Mezzogiorno e mezzo di
fuoco
Riflessioni di Garrincia
Mio padre mi ha trasmesso la passione per la lettura, anche per
quella dei fumetti, e tra questi Tex è il suo preferito.Forse anche per questo, in
passato, mi sono interessato alle civiltà degli indiani dAmerica; allo stesso tempo
non sono mai stato appassionato allera del far west nel suo insieme, probabilmente
perché povera di cultura, se si esclude proprio quella indiana, che peraltro giorno dopo
giorno veniva confinata e distrutta dai coloni americani.
E forse
proprio da lì si è formata la mia avversione ai concetti di guerra giusta, o di interventismo umanitario, di cui tanto spesso si
parla ai giorni doggi, e che altrettanto spesso hanno negli Stati Uniti il loro
primo sostenitore.
Ultimamente
ho la spiacevole sensazione che il mondo si sia incamminato verso una china ripida e
scivolosa che rischia di portarlo in breve tempo a gambe levate nel pantano di una
barbarie i cui effetti sono tanti imprevedibili quanto sicuramente disastrosi.
I conflitti,
sempre più violenti, che ovunque vanno diffondendosi, mi ricordano proprio il periodo del
far west, dove le uniche regole rispettate erano le pistole più veloci (quelle si,
davvero fumanti
) e i dollari dargento, tanto che ogni comune cittadino non
poteva far altro se non sperare che il potente di turno del suo villaggio avesse ancora un
barlume di umanità e considerazione per il prossimo.
Anche oggi mi
sembra che le uniche regole siano quelle imposte da chi fa la voce più grossa, e che le
residue sacche di democrazia e legalità siano sempre più confinate ed emarginate in
spazi esigui o ridotte al silenzio.
E chi se non
gli Stati Uniti sono oggi in grado di parlare più forte di tutti, con la voce tonante
degli aerei e delle esplosioni, tanto da ridurre al silenzio anche lorganizzazione
delle nazioni unite (le minuscole non sono casuali).
Ed è così
da sempre: tornando allepoca del far west, i primi avamposti delle giacche blu,
dellesercito americano che si spostava con cavalleria e cannoni verso Ovest, furono
giustificati con lesigenza di riportare la pace tra le tribù indiane impegnate in
una guerra fratricida.
In pochi
notavano che in realtà i fortini erano costruiti a protezione dei coloni che impunemente
si spingevano nelle terre garantite agli indiani dai trattati (Sharon si deve pur essere
ispirato a qualcuno...). Ancor meno erano coloro che riconoscevano come le guerre
fratricide degli indiani erano opportunamente armate da mercanti bianchi che, mentre i
governanti chiudevano uno e più spesso tutti e due gli occhi, ne approfittavano per fare
affari doro vendendo armi e alcool alle varie tribù, esacerbandone gli animi e
stravolgendone le tradizioni culturali.
È da allora che gli americani devono aver imparato che il
riuscire a presentare una guerra come qualcosa di inevitabile per migliorare la vita di
chi ne subisce gli effetti è come averla già mezza vinta. Ed è nello stesso periodo che
devono aver capito come i primi da convincere sono i propri concittadini, perché in fondo
a nessuno piace passare per un assassino senza scrupoli, e
dunque le prime coscienze da anestetizzare sono quelle che
potrebbero minare la base del consenso.
Dopo di allora altri mille piccoli passi sono stati compiuti
giorno dopo giorno per creare lidea della guerra giusta, fino ai giorni nostri,ai
giorni della guerra allIraq, un paese messo in ginocchio da un embargo che dura da
oltre un decennio ma dipinto come la minaccia più grande per lumanità. Un paese
dove migliaia di bambini muoiono ogni anno perché non possono avere le medicine di cui
hanno bisogno, e pagano le colpe di un bandito creato ad arte da chi ora lo vuole
distruggere.
I mille
piccoli passi si chiamano Cile, Argentina, Costarica, e poi dallaltra parte del
globo Filippine, Afghanistan, Sudan, ex Jugoslavia, fino ad arrivare allo scempio della
Palestina.
Ai bambini di
questi luoghi non ha mai pensato nessun cittadino americano mentre il loro governo
direttamente o indirettamente diffondeva guerre civili, regimi militari e condanne
sommarie. Non ci hanno pensato neanche quando una ventina di ex bambini hanno deciso di
occupare un paio di aerei e di schiantarsi contro il simbolo del potere economico
statunitense.
La maggior parte dei cittadini americani credono alle favole
raccontategli dai loro presidenti cow-boys, e Bush il texano li rappresenta meglio di
tutti, anche meglio di quellattore da strapazzo di Regan o di quello squalo astuto
di Kissinger, o del bombarolo Nixon.
Se i
cittadini americani continueranno a credere alle favole, i governanti del resto del mondo
ultimamente sembrano fare a gare per conquistarsi una porticina nel prossimo kolossal
western.
Se non si
uscirà da questa lucida follia, se saranno lasciate sempre più sole (o addirittura
criminalizzate) le voci che ultimamente, si sono alzate da Firenze, da Porto Alegre e da
poco finanche negli Stati Uniti per richiamare alla realtà il mondo intero, il prossimo
mezzogiorno e mezzo di fuoco potrebbe essere lultimo.
Quanto scrivo
non è altro che un invito (mi verrebbe quasi di dire una supplica) a chi abbia ancora una
coscienza, a chi non sia stato ancora travolto dalla frenesia di salire sul carrozzone
hollywodiano della guerra fatta dai buoni contro i cattivi. Un
invito a partecipare alle iniziative che vanno moltiplicandosi per fermare questa guerra
che come tutte le altre è ingiusta ma più delle altre è figlia degli interessi che ci
stanno traghettando indietro nel tempo e che ci potrebbe far vivere questo secolo appena
nato nellangoscia e nellorrore.
Garrincia
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