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    Home       Menu        Indietro   Prossimaavanti.gif (173 byte)                    23.10.2003                LETTERATURA IRLANDESE

 

La RECENSIONE di ALENAPOLI per NOVEMBRE vi invita a leggere ....
CONFESSIONI DI UN RIBELLE IRLANDESE
traduzione del Prof. Enrico Terrinoni
di Brendan BEHAN
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edito da GIANO - €.16,00
Pagine 397 - anno 2003

Claudio Gorlier  * ha curato la  recensione su tuttolibri, l'inserto letterario de La Stampa.
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IKE Theatre, Dublino. Si sta rappresentando Aspettando Godot di Samuel Beckett. Quando uno dei due vagabondi dice: «Ma quando tu sarai morto, chi tirerà la mia corda?», dalla plateauno spettatore, chiaramente brillo, risponde: «Lo farò io!». E «nel bel mezzo di quel dramma tremendamente serio, ci fu una fragorosa risata». L’episodio lo racconta proprio lo spettatore irriverente, il quale aveva bevuto «un paio di bicchieri», e non è uno qualunque. Si tratta di Brendan Behan, nato nel 1923, morto nel 1964, egli stesso un autore teatrale picarescamente innovativo, a cui si devono, entrambi nel ’60, The Quare Fellow (L’impiccato di domani) e The Hostage (L’ostaggio). L’irriverente sortita a teatro, in apparenzacircostanziale, stabilisce un singolare corto circuito tra due irlandesi, uno famoso, l’altro provocatoriamente affermatosida poco, vera e propria meteora, ma destinato a lasciare ilsegno. Una vera e propria scena, dunque. La leggiamo in Confessioni di un ribelle irlandese, una lunga confessioneraccontata al magnetofono e raccolta da Rae Jeffs, chedescrive questo piccolo trionfo di oralità in prefazione.

Behan aveva pubblicato un romanzo autobiografico, Borstal Boy(Ragazzo di Borstal), ma qui, nonostante la mediazione dellaJeffs, ecco più di trecento pagine di torrentizia,lampeggiante storia di sé, efficacemente tradotta, in tutte lesue pieghe e le sue capriole linguistiche, da EnricoTerrinoni. «Ribelle» vale come parola chiave per il Behan uomoe per il Behan drammaturgo. Distrutto dall’alcool, seguendo un inclinazione purtroppo non rara in Irlanda, fin da ragazzoBehan fu militante dell’Ira, coinvolto in episodi talora violenti, e per questo scontò lunghi periodi di carcere e venne deportato dall’Inghilterra. Irregolare appassionatamentema genuinamente tale, il suo teatro riflette la sua rotturadei codici, su un piano sia duramente realistico siaimplicitamente simbolico.The Quare Fellow è ambientato in uncarcere dove un omicida sta per essere impiccato, ma non loconosceremo altro che dalle parole degli altri prigionieri, sesi vuole, beckettianamente. Il dramma, che nel titolooriginale contiene pure un’allusione omosessuale, è costruitosu un incontro di generi, dalla commedia persino triviale, cheriecheggia nelle canzoni e nelle battute il musical, alla cupatensione. L’esecuzione capitale, descritta come una corsa dicavalli, si conclude con una canzone di postribolo. Morte eviolenza, ancora una volta, introducono l’elemento politico in The Hostage. Confessoni di un ribelle irlandese rimanda alBehan drammaturgo: è un lungo monologo e trascende la pura esemplice storia di sé, anche se percorre un tracciatoesistenziale fatto di scelte intransigenti, di iniziativeaggressive, di deprimenti soggiorni carcerari, di illusioniperseguite e soffocate, ma nella prospettiva di Behan maidavvero sconfitte. Come nel suo teatro, Behan padroneggiatragico e comico, fattualità e commenti, avvalendosi di unalingua che trasferisce nell’inglese l’intensità del gaelico, in cui del resto Behan compose originariamente le sue opere.

La perenne e coerente sfida di Behan lo porta in Inghilterra,nell’Irlanda del Nord, nel cuore della sua Irlanda del Sud, aParigi per incontrare gli esistenzialisti. Behan,incorreggibile, non risparmia nessuno. W. B. Yeats, il poetairlandese ai vertici assoluti del Novecento, raggiunto dallanotizia di aver ricevuto il Nobel, lungi dall’emozionarsi,chiede: «Quanti soldi mi danno?». A un giovane che lo accusadi individualismo, replica: «Non lo era anche Cristo? Delresto, non me ne frega niente di Cristo... Sono un ateodiurno». La «canaglia dell’Ira», trattato in carcere ora senzaindulgenza, ora con ostile rispetto, lui che dall’Ira erastato espulso perché beveva troppo, incarna, pur parlandosempre in prima persona, un universo collettivo, un’anima popolare. Nove anni prima di morire, Behan si sposa, e con ilricordo delle nozze il libro si chiude. La battuta finale di questo ribelle, cattolico poco ortodosso, sanziona proprio lasua irriducibile, coerente irregolarità. È rivolta allamoglie: «Ti sono stato fedele, a modo mio».

 

Il recensore

* Claudio Gorlier, professore di Letteratura dei paesi di lingua inglese nell’Università di Torino.Precedentemente ha insegnato Letteratura anglosassone e Letteratura inglese nelle Università Ca’ Foscari di Venezia e Bocconi di Milano e in diversi atenei dei paesi anglosassoni. Tra le sue opere: L’Universo domestico e Umoristi della frontiera. Collabora alla “Stampa”, “Panorama” e ai programmi culturali della RAI.

 

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  REDAZIONE di ALENAPOLI.Net

 

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