Le privatizzazioni partono
dal grande satana
a cura della
Redazione
Siamo sempre stati contro le Privatizzazioni: uno
Stato forte ha bisogno di salde e solide strutture economiche, da gestire e da far
fruttare; al pari dei Privati. Lo Stato sociale deve poter essere Imprenditore e
distributore di proprie ricchezze.Ora navigando sul Web
siamo venuti in possesso di questo importante documento che chiama in causa la
Grande Finanza nella gestione morale ed economica dei mali coevi. Al Cittadino normale non
è concesso laccesso alle informazioni vere, non inquinate dal Potere, quello vero,
ed anche se i fatti narrati in questo documento possono apparire lontani ed ormai
consegnati alla Storia, tuttavia essi ci illuminano sui guasti irreparabili generati dal
Capitalismo (che lo stesso Soros definisce condannato dalla Storia e giudicato in modo
illuminante dai filosofi marxisisti - vedi Soros:
Open Society: reforming global capitalism).
Noi siamo Cattolici e non siamo Comunisti, tuttavia tra i due sistemi economici
cerchiamo di mettere in luce gli aspetti amorali e mentre tutto il Mondo si scaglia contro
il Comunismo noi non ci spieghiamo perché con altrettanto vigore non ci si scagli contro
chi nutre di morte e di sofferenza lIntero Nostro Pianeta: Il Capitalismo.
Soros in più occasioni manifesta il
proprio disagio nei confronti del Capitalismo. Qualcuno dice che con la fine degli Stati
Nazionali gli speculatori come Soros tendono al declinio
ed è per questo motivo che
manifestano una tardivo disagio morale
Noi crediamo il contrario: con la fine degli
Stati Nazionali diventa più facile la Grande Speculazione e questo per molti motivi, tra
i quali la libera circolazione delle Idee e delle informazioni; il libero accesso ai
luoghi deputati alla colonizzazione economica da parte del Mercato delle Vacche della
Borsa e chi più ne ha più ne metta! Come al solito siamo soliti (vi piace il giochino di
parole?) stimolare il vostro pensiero e chi ha ali può volare oltre le parole (perché
non si stronca lepidemia della droga? Se si vuole si può!).
Vi consegniamo il documento: Buon divertimento intellettuale!
Indagine su Soros: SOLIDARIETA anno IV n.1,febbraio 1996]
Due indagini sono state aperte sul conto del finanziere internazionale
George Soros, una dalla Procura della Repubblica di Roma e l'altra dalla Procura della
Repubblica di Napoli, per accertare il suo ruolo nell'attacco speculativo contro la lira e
contro altre monete europee avvenuto nel settembre del 1992. La notizia è stata diffusa
dal quotidiano romano Il Tempo che il 3 febbraio ha scritto con molto risalto in prima
pagina "Soros, l'ammazzalira, nel mirino dei giudici." La notizia è stata
ripresa tra gli altri anche da Il Giornale.
Il sostituto procuratore di Roma Cesare Martellino ha annunciato di aver ordinato una
serie di accertamenti alla Guardia di Finanza. Il pubblico ministero di Napoli Antonio
Guerriero ha iniziato le indagini sulle attività della Banca d'Italia nella crisi della
lira del 1992. I due dirigenti della banca centrale, Carlo Azeglio Ciampi, che era
Governatore, e Lamberto Dini, che era direttore generale, sono poi diventati Presidenti
del Consiglio dei due governi di "tecnici" responsabili della politica di
privatizzazione su tutto il fronte e di tagli alla spesa pubblica per soddisfare la logica
del Trattato di Maastricht. L'attacco speculativo del settembre 1992 portò ad una
svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d'Italia,
che fu costretta a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare
l'attacco speculativo. La crisi portò anche allo scioglimento del Sistema Monetario
Europeo.
Le indagini ora aperte sono state sollecitate da un esposto di Paolo Raimondi e Claudio
Ciccanti, rispettivamente presidente e segretario generale del "Movimento
Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà", inoltrato alla fine dell'ottobre
1995 alle Procure di Milano, Roma, Napoli e Firenze. Il noto avvocato romano Giuseppe de
Gori rappresenta il Movimento Solidarietà nella procedura legale. Il movimento si rifà
alle idee politiche ed economiche di Lyndon LaRouche, l'economista americano e candidato
alla presidenza nel partito democratico. L'esposto (pubblicato sul numero 5 di Solidarietà, ottobre 1995) documenta le dirette responsabilità di Soros
nell'attacco alla lira e stabilisce inoltre un collegamento tra questa manovra e
l'incontro segreto tenuto a bordo del panfilo reale "Britannia" della regina
Elisabetta II d'Inghilterra, avvenuto il 2 giugno 1992, nel corso del quale esponenti del
mondo bancario e finanziario anglo-olandese incontrarono delle personalità italiane per
complottare la completa privatizzazione delle partecipazioni statali a prezzi stracciati.
Tra i partecipanti di quell'incontro c'erano i rappresentanti delle banche Barings e S.G.
Warburg, Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e Beniamino Andreatta.
L'esposto chiede alle autorità giudiziarie di stabilire se le attività di Soros
costituiscano una violazione dell'articolo 501 del codice penale, secondo il quale è
prevista una pena carceraria fino a quattro anni per chi provoca la svalutazione della
moneta nazionale e dei titoli di stato con mezzi illeciti.
Queste azioni riflettono il tentativo di retroguardia di alcune forze politiche ed
economiche che stanno cercando di fermare, o almeno rallentare il processo di
disintegrazione delle istituzioni dello stato. Esse si agganciano anche a quelle forze e
interessi americani, sopratutto intorno al Presidente Clinton, che stanno cercando di
arginare le folli politiche di tagli proposte da Gingrich, che è nel contempo uno dei
più accesi sostenitori della "libera" speculazione della finanza derivata.
Infatti, le attività di George Soros sono oggetto di indagini da parte di organi
ufficiali americani, soprattutto a partire dal giugno 1993 quando l'allora presidente
della commissione bancaria del Congresso, il democratico Henry Gonzalez sollevò la
questione della grande speculazione e di Soros in una storica seduta. La crisi in Italia
ha già raggiunto l'orlo dell'abisso e minaccia adesso di gettare la nazione in un caos
totale aprendo le porte ad una cannibalizzazione dell'economia italiana da parte delle
forze finanzarie ispirate dalla City di Londra. Dini e Fazio In questo contesto è
interessante notare il fatto che il 26 gennaio il Primo ministro uscente Lamberto Dini ha
presentato al Parlamento il rapporto semestrale sulla politica informativa e della
sicurezza, in cui si diceva che i servizi segreti italiani erano stati chiamati a svolgere
delle indagini sulle continue operazioni di destabilizzazione economica e finanziaria
dell'Italia. Nel documento si leggeva che "i mercati valutari e le Borse delle
principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della
nostra moneta originate, specie in passaggi delicati della vita politico-instituzionale,
dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardante la compagine governativa e
da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al
consumo." L'azione dei servizi è quindi stata indirizzata "alla verifica di
eventuali strategie di aggressione sistematica alla nostra sicurezza economica, in un
momento in cui è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative
fraudolente." Il rapporto presentato da Dini, ma certamente da lui non preparato,
evitava di identificare il noto caso di George Soros.
Lo stesso giorno, il prof. De Gori, per conto del Movimento Solidarietà, ha mandato una
nota al Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, chiedendogli di sollecitare un
intervento del Consiglio Superiore della Magistratura. Il giorno dopo, 27 di gennaio,
parlando a Roma in occasione del Cinquantesimo Anniversario dell'Ufficio Italiano Cambi
(UIC), il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, denunciava che i mercati
finanziari sono troppo forti e le banche centrali non sono più in grado di resistere alle
operazione speculative sui mercati dei cambi. "Oggi, diceva Fazio, se le banche di
emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni
finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati
rispetto alla loro capacità di fuoco". Per l'Italia, il cambiamento del clima c'è
stato nel 1990 e il vento ha cominciato a soffiare nel 1992: nell'arco di quei dodici mesi
l'UIC ha utilizzato tutte le sue riserve di 8 miliardi di DM per cercare inutilmente di
smorzare la furia dei venti speculativi. Sul mercato italiano dei cambi si registra una
esplosione delle transazioni internazionali che toccano i 50 mila miliardi giornalieri.
