LA DISCOGRAFIA ALLA
VIGILIA DELL'ESTINZIONE
Ipotesi per un salvataggio in
extremis
di Andrea (K) CAPONERI
Fletto i muscoli e sono nel vuoto !
LEO ORTOLANI, Ratman
CAPITOLO
TRE
I cd COPIATI SOGNANO PECORE ELETTRICHE ???
Mi
affaccio dalla finestra e dò unocchiata fuori. Pare proprio che la musica viva di
questi tempi davvero degli stranges
days.
Non è mai stata così al centro dei
nostri interessi, così intorno a noi, così presente in ogni minima cosa che facciamo,
dalla spesa al supermercato alle telefonate con segreteria annessa che ci prega di
attendere sulle note di Imagine, commento per filmati di tragedie epocali o
sottofondo per il culo delle veline. Ancor più, la musica probabilmente non è mai stata
tanto cercata e consumata, così braccata tra le clandestine pieghe delle rete telematica,
o tra piazze, locali, teatri. Nonostante ciò il disco non è mai stato tanto vicino
allestinzione. Pare proprio che la meteora della modernità, proprio mentre lo
moltiplica in tanti cloni qualitativamente indistinguibili dalloriginale, lo renda
sempre più fragile e precario.
Chi ha letto e amato quel gran genio
che è stato Philip K. Dick, oltre ad aver ricevuto una gomitata di complicità dal titolo
del capitolo, si sarà formato spalle teoriche abbastanza larghe da saper leggere (e
reggere) questi anni di cloni, di giochi di specchi che tracciano linfinito.
Tornando a noi, è giocoforza spiegare subito che problema della disco-copia in sé non è
nuovo, ma inediti appaiono alcuni termini della questione, una questione che parte da una
quarantina danni fa. Fino a metà degli anni 60 i discorsi stavano a zero: se
volevo possedere della musica non potevo fare altro che acquistare il disco o
accontentarmi di ascoltarla alla radio, in TV, o dal juke box. Ma dal 65 qualcosa
cambia. In Italia comincia a muovere i suoi primi passi una grande novità, il nastro
preinciso. Gli addetti ai lavori non tardano ad allarmarsi. Infatti, se da una parte il
nastro (nella prima sua veste di cartuccia STEREO 8, e ancor più in quella successiva di
musicassetta) permette un aumento della fascia di mercato, dallaltro, a partire dal
68, come riporta De Luigi, ne rosica a poco a poco importanti fette, sia per colpa
dei pirati che rivendono illegalmente le copie a prezzi più bassi, sia per la
diffusione della copia privata man mano che si diffondono negli anni 70 gli Hi-Fi
compatti che permettono la registrazione diretta dallLP alla cassetta e poi da
cassetta a cassetta. E da allora che ha cominciato a rappresentare un vero
spauracchio, tanto che lAFI per diverso tempo si battè per una legge antipirateria,
sforzo che poi sfociò nell81 nella cosiddetta legge dei tre anni (pena
massima di reclusione per falsari e commercianti di registrazioni pirata). E così via
fino ai nostri giorni tra indignazioni e solenni prese di posizioni politiche. Alla fine
della fiera i pirati per anni hanno continuato bellamente a corsareggiare agli
angoli delle strade, indifferenti a ogni rischio e pena, e questo per la semplice ragione
che il loro restava e resta ancora un mercato altamente redditizio. Nel corso degli anni
80 è quindi tutto un susseguirsi di grida di allarme per i buchi sempre più grandi
che il topi illegali facevano nel formaggio della musica: 1/3, addirittura poi la metà
del giro daffari complessivo, sarebbe stato in mano ai falsari e alla malavita che
spesso cera dietro muovendo i fili con le sue rapaci manone. Lurlo di dolore
era universale ma cè da dire che in gran parte delle indagini lItalia
risultava il primo paese per copie contraffatte, forse solo oggi surclassata
dallindustria asiatica (ho visto certi Cd falsi di Taiwan con tanto di sciccoso
libretto interno in carta lucida...). Fra le ragioni di questo primato sono sempre
convissuti vari elementi, dallalto costo dei prodotti ufficiali, allindulgenza
delle forze dellordine che molto spesso passavano sopra con bonomia davanti alle
bancarelle palesemente abusive, alla non percezione del reato da parte di chi acquistava,
