Logo ALENAPOLI - News, Sport and Tourist Network - ALENAPOLI.Net --- Il PortaAle dei GIOVANI e della FAMIGLIA
PAUSA di Riflessione...      
  Home     Menù    ...in tema di Sanità   Protesta Civileavanti.gif (173 byte)       06.03.2003        GUERRA


Non desistiamo: gridiamo a tutti la nostra voglia di PACE
di Giovanni SARUBBI

Cresce l’isolamento degli USA e dei governi bellicisti ma anche la determinazione a fare comunque la guerra all’Iraq. Scenari apocalittici si prospettano in caso di guerra. Anche l’Europa potrebbe essere coinvolta attraverso la partecipazione della Turchia al conflitto. Promuovere il disarmo generalizzato con una trattativa globale in sede ONU.

Il governo degli Stati Uniti d’America e i suoi alleati, sembrano sempre più isolati. Isolati sia rispetto alla popolazione mondiale, che nella sua grande maggioranza rifiuta la guerra, sia rispetto ai governi di grandi paesi come la Francia, la Germania, La Russia e la Cina che con estrema decisione sono pronti ad esercitare all’ONU anche il loro diritto di veto. Ma il governo Bush ed i suoi alleati, sono isolati anche rispetto a tutte le confessioni cristiane, nelle sue componenti protestante, cattolica e ortodossa, con la sola eccezione delle chiese fondamentaliste USA. Certo il livello di isolamento dei vari governi bellicisti rispetto alle varie chiese non è uniforme ne mancano balbettii o prese di posizione ambigue di varie chiese che ancora non hanno messo in campo tutto il loro potenziale. Ma è un dato obiettivo che le maggiori chiese cristiane non condividano le scelte dei governi pronti alla guerra e ciò contribuisce a rendere più precaria la situazione del governo Bush e dei suoi alleati.
Emblematica, a tale proposito, è stata la chiusura di Bush rispetto alla lettera di Giovanni Paolo II recapitata dal cardinale Pio Laghi, amico di famiglia di Bush Senior. Una lettera, quella di Giovanni Paolo II che, da quello che si legge sui giornali, non è andata al di la di un generico, seppur lodevole, appello ad "una consapevole assunzione di responsabilità e ad uno sforzo comune per evitare all’umanità un altro drammatico conflitto", o dell’assicurazione che il Papa prega per l’America e per lo stesso Bush "affinché Dio lo guidi nella ricerca della pace". Una lettera tutta giocata sul piano diplomatico, sulla necessità, come ha riferito il cardinale Pio Laghi ai giornalisti, che l’uso della forza "può solo essere presa nel quadro dell’ONU e sempre tenendo conto delle gravi conseguenze di un conflitto armato" quali le sofferenze del popolo dell’Iraq e di quanti saranno coinvolti nelle operazioni militari, l’ulteriore instabilità della regione e, infine "un nuovo solco tra l’Islam e la Cristianità". Ebbene anche rispetto ad un tale tipo di messaggio che, pur nella sua genericità o insufficienza, esprime sicuramente un sentimento largamente condiviso dalla gente, Bush ha detto no, isolandosi rispetto all’opinione pubblica cattolica del suo paese e del mondo intero. Perché? Evidentemente gli interessi che lui rappresenta sono fortissimi e non gli consentono di dare ascolto neppure ad un amico di lunga data come il cardinale Laghi che certo non è un comunista o un amico del mondo arabo.
Ma bisogna anche dire che al crescere dell’isolamento dell’armata "Bush & C", corrisponde un’altrettanta decisa accelerazione verso l’apertura del conflitto contro l’Iraq da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, nonostante le difficoltà anche tecniche quali il rifiuto del parlamento Turco ad accettare di fare da base di lancio per l’invasione dell’Iraq dal fronte nord. Evidentemente i soldi offerti dagli USA come risarcimento (la cifra enorme di 15 miliardi di dollari) non hanno convinto la maggioranza del parlamento ad accettare un ruolo che la popolazione turca rifiuta e che esporrebbe la Turchia a gravi conseguenze interne e all’ulteriore isolamento rispetto al mondo arabo. La presa di posizione dei militari turchi, favorevoli al passaggio delle truppe USA sul proprio territorio, non lascia prevedere nulla di buono. Finora nessuno ne parla, ma, se le cose dovessero mettersi male per l’esercito americano sul fronte sud, non è da escludere un colpo di stato in Turchia che consenta agli USA di ribaltare la situazione attraverso un attacco da nord. Fantapolitica? Per il momento sembra di si ma in guerra non bisogna mai dichiarare la vittoria prima di averla conseguita sul campo e le sparate propagandistiche dell’amministrazione Bush sulla vittoria certa anche senza l’aiuto della Turchia, sono in realtà un modo di nascondere il proprio smacco.