Fazio concludeva ammettendo che le banche centrali del mondo non possono far altro che
assecondare i "venti" finanziari e monetari. La dichiarazione di Fazio, tardiva,
conferma la giustezza dell'analisi e degli interventi del movimento di LaRouche a livello
internazionale e del Movimento Solidarietà in Italia. Ad esempio, il 28 giugno 1993 il
Movimento Solidarietà tenne una conferenza a Milano dove vennero denunciate le operazioni
speculative del Britannia e della finanza derivata contro gli interessi nazionali. (Vedi
Solidarietà dell'ottobre 1993 anno 1, numero 1). Siamo adesso in campagna elettorale. Il
governo Dini e il tentativo di Antonio Maccanico, due civili servanti della grande finanza
internazionale, sono colati a picco su due scogli: il primo si chiama Maastricht, e la sua
sostanza è la logica infernale di tagli al bilancio, che, contrariamente alle paranoie
monetariste, non pareggiano i bilanci ma fanno detonare le mine sotto i resti
dell'economia reale; il secondo è costituito da una resistenza, seppur tardiva e
disorganizzata, alla speculazione e alle privatizzazioni selvagge complottate sul
Britannia. Inoltre, anche se molti non se ne sono ancora accorti, la campagna elettorale
americana insegna che le forze sociali e produttive hanno già sconfitto i candidati e le
politiche dei neo conservatori di Gingrich e vogliono invece dibattere i temi strategici
del rilancio dell'economia produttiva, dell'occupazione, della tecnologia. Una campagna
elettorale può essere momento di lavaggio del cervello di massa se si impone agli
elettori un dibattito su argomenti virtuali, oppure un momento di educazione e di
responsabilizzazione se si introducono le grandi sfide di oggi, contro il neo
malthusianesimo, il post industriale, la geopolitica destabilizzante e la cultura della
morte.
ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA CONTRO GEORGE SOROS
Il seguente documento è stato presentato dal Movimento Solidarietà al Procuratore
della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995
PAOLO RAIMONDI, IN QUALITÀ DI PRESIDENTE del "Movimento Internazionale per i
Diritti Civili - Solidarietà" e Claudio Ciccanti, in qualità di segretario generale
dello stesso Movimento, portano all'attenzione del signor Procuratore della Repubblica di
Milano alcuni fatti e cosiderazioni relative alle attività speculative contro la lira,
intraprese dal cittadino americano George Soros a partire dal 1992. Il 30 ottobre 1995 il
signor George Soros, controllore del fondo di investimento "Quantum Fund",
dovrebbe ricevere una laurea `honoris causa' in economia all'Università di Bologna e,
secondo i bollettini stampa, uno dei coordinatori di tale manifestazione sarebbe il prof.
Romano Prodi. Si chiede l'apertura di un procedimento giudiziario nei confronti del sig.
George Soros e per motivare tale richiesta si espongono i seguenti fatti:
I. Il sig. George Soros,
per sua stessa ammissione in molte interviste alla stampa e alla televisione, è stato uno
dei principali promotori, organizzatori e beneficiari del gigantesco attacco speculativo
contro la lira, la sterlina britannica, il franco francese e altre monete europee nel
settembre 1992, che ha costretto alla libera fluttuazione al di fuori del Sistema
Monetario Europeo (SME) ponnedo una seria ipoteca sul futuro dello stesso SME.
Secondo resoconti della stampa economica, George Soros avrebbe incassato in pochi giorni
almeno 400 miliardi di lire (28 milioni di dollari) nella speculazione contro la lira e
ben 1.200 miliardi di lire operando contro la lira sterlina.
La nostra moneta, da 760 lire per un marco tedesco, ha perso subito il 30% del suo valore
ed è continuata a scivolare fino alle 1200 lire per un marco con conseguenze drammatiche
per le risorse dello stato, con perdite in ricchezza reale e in occupazione (la lira si è
ovviamente anche indebolita nei confronti delle altre monete a partire dal dollaro). Tutte
le importazioni di energia, materie prime e tecnologia sono in dollari o in marchi.
La Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha speso inutilmente 60 miliardi di marchi per
la difesa del franco francese, della lira e delle altre monete dello SME. La Banca
d'Italia avrebbe utilizzato tra il giugno e il settembre 1992, 48 miliardi di dollari di
riserve per difendere, senza successo, il valore della lira.
II. La precisione dell'attacco, spiegato dai media come frutto di qualità quasi
"magiche" del sig. Soros, dovrebbe invece sollevare dubbi su possibili azioni
illegali e criminali di aggiotaggio e di "insider trading", di possesso di
informazioni riservate che, se utilizzate, danno allo speculatore un margine di vantaggio
e di sicurezza per poter anticipare movimenti su titoli, valori e cambi delle monete.
È stato infatti annotata nel 1992 l'esistenza, per esempio, di un contatto molto stretto
e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di
New York, che fa parte dell'apparato della Banca centrale americana, luogo di massima
circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta
dimessosi da questo posto, venne poi immediamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria
"Goldman Sachs & co." come presidente dei consiglieri internazionali. La
Goldaman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a
livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle
privatizzazioni in Italia.
In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro
Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente
della "Albertini e co. SIM" di Milano, una delle ditte guida nel settore
speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del
"Quantum Fund" di Soros.
III. L'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto
e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht "Britannia" della
regina Elisabetta II d'Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza
internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati,
come la S.G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana
guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro
ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell'industria di stato
italiana. A seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua immediata
svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a
beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato
italiano e dell'economia nazionale e dell'occupazione. Stranamente, gli stessi
partecipanti all'incontro del Britannia avevano già ottenuto l'autorizzazione da parte di
uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse.
Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra
gli esempi più noti. L'agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato
pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di
interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere
in discussione l'intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.
IV. Il "Quantum Fund", il fondo di investimento controllato da
Soros, registrato nelle Antille Olandesi, annovera i seguenti personaggi nel suo consiglio
di amministrazione: Alberto Foglia ( Banca del Ceresio di Lugano);
Isidoro Albertini (Albertini e co. SIM Agenti di Cambio, di Milano);
Richard Katz ( direttore della Rothschild Italia Spa);
L. Amedée de Moustier ( IFA Banque di Parigi);
Boat Notz di Ginevra;
Edgar de Picciotto (Union Bancaire Privée (UBP) di Ginevra);
Claudio Segré di Ginevra;
Nils O. Taube(socio d'affari di lord Rothschild nella finanziaria "St. James's Place
Capital plc"); Un esempio dell''ambiente' del "Quantum Fund": Edgar de
Picciotto.
Picciotto presiede la UBP , la terza banca svizzera, nata dalla fusione della Compagnie de
Banque et d'Investissements, la banca privata della famiglia Picciotto, e della Trade
Development Bank (TDB) appartenente ad Edmund Safra. Safra fu coinvolto in un'inchiesta
aperta nel 1989, assieme alla Shakarchi Trading Company, accusata dalla DEA, l'agenzia
anti droga americana, di essere legata al cartello colombiano della cocaina. L'inchiesta
su Safra fu poi archiviata. Il 27 novembre 1994 la polizia americana ha arrestato in
Florida Jacques Handali, funzionario della Union Bancaire Privée sotto l'accusa di
riciclaggio di soldi della droga tra gli USA e la Svizzera. Su richiesta americana, la
procura di Ginevra aveva aperto un'inchiesta parallela e il giorno dopo furono perquisiti
gli uffici della UBP di Ginevra. Contemporaneamente a New York venivano arrestati diversi
individui accusati di aver svolto le mansioni di corrieri, trasportando valigette di
narcodollari dagli USA alle casse della UBP in Svizzera. Mentre i vertici della UBP si
dichiarano innocenti accusando Handali di aver agito per proprio conto, gli inquirenti
americani sostengono il contrario, grazie alle prove ottenute attraverso un cliente di
Handali che in realtà era un informatore della polizia. Ad uno degli incontri tra Handali
e il cliente-informatore, questi viene invitato a Ginevra dove incontra nella sede
dell'UBP una persona di più alto livello nell'operazione. Il cliente-informatore viene
incoraggiato a investire in uno dei principali fondi di investimento europei.
V. Come è stato menzionato già all'inizio, è lo stesso George Soros ad
ammettere pubblicamente di essere uno dei principali speculatori internazionali. Ad
esempio, in un'intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian il 19 dicembre
1992, riportata anche nel documento "Lo sviluppo moderno dell'attività finanziaria
alla luce dell'etica cristiana", preparato dalla Commissione Pontificia
"Justitia et Pax", Soros testualmente dice: "Sono certo che le attività
speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio
pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali,
allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l'ombra di un rimorso
perchè faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato
contro la sterlina per aiutare l'Inghilterra, né l'ho fatto per danneggiarla. L'ho fatto
semplicemente per far soldi." Questa dichiarazione vale anche per la lira italiana.
In un altro articolo scritto per il Times di Londra il 12 settembre 1995, Soros dice a
riguardo del suo operato speculativo: "Mi sono mosso nell'ambito di regole decise da
altri. Se le regole falliscono, non è colpa mia in quanto partecipante, ma di coloro che
le hanno decise... quando gli speculatori fanno profitti, in qualche modo le autorità
hanno fallito."
