Centinaia
di guerre sono state combattute durante il Ventesimo secolo, e molte sono tuttora in
corso. Durante il conflitto nessuno si preoccupa delle conseguenze ambientali, ci sono
priorità ben più urgenti. Ciò non toglie che l'impatto della guerra sull'ambiente sia
disastroso e pregiudichi la salute e la qualità della vita dei sopravvissuti.
Le fonti di inquinamento
sono di varia natura, prima fra tutti la presenza sul territorio di munizioni, bombe e
mine inesplose.
Arthur Westing dello
Stockholm International Peace Research Institute ha calcolato che durante la Guerra di
Indocina tra il 1961 e il 1975 gli Stati Uniti abbiano sganciato 1 milione e mezzo di
cluster bomb, ordigni che al loro interno contengono centinaia di piccole bombe, per un
totale di 750 milioni. Queste bombe a grappolo tengono ancora in ostaggio dopo 30 anni
Laos, Vietnam e Cambogia.
In un'economia
rigorosamente agraria, l'80 per cento dei coltivatori di sussistenza sono minacciati ogni
giorno. Molte scuole, ospedali e poderi sono contaminati da bombe inesplose. Secondo un
rapporto interno del Ministero della Difesa, fino al 60 per cento delle 531 bombe a
grappolo fatte cadere dalla RAF su Kosovo hanno mancato il loro obiettivo.
Sessantamila gli ordigni di
questo tipo lanciati nel 1991 dagli Stati Uniti durante la Guerra del Golfo. Quelli
inesplosi hanno ucciso 1600 civili e feriti altri 2500.
Un bilancio che si somma a
quello delle vittime da mine antiuomo. Le Nazioni Unite stimano in circa 100 milioni il
numero delle mine antiuomo disseminate in 62 paesi, fra cui Angola, Cambogia, Afghanistan,
ed ex Jugoslavia. In Mozambico, secondo l'organizzazione Halo Trust le mine antiuomo hanno
ferito o ucciso tra il 1980 e il 1993 circa 7000 persone. In Cambogia un cittadino ogni
236 abitanti ha gli arti amputati. La distruzione sistematica delle risorse naturali è
un'altra delle cause di inquinamento legate alla guerra.
La deforestazione operata
dagli Stati Uniti durante la guerra in Vietnam ha compromesso in maniera permanente
l'ecosistema della regione: 72 milioni di litri di pesticidi spruzzati su un'area di
appena 2 milioni di ettari; 300 mila ettari di foresta abbattuti da tonnellate di
bombe.Nel 1991 l'Iraq rilasciò in Kuwait 10 milioni di metri cubi di petrolio e 1 milione
nel Golfo persico, come atto di sabotaggio. L'impatto
ambientale fu devastante:
contaminazione delle acque fino a 400 kilometri dalla costa, e un'enorme cappa di fumo
persistette per mesi nell'atmosfera.
Qualcosa però nel
frattempo è cambiato: dagli anni Ottanta i Protocolli per la protezione delle vittime di
conflitti armati e quelli dell'Inhumane Conventional Weapon Convention impongono decise
restrizioni alla distruzione dell'ambiente e vietano l'uso di armi chimiche e mine.
Presto forse questi divieti
verranno rispettati. La recente guerra in Kosovo in questo senso è stata un punto di
svolta. Nel 1999 infatti il Segretario delle Nazioni unite Kofi Annan ha inviato una
Inter-Agency Needs Assessment Mission con lo scopo di monitorare l'impatto ambientale.
I 60 esperti internazionali
hanno scoperto suoli e risorse idriche contaminati da uranio impoverito, e un forte
inquinamento delle acque del Danubio. Il bombardamento dei poli industriali di Pancevo,
Kragujevac, Novi Sad, Bor, Nis e Prahovo e Pristina, ha provocato la fuoriuscita di enormi
quantità di sostanze tossiche, come il mercurio e il cloruro di vinile monomero, elementi
che determinano grave inquinamento dell'aria, del suolo e delle acque, e che compromettono
l'ecosistema dell'intera area balcanica. Le conseguenze sulla salute, oltre all'effetto
tossico immediato, potrebbero manifestarsi anche sulle generazioni future.
Questi studi sono di
importanza fondamentale, perchè permettono di individuare con precisione le aree da
bonificare e nel frattempo consentono di fornire alle popolazione locale le adeguate
misure di sicurezza.
fonte:
ZADIG srl - Milano.