La sfida ripartita da
Firenze
di GARRINCIA
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A dispetto di quanto credevo, al mio
arrivo non trovo una città blindata, almeno nei pressi della stazione S.M. Novella bar e
ristoranti continuano il loro lavoro, troppo furbi i fiorentini per lasciarsi scappare
questa grassa occasione di affari.
Del resto il popolo del Forum Sociale Europeo non è fatto da tutti figli di papà come
dice Ferrara, ma neanche è un'orda di barbari giunti a compiere devastazioni come
strepitava qualcun altro da New York.
Firenze mi appare subito bellissima, come sempre del resto. Già nell'avvicinarsi alla
città, la campagna toscana, le vallate di ordinati vigneti e i casolari arroccati sulle
colline nascosti tra i cipressi, ti trasmette l'aria di tollerante superbia dei suoi
cittadini, superbia che deriva dalla vita agiata che conducono nel cuore del Paese
europeo, forse il più caotico e indisciplinato.
La stessa tolleranza, diventa ostilità in quei commercianti del centro che invece hanno
schermato le loro vetrine con pannelli di legno o acciaio. |
Questi ultimi
non sanno apprezzare la fortuna di vivere in uno dei più bei posti del mondo, sono gelosi
dei tesori con cui in tanti hanno impreziosito Firenze, ma che oggi loro sarebbero pronti
a nascondere agli occhi di chi non paga bene.
Non so quanti di questi bottegai con i cuori a forma di salvadanaio si siano
pentiti o vergognati della loro ignoranza, del loro provincialismo, io spero in molti, ma
và da se che sono scusabili, infatti non è facile scorgere la verità dietro le mille
menzogne raccontate dai maggiori rappresentanti, intellettuali come istituzionali, del
paese, di chi insomma ci dovrebbe fare da guida.
Le frasi di sberleffo scarabbocchiate dai manifestanti sui pannelli resteranno tre le
testimonianze più divertenti del corteo sfilato per i viali della città.
Risulta tristemente chiaro però, come sia vero che oggi molta gente crede più a ciò che
viene gridato dai media che a ciò che ha sotto gli occhi.
Allo stesso tempo appare inutile polemizzare con chi, forte dell'appoggio dei
maggiori mezzi di informazione, da qualche tempo non fa altro che insinuare la paura e la
diffidenza nei sentimenti della gente, spingendola a chiudersi dentro casa, a distogliere
lo sguardo da quello che succede fuori, soprattutto dalle magagne che si possono compiere
indisturbati.
Appare inutile specialmente di fronte alla carica positiva, alla ventata di speranza e
buon umore che ha portato questo raduno: per una settimana migliaia di persone da tutta
Italia, da tutta Europa, sono arrivate al Social Forum proprio per discutere su come
contrastare l'ondata di propaganda figlia di una politica conservatrice che sta
attraversando il mondo occidentale e tutto il resto al seguito.
L'atmosfera vissuta alle giornate di festa di Firenze, culminate con la spettacolare
manifestazione di sabato, fa per un poco dimenticare l'amarezza quotidiana provocata dalla
farsa in cui sono trascinati ogni giorno la giustizia e il rispetto dei diritti umani.
Nei viali della Fortezza dà Basso, dove il raduno era caotico ma comunque organizzato, si
incontravano persone di tutte le razze e religioni, di tutte le età, e per tutte
l'elemento caratterizzante era lo sguardo: felice e deciso, felice di essere lì, di
partecipare ad un movimento che sicuramente avrà le sue carenze in fase propositiva, ma
che ritrova insieme gruppi tanto diversi tra loro, convinti dell'esigenza di doversi
impegnare concretamente per il rispetto di alcuni principi essenziali, quali la pace, la
giustizia sociale, il rispetto di condizioni accettabili di vita per tutti.
Purtroppo ci si ritrova ogni giorno a commentare politiche che vanno in direzione
opposta, e non solo da parte degli Stati Uniti convinti liberisti, ma anche della
vecchia giovane Europa.
E a questa deriva, che vede nel neoliberismo l'unico modello valido e nella guerra
preventiva un mezzo idoneo alla risoluzione di problemi millenari, che il popolo da tutto
il mondo riunitosi a Firenze spera di poter porre un argine.
La più grande manifestazione per la pace che l'Occidente abbia mai visto sfilare, il
culmine di una partecipazione crescente di giorno in giorno, un'atmosfera che chi ha
vissuto difficilmente potrà dimenticare.
La partecipazione per ribadire il proprio no ad una politica economica che permette
rapporti di forza per i quali il 20% della popolazione mondiale vive consumando l'80%
delle risorse globali; che permette il continuo sfruttamento dei paesi poveri da parte di
quelli ricchi, il tutto sotto il pacifico ombrello delle istituzioni internazionali che
rispondono al nome di WTO, Banca Mondiale, FMI, ed ultimamente possiamo dare per dispersa
anche l'ONU.
Perchè non è ammissibile la guerra sistematica preventiva contro stati aprioristicamente
definiti canaglia, senza prima tentare estirpare le radici del terrorismo e dunque
garantire le condizioni minime di vita per tutti, l'acqua, l'assistenza sanitaria, la casa
ed un lavoro sicuro.
