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  Home     Menù    La LEGGENDA del...   Corvi, struzzi...avanti.gif (173 byte)   19.11.2002      NO GLOBAL


La sfida ripartita da Firenze
di GARRINCIA

Manifestazione NO GLOBAL a Firenze

A dispetto di quanto credevo, al mio arrivo non trovo una città blindata, almeno nei pressi della stazione S.M. Novella bar e ristoranti continuano il loro lavoro, troppo furbi i fiorentini per lasciarsi scappare questa grassa occasione di affari.
Del resto il popolo del Forum Sociale Europeo non è fatto da tutti figli di papà come dice Ferrara, ma neanche è un'orda di barbari giunti a compiere devastazioni come strepitava qualcun altro da New York.
Firenze mi appare subito bellissima, come sempre del resto. Già nell'avvicinarsi alla città, la campagna toscana, le vallate di ordinati vigneti e i casolari arroccati sulle colline nascosti tra i cipressi, ti trasmette l'aria di tollerante superbia dei suoi cittadini, superbia che deriva dalla vita agiata che conducono nel cuore del Paese europeo, forse il più caotico e indisciplinato.
La stessa tolleranza, diventa ostilità in quei commercianti del centro che invece hanno schermato le loro vetrine con  pannelli di legno o acciaio.

Questi ultimi non sanno apprezzare la fortuna di vivere in uno dei più bei posti del mondo, sono gelosi dei tesori con cui in tanti hanno impreziosito Firenze, ma che oggi loro sarebbero pronti a nascondere agli occhi di chi non paga bene.
Non so quanti di questi bottegai con i cuori a forma di salvadanaio si siano pentiti o vergognati della loro ignoranza, del loro provincialismo, io spero in molti, ma và da se che sono scusabili, infatti non è facile scorgere la verità dietro le mille menzogne raccontate dai maggiori rappresentanti, intellettuali come istituzionali, del paese, di chi insomma ci dovrebbe fare da guida.
Le frasi di sberleffo scarabbocchiate dai manifestanti sui pannelli resteranno tre le testimonianze più divertenti del corteo sfilato per i viali della città.
Risulta tristemente chiaro però, come sia vero che oggi molta gente crede più a ciò che viene gridato dai media che a ciò che ha sotto gli occhi.

Allo stesso tempo appare inutile polemizzare con chi, forte dell'appoggio dei maggiori mezzi di informazione, da qualche tempo non fa altro che insinuare la paura e la diffidenza nei sentimenti della gente, spingendola a chiudersi dentro casa, a distogliere lo sguardo da quello che succede fuori, soprattutto dalle magagne che si possono compiere indisturbati.
Appare inutile specialmente di fronte alla carica positiva, alla ventata di speranza e buon umore che ha portato questo raduno: per una settimana migliaia di persone da tutta Italia, da tutta Europa, sono arrivate al Social Forum proprio per discutere su come contrastare l'ondata di propaganda figlia di una politica conservatrice che sta attraversando il mondo occidentale e tutto il resto al seguito.
L'atmosfera vissuta alle giornate di festa di Firenze, culminate con la spettacolare manifestazione di sabato, fa per un poco dimenticare l'amarezza quotidiana provocata dalla farsa in cui sono trascinati ogni giorno la giustizia e il rispetto dei diritti umani.
Nei viali della Fortezza dà Basso, dove il raduno era caotico ma comunque organizzato, si incontravano persone di tutte le razze e religioni, di tutte le età, e per tutte l'elemento caratterizzante era lo sguardo: felice e deciso, felice di essere lì, di partecipare ad un movimento che sicuramente avrà le sue carenze in fase propositiva, ma che ritrova insieme gruppi tanto diversi tra loro, convinti dell'esigenza di doversi impegnare concretamente per il rispetto di alcuni principi essenziali, quali la pace, la giustizia sociale, il rispetto di condizioni accettabili di vita per tutti.

Purtroppo ci si ritrova ogni giorno a commentare politiche che vanno in direzione opposta, e non solo da parte degli  Stati Uniti convinti liberisti, ma anche della vecchia giovane Europa.
E a questa deriva, che vede nel neoliberismo l'unico modello valido e nella guerra preventiva un mezzo idoneo alla risoluzione di problemi millenari, che il popolo da tutto il mondo riunitosi a Firenze spera di poter porre un argine.
La più grande manifestazione per la pace che l'Occidente abbia mai visto sfilare, il culmine di una partecipazione crescente di giorno in giorno, un'atmosfera che chi ha vissuto difficilmente potrà dimenticare.

