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Vivere in SALUTE | |||
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Lospizio è diventato oltre che un business, una prospettiva di vita migliore per molte persone che nelle grandi città come nelle piccole non vogliono sentirsi sole, senza nessuno che si prenda cura di loro. E infatti sui 234 mila posti letto occupati nelle 4.626 strutture attuali, il 62 per cento delle rette viene pagato di tasca propria dagli ospiti (in larga maggioranza donne, il 76 per cento, perché vivono più a lungo degli uomini). E sicuramente meglio dare i soldi della pensione a una struttura privata o pubblica, piuttosto che vivere, dimenticati da amici e parenti, avendo come "compagna" quotidiana soltanto la tv. Ma spesso si rischia anche di morire in solitudine, come è avvenuto la scorsa estate con il grande caldo che ha ucciso almeno cinquemila anziani in più rispetto alla media (solo a Milano 560 decessi in più). La "migrazione" verso lospizio mette in luce i limiti della politica verso gli anziani, applicata da enti locali e governo (come abbiamo già osservato la scorsa settimana). Limiti soprattutto economici. La Regione Toscana presenterà domani un "libro bianco" sulle conseguenze della Finanziaria che, secondo il presidente toscano Claudio Martini, «taglia le risorse pubbliche costringendo le amministrazioni a tagliare i servizi, soprattutto quelli alla persona». E questa regione avrà 15 milioni di euro in meno, da destinare alle politiche per gli anziani. I numeri aiutano a comprendere meglio che cosa ci aspetta. Entro il 2010 in Europa gli over 65 diventeranno circa 34 milioni, con una crescita del 24 per cento. In Italia si legge nello studio pubblicato su "Tendenze nuove" da Franco Pesaresi e Cristiano Gori costituiranno il 14 per cento della popolazione nel 2030. Naturalmente, in parallelo, aumenteranno le persone non autosufficienti. Che politica adotteranno comuni, regioni, governo? Quali strategie dintervento (tasse di scopo, assicurazioni, addizionali ) verranno decise? Sarebbe tuttavia limitato ragionare sullassistenza agli anziani in termini esclusivamente economici. Oggi, grazie alla tecnologia, si cominciano a sperimentare nuovi modi di lavorare, che puntano a integrare bisogni sociali e sanitari. Il telefono, internet, la televisione, sono gli strumenti che, per le loro potenzialità, offrono grandi vantaggi. Permettono di risparmiare e di intervenire rapidamente se non in tempo reale a domicilio. (E già si parla perfino di "Web Communities" come ha spiegato il professor Achille Ardigò in un convegno del Cup 2000 di Bologna collegati ai centri sociali per anziani presenti nei quartieri cittadini). Per far funzionare una "rete" telematica a 360 gradi servono molti attori: aziende sanitarie, medici di famiglia, farmacie, volontariato. Solo questo elenco fa capire quanti problemi dovranno essere affrontati per collegare tra di loro i protagonisti della moderna sanità. Ma il futuro è qui, in quella che viene definita "ecare" (anche se ci piace di più chiamarla "tecnosanità"). Guglielmo PEPE Tratto da Repubblica.it
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