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SGUARDO APERTO
NEL FUTURO

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VIRGINIANA MILLER
(DOWNLOAD 4935Mb.)
di Andrea KAPPA

Bene, inauguriamo questa rubrica con un quizzino facile facile:
- da quale canzone abbiamo rubato il titolo? Su, su, non vi scoraggiate, andate a spolverare i vecchi disconi, di bel vinile rigato e friggente ma in fondo così umano nella sua deperibilità (quando mi hanno detto che il vinile è un prodotto del petrolio ho guardato gli sceicchi arabi con una tenerezza che non mi riconoscevo). Consultate babbi e mamme con un passato barricadero, non vi sarà difficile scovarli: molti di loro ora lavorano alla Andersen Counsulting. Una volta distolti dai loro tabulati chiedetegli di raccontarvi qualcosa a proposito di quando non si cantava per far scivolare il tempo su pelli lucenti di olii abbronzanti.

Il primo che mi manda una mail con la risposta si becca il premio che per ora non si sa, ma a fine articolo sì.

Sistemati i giochini, passiamo alle cose serie.

Dobbiamo ammettere che, nonostante l’immagine faceta e inaffidabile che diamo all’estero, su una cosa noi italiani siamo irreprensibili: sappiamo mantenere i segreti come nessun altro paese al mondo. Pensate alla politica: di chi sono le responsabilità per il disastro aereo di Ustica, e per tutte le altre stragi impunite degli ultimi 35 anni?

Segreto.

Pensate allo sport: chi ha passato davvero la borraccia, Bartali o Coppi?

Segreto.

Pensate alla musica: chi conosce i Virginiana Miller, il gruppo più artistico e intrigante oggi esistente?

Segreto.

In effetti i Virginiana Miller sono il segreto meglio custodito della demente discografia italiana: scrivono canzoni assolutamente sbalorditive, le innestano su una musica sorprendente, mai banale, ricercano ritmi e melodie con la pazienza che hanno le suore nei ricami dei merletti, non praticano quella che Fossati chiama la "pedofilia musicale" né si atteggiano a nuovi santoni dell’antagonismo coatto. I Virginiana Miller sono di Livorno, e con gli illustri concittadini Modigliani e Ciampi (il poeta cantante, non il Presidente tuttofirmante) stanno disgraziatamente condividendo il destino di regalare perle ai porci: due dischi amati da qualche critico illuminato e da bravi scrittori come Sandro Veronesi che declinano l’invito di Costanzo perché troppo impegnati a guardarsi attorno a vedere che succede al di là del proprio ombelico (già che siamo in tema, consigli per gli acquisti: Venite venite B 52 e La forza del passato). Ma per il grande pubblico, e anche per il pubblico così così, non esistono.

Eppure.

  • Eppure non fanno avanguardia onanista, cantano e suonano cose che in gran parte potrebbero passare nei programmi radio senza tracollo di ascolti e conseguente ritiro degli investimenti pubblicitari. Parliamo, ça va sans dire, di radio meno criminali di quelle che subiamo in questi tristi tempi. Nel primo album specialmente (Gelaterie sconsacrate, del ’97) c’erano dei potenziali hits estivi, per esempio Tutti al mare, la canzone che per prima mi ha fulminato, tanto da costringere il gestore del locale dove stavo a metterla a loop per 6-7 volte: una voce cantinelante, archi che s’impossessano a poco a poco della scena, flashbacks d’infanzie comuni anni ‘70, da quanto tempo nessuno sapeva raccontarcele così?

    Tutti al mare, tutti al mare

    Mamma chiama i bambini per farmi giocare

    con loro sul mare, ma riesco a fuggire.

    Ogni tanto mi accorgo che babbo

    si perde a guardare le donne del mare,

    tutte nude, tutte al mare.

    Mamma non vuole comprarmi la noce di cocco

    E mi porta a bagnare la testa

    Con l’acqua di mare,

    che il sole comincia a scottare

    Poi tira fuori i panini con l’olio e col sale […]

    e sono a sedere sulle ginocchia del mio

    più forte zio

    quello che a Forte dei Marmi

    ha vinto una gara di tiro al piattello

    ed una di ballo

    liscio e che oggi è venuto con noi, al mare

    e c’è anche la zia che rimane a guardare

    mentre noi ci tuffiamo nel mare

    perché dice che lei che oggi

    il bagno non lo può fare

    TUTTI AL MARE

  • Eppure scavano nel nostro oggi come nessun altro, col bisturi delle canzoni aprono la società, quella vera, non quella stereotipata dei festivalbaristi e dei sanfedisti dei centri sociali, ma quella che sprofonda nei riti senza senso di una modernità disumana

    Ecco la pattuglia nello spiazzo/ l’appuntato al sole non si muove/ gli operai fosforescenti/ lungo il bordo della strada sono stanchi. Ti ho chiamato ma tu/ in un intenso traffico sei/ il cliente non raggiungibile/ il mio segnale è debole per te./ Mi aggiro come un nomade/ lungo l’appia antica ormai/ tramontano i satelliti.

    Volevo chiederti soltanto comestai cometitrovi/ chiederti soltanto come stai/ comunicarti che mi sono perso/ in un’italiamobile/ e non c’è niente nessuno in nessun luogo mai.