VI.
Per queste sue attività speculative, il signor Soros è stato in più occasioni oggetto
di indagini dirette o di richieste di indagini. Il caso più importante risale al 18
giugno 1993, quando in un discorso pronunciato al Congresso americano, il parlamentare
democratico texano Henry Gonzalez, Presidente della Commissione Bancaria e Finanze del
Congresso USA, ha richiesto un'inchiesta sulle attività finanziarie internazionali dello
speculatore George Soros. Nello stesso discorso, l'on. Gonzalez aveva anche detto:
"Quello che fanno le grandi banche non è un'attività normale ma è speculazione. In
effetti giocano d'azzardo... Siamo ormai ad oltre mille miliardi di dollari che circolano
nel sistema, ma le nostre autorità, che per la vigilanza del sistema bancario
internazionale dovrebbero essere quelle del Federal Reserve Board, non si rendono conto di
quanto accade.. Anche per questo la nostra Commissione ha aperto un'inchiesta sui proventi
della droga. Si stima che ammontino a circa 300 miliardi di dollari le attività di
riciclaggio dei soldi della droga."
In Italia il 6 agosto 1993, il deputato democristiano Raffaele Tiscar ha presentato
un'interrogazione al ministro del Tesoro per chiedere l'apertura di un'inchiesta su George
Soros e sulle sue attività speculative contro la lira nel contesto della politica di
privatizzazioni discussa sul "Britannia". Altri parlamentari di vari partiti e
orientamenti politici, tra cui l'On. Antonio Parlato, hanno in varie occasioni presentato
interpellanze parlamentari per far luce sulle attività di George Soros in Italia.
VII. In varie occasioni, anche le più alte autorità dello stato
italiano hanno sollevato pubblicamernte dubbi sull'operato di interessi finanziari
internazionali, con eventuali agganci italiani, nelle operazioni speculative e di
destabilizzazione contro l'Italia.
Marzo 1993. A seguito di una repentina e sorprendente declassificazione di titoli di stato
e di altri titoli italiani da parte della agenzia privata di rating "Moody's",
che aveva portato a un crollo della lira e della Borsa, il Presidente Luigi Scalfaro
chiese pubblicamente se dietro una tale decisione ci fosse qualche ragione
destabilizzante. Allo stesso tempo da Londra arrivarono voci di un avviso di garanzia
contro il Presidente del Consiglio Giuliano Amato, cosa che aiutò l'attacco speculativo.
Agosto 1993. Il ministro degli interni Nicola Mancino, a seguito dell'ondata di attacchi
terroristici, dichiarò: "Non escludo un ruolo della finanza internazionale".
5 novembre 1993. Fu il "venerdì nero" della lira anche a seguito di voci
provenienti da Londra su un possibile avviso di garanzia nei confronti del Presidente
Luigi Scalfaro. Il giorno dopo, l'allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi
scrisse una lettera al Procuratore Capo della Republlica di Roma, Vittorio Mele, perchè
"avviasse le procedure relative al delitto previsto all'art. 501 del codice penale,
considerato nell'ipotesi delle aggravanti in esso contenute." Cioè si chiedeva di
indagare su un possibile reato di aggiotaggio da parte di chi aveva operato contro la lira
e i titoli quotati in Borsa.
25 maggio 1994. Ancora una volta la lira crollò e la Borsa perdette il 2,6% in poche ore
a seguito di voci provenienti da Londra su un presunto avviso di garanzia contro il nuovo
Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
IN BASE AI FATTI ESPOSTI, si chiede l'apertura di un procedimento giudiziario nei
confronti del signor George Soros, per verificare se la sua ammessa attività speculativa
sia stata svolta
in VIOLAZIONE dell'articolo 501 del codice penale ("Rialzo e ribasso fraudolento di
prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"). Si fa notare che l'articolo
501 specificamente prevede un raddoppio delle pene "se dal fatto deriva un
deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello stato".
(L'articolo 7 del codice penale prevede che il cittadino italiano o straniero anche se
commette in territorio estero il predetto reato deve essere punito secondo la legge
italiana.)
in VIOLAZIONE dell'articolo 2628 del codice civile ("Manovre fraudolente sui titoli
delle società").
in VIOLAZIONE dell'articolo 2595 del codice civile ("Limiti legali della
concorrenza") che dice: "La concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli
interessi dell'economia nazionale..."
in VIOLAZIONE dell'articolo 2598, paragrafo 3 del codice civile ("Atti di concorrenza
sleale").
in VIOLAZIONE dell'articolo 2041 del codice civile ("Dell'arricchimento senza
causa") . È opportuno anche verificare se tale attività speculativa sia in
violazione dell'articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana secondo cui
"l'attività economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in
modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana". È
opportuno anche ricordare che l'articolo 3 della stessa Costituzione prevede che "È
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che
limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, che impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Come i Rothschild controllano il Quantum Fund SOLIDARIETA, anno V n.1,
febbraio 1997]
Il Presidente del Movimento Solidarietà Paolo Raimondi, dopo aver presentato nei mesi
passati un esposto alle Procure della Repubblica di Napoli, Roma, Firenze e Milano contro
George Soros per l'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992, ha distribuito,
a partire dallo scorso 25 novembre, la seguente dichiarazione ai magistrati, parlamentari
e giornalisti che si sono interessati al caso, per puntualizzare in maniera ancora più
definitiva le denunce di cui si è fatto promotore.
Sono venuto a conoscenza del fatto che le reti della banca Rothschild stanno cercando di
ostacolare coloro che in qualche forma si oppongono alla politica di assalto piratesco
della grande finanza internazionale, che prende la forma di una privatizzazione e che
nella sostanza esige la svendita dell'impresa a partecipazione statale. All'inizio di
ottobre avevo emesso un comunicato di denuncia del ruolo della Rothschild Italia come
advisor nella privatizzazione del Banco di Napoli (La Rothschild ha svolto lo stesso ruolo
nella svendita dell'ENI) identificando il nefasto ruolo di Richard Katz , già direttore
della Rothschild Italia e al contempo membro del comitato esecutivo e direttore del
Quantum Fund di George Soros, l'affondatore della lira nel settembre 1992. La Rothschild
vorrebbe ora vantare una nuova verginità che si sarebbe rifatta semplicemente sostituendo
Richard Katz al vertice della banca. Per questo ritengo opportuno aggiungere qualche altro
elemento su alcune operazioni poco chiare dell'intero gruppo Rothschild, con particolare
riferimento alle compenetrazioni operative tra il gruppo internazionale dei Rothschild e
il Quantum Fund di Soros.
Sia chiaro: è il gruppo Rothschild nel suo complesso a operare insieme al Quantum Fund.
Richard Katz è semplicemente uno strumento, un predicato, di questo intreccio
finanziario.
Di seguito si riportano alcuni fatti salienti che non intendono essere il resoconto finale
della ricerca. L'urgenza di ostacolare le privatizzazioni impone di intervenire adesso
senza attendere il quadro completo. (Per evitare il gioco delle scatole cinesi secondo cui
"vi sono differenti banche per differenti rami della famiglia Rothschild", si fa
notare che, mentre i legami e le copartecipazioni sono sempre esistite, il 27 ottobre i
vari rami bancari-finanziari si sono ufficialmente riuniti per ridefinire una strategia ed
un vertice comuni).
I legami dei Rothschild con il Quantum Fund di George Soros risalgono a prima della
creazione del Quantum Fund N.V. la cui sede centrale è a Curaçao, nelle Antille
Olandesi. Negli anni settanta George Soros insieme al socio Jim Rogers ha lavorato per la
Arnold & S. Bleichroeder ,Inc. e per il Bleichroeder Fund, finanziaria che operava in
sintonia con i Rothschild. Nel 1969 Soros lasciò in raporti amichevoli la Bleichroeder
portandosi con sé un gruppo di investitori della stessa, muovendosi già allora nella
direzione che avrebbe condotto alla creazione del Quantum Fund. Si fa notare che la
Bleichroeder di New York è attualmente, insieme alla Citibank N.A. di New York, la
principale fiduciaria del Quantum Fund. Ecco i principali personaggi dell'intreccio
Soros-Rothschild: DE Georges C. Karlweis . Secondo quanto riportato da un ex partner di
George Soros, Karlweis è stato uno dei primi partecipanti al lancio del Quantum Fund
N.V.. Lo troviamo dal luglio 1985 direttore della banca N.M. Rothschild & Sons LTD di
Londra, presieduta da Evelyn de Rothschild. Con Karlweis, nel comitato direttivo della
banca troviamo anche Richard Katz, Edmund de Rothschild, E.L. de Rothschild, Lord Jacob de
Rothschild (capi dei vari rami della famiglia), Henry Ergas, che conduce l'uffico di Roma,
e il noto Alfred Hartmann. Nel 1988 Karlweis figura come direttore della Banque Privée di
Ginevra di Edmund de Rothschild. Nel 1991-92 è nel consiglio di amministrazione della
Rothschild Bank AG di Zurigo del Barone Elie de Rothschild, presidente della banca di cui
Alfred Hartmann ne è il vice presidente. Karlweis è stato anche coinvolto nelle
operazioni sporche del mafioso e trafficante di droga Robert Vesco, come la grande truffa
dell'International Overseas Service (IOS) creato da Bernie Cornfeld e con sede in
Svizzera. Con l'IOS lavorò anche il nostro Beniamino Andreatta, collaboratore di Prodi e
attivo partecipante nell'incontro sul Britannia del 2 giungo 1992. Attualmente Karlweis è
direttore della NM Rothschild & Sons, vice presidente della Banque Privée di Ginevra
e presidente della Banque de Gestion Edmond de Rothschild del Principato di Monaco.
