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    Home       Menù        Indietro   Prossimaavanti.gif (173 byte)                         04.02.2003           PSICOLOGIA


Il Linguaggio del Corpo
Seconda Parte
della Dr.ssa Monica MARINI

             Bene, continuiamo a penetrare nei segreti del linguaggio corporeo e vediamo meglio quali sono i vantaggi di chi è in grado di riconoscere e di prestare attenzione ai segni della relazione comunicativa. Per esempio ci accorgiamo che il nostro interlocutore è arrabbiato solo quando inizia ad alzare la voce mentre potremmo coglierne prima i segnali ed arginare la reazione.
Ma è anche vero che c’è sempre bisogno di una verifica, anche per i più esperti, perché il linguaggio del corpo è un po’ equivoco, si può per esempio piangere perché si soffre ma anche perché si è felici . Senza una verifica, ad esempio, possiamo interpretare come negativo un segnale solo perché siamo noi ad avere uno stato d'animo negativo! Provate a dire "sono molto felice" con un'espressione triste: che reazione avrebbe la persona che vi sta di fronte? Di incredulità, probabilmente un vago senso di disagio o di confusione, per lo più a livello inconscio perché avvertirebbe l’incongruenza tra il contenuto della comunicazione ed i segnali non verbali, se tra i due ci fosse congruenza allora il nostro interlocutore si dimostrerebbe convinto.
Il miglior modo per assicurarsi di aver ben capito o meglio interpretato e' stimolare l'altro a esplicitare le intenzioni e si potrà fare facendo domande o restando in silenzio, che spesso è il metodo che ottiene migliori risultati, ma è di difficile attuazione. Se decidete di chiedere ricordatevi che avete due possibilità, potete cioè fare delle domande a cui l’altro nonpuò rispondere con un si' o con un no (tipo "Cosa ne pensa?", "Qual è la sua opinione in proposito?"), in questo modo potrete prestare ascolto sia al contenuto che al modo in cui si parla durante una conversazione più lunga, mentre le domande che definiamo chiuse, quelle che sollecitano come risposta un si' o un no (tipo "Mi sembri arrabbiato, è così?", "Mi sembra che non ti interessi, vero?" "Ti fa piacere, no?"), non sempre sono appropriate perché sono troppo intrusive ma d’altronte se si vogliono conoscere i sentimenti della persona che abbiamo di fronte non potrebbe essere altrimenti.
Un'osservazione attenta è un ascolto globale, completo, che richiede un'attenzione particolare, un "allenamento" affinchè tutto il corpo diventi orecchio e si possa accogliere l'altro con tutti i messaggi che ci invia. Alcune ricerche hanno dimostrato che il dialogo è formato per il :
• 7% dalle parole, • 38% del tono di voce, • 55% della gestualità.

Ma veniamo ai segnali del corpo, sono:

  1. Il paraverbale, cioè i segnali della voce (voce acuta, parlare velocemente ecc..)

  2. La mimica, cioè i segnali del viso (sorriso, sopracciglie aggrottate…)

  3. La postura, cioè i segnali del busto, delle gambe e dei piedi (accavallare le gambe, busto proteso in avanti…)

  4. La gestualità, cioè i segnali delle braccia e delle mani (grattarsi, stare a braccia conserte..)

  5. La prossemica, cioè i segnali sociali, come l’abbigliamento, la cosmesi

  6. la pelle, il suo calore, la freddezza o la ruvidezza

  7. i segnali automatici, come l’arrossire, il sudare, la dilatazione della pupilla…

  8. i segnali di malattia, che sono le somatizzazioni come l’emicrania, la psoriasi ecc..

    Bene tra tutte queste categorie bisogna sempre prenderne in considerazione almeno quattro e poi verificare sempre!

    Come vi dicevo è importante prendere in considerazione almeno quattro delle cinque categorie di cui vi parlavo nell’articolo precedente, anche perché se ne prendete in considerazione solo una, per esempio le sopracciglia aggrottate, avrete una maggiore possibilità di errore, quest’ultime infatti sono sia indice di tensione ma anche di concentrazione. 

    Iniziamo ad analizzare i vari segnali:

    1.     LA VOCE, si riferisce a tutto ciò che ascoltate del modo in cui il vostro interlocutore parla. State attenti al tono (la sua voce è acuta o grave), il volume(sussurra o parla ad alta voce), il timbro (è nasale o parla come se saltellasse), il ritmo (è veloce, dice le cose tutte in un fiato o è invece lentissimo). Quando vi vogliono “imbrogliare” ecco che il tono della voce cambia, così come il ritmo che generalmente diventa più veloce ma state attenti anche al contenuto dei discorsi che diventano confusi, fumosi, sgrammaticati, pieni di verbi. Il soggetto “parlante” non può essere chiaro perché dovrebbe dire cose che non pensa e mente sapendo di mentire.

