Non desistiamo: gridiamo a
tutti la nostra voglia di PACE
di Giovanni
SARUBBI
Cresce
lisolamento degli USA e dei governi bellicisti ma anche la determinazione a fare
comunque la guerra allIraq. Scenari apocalittici si prospettano in caso di guerra.
Anche lEuropa potrebbe essere coinvolta attraverso la partecipazione della Turchia
al conflitto. Promuovere il disarmo generalizzato con una trattativa globale in sede ONU.
Il governo degli Stati Uniti dAmerica e i
suoi alleati, sembrano sempre più isolati. Isolati sia rispetto alla popolazione
mondiale, che nella sua grande maggioranza rifiuta la guerra, sia rispetto ai governi di
grandi paesi come la Francia, la Germania, La Russia e la Cina che con estrema decisione
sono pronti ad esercitare allONU anche il loro diritto di veto. Ma il governo Bush
ed i suoi alleati, sono isolati anche rispetto a tutte le confessioni cristiane, nelle sue
componenti protestante, cattolica e ortodossa, con la sola eccezione delle chiese
fondamentaliste USA. Certo il livello di isolamento dei vari governi bellicisti rispetto
alle varie chiese non è uniforme ne mancano balbettii o prese di posizione ambigue di
varie chiese che ancora non hanno messo in campo tutto il loro potenziale. Ma è un dato
obiettivo che le maggiori chiese cristiane non condividano le scelte dei governi pronti
alla guerra e ciò contribuisce a rendere più precaria la situazione del governo Bush e
dei suoi alleati.
Emblematica, a tale proposito, è stata la chiusura di Bush rispetto alla lettera di
Giovanni Paolo II recapitata dal cardinale Pio Laghi, amico di famiglia di Bush Senior.
Una lettera, quella di Giovanni Paolo II che, da quello che si legge sui giornali, non è
andata al di la di un generico, seppur lodevole, appello ad "una consapevole
assunzione di responsabilità e ad uno sforzo comune per evitare allumanità un
altro drammatico conflitto", o dellassicurazione che il Papa prega per
lAmerica e per lo stesso Bush "affinché Dio lo guidi nella ricerca della
pace". Una lettera tutta giocata sul piano diplomatico, sulla necessità, come ha
riferito il cardinale Pio Laghi ai giornalisti, che luso della forza "può solo
essere presa nel quadro dellONU e sempre tenendo conto delle gravi conseguenze di un
conflitto armato" quali le sofferenze del popolo dellIraq e di quanti saranno
coinvolti nelle operazioni militari, lulteriore instabilità della regione e, infine
"un nuovo solco tra lIslam e la Cristianità". Ebbene anche rispetto ad un
tale tipo di messaggio che, pur nella sua genericità o insufficienza, esprime sicuramente
un sentimento largamente condiviso dalla gente, Bush ha detto no, isolandosi rispetto
allopinione pubblica cattolica del suo paese e del mondo intero. Perché?
Evidentemente gli interessi che lui rappresenta sono fortissimi e non gli consentono di
dare ascolto neppure ad un amico di lunga data come il cardinale Laghi che certo non è un
comunista o un amico del mondo arabo.
Ma bisogna anche dire che al crescere dellisolamento dellarmata "Bush
& C", corrisponde unaltrettanta decisa accelerazione verso lapertura
del conflitto contro lIraq da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, nonostante
le difficoltà anche tecniche quali il rifiuto del parlamento Turco ad accettare di fare
da base di lancio per linvasione dellIraq dal fronte nord. Evidentemente i
soldi offerti dagli USA come risarcimento (la cifra enorme di 15 miliardi di dollari) non
hanno convinto la maggioranza del parlamento ad accettare un ruolo che la popolazione
turca rifiuta e che esporrebbe la Turchia a gravi conseguenze interne e allulteriore
isolamento rispetto al mondo arabo. La presa di posizione dei militari turchi, favorevoli
al passaggio delle truppe USA sul proprio territorio, non lascia prevedere nulla di buono.
Finora nessuno ne parla, ma, se le cose dovessero mettersi male per lesercito
americano sul fronte sud, non è da escludere un colpo di stato in Turchia che consenta
agli USA di ribaltare la situazione attraverso un attacco da nord. Fantapolitica? Per il
momento sembra di si ma in guerra non bisogna mai dichiarare la vittoria prima di averla
conseguita sul campo e le sparate propagandistiche dellamministrazione Bush sulla
vittoria certa anche senza laiuto della Turchia, sono in realtà un modo di
nascondere il proprio smacco.