Richard Katz. Direttore del Quantum Fund. In un resoconto pubblico del Quantum Fund del
1993 figura anche come membro del comitato esecutivo. Il suo rapporto con i Rothschild è
di lunga data. Lo troviamo nel 1988 ad esempio nella lista dei direttori della N.M.
Rothschild & Sons LTD di Londra, guidata da Evelyn de Rothschild. Sulla stessa lista
si trovano Georges Karlweis, Alfred Hartmann, Herny Ergas (direttore della filiale
Rothschild a Roma) e Lord Jacob de Rothschild, presidente della St. James Place Capital,
banca d'affari di Londra. Lo stesso anno Katz figura come direttore capo degli
investimenti della Rothschild (NM) Asset Management, responsabile del portafoglio esteri
della Rothschild (NM) Fund Management LTD. Almeno fino al 1993 è direttore della
Rothschild Italia insieme a Sir Derek Thomas. Sir Thomas è stato ambasciatore britannico
a Roma per il periodo 1987-89; nel 1990 diviene direttore della Rothschild Italia e della
Rothschild Europa, consigliere europeo per la N.M. Rothschild & Sons, di cui è
direttore dal 1991 ad oggi. Sir Thomas dal 1991-92 è uno dei massimi dirigenti del
British Invisibles, gli organizzatori del meeting sul Britannia il 2 giugno 1992. (Del
British Invisibles parleremo oltre). Nils O. Taube. Direttore del Quantum Fund. Nel
resoconto pubblico del Quantum Fund del 1993 figura come membro del Comitato esecutivo.
Taube è socio di Lord Jacob de Rothschild, presidente della banca St. James Place Capital
di Londra. Secondo il rapporto annuale della banca del 1993 egli figura tra i direttori
insieme a Nathaniel de Rothschild, punto di riferimento della famiglia Rothschild negli
USA e a Parigi. Nel rapporto della stessa banca del 1996, egli figura come Principal
Investment Advisor (principale consigliere per gli investimenti) della banca. Nel 1988 era
il direttore degli investimenti della Rothschild (J) Investment Management LTD di Londra.
È doveroso sottolineare il seguente punto: nel resoconto del Quantum Fund del 1993
appaiono 8 direttori di cui 4 sono membri del comitato esecutivo. Due di questi quattro,
Richard Katz e Nils O. Taube, lavorano per i Rothschild. Una coincidenza? Questi sono gli
uomini che hanno agito nel 1992 per far crollare la lira sotto l'ondata della
speculazione. Vediamo ora brevemente il personaggio di Alfred Hartmann . Lo abbiamo già
trovato nel 1988 con Richard Katz tra i direttori del NM Rothschild & Sons di Evelyn
de Rothschild Londra. Nelle stesso anno è manager generale della Rothschild Bank AG di
Zurigo, presieduta dal Barone Elie de Rothschild. Nel 1991-92 ne diventa vice presidente.
Nella dirigenza della stessa banca troviamo Georges C. Karlweis e il Dr. Jürg Heer,
famoso anche in Italia. Nel 1992 Jürg Heer dichiarò di aver pagato 5 milioni di dollari
ai killer mafiosi di Roberto Calvi. Nella Relazione di Minoranza della Commissione
d'inchiesta sulla P2 del sen. Pisanò (p.121) si legge che il 22 aprile 1981 la banca
Rothschild di Zurigo fondò a Monrovia (Liberia) una società di nome Zirka per conto di
Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din. Otto giorni dopo il Banco Ambrosiano Overseas di
Nassau (ex. Cisalpine) erogò a favore della Zirka 95 milioni di dollari che vennero
subito trasferiti a Zurigo presso la Rothschild Bank. E 45 dei 95 sembra siano scomparsi
durante il periodo della detenzione di Calvi nella primavera-estate del 1981 (Carlo
Palermo, Il quarto livello», pag. 245). Nei resoconti bancari svizzeri del 1987-88 Alfred
Hartmann figura un po' dappertutto. È direttore della banca The Royal Bank of Scotland AG
di Zurigo, direttore della Lavoro Bank di Zurigo (controllata dalla Banca Nazionale del
Lavoro), della banca del Gottardo di Ginevra, della finanziaria Creafin di Zurigo, e
presidente della Banque de Commerce e de Placements SA (BCP) di Ginevra. La BCP era
posseduta dalla Bank of Credit and Commerce International (BCCI), la banca internazionale
del riciclaggio, delle operazioni del traffico di armi e di droga utilizzata dai servizi
britannici e dalle reti di Bush-North dell'Iran-Contras per operazioni sporche. La BCCI,
che controllava anche la Italfinance International Spa di Roma, fu chiusa a seguito di
un'indagine condotta dalle autorità americane. Le verità più scottanti di quella
vicenda non vennero mai alla luce perché George Bush decretò tutta una serie di
insabbiamenti. Queste coperture favorirono anche Hartmann che si dovette dimettere dalla
Lavoro Bank, ma lo troviamo allegramente vice presidente della Rothschild AG di Zurigo nel
1991. Rothschild Italia. È da questi interessi che la Rothschild Italia Spa di Milano,
filiale della MN Rothschild & Sons di Londra viene creata nel 1989.
Richard Katz ne è stato direttore , in particolare durante le operazioni speculative
contro la lira del Quantum Fund del 1992 (di cui è direttore e membro del comitato
esecutivo). Nel 1990 era direttore della Rothschild Italia anche sir Derek Thomas , ex
ambasciatore britannico a Roma nel periodo 1987-89 e dal 1990 ad oggi figura chiave del
British Invisibles, oltre ad essere direttore dal 1991 della NM Rothschild & Sons LTD
di Londra.
Thomas condivide attualmente questa posizione nella banca di Londra con personaggi
eccellenti quali Lord Wakeham, già presidente della Camera dei Lords e membro del governo
in più occasioni, Norman Lamont, che i Rothschild "prestarono" alla politica
nel 1972 passando attraverso parecchi ministeri economici fino a diventare ministro del
Tesoro nel 1990 per fare poi ritorno alla "casa madre" nel 1993. Secondo i
resoconti del 1996, boss della banca Rothschild Italia è Eric de Rothschild, che figura
tra i direttori della NM Rothschild & Sons di Londra, mentre il direttore è Stefano
Marsaglia, che proviene dalla Cir di De Benedetti. British Invisibles (BI) . Sono gli
organizzatori del meeting dei banchieri della City tenutosi sul Britannia, alla presenza
della regina Elisabetta II, il 2 giugno 1992 per complottare la privatizzazione
dell'industria di stato italiana che doveva far seguito alla svalutazione della lira
provocata da Soros e co. Citando dal discorso tenuto sul Britannia nelle acque del porto
di Dublino, Irlanda, nel 1995, da Neil Jaggers, membro dell'esecutivo del BI e direttore
per gli affari dell'Europa orientale, "il British Invisibles è un ente privato che
ha per scopo la promozione della City di Londra". Gli "invisibles" sono i
"servizi" dell'alta finanza della City. BI funziona come punto di unione tra la
finanza privata e il governo britannico. BI conta attualmente 114 membri, tutta l'élite
finanziaria di Londra, parecchi rappresentanti del governo e della Bank of England, la
banca centrale.
Naturalmente la Rothschild ha un ruolo di primo piano negli Invisibles. Ad esempio,
secondo il rapporto del 1996 della BI, Sir Derek Thomas , direttore della NM Rothschild
& Sons, già ambasciatore britannico a Roma nel periodo 1987-89, membro del BI dal
1992, è stato fino al 10 settembre 1996 presidente del comitato LOTIS (Liberalization of
Trade in Services Committee, Comitato per la liberalizzazione del commercio in servizi).
