Cose dell'altro mondo
di Vincenzo
VITALE
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L'arroganza,
la prepotenza, la presunzione, lodio, il consumismo più sfrenato, il desiderio di
sembrare più che di essere, dilagano facendosi breccia nelle nostre piccole miserie
umane, nelle nostre debolezze.
Locchio del grande
fratello ci ipnotizza, ci sorveglia, ci condiziona, ci da i consigli per gli acquisti fra
una notizia distorta e una strumentalizzata. La trovata più geniale, ma di altrettanto
dubbio gusto, è stata quella di inventarsi un TG spettacolo, una vera farsa, quasi una
"sceneggiata" dove in Mala Fede e con assoluta mancanza di etica, vengono
criticati e ridicolizzati non solo esponenti del mondo politico e sindacale rappresentanti
dei lavoratori, ma anche civili manifestazioni di protesta, dedicando invece ampi spazi alla
"voce del padrone" ed ai suoi compagni, di cui vengono tessuti i più
servili elogi. In India, gli uomini incantano i serpenti, qui da noi, le cose vanno
diversamente. Cose dellaltro mondo. |
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Non parliamo poi dello spot sociale,
dove dopo infiniti <grazie, grazie> ci invitano ad aumentare i nostri consumi a
vantaggio delleconomia nazionale ed a svantaggio della nostra economia familiare,
già alle corde per gli aumenti e le speculazioni introdotti con lavvento
dellEuro, con il benevole tacito consenso di chi dovrebbe tutelare gli interessi
legittimi dei consumatori, cioè degli elettori di questo governo. Governo che, ad
ogni occasione, per legittimare comportamenti non condivisibili dalla maggioranza degli
italiani, con orgoglio e presunzione tiene a ricordare (suona più come un monito) di
essere stato eletto dal popolo e che quindi, rappresenta la volontà del popolo. Governo
che, per giustificare scelte scellerate, ama farsi scudo dello spettro del terrorismo,
quasi evocandolo, conducendo una campagna di terrorismo psicologico con tutti i mezzi di
cui dispone. |
Ma il
procurato allarme non è un reato perseguibile? Se così fosse, no problem, basta cambiare
le leggi e voilà, il gioco è fatto. Tralasciando per un attimo le piccolezze, le
miserie, le meschinità umane, il tema dominante di oggi è la guerra ad ogni costo, senza
se e senza ma. La grande abbuffata è pronta. Come sciacalli affamati, tutti i paesi della
"coalizione" guardano con estremo interesse al business della
ricostruzione, un vero toccasana per l'economia; già accampano pretese sulla spartizione
dei pozzi petroliferi. Una rapina, un atto di pirateria di cui potremo diventare
complici.
Sarebbe davvero un peccato
restarne fuori. Resta il problema di come ingannare l'opinione pubblica per giustificare
quella che sarebbe un crimine,
una vile aggressione verso un paese reso inerme, non solo dall'embargo che dura da
oltre dieci anni, ma anche dalle imposizioni di disarmo totale, per rendere più facile il
"lavoro" di questa mostruosa macchina bellica alla cui guida siedono 2 piloti
senza scrupoli, mentre un terzo vuole salire a tutti i costi, ritenendo di essere
stato delegato anche per questo dal popolo. Questa sì che è democrazia; un vero paese
democratico ripudia la violenza; oggi qualche esponente politico della nostrana
coalizione, riferendosi alle azioni di disturbo dei disobbiedienti che
ostacolavano il transito di treni che trasportavano armi e munizioni americane sul nostro
territorio, ha dichiarato che non saranno tollerate ulteriori azioni di violenza. Come se
la guerra non fosse un'azione di violenza. Che ipocrisia, cose dell'altro mondo.
Il popolo si è
già espresso il 15 febbraio (un popolo di milioni di pacifisti, poche centinaia di
migliaia di persone semplicemente impaurite dalla guerra, a detta dei guerrafondai), un
popolo che vuole la Pace ad ogni costo, senza se e senza ma. Quindi, almeno per
coerenza, che sia rispettata la sua volontà espressa il 15 febbraio.
