In una disamina agghiacciante, che fa luce tanto sulle stragi dei nativi americani, quanto sulle guerre in Vietnam, Corea, Golfo Persico, Jugoslavia, Afghanistan, Poole evidenzia, con impietosa obiettività, la convinzione statunitense di essere il popolo eletto, chiamato a compiere una missione divina e mondiale, in cui l’assolutismo imperialista, razziale e di certo fondamentalismo religioso è il fulcro su cui poggia la pretesa liceità della guerra stessa, nient’altro che “la continuazione della politica con altri mezzi”. Il quesito che Poole pone alla fine è se, anziché interrogarsi se la crudeltà sia nella natura umana o indotta culturalmente, non sia più giusto chiedersi quanto in tutto ciò c’entrino meri interessi economici e politici.

L’autore

GORDON POOLE è nato nel Massachussetts nel 1934. Docente di letteratura nord-americana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, vive in Italia dal 1957. Il suo impegno pacifista e anti-imperialista risale alla fine degli anni Sessanta. È membro attivo di organizzazioni politiche e pacifiste, nonché parte integrante del comitato scientifico del mensile “Guerra e pace”.

  REDAZIONE di ALENAPOLI.Net

 

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