al prevalere della logica del pate e famiglia che per portare a casa qualcosa da mangiare
si arrangia come può, sempre meglio che rubare. Certe volte, specialmente al sud, si
arriva a dei teatrini dellassurdo: i fans che ai concerti si fanno vergare
lautografo sulle copie pirata, le compilation tarocche con la griffe di garanzia del
falsario (mixed by Erry) a sua volta contraffatta da altri falsari in un
borgesiano gioco degli specchi, i cantanti che passano davanti alle bancarelle con i
venditori che implorano loro di fare un disco nuovo quanto prima, che gli affari vanno
male dottò
Rispetto al passato, gli anni 90
hanno segnato una svolta notevole, perché il progresso che ha consentito lavvento
del CD e lespansione del mercato (la storia si ripete
) ha anche da lì a poco
avuto come conseguenza lo sviluppo della tecnologia che ha permesso di duplicare i CD
musicali (e non solo), con un impatto straordinario, anche filosoficamente (per usare una
parola grossa), sul mondo del falso: dal punto di vista della qualità dellascolto
la copia si è resa identica alloriginale. Le cose si sono ancor più complicate a
fine decennio, quando la grande rete di Internet ha occupato da assoluta protagonista il
grande scenario musicale, soprattutto dal 99 in poi quando lMP3 si impone come
standard per scaricare, a qualità pressoché perfetta, musica dal proprio computer.
Tra CD falsi comprati al mercato nero,
in realtà ormai parte integrante di parecchi mercatini legali, tra CD masterizzati a casa
per uso personale, tra CD figli dellADSL e del download 24h/24 di canzoni e spesso
di interi album scaricati a uffa dalla rete, la nostra vita è circondata da copie che ci
sparpagliamo attorno. Come dicevamo poco fa, la copia è da un po che ci accompagna,
visto che ha cominciato a fare la sua porca figura a inizio anni 80 con i nuovi
sistemi di riproduzione alla portata dei giovani. Lo stesso De Luigi annotava nell82
che nonostante ciò "la maggior
parte degli appassionati non rinunciava alle garanzie offerte dal prodotto originale: la
qualità dellascolto e i meriti della confezione sembrano essere due componenti
essenziali per proteggersi dalloffensiva (della pirateria e della copia privata,
n.d.r.). Come è facile vedere
questi due elementi hanno assolutamente perso la loro centralità con il trionfo del CD,
allinizio altamente ripagante in termini di fatturato, oggi autentica zappa sui
piedi per lindustria discografica (daltra parte, a onor del vero, pochi
potevano, a metà anni 80, prevedere il boom del PC domestico e della
masterizzazione a portata di clic). Difatti da una parte la qualità del CD-copia,
disfunzioni permettendo, è uguale alloriginale, dallaltra la stessa
confezione del CD originale, con la copertina ridotta a 1/6 del vecchio 33 giri, con la
plastica al posto del cartone, con foto formato-tessera allinterno, non affascina
più nessuno, non dà più il piacere tattile ed olfattivo che per molti faceva la
differenza (ditemi, vi scongiuro, che non ero lunico pervertito che di soppiatto
odorava linterno dei dischi
).
E così eccoci qui, anzi eccoli tutti lì, a dirci che non è proprio
uguale, che così si ammazza la musica, che loriginale è tutta unaltra cosa.
Ma se chiediamo loro che senso abbia parlare di originale nel caso di un CD prodotto in un
milione di copie uguali, forse tentennerebbero nel rispondere. E daltra parte, non
sono forse le nostre case, i nostri uffici, i nostri locali notturni, un trionfo della
copia? O qualcuno di voi ha in casa la vera Gioconda, il vero Urlo di Munch, il vero
Bacio di Klee o i veri affreschi di Michelangelo? Tutto
considerato, e soprattutto soppesata la paghetta settimanale, perché mai un ragazzo
dovrebbe scegliere loriginale, a meno di non voler
addolorare gente come i Pooh e Amedeo Minghi, protagonisti di unepocale iniziativa
della SIAE nella quale alla guida di una ruspa distruggevano cataste di falsi con incedere
di cavalieri dellapocalisse (di cui lultimo, ricordiamolo, è pallido)? Cosa
gli diciamo a quel ragazzetto, compra loriginale sennò i Pooh piangono?