Il tentativo degli organi di comunicazione di accentrare l'attenzione della gente sulla
potenziale violenza che ha accompagnato in passato i raduni di quello che è stato
definito il popolo di Seattle, o dei No Global, non è riuscito.
Una delle immagini più belle erano le famiglie affacciate alle finestre che salutavano e
applaudivano I dimostranti, e che stendevano ai balconi drappi bianchi ad esprimere il
loro desiderio di non dover assistere all'ennesima guerra inutile ed al suo carico di
morti innocenti.
Lungo il corteo si incontravano bimbi nei carrozzini spinti da mamme abbracciate ai papà,
giovanissimi che urlavano slogan forse datati ma che la politica contemporanea ha avuto il
potere di resuscitare, anziani che avevano nello sguardo la gioia di chi si accorge che le
proprie idee hanno trovato nuovi angeli custodi.
Certo c'erano anche i Disobbedienti, i centri sociali e gli anarchici, tutti con cipiglio
e tono più minacciosi ma comunque parte integrante e rispettosa di una manifestazione
pacifica.
La massa di partecipanti era proporzionata alla loro preoccupazione per un sistema globale
che nasconde sotto la coperta corta del terrorismo ogni azione diretta a reprimere chi
contesta il modello di sviluppo neoliberista.
Perché è ormai chiaro che, il pensare di sconfiggere il terrorismo accelerando la
spirale di violenza con un'altra guerra è assurdo oltre che assolutamente pericoloso. È
altrettanto chiaro che il mondo occidentale, con in testa gli Stati Uniti, vedendo in
crisi e criticato il modello di sviluppo fino ad oggi presentato come il migliore
possibile, non ha trovato alternativa se non quella di gettare la maschera e rivelarsi in
tutta la sua aggressività.
Nell'analisi politica del Forum Sociale Europeo, è centrale la questione dei media e
della loro democratizzazione.
Chi era a Firenze è perfettamente cosciente del fatto che ad oggi gli organi di
informazione siano uno strumento di potere enorme, malaugaratamente controllati in quasi
tutto il mondo da lobby di interessi che li usano come strumento per propagandare il
messaggio che la competitività è il parametro positivo assoluto, che il profitto è
l'unico scopo da perseguire, che successo e popolarità, comunque li si raggiunga, siano
l'unica ragione di vita.
La manifestazione di sabato si opponeva a questa prospettiva, e il grandioso successo
dimostra a tutti come in futuro sarebbe saggio avere maggior considerazione per questa
moltitudine che da qualche anno si è presa il merito e la soddisfazione di stravolgere
gli ordini del giorno di tutti i meeting delle maggiori istituzioni internazionali, a
cominciare da quello del WTO di Seattle, dove il movimento si presentò per la prima volta
in modo fragoroso.
La sorpresa fu grande per molti, ma in principio nessuno si rese conto che gli scontri di
strada (che poi proseguirono a Praga, Goteborg, Genova, Barcellona) erano figli di un
malessere che cresceva da molto prima di Seattle e che pian piano si andava organizzando,
conscio dell'importanza della posta in gioco.
Probabilmente dopo il momento difficile successivo al G8 d Genova e ai fatti americani del
11 settembre 2001, a Porto Alegre e a Firenze il movimento dei movimenti ha raggiunto il
grado di maturità politica più alto, fortunatamente, perchè è proprio ora che comincia
la parte più difficile.
Infatti il successo della settimana fiorentina, va subito accantonato per studiare nuove
forme di lotta e mobilitazione idonee a colmare quella mancanza di potere politico dovuto
all'assenza di rappresentanti
istituzionali, nazionali come internazionali, che rispondano senza ipocrisie ai segnali
del Social Forum.
È proprio la mancanza di "potere politico" la sfida più ardua che ora si
presenta a tutti, affinchè i prossimi appuntamenti del Social Forum Mondiale di Porto
Alegre (gennaio 2003) e del prossimo Social Forum Europeo a Parigi (novembre 2003)
diventino l'occasione per valutare l'efficacia di questo raggruppamento di movimenti.
Ognuno dei partecipanti al Social Forum Europeo, dovrà sentire come proprio e
quindi rappresentare giorno dopo giorno un modello politico, proprio affinché tale
modello teorizzato nelle giornate fiorentine da tutti i movimenti all'unisono, diventi
consuetudine e realtà.
dall'inviato di ALENAPOLI.Net
GARRINCIA

Le opinioni dei
lettori:
Bello l'articolo su Firenze, e, soprattutto, mi è piaciuto osservare che
quella che era temuta dal governo come una piaga biblica che avrebbe distrutto la perla
d'Italia si è risolta come una manifestazione pacifica, senza scontri gravi o morti
ammazzati. E' questa la grande forza che si è generata: non la reazione isterica alla
prosopopea del potere istituzionale ma la massa che non deve strillare per farsi sentire,
basta un sospiro da mille cuori per fare un concerto, un soffio da mille bocche per fare
un
monsone.
Voglio mille manifestazioni così.
Giuseppe
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