La partecipazione per ribadire il proprio no ad una politica economica che permette rapporti di forza per i quali il 20% della popolazione mondiale vive consumando l'80% delle risorse globali; che permette il continuo sfruttamento dei paesi poveri da parte di quelli ricchi, il tutto sotto il pacifico ombrello delle istituzioni internazionali che rispondono al nome di WTO, Banca Mondiale, FMI, ed ultimamente possiamo dare per dispersa anche l'ONU.
Perchè non è ammissibile la guerra sistematica preventiva contro stati aprioristicamente definiti canaglia, senza prima tentare estirpare le radici del terrorismo e dunque garantire le condizioni minime di vita per tutti, l'acqua, l'assistenza sanitaria, la casa ed un lavoro sicuro.
Il tentativo degli organi di comunicazione di accentrare l'attenzione della gente sulla potenziale violenza che ha accompagnato in passato i raduni  di quello che è stato definito il popolo di Seattle, o dei No Global, non è riuscito.
Una delle immagini più belle erano le famiglie affacciate alle finestre che salutavano e applaudivano I dimostranti, e che stendevano ai balconi drappi bianchi ad esprimere il loro desiderio di non dover assistere all'ennesima guerra inutile ed al suo carico di morti innocenti.
Lungo il corteo si incontravano bimbi nei carrozzini spinti da mamme abbracciate ai papà, giovanissimi che urlavano slogan forse datati ma che la politica contemporanea ha avuto il potere di resuscitare, anziani che avevano nello sguardo la gioia di chi si accorge che le proprie idee hanno trovato nuovi angeli custodi.
Certo c'erano anche i Disobbedienti, i centri sociali e gli anarchici, tutti con cipiglio e tono più minacciosi ma comunque parte integrante e rispettosa di una manifestazione pacifica.
La massa di partecipanti era proporzionata alla loro preoccupazione per un sistema globale che nasconde sotto la coperta corta del terrorismo ogni azione diretta a reprimere chi contesta il modello di sviluppo neoliberista.
Perché è ormai chiaro che, il pensare di sconfiggere il terrorismo accelerando la spirale di violenza con un'altra guerra è assurdo oltre che assolutamente pericoloso. È altrettanto chiaro che il mondo occidentale, con in testa gli Stati Uniti, vedendo in crisi e criticato il modello di sviluppo fino ad oggi presentato come il migliore possibile, non ha trovato alternativa se non quella di gettare la maschera e rivelarsi in tutta la sua aggressività.
Nell'analisi politica del Forum Sociale Europeo, è centrale la questione dei media e della loro democratizzazione.

Chi era a Firenze è perfettamente cosciente del fatto che ad oggi gli organi di informazione siano uno strumento di potere enorme, malaugaratamente controllati in quasi tutto il mondo da lobby di interessi che li usano come strumento per propagandare il messaggio che la competitività è il parametro positivo assoluto, che il profitto è l'unico scopo da perseguire, che successo e popolarità, comunque li si raggiunga, siano l'unica ragione di vita.
La manifestazione di sabato si opponeva a questa prospettiva, e il grandioso successo dimostra a tutti come in futuro sarebbe saggio avere maggior considerazione per questa moltitudine che da qualche anno si è presa il merito e la soddisfazione di stravolgere gli ordini del giorno di tutti i meeting delle maggiori istituzioni internazionali, a cominciare da quello del WTO di Seattle, dove il movimento si presentò per la prima volta in modo fragoroso.
La sorpresa fu grande per molti, ma in principio nessuno si rese conto che gli scontri di strada (che poi proseguirono a Praga, Goteborg, Genova, Barcellona) erano figli di un malessere che cresceva da molto prima di Seattle e che pian piano si andava organizzando, conscio dell'importanza della posta in gioco.
Probabilmente dopo il momento difficile successivo al G8 d Genova e ai fatti americani del 11 settembre 2001, a Porto Alegre e a Firenze il movimento dei movimenti ha raggiunto il grado di maturità politica più alto, fortunatamente, perchè è proprio ora che comincia la parte più difficile.
Infatti il successo della settimana fiorentina, va subito accantonato per studiare nuove forme di lotta e mobilitazione idonee a colmare quella mancanza di potere politico dovuto all'assenza di rappresentanti
istituzionali, nazionali come internazionali, che rispondano senza ipocrisie ai segnali del Social Forum.
È proprio la mancanza di "potere politico" la sfida più ardua che ora si presenta a tutti, affinchè i prossimi appuntamenti del Social Forum Mondiale di Porto Alegre (gennaio 2003) e del prossimo Social Forum Europeo a Parigi (novembre 2003) diventino l'occasione per valutare l'efficacia di questo raggruppamento di movimenti.

Ognuno dei partecipanti al Social Forum Europeo, dovrà sentire come proprio e quindi rappresentare giorno dopo giorno un modello politico, proprio affinché tale modello teorizzato nelle giornate fiorentine da tutti i movimenti all'unisono, diventi consuetudine e realtà.

dall'inviato di ALENAPOLI.Net
       GARRINCIA 

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Le opinioni dei lettori:

  • Giuseppe M. (Roma)

       Bello l'articolo su Firenze, e, soprattutto, mi è piaciuto osservare che quella che era temuta dal governo come una piaga biblica che avrebbe distrutto la perla d'Italia si è risolta come una manifestazione pacifica, senza scontri gravi o morti ammazzati. E' questa la grande forza che si è generata: non la reazione isterica alla prosopopea del potere istituzionale ma la massa che non deve strillare per farsi sentire, basta un sospiro da mille cuori per fare un concerto, un soffio da mille bocche per fare un
monsone.


Voglio mille manifestazioni così.
 Giuseppe
       

 

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