...in tema di Sanità e
Politiche Sociali
di Antonio
DI PIETRO
Cari
amici,
nell'ottica di voler continuare con Voi un dialogo sul "Programma delle cose da fare", vorrei proporre alcune stringate riflessioni in tema di "Sanità e
politiche sociali" (premettendo che la materia merita ben altro approfondimento).
Sono contrario alle politiche di esclusione sociale che al riguardo sta portando avanti il
Governo Berlusconi (condoni, privatizzazione e destrutturazione dei principali programmi
di welfare, riduzione dei fondi per le politiche sociali, tagli dei trasferimenti statali
agli enti locali, riduzione degli interventi di sostegno per i disabili nelle scuole,
etc.).
Il diritto alla salute e quello alla previdenza ed all'assistenza sono diritti
universali e di cittadinanza riconosciuti dalla nostra Costituzione e pertanto non sono
negoziabili con interessi di varia natura.
Emerge così, per iniziare dai più deboli ed indifesi per definizione, l'area relativa ai
diritti dei bambini e a quella dei diritti degli anziani.
Dobbiamo impegnarci per assicurare ai ragazzi strutture scolastiche sicure, una
difesa articolata dalle violenze fisiche e psicologiche alle quali sono sottoposti
(purtroppo a volte anche in famiglia), una vita serena ed
armonica anche in caso di separazione dei genitori. Anche in materia di adozioni si deve
dare priorità alla tutela dei minori, contro interessi meramente egoistici degli adulti.
Si dovrà lottare con tutti i mezzi contro lo sfruttamento del lavoro minorile e contro le
moderne forme di schiavismo delle persone, soprattutto contro lo sfruttamento della
prostituzione.
E veniamo al diritto alla salute. L'Italia dei Valori promuove e sostiene un Servizio
Sanitario Nazionale pubblico, aperto all'integrazione con il privato, e ritiene che un
S.S.N. solidale, efficiente, efficace, equo ed universalistico nelle prestazioni, a
prescindere dai livelli di reddito, sia il sistema più idoneo per la promozione della
salute dei cittadini, teso alla valorizzazione del circuito virtuoso della prevenzione,
riabilitazione e cura. Siamo favorevoli al fatto che anche nei servizi sanitari si
sviluppi una sana concorrenza tra strutture sanitarie, pubbliche e private che siano.
Per entrambe tuttavia devono valere le medesime regole del gioco: stessi standard
di prestazione, stesso rapporto pazienti/paramedici/medici, stessa miscela di servizi
offerti. La mancata accettazione da parte delle strutture private delle prescrizioni
riservate al settore pubblico deve essere considerato motivo di esclusione da ogni
convenzione (ciò per evitare quanto sta attualmente avvenendo e cioè che le strutture
private somministrino solo prestazioni ad alto valore aggiunto lasciando al pubblico
quelle che non danno profitto).
Una particolare attenzione va data alle "strutture ospedaliere di emergenza"
(Pronto soccorso e sale di rianimazione e terapia intensiva), che non possono essere
valutate certamente con parametri utilitaristici di tipo aziendale (costi/benefici
economici) ma devono essere parametrate al reale stato di bisogno della popolazione e del
territorio.
Più che ridurre la spesa sanitaria, c'è bisogno di una sua più marcata
razionalizzazione (riduzione dell'ospedalizzazione ai casi di effettiva necessità,
incentivazione dell'ospedalizzazione domiciliare e del day
hospital, assistenza domiciliare integrata rivolta alle classi sociali più deboli).
Soprattutto c'è bisogno di un più stringente controllo della spesa farmaceutica per
ridurre gli sprechi. Come ? Ad esempio con la regolamentazione delle prescrizioni e delle
ricette a tutti i livelli, oppure vincolando il numero di unità posologiche erogate ai
giorni di effettiva durata della terapia (attraverso la commercializzazione di
specialità medicinali tali da poter essere sconfezionate in farmacia e riconfezionate al
momento della vendita).