    2.     POSTURA,  si intende sia l'atteggiamento che l'individuo assume col corpo in un dato momento, sia i movimenti che ne modificano  la posizione.  Molti segnali emozionali sono  espressi dal modo in cui le persone stanno in piedi, sedute, si fermano, si appoggiano, insomma come sistemano il loro corpo nello spazio. Se si è consapevoli di questo si può notare come al variare di uno stato d'animo può variare anche la posizione di chi ci sta di fronte, ad esempio se la persona che abbiamo di fronte inizia un discorso che non ci piace tendiamo ad assumere una posizione di chiusura, con braccia incrociate e gambe accavallate, oppure al contrario,  spostare il peso sporgendosi in avanti dimostra interesse , ecc ... Vi riporto un esempio che ho letto in qualche articolo ma di cui non ricordo, ahimè, né l’autore né l’argomento: “ parlava di un politico, che durante una video-intervista disse, scuotendo la testa, che non c’era nessun pericolo per i militari in Bosnia perché i proiettili all’uranio impoverito non facevano male e nel fare questo abbassò la testa verso il basso”. Ebbene con questo movimento stava dimostrando di non pensare affatto quello che stava dicendo.  Mehrabian " ha identificato due principali categorie posturali che indicherebbero soprattutto il rapporto gerarchico tra le persone: l'immediatezza (che comprende comportamenti non verbali volti a ridurre le distanze e a migliorare la visibilità tra due persone, si manifesta se si interagisce con persone gradite); la rilassatezza (si ha asimmetria della posizione di braccia e gambe, "scioltezza" delle mani... Si manterrebbe una postura rilassata se si interagisce con persone di status più basso).

       3.      MIMICA, sono  tutti i segnali che si possono osservare sul volto di una persona (movimenti degli      occhi, posizione delle labbra, delle sopracciglia, ...) che può essere definito come l'area           privilegiata di segnalazione emozionale. Attraverso queste espressioni si possono distinguere le emozioni fondamentali (come rabbia, felicità, paura, interesse, sorpresa, tristezza, disgusto e disprezzo) che sono riconoscibili universalmente. Guardare può contribuire a definire meglio o ciò che il vostro interlocutore non vi sta dicendo o a rafforzare il contenuto della sua espressione verbale. Il significato di uno sguardo varia in base alla sua intensità, direzione e durata. Indici della disposizione verso l'altro possono essere la ricerca dello sguardo, o il “contatto” prolungato o al contrario la fuga da esso. Un altro "veicolo" privilegiato di segnali emozionali sono gli occhi stessi: sono difficilmente controllabili (ad esempio le pupille si dilatano o si restringono in base alle emozioni provate) e possono manifestare in modo diretto il tipo di coinvolgimento emotivo provato.

       4.       IL CONTATTO è la forma primaria di interazione. La pelle è fonte di informazioni , le sue     manifestazioni sono praticamente incontrollabili, è un indice che può aiutarci a capire se l’altro è    autentico,  pensate ad un pallore di paura o al rossore diffuso di una persona imbarazzata.  Ma è anche luogo di incontro con l'altro tramite, appunto, il contatto. Quest’ultimo è la forma più antica di comunicazione sociale. Dovete sapere che una vasta parte del cervello ha la funzione di ricevere messaggi dalla superficie del corpo. Il contatto corporeo stimola diversi tipi di recettori sensibili al tatto, alla pressione, al caldo ,al freddo o al dolore. Per mezzo del tatto si possono comunicare i principali tipi di atteggiamenti interpersonali. Per esempio il sudore può essere indice di mancanza di sincerità, così come la freddezza di paura.

    Ricordiamoci che dobbiamo ascoltare con il nostro corpo per leggere i segnali del corpo altrui.