Di fronte a cotanto scenario le armate che finora la discografia ha dispiegato sul
campo di battaglia avevano le seguenti missions:
a) bloccare NAPSTER
che permetteva scambi di canzoni e interi LP da internet e predisporre siti con file
musicali a pagamento.
b) combattere la
pirateria con messaggi e slogan pubblicitari (tra l'altro decisamente scema la striscia
del tipo mitico Rocco Tarocco), con multe per chi acquista CD tarocchi e forze
dellordine sguinzagliate per ogni dove.
c) immettere sul
mercato CD originali con codici che non ne permettono la masterizzazione.
Tutto questo gran da farsi ha avuto
come esito gli stessi risultati che otterremmo se pretendessimo di annegare un elefante
con uno sputo. Le ragioni del fallimento stanno tutte nel fatto che finora la grande
industria ha cercato delle colpe solamente fuori di sé (i Barbari sono da sempre
unottima scusa, insegnava Kavafis), per lo più rifiutandosi di darsi una guardata
dentro e vedere se cè davvero del marcio in Danimarca.
Nellordine:
a) morto Napster,
il primo grande mostro inviato da Vega a rompere le lucrose uova nel paniere, subito altre
comunità virtuali (prima Gnutella, ora KaZaa ed altre ancora) hanno preso il suo posto.
Questi siti internet, che in realtà sono delle comunità peer to peer
(scarico ciò che mi interessa da un altro utente come me in quel momento collegato)
possono nascere o trasformarsi in breve tempo e per questo sono difficili da arginare.
Daltronde, anche dal punto di vista legislativo la faccenda è ingarbugliata perché
esse non fanno altro che mettere in contatto della gente che dichiara di avere un certo
album o canzone. Poi affari loro. Ma anche accettando lipotesi di reato, non è
certo cosa da niente rintracciare tutti coloro che scaricano illegalmente. Qualche volta,
specialmente negli USA qualche sceriffo si fa prendere dallorgasmo mediatico e ne
punisce uno per educarne cento, con il ridicolo risultato di condannare ragazzine
dodicenni a pagare una multa di qualche migliaio di dollari solo perché ha scaricato una
canzone di Britney Spears o Eminem. E questa non è una battuta: è successo davvero pochi
mesi fa. Ma a parte i gesti plateali e simbolici, se lo stesso reato è compiuto ogni
giorno, e più volte al giorno, da 22 milioni di persone (dico per dire, erano 22 milioni
quelli di Napster, ora saranno anche di più) si può davvero pensare a una repressione
che abboa le minime chances di successo? Stando così le cose, qualunque ragazzino che se
ne intenda un po di PC e di Internet (certo più di me) può in poco tempo avere sul
suo computer e da lì, volendo, su CD, tutta la musica che vuole, a volte addirittura
prima che venga venduta nei negozi. Una storiella istruttiva di come lindustria
discografica sia inerme, o per meglio dire sempre un passo indietro, rispetto al
pirataggio telematico ce la racconta The Raven (nom de plume, suppongo) dalle pagine del
mensile Music club, giornale caotico e bislacco, ed entrambi gli
aggettivi sono da intendersi come pregi. Lo riporto paro paro sia perché il tipo è
bravo, sia perché così mi riposo alla faccia sua: Che Madonna sia un bel
tipino non lo si scopre oggi. Miss Ciccone ha pensato bene di non aspettare che le parole
dellindustria discografica si tramutassero in fatti ed ha iniziato a combattere da
sola la pirateria in rete. Per il lancio dellultimo disco American life (by the way: prima ha distribuito un videoclip contro
la guerra, poi- vista lincazzatura di parecchi americani- ha pensato bene che fosse
il caso di sostituirlo con quello brutto assai, ma più conciliante, con le bandiere di
tutto il mondo che fanno da sfondo; e per questo si è pure beccato un vigliacca (Shakira!). La star ha fatto diffondere online, sui siti più seguiti tra
quelli dove poter scaricare musica a sbafo, un file chiamato come lultimo suo album.