Rory Allan, della NM Rothschild & Sons, è membro del comitato del BI per l'Unione
degli Stati Indipendenti ( l'ex URSS). William Lamarque, della NM Rothschild & Sons,
è membro del "gruppo Cina" del BI. British Invisibles organizza seminari in
tutti i punti strategici del globo appetibili alla City, soprattutto elaborando piani di
privatizzazioni, apertura dei mercati alla finanza derivata, eliminazione di ogni barriera
alla penetrazione del liberismo selvaggio della City. In molti casi, dice Jagger, BI ha il
privilegio di usare lo yacht reale "Britannia", spesso in combinazione con le
visite della regina Elisabetta II o del duca di Kent, gran maestro della massoneria di
rito scozzese. Il British Invisibles nel passato ha organizzato ogni anno una decina di
simili incontri; per il 1997 BI ha già prenotato il Britannia, con o senza la regina, per
20 incontri d'affari.
Sulla base di quanto sopra intendo ribadire la necessità di ritirare il mandato dato dal
Tesoro alla Rothschild di operare come advisor nelle privatizzazioni del Banco di Napoli,
dell'ENI e di eventuali altre imprese di stato; la necessità di fermare il processo di
privatizzazione in quanto basato su premesse che danneggiano l'interesse nazionale, cioè
sulla combinazione Britannia-Soros, speculazione-svalutazione-privatizzazione; la
necessità di continuare nelle indagini sull'"affaire Britannia-Soros" sia a
livello di Procure della Repubblica che a livello di commissioni parlamentari.
Regine,
innominabili e mafiosi filantropicamente nel Quantum Fund
Stralci del dossier pubblicato dall'EIR del 1 novembre 1996 che mettono in risalto
alcuni dei collegamenti più sporchi e blasonati di Soros
La rivista americana Time lo caratterizza come un "moderno Robin Hood", che ruba
ai ricchi per donare ai poveri: a fare le spese delle speculazioni di George Soros
sarebbero le grandi banche centrali mentre egli investirebbe i suoi guadagni nelle
economie emergenti dell'est Europeo, dove promuove la sua utopia della "Società
aperta", qualcosa che si spaccia come "cultura di sinistra".
La realtà è che ruba a tutti per conto di un'élite ristrettissima di ricchi, e che
dietro lo zuccherino delle sue imprese "filantropiche" nell'Europa orientale
c'è la medicina mortale della "terapia shock" somministrata alle economie
dell'est da quelli della sua cordata, dal professorino di Harward Jeffrey Sachs allo
svedese Anders Åslun, con i quali ha ampiamente collaborato Romano Prodi.
L'idea di fondo della "società aperta" è creare le precondizioni necessarie
per l'acquisto a prezzi stracciati delle immense proprietà minerarie e d'altra natura che
costituiscono l'ultima ricchezza tangibile di tutto i paesi ex comunisti. Per questo le
sue 19 fondazioni diffuse nei paesi dell'Est fanno proficua opera di conversione degli ex
marxisti in liberisti dell'ultima ora. Basta pagare.
Soros salì alla ribalta mondiale nell'autunno 1992, quando orchestrò un'ondata
speculativa contro la lira e la sterlina per frantumare il Sistema Monetario Europeo.
Disse di essersi messo in tasca, solo speculando sulla sterlina, oltre un milione di
dollari. Con la lira fatta a pezzi, i suoi amici in Italia si scatenarono per vendere le
partecipazioni statali agli acquirenti stranieri che, anche nella molto improbabile
prospettiva di un prezzo equo in lire, avrebbero sborsato il 20-30 per cento in meno del
dovuto. Come abbiamo documentato più volte, non fu un'occasione fortuita, ma fu una
trappola ordita a bordo del panfilo della corona inglese Britannia, al largo di
Civitavecchia il 2 giugno del 1992, quando Mario Draghi e Beniamino Andreatta guidarono un
incontro dei grand commì nostrani con i rappresentanti delle grandi banche inglesi tra
cui la Warburg e la Barclays. Gli onori di casa al centinaio di ospiti convenuti per
discutere la svendita dell'Italia furono fatti dalla regina Elisabetta II.
Da allora Soros si pavoneggia nel suo alone di "re Mida". Come dice lui stesso,
quello che tocca diventa oro. Lo scopo è quello di egemonizzare il mondo della
speculazione, far correre i polli dove lui getta il becchime. Nel 1993 lanciò
un'operazione di acquisto dell'oro (diceva che la Cina aveva deciso di rimpinguare
notevolmente le riserve), tutti dietro a comprare e si arrivò al rialzo del 20% del
prezzo; poi, insieme al suo compare Jimmy Goldsmith, si disfece segretamente dei suoi
acquisti realizzando profitti notevoli. Operazioni analoghe le ha condotte da allora in
diverse piazze del mondo, specializzandosi sulle speculazioni contro le monete: ha
condotto attacchi contro il marco tedesco e contro le monete della Tailandia, Malesia,
Indonesia e Messico.
Dietro il Quantum Fund
Naturalmente il personaggio è artificiale, o meglio, è un personaggio costruito per
gestire dei fondi altamente speculativi per investitori che non sono disposti ad esporsi.
Il suo fondo d'investimento Quantum Fund gestirebbe somme tra gli 11 ed i 14 miliardi di
dollari di depositi e, come dice lui stesso, tra gli investitori più importanti conta la
stessa regina Elisabetta.
Insieme alla regina non è difficile intravedere il grosso dell'oligarchia britannica ed
europea. Il Quantum Fund è registrato nelle Antille olandesi con tutti i trucchi
necessari per non dovere presentare alcuna trasparenza ad autorità di sorta, né sulle
entità delle operazioni né sull'identità dei depositanti. Evidentemente si tratta di
una "graziosa concessione" della monarchia olandese.
Secondo la commissione dell'OCSE sul riciclaggio del denaro, le Antille Olandesi sono il
principale centro di riclaggio del denaro della droga, soprattutto della cocaina
dell'America Latina. Di americano Soros ha solo il passaporto, mentre il suo quartier
generale è a Curaçao. Per evitare possibili interferenze delle autorità americane Soros
non figura nemmeno tra i manager del suo fondo, e a mala pena figura sulla carta come
"consulente d'investimento" attraverso la sua ditta di New York, la Soros Fund
Management. Soros ha riempito la direzione del suo Quantum Fund di inglesi, svizzeri e
italiani, evitando accuratamente cittadini americani.
Mentre il grosso degli investimenti proviene dall'impero dei Rothschild, come è
ampiamente documento nlle pagine precedenti, anche gli altri elementi del Quantum Fund
costituiscono un quadro inquietante. Il più noto è Edgar De Picciotto, "uno dei
banchieri più furbi di Ginevra" che figura nel Consiglio d'Amministrazione del
Quantum Fund e presiede la CBI-TDB Union Banque Privée, una banca privata di Ginevra che
gestisce grandi capitali sul mercato dell'oro e degli "Hedge Funds", i fondi
d'investimento off-shore, soldi che quasi per definizione non possono essere più distinti
dai proventi della droga.
De Picciotto è praticamente da sempre socio del banchiere Edmond Safra, proprietario
della Republic Bank of New York. Secondo alcune indagini questa banca è la principale
esportatrice in Russia di banconote americane, per miliardi di dollari. Il fabbisogno di
dollari in Russia cresce in maniera direttamente proporzionale alla criminalità che opera
quasi esclusivamente con i "contanti verdi". Safra è indagato dalle autorità
americane e svizzere per il riciclaggio dei proventi della droga di turchi e colombiani.
La Trade Development Bank (TDB) di Safra si fuse nel 1990 con la CBI di De Picciotto,
dando vita alla TDB-CBI Union Banque Privée. Anche se i termini della fusione sono
mantenuti segreti, di fatto De Picciotto entrò nel consiglio di amministrazione della
American Express svizzera, mentre due direttori della American Express di New York sono
entrati nel consiglio d'Amministrazione della Banque Privée. Safra aveva venduto la Trade
Development Bank alla American Express Inc. negli anni Ottanta. La American Express, nel
cui consiglio figura anche Henry Kissinger, è stata colpita da diversi scandali per il
riciclaggio del denaro della droga.
De Picciotto iniziò la sua carriera sotto Nicholas Baring della omonima banca londinese
che per secoli è stata la banca della famiglia reale inglese. Dopo il crac del marzo 1995
la Baring è stata rilevata dal gruppo olandese ING, anch'esso molto esposto nel
riciclaggio. Si tenga presente che Peter Baring partecipò al vertice del Britannia del
1992 a Civitavecchia.