Che intorno a questa
volontà, intorno a milioni di bandiere della pace tanto temute dai nostri democratici
rappresentanti del popolo, si costruisca una volta per tutte lunità certa
delle forze politiche, che oggi sono state ridotte in minoranza dalla nostra volubilità,
dalla nostra protesta manifestata nel peggiore dei modi, cioè (lasciatemelo dire)
allitaliana, pensando
.< vediamo cosa succede
., proviamo
, è ora
di cambiare
>.
Abbiamo visto cosa è
successo e cosa sta
succedendo, abbiamo provato, abbiamo cambiato, ma, cosa inaudita, cosa dellaltro mondo, corriamo anche il rischio di essere trascinati in
un'altra guerra.
Complimenti e grazie, i
nostri figli non dimenticheranno, così come noi non abbiamo dimenticato la tragedia
dellultima guerra mondiale.
La redazione
consiglia la visione del film "Finchè c'è guerra c'è speranza"
del grande Alberto Sordi, oggi scomparso dalla scena. http://www.albertosordii.altervista.org/finche.htm
Vuoi esprimere la tua
contrarietà alla guerra?
Rispondi al sondaggio promosso dall'Unione Europea
Informazione corretta sui costi di una
guerra?
In merito al falso documento che gira in rete sui costi di una guerra, il prof. Soncini
Sessa del Politecnico di Milano, risponde alla richiesta di Emergency di dare i conteggi
esatti.
http://www.elet.polimi.it/upload/soncini/Emergency.htm
Ad esempio il costo delle operazioni militari di Desert Storm, citato erroneamente
in 40 miliardi di dollari, in realta' e' stato di 61 miliardi.
Dario Fo & Franca Rame News
Il C@C@O della domenica
(per commentare questa news http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=1691)
23 febbraio 2003
Perche' e' cosi' difficile capire che non vogliamo nessuna guerra?
Francesco Merlo, giornalista del Corriere della Sera, ha attaccato violentemente
Gino Strada accusandolo di essere una "scoria del pacifismo", una
"serpe", un "lupo", una "volpe2.
Secondo il signor Merlo, Gino Strada e' un infingardo che non prende parte e standosene
fintamente neutrale alla fine sostiene il terrorismo.
Il signor Merlo per illustrare il pensiero di Strada traccia azzardati parallelismi.
"Ne' con gli Usa ne' con Saddam" diventa un pensiero tale quale a "Ne' con
lo Stato ne' con le Br", "Ne' con la Resistenza ne' col fascismo",
"Ne' con Hitler ne' con gli ebrei".
Alla fine sembra che Strada, per il solo fatto di essere contro la guerra sia un po' anche
nazista perche' non si impegna a favore del bene nella crociata contro il male. Ora appare
principalmente curioso che una tal critica sia mossa da un giornalista che se ne sta
comodamente in poltrona a un medico chirurgo che da anni opera massacrati e moribondi a
ridosso delle prime linee in paesi dilaniati dalla guerra e dalla disperazione.
Ma e' da notare anche un altro elemento curioso, quanto misterioso, che impedisce ormai di
dichiararsi contro la guerra senza essere tacciati di fiancheggiare il terrore.
Ancora non sono arrivati a dire che anche il Papa e' un violento fondamentalista islamico
ma ce l'hanno sulla punta della lingua.
Questa non volonta' di capire le differenze e' cosi' diffusa e ostinata che ci fa
sospettare non una semplice malafede politica ma una vera e propria lesione culturale.
Queste persone sembrano aver assorbito talmente in profondita' l'ideologia dei film
western da non poter immaginare che vi sia un modo di affrontare il conflitto con Saddam
senza distruggere l'Iraq e massacrare migliaia di persone.
Non riescono a immaginare che si possa valutare eccessivo il costo umano di una guerra
realizzata per uccidere un solo uomo.
Non si rendono conto che il loro modo di ragionare ci sembra un po' schizofrenico.
Quando nella guerra che Saddam aveva provocato con l'Iran egli si trovo' in grave
difficolta' gli Usa lo riempirono di armi.
E quando, al termine della guerra del Kuwait, il popolo iracheno insorse, dopo la
sconfitta delle armate di Saddam, Bush padre accordo' a questo dittatore sanguinario il
permesso di usare l'artiglieria e di far volare gli elicotteri per bombardare i ribelli.
Cosi' Saddam, pur sconfitto dagli Usa e in loro totale potere, pote' massacrare alcune
decine di migliaia di persone che si erano ribellate perche' volevano la democrazia e
avevano creduto alla protezione promessa dagli Usa.