       5.      PROSSEMICA: - Con questo termine si intende la lontananza o la vicinanza che si assume rispetto agli altri ma anche tutti quei movimenti che si fanno per  modificare tale distanza

    Secondo Argyle le dimensioni generali degli atteggiamenti interpersonali,  l'orientamento con la quale le persone si posizionano nello spazio l’una rispetto all'altra può indicare la natura  dei loro rapporti ( di collaborazione, contrapposizione, intimità, gerarchia...).Provate a cogliere questi messaggi espressi dalle disposizioni delle persone con le quali interagite (colleghi, utenti, ecc.), vi sarà sicuramente utile per aumentare la  consapevolezza rispetto alla .natura delle relazioni instaurate all'interno del vostro contesto sia lavorativo che di vita. Alcuni consigli, considerate che  l'immediatezza (che comprende comportamenti non verbali volti a ridurre le distanze e a migliorare la visibilità tra due persone) si manifesta se si interagisce con persone gradite. Nel rapportarsi con l'altro, è importante tener conto che "ciò che per una persona è un accesso, per un altro può avere il significato di un eccesso".

       6.  GESTUALITA': - I gesti possono esprimere emozioni che verbalmente non si riescono ad esplicitare, cosi può essere sufficiente un singolo movimento di una parte del corpo per far emergere contenuti emotivi importanti per una reale comprensione degli stati d'animo dell'altro.

    Tutti i gesti delle mani e delle braccia, come ad esempio l’incrocio di quest’ultime  (indica una chiusura), toccarsi i capelli (predisposizione ad affascinare l’altro), dare la mano, togliersi gli occhiali, giocare con gli anelli o con le dite (nervosismo, ansia), ecc., ci chiariscono meglio lo stato d’animo dell’altro. Ma state attenti anche al contrario, cioè a chi non gesticola affatto, infatti l’inventore del Lie Detector, la cosiddetta "macchina della verità", ha scritto in un suo recente libro che uno dei metodi per vedere se uno sta dicendo una bugia è vedere se sta comunicando oppure se si rifiuta di farlo. Se vi capita di avere di fronte una persona che  non vuol comunicare, che cambia argomento, che non gesticola quando parla, come alcuni nostri abili politici, sappiate che non vuole essere tradito dalla metacomunicazione del suo inconscio.

    Eh già, perché le bugie sono di due tipi: quelle consapevolmente dette ad altri e quelle che subconsciamente diciamo a noi stessi.
    Il nostro scopo è cercare di capire quando e se quello che il nostro interlocutore ci sta dicendo sia più o meno coscientemente la verità o una bugia. Come fare ad essere sicuri del contenuto della testa del nostro interlocutore?

    Occorre considerare sia l'insieme dei segnali non verbali che il contesto all’interno del quale vengono emessi e poi ricordatevi delle incongruenze, di cui abbiamo già parlato. Inoltre, per una corretta interpretazione dei messaggi,  se è presente per l’appunto un'incongruenza tra segnali verbali e non verbali ricordatevi che si considerano generalmente più autentici quelli analogici perché meno controllabili razionalmente.

    Un ulteriore indicatore di determinati stati emotivi può essere il modo di vestirsi: quando predomina un certo stato d’animo abito risponde maggiormente alle emozioni provate piuttosto che alle aspettative sociali (dì moda o di galateo).

    Il linguaggio non verbale può fornirci anche informazioni rispetto ad aspetti più stabili di una persona, come la sua personalità che ci viene trasmessa dall'aspetto esteriore, dallo stile di comportamento sociale, dalle espressioni verbali. L'elemento più comunicativo di un individuo sembra essere il suo aspetto fisico. L'incedere, le sembianze, le posizioni assunte, il modo di parlare di una persona stimolano in noi una risposta emotiva ed influenzano la nostra definizione della sua personalità (forte, sicura di se, piacevole, debole.,.).

    Questi articoli sono nati per spingervi ad approfondire la conoscenza delle potenzialità e delle modalità espressive del vostro corpo, e anche per avvicinarvi ad un suo utilizzo maggiormente intenzionale. Ora avete una più ampia comprensione della comunicazione non verbale, che vi è d’aiuto per  voi stessi ma anche per poter realmente entrare in contatto con le altre persone.  Ricordatevi che se riuscirete ad "allenare" i vostri sensi fino ad ascoltare con tutti voi stessi l'altro nella sua interezza, avrete maggiori possibilità di comprenderlo. Noi siamo il nostro corpo, è lui che parla della nostra storia, allora a volte, "chiudete le orecchie" perché solo così potrete ascoltare con il  vostro corpo ciò che un altro corpo ha da raccontarvi. 

    "Noi non abbiamo un corpo, ma siamo un corpo "                

Monica Marini
(Psicologa del Lavoro)

 

Alenapoli.net ringrazia la Dott.ssa Monica Marini per la Sua disponibilità e per la cortese collaborazione.

 

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