    ITALIAMOBILE

    vite di merda modello nordest avanzato, una passeggiata palazzeschiana tra gli orrori degli ipermercati

    Italtubi megamobili/ tecnocasa edillegno/ iperpragma colorphoto/ magigarden pantapollo/ in principio c’era il verbo/ questi i figli suoi.

    Gli uomini nell’angolo che covano un infarto/ ed aprono una ditta

    LA DITTA

    inferni estivi dove anime dannate s’aggirano grondanti impassibilità

    Chiuso nel vano di una stescionvegon/ nera metallizzata/ guaisci e latra/ ma non pisciarmi sul sedile, figlioduncane/ tale e quale a me/ stupido e truce come me/ Io ti voglio bene/ un bene fatto di catene e vitamine/ guarda il sole d’agosto come è gonfio/ anabolizzante sopra il mondo:/ sono stato io che ti ho nutrito d’odio/ tutto questo tempo/ sono stato io/ che ti ho nutrito di paura/ ora me ne pento/ Ti lascio qui sotto l’alberomagico/ ancora per un’ora/ ancora un’ora d’aria condizionata/ guaisci e latra figlioduncane/ tale e quale a me tale e quale a me/ stupido e truce come me.

    CERBERO

    dove turbe di turisti fastview seguono i vessilli danteschi delle guide dei viaggi organizzati

    su e giù dagli aerei, dalla bocca delle navi, sugli alveari granturismo, dentro loculi comuni, domandano: where is the restaurant where is the restroom where is the meetingpoint where is the DAVID?/ whereistherestaurantwhereistherestroom whereisthemeetingpointwhereisMYBABY?/ in questo grandtour, grandtour.../ seguono un fiocco legato a un ombrello, una piuma di pavone sopra un cappello di paglia di Firenze/ come anime dannate nel girone dell’estate cercano una bava di vento/ un po’ di rinascimento...

    dove la nostra vita per essere spendibile sul mercato deve essere riducibile a un curriculum

    Nome e cognome/ l’indirizzo e poi/ numero di telefono/ patente auto e tutto quello che vuoi/ ma nessuna precedente esperienza di lavoro perché/ sono sempre stato solo/ sono sempre stato solo […]/ Inglese e tedesco parlato e scritto/ molti soggiorni all’estero/ ma poco da aggiungere, poche le aspirazioni/ magari mangiare magari dormire/ magari ogni tanto riuscire ad amare […]

  • Eppure questi musicisti sono gente che non si addoppia sul proprio scontento maledicendo il mondo, sono gente che ama la vita e sa ridere delle cose e di se stessa

    Troppo pesanti queste lenzuola/ qui c’è qualcosa che è dentro di me/ come un tubo che cola/ vorrei fumare, vorrei ma/ se mi vede la suora/ se mi vede il primario e l’aiuto primario e l’aiuto-aiuto! Dove sono finito/ cosa mi è capitato./ Ventoline pneumotorace/ una ragazza del 5° terreno/ con una lieve paresi facciale/ io l’ho vista e mi piace/ l’ho vista e mi piace/ Fratelli e compagni di mille avventure/ oggi un prelievo di sangue/ domani un clistere/ scusate tappatevi il naso […]/ l’ho vista e mi piace/ tristi sarete voi.

  • Eppure in foto non sembrano bruttissimi, non dovrebbero costringere nessuna trasmissione musicale intelligente (ce ne sono ancora?) ad esporre in basso a sinistra l’apposito bollino rosso.
  • Eppure c’è un po’ di gente, una setta naturalmente segreta, che gli ha affidato in appalto il restauro di un pezzo di cuore pericolante, e chissà quant’altra ce ne sarebbe se solo avesse la possibilità di conoscerli.
  • Eppure fanno del rock moderno, parlano linguaggi musicali che possono essere facilmente decodificati, perlomeno dai ragazzi che amano la trasversalità, i Radiohead, i REM, gli XTC, tanto per capirci.

Troppi eppure per un gruppo solo. I loro 2 album (Gelaterie sconsacrate e Italiamobile, entrambi per la Baracca e Burattini, distribuzione Sony Music) sono ormai fuori catologo, affinchè il segreto sia ben custodito.

Ma voi non vi date per vinti, rompete le scatole ai negozianti fino all’esaurimento nervoso, o richiedeteli al loro sito www.virginianamiller.it e fateveli spedire come ho fatto io.

Oppure approfittate del CD acustico dal vivo che hanno appena pubblicato, Salva con nome, e intercettatelo prima che il Mercato lo espella dalla sue viscere.

Oppure andate a vederli quando vi capitano a tiro, non sarà una cosa frequentissima perché non suonano per 300 serate all’anno come i Nomadi, si vede che campano d’altro.

Oppure rompete le palle a un amico gestore di un locale o presidente di una pro loco (meglio entrambe le cose) e invitateli a suonare dalle vostre parti.

Oppure rispondete al quizzino di cui sopra, mandatemi nome e indirizzo di casa e i CD dei Virginiana ve li spedisco io.

 

Ah, un’ultima cosa: non sono, purtroppo, amici miei.

Non mi hanno pagato, purtroppo, per questo articolo.

                   Andrea KAPPA
email: andreacaponeri@tiscalinet.it

 

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