Una volta scaricato, il pirata sentiva al posto della musica una frase che diceva What the fuck do you think you are doing (Che cazzo pensavi di fare?).
La risposta degli hackers non ha tardato; hanno assalito il suo sito ufficiale in massa e
per un po di tempo, a chi si collegava compariva solamente la scritta Ecco
quel cazzo che pensavo di fare! ed un link dove si potevano scaricare tutte
le canzoni dellultima fatica di Madonna.
b) La pubblicità
sociale che bacchetta i bambini cattivi che non comprano loriginale, con tutta
evidenza è uno starnuto nelluragano: conoscete uno spot che sia in grado di
convincere un ragazzo con le sue, immaginiamo, relative finanze, a dover spendere per lo
stesso CD 20 euro (e qualcosa di più in qualche caso) invece di 4 (costo medio di un CD
tarocco)? E chi può dargli torto? Inoltre il mercato dei CD falsi è talmente fiorente e
vantaggioso economicamente che per quanto lo si stronchi prende sempre più piede (ogni CD
pirata non raggiunge i 50 centesimi di costo di produzione, quindi viene venduto a 6 volte
tanto: conoscete unaltra merce, a parte la droga e la birra media in certi pub
criminali, che in un solo passaggio renda così bene?)
c) I CD con il codice anti-masterizzazione che il PC non
riesce a duplicare sono del tutto inutili, servono solo a incasinare le cose. Ma
spieghiamoci meglio anche a beneficio di chi non fosse al dentro della questione, gli
altri possono pure passare oltre. Allora, comunemente per masterizzatore noi pensiamo a un
optional del Personal Computer, esterno o interno ad esso. I costi di questo apparecchio
che permette la copia perfetta su CD di un album musicale sono assai ridotti, ormai si sta
ampiamente al di sotto degli 80 euro, tanto che oramai è diventato elemento standard del
computer stesso, praticamente un requisito minimo. Vale a dire che nel giro di due,
massimo tre anni (considerando il vorticoso ricambio generazionale dei sistemi
informatici), ogni ragazzino italiano avrà in casa un aggeggio per copiare CD (audio, CD
rom, dati vari). Ma già a tuttoggi cè una parte non indifferente che può
fare agilmente questa operazione (a titolo di statistica del cavolo: praticamente tutti i
miei conoscenti trentenni che hanno un PC e che ascoltano anche solo un po la musica
hanno il masterizzatore), e a un costo veramente irrisorio: il CD vergine su cui copiare
quello di origine costa veramente poco, dai 50 centesimi in su, anche se recentemente la
SIAE ha imposto una tassa suppletiva a risarcimento dei supposti diritti dautore per
cui il prezzo è destinato a salire, e in qualche caso è già così (lo stesso vale per
le VHS), anche se comunque si starà comunque ampiamente al di sotto delleuro (parlo
del CD vergine di qualità media). Vale a dire che il ragazzino di cui sopra
risparmierebbe ancora di più se invece di comprare il CD pirata trovasse un conoscente
che gli presta il suo (originale o copia non importa, abbiamo già detto che, molto
postmodernisticamente, la distinzione in tal caso non ha senso), così invece che 20-21
euro ne spenderà appena 1, ivi incluso il rischio di qualche episodico Cd
bruciato. Poi, se fosse particolarmente affezionato alla
confezione ecco il nostro fanciullo che in 3 minuti scarica dalla rete la
copertina del CD e i testi delle canzoni. Olè. Per impedire tutto ciò, e anche per
rendere la vita più difficile alla pirateria, ogni tanto rispunta fuori qualche
genialoide che proclama la furbata: inserire nel CD originale un codice, un dato errato,
che ne impedisca la duplicazione (non chiedetemi di più, anzi mi scuso delle varie
imprecisioni in campo informatico ma non è decisamente qui che mi guadagnerò il
Paradiso). Con conseguenze curiose: per esempio su Musica di Repubblica di un
paio di anni fa un tipo si lamentava del fatto che aveva comprato il CD originale
dellultimo album di Max Gazzè. Spese le sue belle 40.000 lire, o giù di lì, il
tipo è tornato a casa tutto contento e si è disposto allascolto, ma pare che il
suo lettore CD non volesse saperne di leggere il supporto in questione. Eppure con gli
altri Cd funzionava. Il tipo è allora tornato al negozio per il cambio o il rimborso
sottolineando che il compact era evidentemente difettoso. Il venditore lha inserito
nel suo lettore e invece la musica si sentiva a meraviglia. Cosa era successo? Che il
dispositivo antimasterizzazione evidentemente non permetteva ad alcuni vecchi lettori CD
(e in questo campo basta qualche anno per essere preistorici) di leggere il compact disc.