De Picciotto è inoltre socio di lunga data di Carlo De Benedetti. I due figurano nel
C.d'A della Societé Financière de Genève. Il motivo principale dell'uscita di De
Benedetti dalla Olivetti è che ha usato i patrimoni industriali come fiches sul tavolo
verde dei derivati, evidentemente perdendo. All'inizio degli anni Ottanta De Benedetti
ebbe un ruolo di primo piano nella bancarotta del Banco Ambrosiano, tragicamente
conclusasi con l'omicidio, secondo un macabro rituale massonico, di Roberto Calvi a
Londra. Le responsabilità dell'impiccagione di Calvi sotto il ponte dei Blackfriars sono
state rivendicate da ambienti Rothschild (vedi pag. 20, sotto Alfred Hartmann).
Tra i numerosi scandali per riciclaggio di denaro in cui sono stati implicati De Picciotto
e la sua Union Banque Privée spicca l'arresto, avvenuto nel novembre 1994, di
Jean-Jacques Handali e di altri dirigenti della UBP. Secondo la Procura di Miami, Handali
e la UBP costituivano la "swiss connection" in una rete internazionale di
trafficanti turchi e colombiani. Tra i personaggi più legati a De Picciotto spicca Helmut
Raiser, un misterioso mercante di armi che farebbe affari in società con Grigori
Luciansky, il personaggio della mafia russa che controlla la holding russo-svizzera Nordex
Group.
Il contingente italiano nel vertice del Quantum Fund di Soros è costituito da Isidoro
Albertini, titolare di una delle società d'intermediazione mobiliare più prestigiose di
Milano e da Alberto Foglia che dirige a Lugano la Banca del Ceresio. EN-GB">Rich,
Reichmann & Co. Esperti che hanno condotto inchieste su Soros per conto del
Dipartimento di Stato USA affermano che almeno 10 miliardi di dollari del Quantum Fund
provengono da investitori "silenziosi", che preferiscono cioè l'anonimato, e
che hanno chiesto a Soros di mandare in frantumi la stabilità monetaria europea. Questo
spiega perché Soros, che si vanta di avere tra i suoi investitori la regina e le
principali case bancarie inglesi, abbia colpito così duramente la sterlina nell'autunno
del 1992. La contraddizione apparente svanisce tenendo conto del fatto che era il modo
più sicuro di mettere in pratica la decisione strategica inglese di frantumare lo SME,
che è la strategia thatcheriana per eccellenza.
Tra gli investitori "silenziosi" vengono segnalati Marc Rich, un mercante di
petrolio e di metalli ricercato dalla giustizia americana, e Shaul Eisenberg, ex pezzo
grosso dei servizi segreti israeliani che fa il mercante di armi nel Medio Oriente ed in
Asia. Il governo dell'Uzbekistan gli ha interdetto gli affari nel paese dopo aver scoperto
una serie di truffe e corruzioni colossali. Un altro socio di Soros è Rafi Eytan che in
passato teneva a Londra i collegamenti tra il Mossad e lo spionaggio inglese.
Gli affari più grandi, trattando soprattutto alluminio e petrolio, Marc Rich li ha fatti
in Unione Sovietica, poi Russia, tra il 1989 ed il 1993. In quello stesso periodo il
Nordex Group di Grigori Luciansky raggiunse un fatturato di miliardi di dollari vendendo
soprattutto alluminio e petrolio russi. Secondo il Wall Street Journal del 13 maggio 1993
le imprese di Rich in Russia sono finite sotto inchiesta per truffa.
La lista potrebbe continuare all'infinito, ma i contorni del protettore di Romano Prodi e
della sua scuola "liberista" dovrebbero essere ormai chiari.
L'inchiesta su Soros stana la "Banda dei Cinque"
L'indagine proposta dal Movimento Solidarietà è entrata nella fase calda. Ciampi
&Co. dovevano sapere che nel 1992 la lira non avrebbe retto l'assalto speculativo di
George Soros e sperperarono 15 mila miliardi in una difesa a dir poco sospetta
Solidarietà, anno IV n.1,
febbraio 1996
Se, come sembra, l'inchiesta su
George Soros andrà avanti, Mani Pulite diventerà una barzelletta", ha dichiarato
Paolo Raimondi, presidente del Movimento Solidarietà, a commento dell'incoraggiante
notizia che la Procura di Roma ha avviato una nuova fase dell'inchiesta sullo speculatore
internazionale. Raimondi era a Roma per una serie di consultazioni alla fine di gennaio,
nei giorni in cui alcuni quotidiani davano grande risalto al contenuto dell'esposto con
cui il Movimento Solidarietà aveva fatto avviare l'inchiesta. Noi non crediamo alle
battaglie politiche per vie giudiziarie", ha aggiunto Raimondi, che ha proseguito:
"La nostra iniziativa è stata concepita per organizzare e stimolare la riscossa di
tutte le forze che si oppongono alla politica di distruzione dell'economia nazionale
imposta dal FMI, da Maastricht e dai mercati finanziari guidati da Londra". Come
Solidarietà ha riferito più volte, l'esposto presentato da Raimondi e Claudio Ciccanti
(segretario del Movimento Solidarietà) chiede di verificare se l'attacco alla Lira del
settembre 1992, che fece uscire la nostra moneta dal Sistema Monetario Europeo
svalutandola del 30%, facesse parte della stessa strategia discussa sulla riunione del
"Britannia" il 2 giugno dello stesso anno. Sul Britannia erano infatti riuniti i
principali banchieri della City per conto dei quali George Soros condusse la speculazione
contro la Lira. Alcuni di loro poi parteciparono alla grande svendita chiamata
privatizzazione, chi direttamente chi in consorzio con altri alleati della City.
Nell'esposto si chiede di appurare se Soros, nel suo attacco alla Lira, abbia goduto di
notizie riservate di fonte italiana. Rimane infatti un mistero il comportamento delle
nostre autorità monetarie che, sapendo già dal maggio precedente di non poter reggere
all'attacco speculativo, riversarono nell'inutile difesa della Lira 48 miliardi di dollari
per poi capitolare. Invece, quel comportamento fece guadagnare a Soros 280 milioni di
dollari in una settimana e forse molto di più. La perdita secca per le casse della banca
centrale, che ha dovuto riacquistare le riserve di valuta a Lira deprezzata, è stata
calcolata in circa 15 mila miliardi di Lire, una mini-finanziaria. L'accusa di complicità
sembra concretizzarsi già nella prima fase dell'inchiesta (che procede a Napoli e Roma,
mentre Firenze e Milano si sono fatti da parte per motivi diversi), almeno nei confronti
di uno dei timonieri della Lira nel settembre 1992, Piero Barucci, allora ministro del
Tesoro e membro della "Banda dei cinque" che controllava la politica monetaria
(gli altri erano l'allora capo del governo Giuliano Amato, l'allora e attuale Direttore
Generale del Tesoro Mario Draghi, l'allora governatore di Bankitalia e attuale
superministro dell'Economia Carlo Azeglio Ciampi e l'allora Direttore di Bankitalia e
attuale ministro degli Esteri Lamberto Dini). Infatti, come ha rivelato il Corriere della
Sera in un ampio servizio del 27 gennaio, dedicato all'inchiesta sollecitata dal
Movimento Solidarietà, Barucci è oggi presidente della AFV, una società di
intermediazione finanziaria (sim). Il guaio dell'AFV non è solo che essa svolge attività
speculativa, ma che la lettera "F" sta per Alberto Foglia, fondatore della AFV e
nientepopodimenoche presidente del consiglio di amministrazione del Quantum Fund di George
Soros! Lo stesso quotidiano di via Solferino sottolinea la precaria posizione di Barucci
quando, nel riferire il testo dell'esposto (vedi riquadro), elenca i nomi di consiglieri
del fondo di Soros e nota che Alberto Foglia è "partner nella Sim ora presieduta da
Barucci". Naturalmente, dato che le indagini, proprio per la loro serietà, sono
coperte dal massimo riserbo, non è dato sapere di più. Ma non è difficile immaginare lo
stato di disagio in cui si trovano attualmente il Barucci e il resto della Banda dei
Cinque, indicato dal modo in cui si è verificata una prima, agitata reazione alle
"cattive" notizie giudiziarie.
