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PAUSA di Riflessione...           
  Home     Menù    Corvi, struzzi e ...   Le privatizzazioni partono...avanti.gif (173 byte) 22.01.2003   GUERRA USA/IRAQ


Mezzogiorno e mezzo di fuoco
Riflessioni di Garrincia

                  Mio padre mi ha trasmesso la passione per la lettura, anche per quella dei fumetti, e tra questi Tex è il suo preferito.Forse anche per questo, in passato, mi sono interessato alle civiltà degli indiani d’America; allo stesso tempo non sono mai stato appassionato all’era del far west nel suo insieme, probabilmente perché povera di cultura, se si esclude proprio quella indiana, che peraltro giorno dopo giorno veniva confinata e distrutta dai coloni americani.
E forse proprio da lì si è formata la mia avversione ai concetti di guerra giusta, o di  interventismo umanitario, di cui tanto spesso si parla ai giorni d’oggi, e che altrettanto spesso hanno negli Stati Uniti il loro primo sostenitore.
Ultimamente ho la spiacevole sensazione che il mondo si sia incamminato verso una china ripida e scivolosa che rischia di portarlo in breve tempo a gambe levate nel pantano di una barbarie i cui effetti sono tanti imprevedibili quanto sicuramente disastrosi.
I conflitti, sempre più violenti, che ovunque vanno diffondendosi, mi ricordano proprio il periodo del far west, dove le uniche regole rispettate erano le pistole più veloci (quelle si, davvero fumanti…) e i dollari d’argento, tanto che ogni comune cittadino non poteva far altro se non sperare che il potente di turno del suo villaggio avesse ancora un barlume di umanità e considerazione per il prossimo.
Anche oggi mi sembra che le uniche regole siano quelle imposte da chi fa la voce più grossa, e che le residue sacche di democrazia e legalità siano sempre più confinate ed emarginate in spazi esigui o ridotte al silenzio.
E chi se non gli Stati Uniti sono oggi in grado di parlare più forte di tutti, con la voce tonante degli aerei e delle esplosioni, tanto da ridurre al silenzio anche l’organizzazione delle nazioni unite (le minuscole non sono casuali).
Ed è così da sempre: tornando all’epoca del far west, i primi avamposti delle giacche blu, dell’esercito americano che si spostava con cavalleria e cannoni verso Ovest, furono giustificati con l’esigenza di riportare la pace tra le tribù indiane impegnate in una guerra fratricida.
In pochi notavano che in realtà i fortini erano costruiti a protezione dei coloni che impunemente si spingevano nelle terre garantite agli indiani dai trattati (Sharon si deve pur essere ispirato a qualcuno...). Ancor meno erano coloro che riconoscevano come le guerre fratricide degli indiani erano opportunamente armate da mercanti bianchi che, mentre i governanti chiudevano uno e più spesso tutti e due gli occhi, ne approfittavano per fare affari d’oro vendendo armi e alcool alle varie tribù, esacerbandone gli animi e stravolgendone le tradizioni culturali.

È da allora che gli americani devono aver imparato che il riuscire a presentare una guerra come qualcosa di inevitabile per migliorare la vita di chi ne subisce gli effetti è come averla già mezza vinta. Ed è nello stesso periodo che devono aver capito come i primi da convincere sono i propri concittadini, perché in fondo a nessuno piace passare per un assassino senza scrupoli, e   dunque le prime coscienze da “anestetizzare” sono quelle che potrebbero minare la base del consenso.

Dopo di allora altri mille piccoli passi sono stati compiuti giorno dopo giorno per creare l’idea della guerra giusta, fino ai giorni nostri,ai giorni della guerra all’Iraq, un paese messo in ginocchio da un embargo che dura da oltre un decennio ma dipinto come la minaccia più grande per l’umanità. Un paese dove migliaia di bambini muoiono ogni anno perché non possono avere le medicine di cui hanno bisogno, e pagano le colpe di un bandito creato ad arte da chi ora lo vuole distruggere.
I mille piccoli passi si chiamano Cile, Argentina, Costarica, e poi dall’altra parte del globo Filippine, Afghanistan, Sudan, ex Jugoslavia, fino ad arrivare allo scempio della Palestina.
Ai bambini di questi luoghi non ha mai pensato nessun cittadino americano mentre il loro governo direttamente o indirettamente diffondeva guerre civili, regimi militari e condanne sommarie. Non ci hanno pensato neanche quando una ventina di ex bambini hanno deciso di occupare un paio di aerei e di schiantarsi contro il simbolo del potere economico statunitense.

La maggior parte dei cittadini americani credono alle favole raccontategli dai loro presidenti cow-boys, e Bush il texano li rappresenta meglio di tutti, anche meglio di quell’attore da strapazzo di Regan o di quello squalo astuto di Kissinger, o del bombarolo Nixon.
Se i cittadini americani continueranno a credere alle favole, i governanti del resto del mondo ultimamente sembrano fare a gare per conquistarsi una porticina nel prossimo kolossal western.
Se non si uscirà da questa lucida follia, se saranno lasciate sempre più sole (o addirittura criminalizzate) le voci che ultimamente, si sono alzate da Firenze, da Porto Alegre e da poco finanche negli Stati Uniti per richiamare alla realtà il mondo intero, il prossimo mezzogiorno e mezzo di fuoco potrebbe essere l’ultimo.
Quanto scrivo non è altro che un invito (mi verrebbe quasi di dire una supplica) a chi abbia ancora una coscienza, a chi non sia stato ancora travolto dalla frenesia di salire sul carrozzone hollywodiano della guerra fatta dai “buoni” contro i “cattivi”. Un invito a partecipare alle iniziative che vanno moltiplicandosi per fermare questa guerra che come tutte le altre è ingiusta ma più delle altre è figlia degli interessi che ci stanno traghettando indietro nel tempo e che ci potrebbe far vivere questo secolo appena nato nell’angoscia e nell’orrore.

             Garrincia

       

 

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