Ma il venditore non aveva colpa, sul suo si sentiva, quindi non ha potuto rimborsare lo
sfortunato acquirente che non avrà mai potuto ascoltare il suo Gazzè, se non da amici
più moderni o acquistando un altro lettore Cd nuovo, fino alla prossima diavoleria che lo
renderà ben presto obsoleto. E via che gira leconomia. Unaltra storiella
edificante (oggi mi sento una vena alla Mr. Higgins) la racconta in rete sul sito Apogeo
lesperto Paolo Attivissimo. Allora, poco tempo fa la BMG, uno dei 4 colossi
mondiali, annuncia trionfante di aver fatto sviluppare dalla società SunnComm un nuovo e
blindatissimo sistema anticopia, dal nome cinematografico di MediaMax CD3, che a dire della casa produttrice
assicurava un livello incredibile di sicurezza. Il primo album destinato a
inaugurare questa nuova era è stato Comin
from where Im from di Anthony
Hamilton, forse perché il titolo potrebbe alludere allautobiografia di un file
duplicato, azzardo. La società belga fornitrice del software anticopia assicurava anche,
in un compiaciuto comunicato stampa, che i
prodotti MediaMax CD3 hanno superato tutti i test e dimostrato la conformità agli
standards più severi. Per farla
corta, per farla breve, arriva un giovanotto, non un bastardo hacker ma uno studente di
informatica dellUniversità Princerton, che nellambito dei suoi studi, si
prende la briga di verificare se davvero quel sistema, orgoglio delle menti migliori della
SunnComm, quotatissima società di fama mondiale, è così impenetrabile. Il giovanotto,
per la cronaca un certo Halderman, si compra il Cd originale di Anthony Hamilton e lo
studia un po. Si accorge facilmente che il sistema anticopia si basa sul fatto che i
nostri computer sono dotati del sistema autorun, quello per il quale quando inseriamo nel
nostro PC un CD capita che questo parta da solo. Il CD protetto da MediaMax CD3 attraverso
lautorun attivava un software che disturbava lacquisizione del segnale audio
digitale, consentendone la riproduzione ma non la duplicazione. Allo studente di Princeton
non è rimasto che inserire il CD tenendo il tasto delle maiuscole pigiato, che altro non
è che il sistema usato per disattivare lautorun, come spiega anche il manuale
online di Microsoft, per poi procedere tranquillamente alla masterizzazione del CD (se
fosse nato a Livorno facile che poi avrebbe spedito la copia alla stessa BMG con i suoi
omaggi
). E voilà che con una semplice pressione di dito è stato scardinato lincredibile sistema di sicurezza, con conseguente tracollo in borsa della SunnComm.
Così finisce quella che non a torto lo stesso Attivissimo chiama farsa. Fuori dalla contingenza: non esistono ancora, e chissà se esisteranno
mai, sistemi anticopia assolutamente sicuri (non lo sono i sistemi di protezione della
NASA, figuriamoci quelli di un Cd).