In Iraq, intanto, hanno fatto la loro comparsa durante una manifestazione, gli squadroni
di kamikaze pronti a morire per difendere il proprio paese. Tutti vestiti di bianco, il
volto coperto e brandendo i propri fucili, hanno sfilato per le vie di Baghdad e si sono
fatti intervistare dichiarando di essere pronti a morire in azioni suicide. E cè
chi ha detto che questi squadroni di kamikaze sarebbero formati da persone provenienti da
tutto il mondo arabo che in caso di attacco si solleverebbe come un sol uomo a difesa
dellIraq. Propaganda per impaurire il nemico? Probabile, ma il fatto che un
diplomatico silenzioso quale il cardinale Sodano abbia parlato recentemente del pericolo
che la guerra in Iraq porti al sollevamento di un miliardo di musulmani contro
loccidente, la dice lunga sulla gravità della situazione attuale e su ciò che può
scatenarsi nel mondo se lattacco allIraq dovesse essere deciso. Quegli uomini
vestiti di bianco potrebbero mettere in ginocchio lesercito USA ma questo
scatenerebbe uno scenario ancora più apocalittico. Cosa farebbero gli USA nel caso che i
250mila soldati inviati in Iraq dovessero soccombere di fronte a forze militari dieci
volte superiori che operano su un territorio a loro noto? Qualcuno
dellamministrazione Bush potrebbe essere tentato di usare larma nucleare con
le conseguenze che tutti possono immaginare. E luso dellarma nucleare è stata
più volte minacciata dagli USA in dispregio degli stessi propri soldati che si
troverebbero anchessi investiti dalle radiazioni.
A rafforzare lidea che la guerra ci sarà, giungono gli attentati in Israele ed il
ricomparire in Italia delle Brigate Rosse. E del tutto evidente che attentati come
quello di Haifa non giocano a favore della pace perché servono a rafforzare il clima di
paura che viene sempre più ingigantito da parte del presidente Bush. La stessa ricomparsa
delle Brigate Rosse in Italia è stata ricollegata immediatamente al cosiddetto
terrorismo di matrice islamica che è uno dei cavalli di battaglia
dellamministrazione Bush. Quasi tutti i giornali hanno titolato le notizie
riguardanti il documento presentato dalla terrorista arrestata con "Gli islamici
alleati delle Brigate Rosse". Il tentativo è quello di indicare, e cè chi lo
ha apertamente detto, tutti coloro che lottano per la pace come terroristi, amici e
fiancheggiatori di terroristi e del "mostro Saddam". E una storia già
vista.
Il pericolo di nuovi e devastanti attentati in giro per il mondo è, purtroppo, nella
logica di quello che stiamo vivendo. Chi ha interesse a che la guerra in Iraq si faccia,
per poi proseguire con le altre guerre già preventivate contro quelli che
lamministrazione Bush chiama gli stati canaglia, non si fermerà davanti
a nulla. Saranno quelle forze a promuovere gli attentati perché loro ne trarranno
vantaggio.
Che fare dunque? Domanda antica ma purtroppo sempre attuale. Allo stato delle cose non si
può fare altro che proseguire instancabilmente con le iniziative nonviolente per la pace.
Bisogna spiegare a tutti che gli armamenti oggi in possesso di tutti gli eserciti del
mondo, a cominciare da quello degli Stati Uniti, possono distruggere lumanità
intera non una ma ben sette volte e che non possono esserci vincitori in una guerra.
E ora che si proceda al disarmo generalizzato, dei paesi più forti come di quelli
più deboli avviando una trattativa globale nella sede propria dellONU. Non dobbiamo
stancarci soprattutto di fare appello alla coscienza delle persone e dobbiamo chiedere in
particolare a tutti i leader religiosi di rivolgere lappello allobiezione di
coscienza a tutti i membri delle proprie religioni. Rileviamo come Giovanni Paolo II nella
giornata di digiuno del 5 marzo abbia parlato di "mobilitazione delle coscienze per
implorare un futuro di giustizia e pace per tutti". Non è ancora lappello alla
"obiezione di coscienza" verso la guerra, che comporta da parte di ognuno
lassunzione di decisioni quali il rifiuto di arruolarsi o di produrre armamenti o
quantaltro sia connesso o favorisca la guerra. Ma è un passo avanti che va
apprezzato e rilanciato.
Per i cristiani e tutti i religiosi vi è poi la necessità di pregare non perché il
responsabile della guerra sia Dio ma perché egli dia a tutti la consapevolezza delle
proprie responsabilità per un futuro di pace. Lumanità ha iniziato questa guerra,
spetta solo allumanità intera e ad ognuno fermarla. Che Dio ci aiuti.
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