Ciampi scende in campo
In una evidente contromossa, i protagonisti del Settembre Nero della Lira hanno anticipato
la "loro" versione dei fatti. Come se avesse letto in anticipo il servizio che
doveva uscire l'indomani, domenica 26 gennaio, Ciampi si è sentito in dovere di spiegare
il comportamento della Banca d'Italia in quella crisi. Si badi bene: finora, dopo quattro
anni e mezzo, Ciampi non aveva speso una parola sull'argomento. Parlando ad una riunione
degli operatori di cambio (quindi tra galantuomini), l'attuale vero capo del governo Prodi
ha dapprima scaricato ogni responsabilità: egli non fece che obbedire agli ordini del
governo. "Le decisioni sulle parità delle monete sono sempre e da sempre di
competenza dell'esecutivo." Poi Ciampi è passato all'offensiva. La crisi della Lira,
a suo avviso, è stata positiva perché "l'atmosfera di dramma" che
l'accompagnò permise "l'adozione di quelle rilevanti misure di correzione di
bilancio che il governo aveva invano cercato di varare prima". In altre parole, la
battaglia persa contro la speculazione fu lo shock necessario a fare accettare agli
italiani quattro anni di stangate che non sono altro che trasferimenti netti di risorse a
favore della rendita finanziaria. Ma Ciampi si spinge oltre: il 31 luglio, quando la Lira
era già sottoposta a una pressione speculativa (e la Banda dei Cinque sapeva che non
avrebbe retto), Amato era riuscito a strappare ai sindacati il famoso accordo salariale
giustificandolo tra l'altro con la necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo e
quindi di combattere l'inflazione. "Amato racconta Ciampi riuscì nell'intento
perché voleva tenere il cambio: Se avesse detto `io domani svaluto', l'intesa non la
faceva". Avete capito bene: Ciampi si fa bello per non aver concesso gli aumenti
salariali e per aver invece regalato 15 mila miliardi a Soros attraverso la manovra
speculativa! Perché poi, sembra proprio che quelle decisioni siano state prese più a Via
Nazionale che a Palazzo Chigi. Perlomeno a quanto afferma un testimone dell'epoca,
l'allora segretario del PSI Bettino Craxi. Le parole di Craxi vanno prese cum grano salis,
tenendo presente la situazione particolare dell'esule di Hammamet; ciononostante, le
circostanze riferite sembrano veritiere. Craxi ha scritto una lettera al Corriere,
pubblicata con risalto in pagina economica, per dire la sua sui fatti del `92 riferiti nel
servizio del 27 gennaio. Amato lo chiamò all'inizio della pressione speculativa, scrive
Craxi, per chiedere consiglio su quale linea di condotta tenere. È credibile che Amato,
nominato Presidente del Consiglio su indicazione del PSI, si consultasse con il segretario
del partito. Craxi avrebbe suggerito di non sprecare risorse e svalutare. Amato
evidentemente non tenne conto del consiglio, anche se ritelefonò ad Hammamet per avvisare
Craxi dell'imminente svalutazione. Le circostanze riferite da Craxi descrivono un
Presidente del Consiglio in cerca di suggerimenti in una crisi più grande di lui. Amato
non emerge certamente come la figura del comandante che dà ordini, tantomeno alla Banca
d'Italia, come sostiene Ciampi. È più probabile il contrario: che nel panico di quei
giorni, il governo abbia seguito le indicazioni di "chi ne sapeva di più", e
cioè dei grandi sacerdoti della moneta di Via Nazionale. Un'impressione confermata dalla
lettura del libro L'Isola del Tesoro, del summenzionato Piero Barucci. Evidentemente
presagendo di essere il primo capro espiatorio quando fosse scoppiata la tempesta, Barucci
ha scritto il libro come una difesa in anticipo. Secondo il libro (e anche qui la
descrizione sembra credibile), Barucci piomba dall'esterno in una compagine governativa
dove comandano altri e lui assiste impotente ad avvenimenti che gli passano sopra la
testa. In ogni caso, il cerchio dei sospetti si stringe sempre più attorno a Ciampi e ai
suoi uomini.
I sorosiani si scoprono
A giudicare dallo zelo con cui gli stessi media che hanno amplificato le tardive
spiegazioni di Ciampi si sono profusi in sospette apologie di George Soros, si deve
presumere che, se ricevevano ordini, i ciampisti li ricevevano dal mega speculatore
americano o dai suoi padroni inglesi. L'oscar spetta a La Repubblica(proprietario Carlo De
Benedetti, che fece incontrare Soros e Di Pietro) che, in un sol giorno, il 31 gennaio, ha
pubblicato tre articoli, in tre pagine diverse, in difesa della Banda dei Cinque e di
George Soros. Prima, un grosso servizio intitolato "Craxi-Ciampi, è polemica sulla
svalutazione del `92", in cui ampio spazio viene concesso alle argomentazioni di
Ciampi sopra riferite. Nella sezione culturale, un'intera pagina viene dedicata a George
Soros, dipinto come un genio che dispensa saggezza filosofica sui mali del... libero
mercato. L'autore è il noto scrittore latinamericano Vargas Losa, che come Soros è a
favore della legalizzazione della droga. Dimostrando una illimitata fiducia nella
imbecillità dei suoi lettori, dipinge Soros come un interprete della dottrina sociale
della Chiesa. In pagina editoriale, l'apologia del genio economico di Soros viene affidata
a Giorgio Ruffolo, veterano esponente della sinistra tecnocratica italiana. Ruffolo tratta
Soros come un "pentito" della speculazione a cui occorre prestare ascolto
perché sa quel che dice. Fa finta di trattare Soros oggettivamente, ma una settimana dopo
Ruffolo ha partecipato a Bruxelles ad una conferenza organizzata, finanziata e presieduta
proprio da Soros, che ha riunito un gruppo di intellettuali europei. Scopo della
conferenza, lanciare la campagna per una "società aperta" nell'Europa
occidentale, sulla scorta delle esperienze svolte da Soros nell'Est Europa, con
l'obiettivo di varare nel 1988 un'assemblea costituente europea. Non ci interessa sapere
se i partecipanti all'iniziativa abbiano ricevuto il solito "rimborso spese"
della serie Nomisma, ma piuttosto far capire al lettore l'esistenza di collegamenti e
disegni politici che a definire "complotto" si pecca di modestia. Nell'articolo
di Repubblica Ruffolo prende per buona la versione sorosiana dei fatti del `92, con la
quale esordisce: "Ebbi il primo segnale - dice Soros nella sua autobiografia - di una
crisi imminente della sterlina da un discorso del presidente della Bundesbank,
Schlesinger." Dopodiché Soros avvicinò Schlesinger e "capii immediatamente che
cosa voleva dirmi. Era un incoraggiamento a vendere la lira italiana". Più in là,
Soros rincara la dose: "Abbiamo eseguito gli ordini del nostro maestro, la
Bundesbank". La sua teoria è confutata come minimo dal fatto che la Bundesbank ha
speso almeno 60 miliardi di marchi per difendere le monete dello SME, principalmente il
franco francese.
Le provocazioni del Financial Times
Come afferma Raimondi nell'intervista citata all'inizio, l'Italia è vittima di una
politica economica distruttiva di cui Soros e la Banda dei Cinque sono rappresentanti.
Questa politica oggi prende il nome di "Maastricht", anche se non si tratta
altro che della vecchia politica del Fondo Monetario Internazionale. La beffa è che,
benché la politica di Maastricht sia stata congegnata per distruggere gli stati
nazionali, con la Germania come obiettivo principale, il fatto che i primi della classe
nell'adottare la politica di bilancio per raggiungere i famigerati parametri siano i
tedeschi si presta a manipolare i meno fortunati, come l'Italia, contro la Germania.
Abbiamo visto con quale disinvoltura Soros e i suoi cortigiani italiani addirittura
accusano la Bundesbank della speculazione contro la lira, senza tema di essere
ridicolizzati. Così, alla fine di gennaio, il Financial Times, il principale organo dei
padroni di Soros nella City di Londra, è riuscito quasi ad innescare una crisi tra Roma e
Bonn inventandosi l'esistenza di un piano segreto tedesco per tenere fuori l'Italia dalla
moneta unica. L'articolo del Financial Times è stato il segnale per una rinnovata
campagna internazionale contro la Germania che viene dipinta come il Quarto Reich. Questa
è la stessa identica campagna lanciata nel 1989 dalla premier inglese Margaret Thatcher,
con cui fu estorta alla Germania la tacita promessa di farsi promotrice della politica di
Maastricht in cambio del "nulla osta" per la riunificazione tedesca. Il ricatto
ha effetto sui due versanti: contro la Germania, costretta a fare la prima della classe, e
contro gli altri che ne sono gelosi. La provocazione è stata poi rilanciata domenica 9
gennaio da Beniamino Andreatta, in un'intervista al Corriere, dove l'attuale ministro
della Difesa accusa la Bundesbank di avere condotto nel passato operazioni di aggiotaggio
contro la lira. Da quale pulpito: proprio Andreatta era a bordo del Britannia il 2 giugno
1992, quando si complottò la privatizzazione delle aziende a partecipazione statale
assieme ai protagonisti del successivo assalto contro la lira. In una dichiarazione
pubblicata sullo Strategic Alert dell'EIR, Paolo Raimondi ricorda che nel 1992, il gioco
politico della City e dei suoi alleati fu quello di utilizzare speculatori di grido come
Soros per far saltare il Sistema Monetario Europeo e soprattutto di minare un possibile
orientamento unitario dell'Europa continentale verso la realizzazione di grandi progetti
infrastrutturali conosciuti come il Triangolo Produttivo e anche come "Piano
Delors". Con la vittoria geopolitica britannica, dichiara Raimondi, "abbiamo
avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell'economia produttiva e l'esplosione della
bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi,
quando l'Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con
prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di
Sviluppo Eurasiatico, la Nuova Via della Seta, che dalla Cina, attraversando l'intera
Asia, unisce le nazioni e i popoli fino all'Atlantico, in un grandioso programma di
sviluppo e crescita tecnologica e industriale."