Ma ammesso anche che si risolvano il
tipo di inconvenienti in cui è incappato quellincauto acquirente di Max Gazzé, (o
che più probabilmente ce se ne strafregasse del nostro sfortunato amico di cui sopra e
dei relitti storici come lui), e concesso anche che per ipotesi si progettasse un sitema
anticopia davvero impenetrabile, cè un altro motivo che rende impossibile
limpedire la copia CD. Qualcuno dovrebbe ricordare ai cervelloni delle majors che
esistono anche i masterizzatori audio, quelli che lavorano insieme allimpianto
stereo e non attraverso il computer. Non sono nulla di diverso, concettualmente, dalle
vecchie piastre per registrare in cassette LP o CD o altre musicassette, funzionano allo
stesso modo. Non sono al momento molto diffusi,
costano qualcosa di più e anche i CD vergini hanno un prezzo più alto, da 1,50 euro in
su, ma in caso di ulteriore richiesta i prezzi scenderebbero notevolmente. Questi
masterizzatori non trasferiscono bytes, cioè dati informatici, ma solo segnale audio, per
cui non possono essere ingannati dalleventuale codice guastatore del CD originale.
Inoltre la stessa copia così ottenuta può essere a sua volta copiata dai comuni
masterizzatori per PC. Insomma, questa strada non porta a nulla: nessun problema per i
pirati che continueranno tranquillamente a taroccare i loro CD, al massimo prendendosi il
disturbo di fare una prima copia dal masterizzatore audio, qualche fastidio in più per i
ragazzi che dovranno spendere qualcosa in più, e quindi per i genitori che scuceranno il
conquibus. Di certo, comunque, non si risolve la questione. Per echeggiare Walter
Benjamin, nellepoca moderna lopera darte, a maggior ragione quella
musicale, non solo è riproducibile ma addirittura è replicabile allinfinito in
copie perfettamente identiche alloriginale e a costo praticamente uguale allo zero o
poco più. Ha senso, oggi, parlare di originale? O meglio, chiediamoci: chi e in che caso
compra ancora i Cd originali?
1) Chi
deve comprare un regalo in occasione di qualche ricorrenza. In effetti presentarsi con la
copia non è propriamente elegante
ci sono fidanzate che su questo possono essere
molto suscettibili.
2) Gli over 45, che spesso non sanno masterizzare CD e
non conoscono nessuno che lo sappia fare per loro (ecco spiegata una parte del successo di
vendita di un Celentano, o dei Nomadi, per esempio).
3) Lappassionato sfegatato che per godersi
la musica del proprio beniamino non vuole aspettare i giorni necessari a trovare un amico
con loriginale, né lextracomunitario con quello piratato (che, tra
laltro, nei piccoli centri non esercita granchè).
4)
Il cultore di musica di nicchia, in aggiunta ricco del suo, che ascolta musica per
pochissimi, preferibilmente solo per lui, per cui o CD originale o ciccia.
5) Chi
vuole bene a un artista e gli fa piacere, ogni tanto, rendere onore al suo lavoro e a
quanto di emozionante cè in quello che fa e ha fatto, per cui, a prescindere dalla
possibilità di reperire in un modo o nellaltro un certo CD, preferisce comprarlo e
sentirsi con la coscienza a posto. In genere sono gesti tanto nobili e belli quanto rari
(non sono così tanti i cantanti che ti scombussolano la vita, e in genere sono quelli che
pubblicano più di rado) anche perché devono essere in congiunzione astrale con finanze
floride, sennò pazienza, vorrà dire che per oggi la musica la salverà qualcun altro.
Abbiamo detto, come da molti si fa da tempo rilevare,
che una delle leve determinanti nella lotta alla pirateria, e in parte alla copia privata,
è rappresentata dal costo abnorme della più parte dei supporti fonografici ufficiali. E dunque, visto che siamo curiosi, andiamo a conclusione del capitolo a
sbirciare un po come vanno le cose. Nel decennio 70-80, anni di
inflazione galoppante, il costo di acquisto dei dischi era aumentato assai di meno
rispetto al costo della vita (più 250% a fronte di un 400% complessivo). E infatti anche
questo era stato un fattore positivo che aveva portato allaumento di vendite del
decennio. Oggi le cose stanno un po diversamente: già nel 96 sul quotidiano La Repubblica, e su altri ancora, si poteva leggere: "L'
inflazione ha portato in cinque anni un aumento del 52,7 per cento del prezzo dei dischi,
a fronte del 20,4 per cento di libri e giornali e del 29,4 per cento del biglietto del
cinema. La musica sta perdendo in competitività. E' inoltre credibile che il percorso
inflattivo del CD abbia prodotto una sorta di tradimento nelle aspettative del pubblico:
storicamente l' avanzata tecnologica ha sempre visto scendere i prezzi dei nuovi prodotti.