E dopo questo atto criminale Bush padre stabilisce l'embargo economico, poi mantenuto da
Clinton, che ha provocato fino ad oggi 500 mila morti solo tra i bambini iracheni. E ora
Bush figlio ci dice che non c'e' altra soluzione che far fuori il rais e che per portare a
termine l'operazione val la pena di compiere un altro massacro.
E questa sarebbe una politica coerente di difesa della legalita' internazionale?
Ma non c'e' da stupirsi, da sempre i potenti si ammantano di buone ragioni e scopi
umanitari quando la guerra diventa economicamente conveniente.
Invece non era mai successo che 120 milioni di persone, in tutto il mondo, marciassero per
la pace. E' stata la piu' grande manifestazione della storia del mondo.
Molti hanno detto che e' nato il popolo della pace e che ha imparato a farsi sentire. E
tutto si e' svolto senza incidenti in modo assolutamente pacifico e ordinato.
Questo nuovo pacifismo ha dimostrato di essere molto forte e di avere un grande peso
politico. Subito Bush e soprattutto Blair hanno iniziato ad ammorbidire le loro posizioni
e la pace inizia ad avere una possibilita'. Una sola, non e' molto, ma prima del 15
febbraio non aveva neanche quella.
La grande novita' di questo pacifismo, la ragione della sua forza, e' che crede alla pace
come strumento di cambiamento. Crede che se i popoli del mondo si coalizzano in modo non
violento possono anche far crollare un dittatore. Crede che si possano inventare sistemi
di pressione mai sperimentati e basati sull'azione non violenta.
Negli anni settanta si marciava per la pace in Vietnam ma si era spesso favorevoli alla
guerriglia e ad altre forme di lotta violenta.
Oggi il movimento non crede piu' all'efficacia della violenza, e' alla ricerca di nuove
forme lotta, basate sulla cooperazione e il controllo internazionali.
Il che non vuol dire abdicare alla necessita' di battere i dittatori ma cercare di
ottenere questo risultato attraverso lo sviluppo economico, il boicottaggio (mirato) degli
interessi economici, la mediazione politica, la crescita culturale, la solidarieta' e
l'appoggio alle realta' che lavorano per il riscatto umano delle popolazioni.
I dittatori, il terrorismo, la violenza hanno bisogno di un terreno fertile per
svilupparsi. Se si vuole veramente sconfiggerli bisogna demolire il contesto che li ha
generati.
Se un dittatore viene abbattuto senza che si creino condizioni culturali e economiche
diverse da quelle che lo hanno prodotto si ottiene ben poco e il vecchio dittatore viene
sostituito da uno nuovo o da una serie di signori della guerra legati alle mafie
internazionali e ai mercanti di droga, come sta accadendo in Afghanistan.
Quando le condizioni culturali e economiche maturano si ottiene invece il crollo dei
regimi senza spargimento di sangue. Sembra incredibile ma e' cosi'. E il crollo incruento
dell'impero sovietico ci ha mostrato che nella societa' moderna esiste un'alternativa ai
fucili mitragliatori.
Si e' gia' realizzata una guerra contro l'Afghanistan per colpire Bin Laden e non lo si e'
acciuffato. Un'altra guerra si sta preparando per colpire un altro criminale che forse
riuscira' a fuggire.
A ridosso dell'11 settembre molti stimati economisti spiegarono che se si voleva veramente
colpire il terrorismo internazionale bisognava impedire che venisse finanziato in modo
occulto. La soluzione sembro' allora semplice e chiara: abolire il segreto bancario e i
paradisi fiscali.
Hanno finto di fare qualche cosa, hanno dato una limatina qua e la', si sono rese un po'
piu' complicate le procedure ma di abolire veramente la possibilita' di muovere denaro
segretamente, non se ne parla. Per battere il terrorismo sono disposti a ammazzare civili
a migliaia ma se ne guardano bene di colpire gli interessi delle multinazionali che usano
il segreto bancario per evadere le tasse e creare fondi neri.
E poi sparare con i cannoni e bombardare da' impulso al prodotto interno lordo.
I bambini morti sono solo uno spiacevole esubero statistico.
| Dario Fo, Franca
Rame, Jacopo Fo |
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