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UNA CANZONE
PER ME

 
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CARMELA
(DOWNLOAD 2552Mb.)
di Andrea KAPPA

           Strano come a volte ti capiti di incontrare una canzone quando meno te lo aspetti, cioè quando stai cantando su un palco canzoni in cui ti ci sei già imbattuto. Ma anche il palco era strano, quel giorno di gennaio di 5 o 6 anni fa, una specie di piccolo teatrino, con noi musicisti rigidamente separati dal pubblico da guardie armate fra palco e platea. Succede così, nelle carceri, e comunque così era a Orvieto, quando ci venne in testa di portare la nostra musica dove era difficile che arrivasse. Una nostra amica faceva volontariato lì dentro, organizzava attività per i detenuti, così il direttore ammiccò e il prete si accodò (l’anno dopo avrebbe raccomandato di non cantare canzoni allusive, voi capite…, sì … i doppi sensi sulle donne…. questi stanno qui dentro anche degli anni….:ma è mai possibile che esista qualcuno tanto idiota da giudicare conturbanti Quant’è bello lu primm’ammore o Come facette mammeta?).

E allora vai, canta qualcosa che faccia allegria, falli divertire, ma cerca di nascondere l’imbarazzo di saperti privilegiato, star lì un paio d’ore a sfregneggiare e poi salutare e andar via, ciao ciao belli, e loro no, non possono certo venir via con te. Attento alle parole, pesale bene, non fare gaffes (vi aspettiamo tutti al prossimo concerto alla Festa del Vino di Castiglione!). Ma falla finita, lascia i tarli ai tavoli e sali su, canta e fai sì che la bellezza della musica popolare (al tempo avevamo un repertorio pieno di classici napoletani, romaneschi, toscani…) faccia la sua parte.

E infatti funziona, così tanto che quelle barriere (la diffidenza naturale dei detenuti, la vigilanza attenta delle guardie) a poco a poco si sgretolano: la festa prende coraggio, le guardie diventano più umane e si elasticizzano.

Allora, a noi piace cantare per voi, ma ancor più cantare con voi: se c’è qualcuno che se la sente perché non sale su? Comincia Antonello per il quale improvvisiamo addirittura Renato Zero, e poi ancora altri, finalmente per una volta dall’altra parte, stonati con grazia, applauditi dai compagni e dalla guardie.

Poi arriva Vittorio e la Corrida s’interrompe. Quaranta, cinquant’anni, chissà, certe vite hanno un timer tutto loro, napoletano vero, non posticcio come noi, e in due mosse ci stende. Prima intona Malaffemena con tanta di quell’amarezza da struggerti l’anima, poi, ormai padrone della scena e del microfono dice rivolto al gentile pubblico: "Bene, adesso, se permettete, vi canterò una canzone, così, senza musica, si chiama Carmela". Chiede a Sandro come un’armonia di mare in sottofondo e attacca:

‘Sto vico niro non fernesce maie

e pure ‘o sole p’a masse se ne fuie

ma addò stà ll’addorosa prete ‘e stelle?

Carmela, Carmè…

Po’ chiagne pure si nisciune veche

E strille pure si nisciuno sente

Ma nun acqua o ‘sangue dint’e vvene

Carmela, Carmè…

Si l’ammore è ‘o contrario d’a morte, e tu ‘o ssaie,

si dimane è sultanto pe’ speranza, e tu ‘o saie,

nun me po’ fa aspettà fine a dimane,

astregneme int’e braccia pe’ stasera,

Carmela, Carmè…

 

Quel pomeriggio, per fortuna, c’era venuto in mente di registrare l’esibizione, anche per lasciare un tangibile ricordo al "gentile pubblico": e così ogni volta che oggi riascolto quella canzone e quella voce che da sola riempie tutto il teatrino nel più assoluto silenzio, mi viene un tuffo al cuore. Mi sembrava una delle cose più belle che avessi mai ascoltato, commosso ringrazio Vittorio, finiamo di suonare e fra strette di mano ci salutiamo, ragazzi a presto….

Per mesi ho cercato quella canzone, scrutato ogni antologia di canzone napoletana, ogni spartito che mi venisse sotto mano. Qualche volta mi pareva di esserci arivato, poi mi accorgevo che era una delle altre dieci o venti Carmele che ci sono in giro. Un giorno mentre ascolto un Cd di Daniele Sepe che avevo in casa da parecchio tempo eccola, è proprio lei, non ci credo, guardo i titoli, sì è proprio la mia Carmela, ce l’avevo e non lo sapevo, l’avevo ascoltata chissà quante volte e non mi era entrata dentro, così, scivolata via nella distrazione con cui capita spesso di vivere di questi tempi. Riascoltandola eseguita da Sepe (un artista che peraltro amo alla follia) mi dico, sì, è una bella canzone, ma certo Vittorio ci ha messo del suo perché cantata da lui è un’altra cosa, ti entra dentro come una lama, ed è così bello lasciarsi trafiggere…

                   Andrea KAPPA
email: andreacaponeri@tiscalinet.it


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