Ciò sorprendentemente non si è verificato nella musica". Da allora le cose non sono molto cambiate, il CD
cresce a dismisura (oltre i 21 euro in qualche caso) e soprattutto continua a costare caro
come ai primissimi tempi, quando in qualche modo il prezzo sensibilmente più alto (dal 40
al 50% rispetto agli LP dellepoca) era giustificato dal costo dellinnovazione
e dal mercato ancora ridotto. Ora, come sappiamo, ben presto il CD conquistò
trionfalmente il mercato e già a inizio anni 90 relegò in un cantuccio il glorioso
vinile (io stesso, che pure per loggetto disco ho una torbida passione, ho
acquistato lultima novità in vinile, Parnassius Guccinii, nel 1993). Ci si sarebbe aspettato, di conseguenza, un sensibile calo
del costo di vendita, cosa che puntualmente non è avvenuta, se non per le serie
economiche. Tutto ciò di fronte al fatto che, in sè, il supporto CD costa sensibilmente
di meno del supporto disco, e così le relative spese grafiche e di trasporto. Nel 2002
era stimato (supporto+box+grafica) attorno ai 2 euro. Ergo: qualcuno ci ha mangiato sopra,
e alla grande. Indovinato. Ma non era molto difficile. Quando qualcuno chiede spiegazione
ai responsabili delle case discografiche, essi fanno spallucce, poi salgono sulla sedia
come i bambini la vigilia di Natale e cominciano a recitare la litania che gli hanno
insegnato a scuola. Prima spiegano per punto e per segno perché in Italia i CD costino
troppo, tutti motivi che, of course, non dipendono da loro, ci mancherebbe: e i costi di
magazzino, e i trasporti, e i mille passaggi da chi li fa a chi li acquista, e il problema
delle rese, e i contratti miliardari che pretendono gli artisti più affermati, e
levergreen dellI.V.A. troppo alta, e il fatto che in un CD centra quasi
il doppio della musica del 33 giri, quindi è giusto pagarla (ma chi te lo chiede di
riempirmi di un Cd di 30 minuti di musica decente con unaltra quarantina da dare
alle galline?) e la promozione (un tempo in un impeto di masochismo scrivevano sopra i
dischi Ticket TV), e via salmodiando. Poi, con un mirabolante e fregoliano
cambio dabito di scena, si affannano a spiegare che non è affatto vero che in
Italia i CD costino troppo, nossignori, e ci dicono: guardate la Francia, la Germania,
lInghilterra, fate i paragoni ora che con leuro è facile, e poi cifre alla
mano, venite a farci le scuse. Ora, tutti sanno che in questi campi la matematica è, né
più che meno, che unopinione come unaltra, e che le cifre devono saper essere
lette.
Quando ci dicono, per esempio, che in Germania un CD novità costa 23-25 euro
contro le 20 italiane, ci devono anche dire che il livello di vita in Germania è più
alto, sono più alti gli stipendi e di conseguenza il costo della vita. Quindi, al
contrario di quanto ci farebbe supporre la cruda comparazione tra i prezzi, per un
impiegato tedesco che percepisce 1800-2000 euro mensili quel CD costa sensibilmente meno
di quanto costerebbe al suo pari grado italiano che si attesta sui 1000 euro di stipendio.
Lo stesso giochino lo fanno quando ci citano la Francia, lInghilterra e gli U.S.A.,
tutti paesi con un costo della vita mediamente più alto del nostro, i soli che, guarda
caso, vengono presi come pietra di paragone per convincerci che il caro-CD è solo una
nostra impressione, anzi che dovrebbe costare di più.
Davvero, cè in giro
gente che ha il fegato di dire certe cose in pubblico.
(3- continua)
Andrea
(K)
CAPONERI
email: andreacaponeri@tiscalinet.it
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