Alla riduzione delle liste di attesa possono concorrere molteplici fattori del sistema, e
fra questi risulta fondamentale la tecnologia informatica (con strumenti simili a quelli
che permettono una gestione unica di più
magazzini, è possibile oggi realizzare una rete che automaticamente indirizzi il paziente
al laboratorio più qualificato e più vicino, geograficamente o temporalmente). Ciò
permetterà di realizzare il più elevato coefficiente di riempimento delle strutture,
razionalizzando i costi sanitari a livello complessivo: farà risparmiare disagi e fatica
e recuperare giornate di lavoro perse.
Il nostro programma deve avere anche una particolare attenzione per la disabilità (anche
per dare così positiva risposta alla risoluzione del Consiglio dell'Unione Europea di
considerare l'anno 2003 come l'anno dedicato alle problematiche relative a questo
problema). Se la disabilità è un fatto di natura ed il compito di combatterla spetta
alla Sanità, l'handicap è un fatto di cultura ed il compito di eliminarlo (per la
discriminazione che l'accompagna) spetta alla società. Un particolare appoggio a
combattere la disabilita' va dato in primo luogo alle famiglie che si trovano a gestire
questo problema quotidianamente e poi al volontariato (che non deve però essere un alibi
per abbassare la guardia dell'impegno pubblico e statale nell'affrontare la piaga civile
delle
crescenti esclusioni sociali).
Un'altra area su cui intervenire è quella previdenziale per evitare la bancarotta del
sistema previdenziale senza sfasciare lo stato sociale. Le proposte della Casa delle
Libertà puntano a smantellare la previdenza pubblica, mettono a rischio la possibilità
per l'INPS di pagare le pensioni in essere, riducono il valore della pensione per i nuovi
assunti, non aiutano i lavoratori atipici a costruirsi una pensione adeguata,
trasferiscono obbligatoriamente il TFR (trattamento di fine rapporto) ai fondi pensione.
Noi invece proponiamo:
- la volontarietà (e non l'obbligatorietà) del conferimento del TFR ai fondi pensione,
con contemporanei aiuti alle piccole imprese per sostenere il pagamento del TFR senza
rischiare il collasso economico.
- un maggior impulso alla previdenza integrativa collettiva;
- un intervento a favore dei giovani lavoratori precari al fine di poter anch'essi
maturare una pensione dignitosa;
- l'estensione ai lavoratori "atipici" delle prestazioni e delle garanzie
sociali e formative già previste per gli altri lavoratori;
- l'innalzamento di quelle più basse che sono rimaste ancora fuori dalle promesse del
Governo;
- l'esenzione dalle imposte di tutto il rendimento annuo dei fondi pensione, che si
calcola pari al 6%, e di tutta la rendita vitalizia a condizione (che il lavoratore decida
di convertire in rendita vitalizia) il capitale maturato nel fondo pensione. La
de-tassazione completa delle due voci permetterebbe al lavoratore privato di avere
una pensione integrativa pressoché equivalente a quella pubblica.
- L'eliminazione delle pensioni d'oro, privilegio inaccettabile che va eliminato anche per
ragioni etiche e di equità oltre che per ragioni economiche. Queste pensioni vengono
percepite da alti burocrati, da politici
e da manager pubblici (da persone cioè che - spesso in palese conflitto di interesse -
avevano il potere di deciderle direttamente o di influenzare le scelte di coloro che
decidevano).
Non possiamo infine non
farci carico del problema della immigrazione. Gli immigrati devono essere accolti nella
loro dignità di persone senza discriminazioni, annullando la legge che vincola la loro
permanenza nel nostro territorio ad un contratto regolare di lavoro. Si tratta semmai di
promuovere un'integrazione sociale armonica ed un'azione di dialogo con i paesi e le
nazioni povere, favorendo il loro sviluppo economico sociale, azzerando i debiti contratti
con le nazioni ricche, rimuovendo eventuali embarghi che colpiscono soltanto le inermi ed
impotenti popolazioni.
Pertanto proponiamo la rivalutazione della Legge Turco-Napolitano supportandola di
una migliore concertazione con i paesi vicini, regolarizzando i flussi di entrata;
implementando la lotta alla immigrazione clandestina e stabilendo controlli più severi
sulle strutture abilitate al rilascio dei visti d'ingresso, allo scopo di garantire il
pieno rispetto delle regole e della trasparenza.
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