Solidarietà, anno IV n.1, febbraio 1996]
Il Corriere della Sera Il sostituto procuratore vuole verificare...
Il 27 gennaio 1996, il Corriere della Sera ha pubblicato un servizio in cui si dava ampio
risalto all'iniziativa del Movimento Solidarietà che ha portato ad aprire l'inchiesta su
George Soros. Eccone alcuni stralci. Le due inchieste partono dalle Procure di Roma e di
Napoli. Ma al centro hanno lo stesso attacco alla lira del settembre del `92, che portò
banche e speculatori internazionali, tipo il famoso George Soros, a soffiare riserve in
valuta per 48 miliardi di dollari alla Banca d'Italia. Questa istituzione dello Stato in
quei giorni comprò lire ad oltranza per sostenere inutilmente il cambio della moneta
nazionale, come voleva il governo di Giuliano Amato. Il sostituto procuratore di Roma
Cesare Martellino (...) vuole verificare se influenti italiani hanno operato illegalmente
dietro banche e speculatori, quando questi investirono capitali colossali contro la lira,
provocandone l'uscita dal Sistema Monetario Europeo (Sme) e una svalutazione di circa il
30 per cento.
Martellino per ora ha iscritto nel registro degli indagati solo Soros (...). Punto di
partenza è un esposto presentato da Paolo Raimondi e Claudio Ciccanti del gruppo
"Solidarietà", emanazione italiana di un movimento politico Usa, impegnato in
una campagna contro la grande speculazione finanziaria e vicino al partito
democratico.(...) Le inchieste in corso a Roma e Napoli sembrano interessate soprattutto a
verificare se ci fu una diffusione di notizie riservate: un'illegalità sospettata con
frequenza negli ambienti finanziari italiani, non solo dal caso Eni-San Paolo del
"venerdì nero" della lira nell'85. Per esempio Piero Barucci, come ministro del
Tesoro del governo Amato, dovette fare i conti anche con una misteriosa talpa» che
avrebbe anticipato informazioni sulla prevista privatizzazione del Credito Italiano. (...)
"Soros è indagato perché si vuol capire come mai rischiò migliaia di miliardi
contro la lira con tanta sicurezza. Non è che all'epoca banche e speculatori sapevano che
la Banca d'Italia avrebbe difeso a oltranza la moneta italiana, comprando lire in cambio
di valuta anche quando poteva sembrare inutile a tanti analisti finanziari? Nell'esposto
presentato dal movimento Solidarietà» viene segnalato un rapporto di Soros con Romano
Prodi, allora consulente della banca Goldman Sachs, impegnatissima sui mercati finanziari.
(...) Sono elencati anche i nomi di consiglieri del fondo di Soros, tra cui l'agente di
cambio italiano Isidoro Albertini e i finanzieri svizzeri Alberto Foglia (partner nella
Sim ora presieduta da Barucci) ed Edgard de Picciotto. Viene pure ricordata la vicenda del
Britannia», il panfilo reale dove, secondo alcune interrogazioni parlamentari, esponenti
di banche d'affari straniere avrebbero organizzato l'attacco alla lira, per ridurre il
costo delle aziende pubbliche italiane da privatizzare."
Barucci e l'isola del te Soros
Il ministro del Tesoro all'epoca della crisi della Lira del '92, oggi presidente di una
finanziaria di cui è proprietario un socio di Soros, confessa nel libro L'isola italiana
del Tesoro, pubblicato nel 1995, che il movimento di LaRouche diede del filo da torcere ai
"Piratizzatori", denunciando per primo il famoso meeting sul Britannia e
catalizzando l'opposizione alla "banda dei cinque". Barucci rivela che lui era
stato invitato sul Britannia e difende i partecipanti, tra cui il Direttore del Tesoro
Mario Draghi, dalle accuse allora pubblicate dall'EIR, in un documento intitolato:
"La strategia anglo-americana dietro la privatizzazione in Italia: il saccheggio di
un'economia nazionale", diffuso nel dicembre 1992. Non riesco a comprendere scrive
Barucci come mai un episodio come tanti (uno di mille convegni che si tengono in Italia)
sia assurto a così grande fama". Il socio di Soros non dice che l'incontro
"come tanti" si svolse su territorio britannico, appunto, sul panfilo della
Regina Elisabetta, fuori delle acque territoriali italiane. "Ero anche io fra gli
invitati a quell'incontro. Non partecipai solo per pigrizia. Potei poi appurare che Draghi
vi era andato soltanto per dovere di ufficio e spero che non sia più disturbato per una
questione inesistente. Il fatto è che sono dovuto andare come ministro un paio di volte
nelle Commissioni parlamentari ad assicurare che quel giorno il Britannia non si era
trasformato in un covo di complottardi, decisi a consegnare l'economia italiana a gruppi
stranieri facilmente identificabili". Più avanti, raccontando gli scontri sulle
privatizzazioni, Barucci spiega: "Il punto di partenza restava sempre l'incontro sul
Britannia; i fantasmi che tormentavano la mente e lo spirito di alcuni commentatori
avevano le solite fisionomie. La parola d'ordine era evidente: creare, in tutti i modi
possibili, un gran polverone attorno alle privatizzazioni in modo da fermarle."Era
stato messo in circolazione 'mirata' un appunto [quello dell'EIR] dal titolo La strategia
anglo-americana dietro la privatizzazione in Italia: il saccheggio di un'economia
nazionale. L'avevo letto, nel tardo autunno del 1992, sia pure senza un grande impegno,
perché vi avevo scorto stilemi culturali ben noti. La cosa si fece però improvvisamente
seria quando il capo dello Stato, avendone ricevuta copia due o tre mesi dopo, mi chiese
un motivato parere. Cosa che feci puntualmente, facendogli avere, anche in questo caso,
una risposta che nessuno al ministero ha mai visto (...)."Si partiva, in questo
appunto, dalla certezza che nel mondo è all'opera un gruppo di potere, dai più non
conosciuto, fatto di interessati e spregiudicati finanzieri, di volontà di potere, di
legami di razza, di relazioni intercorrenti tra società che operano attraverso
organizzazioni, non dirò occulte, ma che almeno amano vivere nell'ombra. (...) E poi ci
si inoltrava in una lunga disquisizione per dimostrare che la svalutazione della lira era
stata oggetto di veri e propri speculatori della finanza internazionale, con Moody's che
aveva funzionato da catalizzatore, pronti, a conseguire vantaggi finanziari secondo la
loro natura di veri e propri avventurieri»." Il lettore noti come il banchiere
Barucci si mostri scandalizzato all'idea che la lira fu oggetto di un attacco speculativo.
Ma se non erano gli speculatori che vendevano lire, allora chi era? "Filantropi"
come Soros? Barucci prosegue: "Scrissi a Scalfaro, dopo pochi giorni, che ravvisavo
nel documento la vecchia tesi, che è alla radice di ogni nazionalismo e che ha turbato
spesso la vita democratica della Nazione, per cui la colpa per i nostri problemi è sempre
da attribuire ad altri che, per definizione, sono fuori da noi. Di qui, il passo a credere
al complotto organizzato contro di noi è molto breve. Autoassolversi per poter continuare
a peccare: ecco ripresentarsi il vizio dei peccatori incalliti e impenitenti". In
altre parole, affiancando l'accusa di "nazionalismo" ai "legami di
razza" dei banchieri denunciati nel documento, Barucci vuole bollarlo di fascismo. In
realtà "i legami di razza" sono inventati da Barucci di sana pianta per far
quadrare i suoi "stilemi culturali". Nella calunnia, però, il socio degli
speculatori ci va cauto, perché investirebbe anche il capo dello Stato. Proprio in quel
periodo, il Presidente Scalfaro aveva infatti levato la voce contro Moody's, rea di
un'altra retrocessione dei titoli italiani, accusandola di "destabilizzare" il
paese.
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