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PAUSA di Riflessione... | |||
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Vivi
bene in una città che conosci, la casa, gli amici sono i punti di riferimento della vita.
Ci sono gli studi, i colleghi, la ricerca ragionevole di una
affermazione professionale tra strade sicure, il naturale progetto di una famiglia,
bambini, nuova casa, vacanze, la compagnia di coloro che ti amano, un cane che non si
stanca di farti festa.
Pensa ad un paese in
guerra: qualcuno improvvisamente abbatte la porta e spara, si diffondono malattie,
bombardano nel quartiere vicino, le strade sono minate, ci sono corpi immersi nel sangue,
bambini ti muoiono tra le braccia, c'è gente che prega per essere risparmiata, non sa
perché sarà uccisa, ma lo sarà tra un momento, in un modo barbaro, ciascuno di fronte
agli altri. E' il governo che spara, sono i ribelli che attaccano, sono le bande che
uccidono, sono le mine che provocano amputazioni e morte, soprattutto fra i piccoli.
Ciascuno di
coloro che sono armati ti impedisce di passare, ti impedisce di soccorrere, ti impedisce
di denunciare e testimoniare, ti vuole complice o morto. Gli oggetti utili vengono
distrutti, le case bruciate, le strade sono crateri, i ponti saltano in aria. Le medicine
per le terribili malattie che circolano non possono più arrivare. C'è chi muore di
ferita, chi muore di omicidio, chi muore di prigione, chi muore di fame, chi di paura,
mentre tenta una fuga senza senso e senza fine.
Sto descrivendo due
mondi o uno? Se contate le migliaia di chilometri, sono due mondi. Se fosse possibile
entrare nella vita di un volontario (chi scrive è un volontario di Medici senza
frontiere), l'immagine cambierebbe di colpo. E' un solo mondo, una sola strada, lo stesso
quartiere.
La guerra è di casa in
paesi come Angola, Liberia, Ruanda, Mozambico, Guinea, Armenia, Somalia, Sudan, Ciad,
Nigeria, Serbia, Zaire/Congo, Bosnia, Afghanistan, Burundi......e ovunque infinite croci.
Oggi viene solleticata
la nostra compassione per i morti in Iraq...ma in quante e quali altre terre ci sono morti
ugualmente atroci, ugualmente brutali, ugualmente assurde, che si sono consumate e
continuano a consumarsi senza l'attenzione di alcuno?
Per chi non crede, la
domenica è una ricorrenza un po' ostica, più difficile da "metabolizzare"
rispetto le altre. E il significato che può avere per un credente, non può che
sfuggirmi.
Forse l'invito che vi
rivolgo sarà fuori luogo, o forse potrei rivolgervelo in un momento migliore, non so. Vi
chiedo di ricordare (nelle vostre preci, ma anche, se potete, a voce, con qualcun altro)
quelli che si sono spenti, che sono stati spenti, che si stanno spegnendo in quelle terre
devastate, di soffermarvi un secondo (nella vostra mente, ma, se potete, anche insieme ad
altri) calandovi in loro, per quanto possa essere difficile immaginarci nostro padre
sanguinante sotto le macerie, nostra madre abbattuta a colpi di machete, il bimbo della
porta affianco che si spegne gelido, mentre il suo corpo non alimentato non ce la fa più
neppure a trattenere calore quanto basta, e noi stessi giusto sulla soglia...
Fermatevi un attimo. E
immaginate. Non volti anonimi di gente "diversa". Ma quelli che avete più cari.
Per quelli di cui ho letto, in questo istante, dalla mia stanza, non so cos'altro fare, se
non regalarvi un istante di orrore. Non so cos'altro fare, se non tentare che essi
risorgano almeno in qualche coscienza. Per me, ora, il significato della Pasqua cristiana
deve comprendere anche questo.
Forse questa mail non
ha molto le sembianze di una cartolina gioiosa, ma visto che domani parto, voleva anche
servire ad augurarvi una domenica serena, in cui sentirsi più che mai felici e fortunati
di appartenere a questa porzione di mondo...
Annalisa
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