In Iraq, intanto, hanno fatto la loro comparsa durante una manifestazione, gli squadroni di kamikaze pronti a morire per difendere il proprio paese. Tutti vestiti di bianco, il volto coperto e brandendo i propri fucili, hanno sfilato per le vie di Baghdad e si sono fatti intervistare dichiarando di essere pronti a morire in azioni suicide. E c’è chi ha detto che questi squadroni di kamikaze sarebbero formati da persone provenienti da tutto il mondo arabo che in caso di attacco si solleverebbe come un sol uomo a difesa dell’Iraq. Propaganda per impaurire il nemico? Probabile, ma il fatto che un diplomatico silenzioso quale il cardinale Sodano abbia parlato recentemente del pericolo che la guerra in Iraq porti al sollevamento di “un miliardo di musulmani” contro l’occidente, la dice lunga sulla gravità della situazione attuale e su ciò che può scatenarsi nel mondo se l’attacco all’Iraq dovesse essere deciso. Quegli uomini vestiti di bianco potrebbero mettere in ginocchio l’esercito USA ma questo scatenerebbe uno scenario ancora più apocalittico. Cosa farebbero gli USA nel caso che i 250mila soldati inviati in Iraq dovessero soccombere di fronte a forze militari dieci volte superiori che operano su un territorio a loro noto? Qualcuno dell’amministrazione Bush potrebbe essere tentato di usare l’arma nucleare con le conseguenze che tutti possono immaginare. E l’uso dell’arma nucleare è stata più volte minacciata dagli USA in dispregio degli stessi propri soldati che si troverebbero anch’essi investiti dalle radiazioni.
A rafforzare l’idea che la guerra ci sarà, giungono gli attentati in Israele ed il ricomparire in Italia delle Brigate Rosse. E’ del tutto evidente che attentati come quello di Haifa non giocano a favore della pace perché servono a rafforzare il clima di paura che viene sempre più ingigantito da parte del presidente Bush. La stessa ricomparsa delle Brigate Rosse in Italia è stata ricollegata immediatamente al cosiddetto “terrorismo di matrice islamica” che è uno dei cavalli di battaglia dell’amministrazione Bush. Quasi tutti i giornali hanno titolato le notizie riguardanti il documento presentato dalla terrorista arrestata con "Gli islamici alleati delle Brigate Rosse". Il tentativo è quello di indicare, e c’è chi lo ha apertamente detto, tutti coloro che lottano per la pace come terroristi, amici e fiancheggiatori di terroristi e del "mostro Saddam". E’ una storia già vista.
Il pericolo di nuovi e devastanti attentati in giro per il mondo è, purtroppo, nella logica di quello che stiamo vivendo. Chi ha interesse a che la guerra in Iraq si faccia, per poi proseguire con le altre guerre già preventivate contro quelli che l’amministrazione Bush chiama “gli stati canaglia”, non si fermerà davanti a nulla. Saranno quelle forze a promuovere gli attentati perché loro ne trarranno vantaggio.
Che fare dunque? Domanda antica ma purtroppo sempre attuale. Allo stato delle cose non si può fare altro che proseguire instancabilmente con le iniziative nonviolente per la pace. Bisogna spiegare a tutti che gli armamenti oggi in possesso di tutti gli eserciti del mondo, a cominciare da quello degli Stati Uniti, possono distruggere l’umanità intera non una ma ben sette volte e che non possono esserci vincitori in una guerra. E’ ora che si proceda al disarmo generalizzato, dei paesi più forti come di quelli più deboli avviando una trattativa globale nella sede propria dell’ONU. Non dobbiamo stancarci soprattutto di fare appello alla coscienza delle persone e dobbiamo chiedere in particolare a tutti i leader religiosi di rivolgere l’appello all’obiezione di coscienza a tutti i membri delle proprie religioni. Rileviamo come Giovanni Paolo II nella giornata di digiuno del 5 marzo abbia parlato di "mobilitazione delle coscienze per implorare un futuro di giustizia e pace per tutti". Non è ancora l’appello alla "obiezione di coscienza" verso la guerra, che comporta da parte di ognuno l’assunzione di decisioni quali il rifiuto di arruolarsi o di produrre armamenti o quant’altro sia connesso o favorisca la guerra. Ma è un passo avanti che va apprezzato e rilanciato.
Per i cristiani e tutti i religiosi vi è poi la necessità di pregare non perché il responsabile della guerra sia Dio ma perché egli dia a tutti la consapevolezza delle proprie responsabilità per un futuro di pace. L’umanità ha iniziato questa guerra, spetta solo all’umanità intera e ad ognuno fermarla. Che Dio ci aiuti.

     Giovanni SARUBBI
-
Presidente IL DIALOGO -
    ( www.ildialogo.org )
       


Barra Italiana di ALENAPOLI

PORTALE d'Informazione, Cultura, Sport e Spettacolo per la FAMIGLIA
Realizzato da
JAMA WEB SITE ed aggiornato al 05/09/06